Metà Lamborghini, metà Jeep: la Jeeporghini. Le reazioni, i commenti, pregi e difetti che siamo riusciti a trovare
La Jeeporghini è uno di quei progetti che fanno sorridere prima ancora di essere spiegati. Il nome dice quasi tutto: da una parte l'universo Jeep, dall'altra l'aspetto di una Lamborghini. A costruirla è stato Kyle Lewis, creator e preparatore di Lincolnton, in Carolina del Nord, noto sui social con il nome Kyle's Customs. Il risultato è un fuoristrada con la carrozzeria di una supercar degli anni Ottanta: una Lamborghini Countach, o meglio una sua replica, montata su una Jeep Wrangler.
Una premessa onesta, prima di andare avanti. Questa non è la prova su strada di una testata, e non lo potrebbe essere: la Jeeporghini non è un modello di serie, è un esemplare unico costruito a mano, e nessun giornalista l'ha guidata per misurarne consumi, frenata o comfort. Quello che sappiamo viene dal racconto del suo creatore e dai resoconti pubblicati da siti di auto italiani e internazionali, usciti nelle ultime settimane tra agosto e settembre 2026, che riprendono in gran parte il video in cui Lewis mostra i passaggi della costruzione. Per questo, in questo articolo, "su strada" indica soprattutto che cosa succede quando la Jeeporghini arriva su una strada vera: le reazioni di chi la incontra e le caratteristiche dichiarate, non un verdetto tecnico.
La storia parte da una vecchia Pontiac Fiero, la piccola sportiva americana prodotta tra il 1983 e il 1988, la prima auto di serie americana con motore centrale. Da anni è una delle basi preferite degli appassionati di repliche, e quella trovata da Lewis aveva già un kit carrozzeria ispirato alla Lamborghini Countach. L'auto, secondo il suo racconto, languiva in un parcheggio da più di trent'anni. Lewis l'ha vista, l'ha voluta e l'ha comprata, con l'idea di farne qualcosa di ancora più strano.
La seconda metà del progetto è una Jeep Wrangler YJ del 1995, la generazione a due porte con tetto in tela. Lewis ha riparato la scocca in vetroresina della finta Lamborghini, l'ha tolta dal telaio della Pontiac e l'ha adattata alla Jeep. Con questo trapianto la replica ha rinunciato al motore centrale e ha adottato lo schema tipico del Wrangler, con motore anteriore e trazione integrale. Il risultato è un veicolo rialzato, con assali rigidi e pneumatici tassellati da fuoristrada, che da lontano sembra una Countach fuori scala e da vicino rivela una Jeep costruita a mano.
Il contesto aiuta a capire il gioco. Una testata ricorda che la Lamborghini Huracán Sterrato ha portato la "piccola" supercar sullo sterrato e che nemmeno l'Urus è pensata per il fuoristrada duro: la Jeeporghini prende quella contraddizione e la rovescia, mettendo una carrozzeria da supercar su un mezzo che nasce proprio per andare dove una Lamborghini non andrebbe. È un'ironia riconoscibile, e probabilmente è una delle ragioni per cui il progetto ha fatto il giro dei siti di auto.
Quanto va? Qui le informazioni sono poche, e vanno prese con cautela. La velocità massima stimata è di circa 96 km/h, ma si tratta di una stima, non di un dato misurato. I siti che ne parlano sono concordi su un punto: l'aspetto da Lamborghini non rende la Jeep più veloce, e la vettura resta un mezzo pensato per il fuoristrada. Nessuna fonte indica potenza, consumi o prestazioni nel fuoristrada, e per questo non ha senso fare confronti con una vera supercar o con un Wrangler di serie. Il progetto richiese circa quattro mesi di lavoro e una spesa di circa 6.000 dollari, una cifra enormemente inferiore a quella di una Lamborghini autentica.
