Laureato, 34 anni, vive da solo e fa più lavori. Non spreca un euro e sogna una casa con il mutuo under 36. La storia di Marco, specchio di una generazione.
Si chiama Marco (il nome è di fantasia, la storia no) e ha 34 anni. Ha una laurea, un lavoro, a volte due, e un conto corrente che osserva con la stessa attenzione con cui un pilota guarda il cruscotto. Non ha debiti da vizi, non ha il suv a rate, non fa weekend a Mykonos. Eppure, a fine mese, la sensazione è sempre la stessa: tirare avanti, mettere da parte il possibile e sperare che non succeda nulla di imprevisto.
La sua è una vita che a molti suonerà familiare. Ed è proprio per questo che vale la pena raccontarla: la storia di Marco è quella di una fetta enorme di trentenni italiani, che lavorano tanto, spendono poco e guardano il traguardo della casa di proprietà come qualcosa di vicino e lontanissimo allo stesso tempo.
Marco si è laureato a 24 anni, in corso, con la convinzione, trasmessa da famiglia e scuola, che studiare avrebbe garantito un posto solido. La realtà è stata un po' diversa. Il primo impiego vero è arrivato dopo mesi di colloqui e stage, uno dei quali rimborsato con pochi euro al mese. Poi un contratto a termine, poi un altro, poi un cambio di città, poi un cambio di settore.
Negli anni ha fatto di tutto. Ha lavorato in un'azienda di giorno e dato ripetizioni la sera. Ha fatto il cameriere nei weekend per coprire un affitto in aumento. Ha preso incarichi da freelance quando il contratto principale era troppo leggero. In certi periodi ha tenuto insieme due, anche tre lavori contemporaneamente, non per spirito imprenditoriale ma per necessità: un'auto da riparare, una caparra da versare, un anno in cui l'inflazione ha mangiato la busta paga.
Oggi ha un'occupazione stabile e, accanto, qualche collaborazione che porta qualche centinaio di euro in più. Non lo racconta con rabbia. Lo racconta con quella stanchezza tranquilla di chi si è abituato a un ritmo che non aveva scelto.
"Non mi sento sfortunato", dice. "Mi sento normale. Ed è questo che mi preoccupa."
Marco vive da solo in un piccolo appartamento in affitto. È una scelta di indipendenza ma anche una voce di spesa enorme: tra canone, condominio, bollette di luce e gas, internet e tassa sui rifiuti, una fetta molto grande dello stipendio sparisce prima ancora di fare la spesa.
Per questo il suo bilancio mensile è un esercizio di precisione. Ogni uscita ha una categoria e un tetto. Usa un'app per tracciare le spese e, a fine settimana, controlla quanto è rimasto nel "budget libero". Non è avarizia, è sopravvivenza organizzata.
Alcune delle sue regole, semplici ma ferree:
Il punto non è rinunciare a tutto. È scegliere con cura dove va a finire ogni euro. Uno sfizio è concesso, ma deve valerne la pena. E soprattutto non deve intaccare l'obiettivo, quello che da qualche anno gli occupa la testa: comprare casa.
Pagare un affitto ogni mese, per anni, a Marco sembra sempre più un modo per arricchire qualcun altro. Fa i conti: con la stessa cifra versata al proprietario, potrebbe sostenere la rata di un mutuo e costruire un patrimonio. In teoria è un ragionamento lineare. In pratica, tra il dire e il fare c'è di mezzo il mercato immobiliare.
Le difficoltà che incontra sono quelle di molti:
Per Marco il tempo è un fattore decisivo: a 36 anni quel treno passa. Per questo il suo obiettivo è chiaro, e anche un po' angosciante: mettere da parte la somma necessaria e presentare la domanda prima che scada la finestra utile. Ogni mese di ritardo pesa.
Va detto che condizioni, soglie e scadenze di questi strumenti possono cambiare con le leggi di bilancio. Chi si trova nella stessa situazione dovrebbe sempre verificare i requisiti aggiornati con la propria banca, un consulente o il sito del Ministero dell'Economia e delle Finanze, prima di fare qualunque passo.
"Se non ci fossero queste agevolazioni, il mio piano sarebbe quasi comico", ammette con un sorriso. "O forse tragico, dipende dai giorni."
Marco ha fatto una simulazione, come fanno in tanti. Per un bilocale in una zona media di una città di provincia importante, i costi non si fermano al prezzo dell'immobile. Occorre mettere in conto:
C'è un lato di questa storia che Marco ammette solo a mezza voce. Quando ogni scelta è dominata dal risparmio, il rischio è smettere di vivere. Rinunciare a una serata, a un viaggio, a un corso di cui sarebbe curioso. Non per scelta, ma per calcolo.
Alcuni psicologi parlano di "sindrome del rinvio permanente": si rimanda ciò che rende piacevole la vita nell'attesa di un traguardo futuro che, nel frattempo, si sposta più in là. Marco lo sa e prova a difendersi con piccole regole: una cifra fissa ogni mese per sé, senza sensi di colpa, e almeno una cena con gli amici ogni tanto.
Il caso di Marco non è un'eccezione. Dietro di lui c'è una generazione che lavora molto, guadagna in proporzione poco e vive con un senso di precarietà persistente, anche quando il contratto è a tempo indeterminato. Gli ingredienti sono gli stessi: stipendi che faticano a stare al passo con il costo della vita, affitti pesanti, un mercato immobiliare lontano dalle possibilità medie e un sistema di agevolazioni che aiuta, ma che richiede tempismo, disciplina e un pizzico di fortuna.
Non c'è una morale facile da trarre. Si può dire che Marco è un esempio di responsabilità: non spreca, pianifica, si adatta. Si può dire anche che è il simbolo di un Paese in cui essere responsabili non basta più per raggiungere obiettivi che per i genitori erano più a portata di mano.
Dalla sua esperienza, Marco ricava alcune indicazioni utili per chi sogna di comprare casa da giovane:
Non cerca compassione. Cerca solo una possibilità concreta di costruirsi un futuro, con la stessa serietà con cui da anni gestisce il suo bilancio. E, come lui, ci sono migliaia di ragazzi e ragazze che sperano in un'Italia in cui lavorare tanto e spendere poco sia sufficiente per avere una casa propria.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...