Il glifosato divide opinione pubblica, politica e scienza: tra rischi per la salute umana, battaglie legali internazionali e nuove sentenze, l'articolo analizza casi emblematici, lobby industriali e impatti normativi in USA ed Europa.
La recente sentenza USA riaccende la discussione globale: la sostanza più discussa dell’agroindustria torna sotto i riflettori, con migliaia di agricoltori, scienziati e decisori politici divisi su rischi, benefici e futuro regolamentare. Ogni giorno, milioni di cittadini sono potenzialmente esposti a residui di glifosato negli alimenti o nell’ambiente; le nuove decisioni di tribunali e governi avranno ripercussioni sulla sicurezza di tutti, compreso il panorama italiano, dove, però, i prodotti sono tra i più controllati.
Le scelte normative negli Stati Uniti condizionano la produzione alimentare mondiale, mentre Europa e Italia osservano con attenzione, consapevoli che la sicurezza alimentare e la salute pubblica restano in bilico tra pressione economica e ricerca di sostenibilità. Nei prossimi paragrafi vengono analizzati in dettaglio la composizione del glifosato, le sue implicazioni, la sentenza del 2026 e l’impatto sulle normative europee e italiane, garantendo un approccio basato sui dati e sulle più recenti evidenze scientifiche.
Il glifosato è un erbicida ad ampio spettro, sviluppato negli anni ’70 dalla Monsanto e oggi utilizzato in tutto il mondo per il controllo delle infestanti. Chimicamente, è una molecola organofosforica, capace di inibire un enzima essenziale per la sintesi degli aminoacidi nelle piante (la 5-enolpiruvilshikimate-3-fosfato sintasi, EPSPS), provocandone la morte senza colpire organismi animali con lo stesso meccanismo d’azione.
Trova impiego in:
Tuttavia, sulla persistenza ambientale e sui possibili effetti di questo pesticida sulla salute umana si è concentrato il principale filone di polemiche. I dubbi riguardano la presenza residua nel suolo, nelle acque e negli alimenti, ma anche la capacità di interferire con processi metabolici animali non pienamente chiariti dalle ricerche. Questo ha portato a posizioni opposte: da una parte chi lo considera insostituibile in agricoltura moderna, dall’altra chi invoca restrizioni alla luce del principio di precauzione.
Il dibattito scientifico sulla sicurezza del glifosato è acceso e complesso. La classificazione della IARC (International Agency for Research on Cancer) dell’OMS, rilasciata nel 2015, lo etichetta come “probabilmente cancerogeno per l’uomo” (gruppo 2A). Questo giudizio, basato su studi epidemiologici e sulla tossicità cronica negli animali da laboratorio, ha sollevato interrogativi sull’adeguatezza delle soglie di esposizione fissate dai regolatori nazionali e internazionali.
Altre agenzie, come l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) e l’EPA (Environmental Protection Agency) statunitense, hanno invece valutato il rischio cancerogeno come non significativo alle dosi normalmente presenti negli alimenti. Questa divergenza è motivata da:
Una decisione storica della Corte Suprema USA ha scosso il settore agrochimico: con sette voti contro due, è stato stabilito che Bayer non può essere citata in giudizio per mancata informazione sui rischi cancerogeni del Roundup, contenente glifosato. L’oggetto era la compatibilità tra la normativa federale americana, secondo la quale non è obbligatorio un avvertimento specifico, e quelle statali che invece lo avevano richiesto negli anni passati.
La sentenza ha riguardato direttamente:
In precedenza, John Durnell, cittadino statunitense, aveva ottenuto dalla giuria del Missouri un risarcimento di 1,25 milioni di dollari dopo aver denunciato un linfoma non Hodgkin, patologia correlata in alcune evidenze scientifiche all’esposizione prolungata al glifosato.
La nuova sentenza federale ha invece ribaltato questa decisione, stabilendo che la legge federale impedisce di considerare responsabile Bayer/Monsanto dell’omessa informazione sui rischi se non prevista esplicitamente dalla normativa centrale. Così si è creata una frattura tra quanto stabilito a livello locale e il quadro normativo di riferimento nazionale.
Le conseguenze di questo ribaltamento sono state immediate:
Dal punto di vista finanziario:
L’esecutivo guidato da Donald Trump ha svolto un ruolo determinante nell’appoggiare la posizione di Bayer davanti alla giustizia federale. L’amministrazione si è contraddistinta per un’impostazione favorevole agli interessi delle grandi imprese dell’agrochimica, anche in tema di regolamentazione degli erbicidi.
Durante il processo:
Il colpo di scena giudiziario ha generato immediate reazioni nei mercati finanziari, nel mondo politico e tra i movimenti d’opinione:
Tra i consumatori, il clima di incertezza aumenta in assenza di univocità scientifica e regolatoria, spingendo sempre più verso la richiesta di alternative sostenibili e trasparenza sull’origine e la composizione degli alimenti.
Nonostante la portata globale della controversia, in Europa la situazione giuridica rimane profondamente diversa rispetto agli Stati Uniti. Il Regolamento UE 1107/2009 e il principio di precauzione europeo impongono limiti molto più stringenti per l’autorizzazione, la vendita, l’uso e l’etichettatura del glifosato rispetto al quadro statunitense.
| Paese | Classificazione | Limiti d’uso |
| UE | "Probabile cancerogeno" (IARC); non cancerogeno (EFSA) | Residui negli alimenti regolamentati; limiti di impiego su colture pre-raccolta |
| USA | Non cancerogeno (EPA) | Assenza di warning a meno che non richiesto dal federale |
Dopo la sentenza non cambiano le regole per i coltivatori italiani: la normativa europea, più vicina agli orientamenti dell’IARC, tutela maggiormente i consumatori, ma resta uno scontro aperto tra interessi agroindustriali e istanze ambientaliste. In ambito italiano il Ministero della Salute aggiorna periodicamente i livelli massimi consentiti e le modalità di impiego nei disciplinari tecnici regionali.
Secondo l'ultimo rapporto EFSA del maggio 2026, su oltre 125mila campioni di alimenti raccolti nel 2024 nei paesi UE, il 98,8% è risultato conforme alla normativa vigente. Nel 43,1% dei casi non sono stati rilevati residui quantificabili di pesticidi e solo l'1,2% dei campioni è stato considerato non conforme. Secondo EFSA il rischio per la salute dei consumatori derivante dall'esposizione ai residui alimentari rimane basso.
L'Italia è uno dei paesi europei in cui viene effettuato il maggior numero di controlli. Le non conformità dei campioni sono state individuate nell'1% dei casi, tenendo conto anche delle importazioni. I campioni irregolari riguardavano in particolare cereali, frutta e verdura.
I cibi italiani sono tra i più controllati d'Europa e i dati dicono che il rischio è basso. Ma basso non significa zero, e il dibattito scientifico sull'effetto cocktail e sull'esposizione cronica a lungo termine resta aperto.
Per il settore agricolo nazionale italiano l’utilizzo della sostanza rappresenta una sfida complessa. Da un lato, produttività e contenimento dei costi; dall’altro, le crescenti richieste di prodotti 100% italiani, sicuri e tracciabili. Il modello italiano privilegia disciplinari di produzione integrata, con limitazione dei trattamenti a ridosso della raccolta e un sistema di controlli pubblici e privati sempre più rigoroso.
La crescente attenzione verso pratiche agricole sostenibili si riflette nella spinta a:
Per chi desidera ridurre ulteriormente i rischi, è consigliabile seguire alcune buone pratiche:
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...