La parte più interessante, forse, è quella delle reazioni. Lewis racconta che le persone sbarrano gli occhi, restano incredule, si fanno domande e, ovviamente, qualcuno tira fuori subito il telefono. Le reazioni in città, scrive un sito, oscillano tra l'incredulità genuina e il tentativo disperato di classificare quello che si ha davanti. Praticamente tutti vogliono fotografarla. È un effetto sorpresa che funziona in due tempi: da lontano si pensa a una Lamborghini enorme, poi, avvicinandosi, si capisce che sotto c'è una Jeep.
Anche i commenti della stampa vanno nella stessa direzione, con un tono ironico e affettuoso. Un sito di auto la definisce una Countach che dà alla luce una Wrangler, un altro la descrive come la prova che qualcuno ha guardato due veicoli senza alcun legame e si è chiesto "perché no?". Un altro ancora sottolinea che la trasformazione non cerca di ingannare nessuno: la Jeeporghini non pretende di passare per una Lamborghini autentica, ma gioca con l'idea. Tra i dettagli più citati ci sono la verniciatura eseguita a mano, con una finitura dall'aspetto quasi fumettistico, e i sedili rivestiti in finto serpente, un tocco di gusto volutamente discutibile.
Il giudizio ricorrente è che il valore della Jeeporghini non sia nel cronometro né nella potenza, ma nell'idea che l'ha generata. È un progetto folle, inutile e proprio per questo simpatico, come lo riassumono in sostanza diversi commentatori: una macchina da guardare, fotografare e raccontare più che da guidare per fare chilometri.
Mettendo insieme le informazioni disponibili, si possono tracciare i punti di forza e di debolezza, con una precisazione: sono giudizi sul progetto, non su una prova di guida.
Tra i pregi c'è soprattutto la creatività: un'idea semplice e riconoscibile, realizzata con mezzi artigianali e con una spesa contenuta. C'è poi l'effetto visivo, che a quanto raccontano i testimoni attira lo sguardo di chiunque, e la coerenza con il carattere di una Jeep, rialzata e pronta al fuoristrada. Funziona anche come racconto: Lewis ha documentato i passaggi della costruzione, e questo è parte del fascino.
Tra i limiti va messo che la velocità massima stimata è bassa, che l'aspetto da supercar non cambia le prestazioni e che nessuna fonte parla di comfort, sicurezza o affidabilità. Resta aperta la questione più pratica: una vettura così potrebbe essere omologata per circolare su strada? Un articolo se lo chiede, ma tra le fonti consultate nessuna offre una risposta. Non è chiaro nemmeno se sia targata e utilizzabile nel traffico quotidiano oppure destinata a eventi, video e raduni.
Per capire che cosa servirebbe a una vera prova su strada, basta elencare ciò che manca: misure di accelerazione e frenata, consumi, rumorosità, stabilità ad alta velocità, comportamento nel fuoristrada e valutazioni di sicurezza. Sono dati che nessuna delle fonti consultate fornisce, e che con un esemplare unico costruito in garage sarebbero comunque difficili da confrontare con quelli di un modello di serie. La Jeeporghini va quindi letta per quello che è: una creazione artigianale, un esperimento di stile e una storia da raccontare. Chi cerca una vera prova su strada, con numeri e valutazioni, dovrà aspettare che qualcuno la guidi e la misuri. Nel frattempo resta l'immagine di una Countach con l'anima da Wrangler che attraversa una strada della Carolina del Nord, e di tante persone che, invece di guardare davanti a sé, tirano fuori il telefono.
Stefano Gallo (nato nel 1978 a Torino) è un esperto di automotive con oltre 20 anni di esperienza nel settore, riconosciuto per la sua competenza tecnica e la capacità di analizzare in modo chiaro e approfondito le evoluzioni del mondo dell’auto.
Laureato in Ingegneria Meccanica con specializzazione in veicoli a motore presso il Politecnico di Torino, Stefano ha iniziato la sua carrie...