L'arrivo della raccolta differenziata per le capsule del caffè segna una svolta: norme, materiali coinvolti, dinamiche del riciclo, criticità operative e impatto su consumatori e filiera produttiva.
Nell'ultimo decennio si è assistito a una crescita del consumo di capsule per caffè, un prodotto comodo ma complesso da gestire sotto il profilo ambientale. La loro diffusione, sia in ambito domestico che professionale, ha acceso i riflettori sulla necessità di garantire una gestione più sostenibile di tali rifiuti.
Dalla metà del 2026, con l'entrata in vigore di una nuova normativa europea, cambia il quadro di riferimento per la raccolta e il riciclo di queste capsule: esse saranno infatti considerate, a tutti gli effetti, imballaggi soggetti a obblighi di raccolta differenziata e selezione. L'obiettivo è trasformare un problema emergente in un'opportunità per l'economia circolare e il recupero di materiali preziosi.
Il Regolamento europeo sugli imballaggi (PPWR, Packaging and Packaging Waste Regulation), operativo dal 12 agosto 2026, ridefinisce la gestione delle capsule monodose, inquadrandole finalmente nella cornice degli imballaggi. Questa innovazione normativa comporta che, anche quando le capsule contengono residui di caffè, esse saranno soggette agli stessi obblighi previsti per gli altri imballaggi, con particolare attenzione alle fasi di selezione e avviamento a riciclo.
Il nuovo assetto legislativo si applicherà in modo uniforme su tutto il territorio dell'Unione Europea, eliminando difformità locali e garantendo una migliore tracciabilità e gestione dei rifiuti da capsule. Come ha dichiarato la direttrice generale di Conai, la filiera nazionale degli imballaggi è già impegnata a coordinare il passaggio verso i nuovi standard, con uno sforzo congiunto tra consorzi, imprese e istituzioni.
Le principali novità introdotte dal regolamento sono:
Prima dell'applicazione delle nuove regole, la gestione delle capsule era caratterizzata da un panorama frammentato, con pochi circuiti specializzati capaci di separare efficacemente i diversi materiali. Da agosto, invece, la diversa composizione delle capsule:
L'impatto sulle filiere industriali è notevole: ogni materiale necessita di un ciclo di recupero e trattamento specifico. Le aziende coinvolte hanno già avviato, in collaborazione con consorzi di settore, nuove sperimentazioni e investimenti per potenziare gli impianti di selezione e rendere efficiente il riciclo di questi piccoli e complessi rifiuti.
La ripartizione tra i flussi di raccolta differenziata è così sintetizzabile:
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Materiale |
Flusso di raccolta |
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Plastica |
Imballaggi plastici |
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Alluminio |
Multimateriale leggero |
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Bioplastica compostabile |
Organico |
Le capsule di plastica rappresentano la quota prevalente del mercato, ma anche la principale sfida tecnica per la raccolta selettiva. Il motivo risiede nella presenza di materiali misti e nella contaminazione da residui organici, che complicano la separazione e il riciclo all'interno degli impianti tradizionali. Corepla, il consorzio italiano per il riciclo degli imballaggi in plastica, ha confermato l'avvio di studi e sperimentazioni per processi in grado di valorizzare le capsule senza incrementare gli scarti.
L'indispensabile innovazione riguarda principalmente:
La filiera dell'alluminio vanta un'esperienza di oltre quindici anni nel recupero di capsule attraverso circuiti dedicati nei punti vendita, dove un impianto separa il metallo dal residuo di caffè. L'alluminio ottenuto viene poi avviato in fonderia per nuove produzioni, mentre il caffè residuo trova impiego nella filiera del compostaggio.
In alcune provincie lombarde è già attivo un progetto sperimentale che consente ai cittadini di conferire direttamente le capsule in alluminio nella raccolta del multimateriale leggero domestico. Nei centri di selezione, trattamenti specifici permettono di recuperare anche i piccoli componenti in alluminio (tappi, blister, coperchi, involucri) attraverso processi di trattamento mirato del materiale selezionato.
Queste esperienze pilota mostrano prospettive incoraggianti, che però richiedono nuovi investimenti e adeguamenti tecnologici su scala nazionale per poter essere estese a tutto il Paese.
Circa il 20% delle capsule in vendita oggi è già realizzato in bioplastica compostabile, il che consente il conferimento - laddove previsto dai regolamenti locali - nel circuito dell'organico. Il consorzio Biorepack si occupa di organizzare il recupero di queste capsule, assicurando che sia il contenitore che il caffè residuo siano correttamente trattati.
Il regolamento europeo introduce, però, alcune criticità: impone agli Stati membri di creare un elenco vincolante dei prodotti che potranno essere realizzati in bioplastica al posto della plastica vergine dal 2030. Al momento, le capsule non figurano tra i prodotti obbligati, generando incertezza per l'intero settore e limitando il potenziale di crescita delle soluzioni compostabili.
La filiera delle bioplastiche chiede maggiore flessibilità e la possibilità di aggiornare questo elenco in futuro, onde promuovere la ricerca e l'innovazione nei materiali ecosostenibili.
Nonostante la spinta verso un sistema più uniforme ed efficiente, persistono diverse criticità. Una delle principali riguarda proprio la tempistica imposta per la definizione degli elenchi dei prodotti autorizzati in bioplastica. Questa rigidità normativa rischia di rallentare l'aggiornamento tecnologico e penalizzare le eccellenze nazionali nella produzione e gestione di queste soluzioni ecologiche.
Un ulteriore nodo è rappresentato dal recepimento a livello nazionale delle nuove disposizioni: se il regolamento europeo è chiaro nel fornire gli obiettivi generali, la traduzione operativa dipenderà dai singoli Paesi. Ciò significa che, finché le leggi italiane non saranno del tutto allineate, i cittadini dovranno ancora riferirsi alle indicazioni dei singoli Comuni per quanto riguarda il corretto conferimento domestico.
Le imprese, dal canto loro, devono affrontare investimenti in impianti e formazione, oltre a rispettare nuove regole per la raccolta e il trasporto delle capsule esauste - come previsto anche dalla Deliberazione n. 3/2025 dell'Albo Gestori Ambientali, con modifiche sui codici di raccolta e i requisiti tecnici.
La collaborazione tra ministeri, filiere e consorzi sarà determinante per sciogliere questi nodi e garantire una piena applicazione della direttiva europea senza penalizzare i risultati già conseguiti dall'industria nazionale del riciclo.
Per le famiglie e gli operatori del settore, il recepimento delle nuove regole segnerà il passaggio da un sistema in parte volontario a uno strutturato e normato. In prima battuta, l'impatto maggiore interesserà i sistemi locali di raccolta: fino al pieno adeguamento della normativa nazionale, i cittadini dovranno attenersi alle istruzioni del proprio Comune per il conferimento delle capsule, verificando eventuali informazioni specifiche su centri di raccolta e flussi separati.
Per aziende e operatori professionali, gli oneri si concentrano su: