Qual è il vero costo della vita nelle città italiane nel 2025? Dall'analisi di Milano, Napoli e altre, ai confronti tra beni, servizi e affitti, esploriamo le disparità territoriali, cause e possibili soluzioni al divario tra Nord e Sud.
L’analisi dei prezzi nei principali centri urbani dello Stivale fornisce uno spaccato interessante delle differenze economiche tra i diversi territori. Il costo della vita si presenta come una variabile estremamente influenzata dal luogo di residenza, incidendo su scelte familiari, professionali e persino turistiche. Il 2025, secondo osservatori autorevoli e i più recenti rapporti delle associazioni di consumatori come Codacons, segnala una forbice molto ampia nelle spese quotidiane richieste agli italiani, mostrando quanto l'accessibilità alla vita urbana sia strettamente collegata alle condizioni economiche e sociali locali. Questa fotografia mette in evidenza non solo le città più costose e quelle più convenienti, ma anche i beni e servizi che maggiormente concorrono ad alimentare tale divario.
Milano si conferma, anche quest’anno, il centro urbano più oneroso per famiglie e lavoratori. Secondo un approfondito studio realizzato dal Codacons e basato sui dati dell’Osservatorio Prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la spesa media mensile per un paniere misto di prodotti e servizi si aggira attorno ai 600 euro nel capoluogo lombardo. Tale cifra rappresenta un incremento sensibile – pari a circa il 62% – rispetto a Napoli, la città più conveniente della classifica, dove la stessa tipologia di acquisti pesa circa 369 euro.
Se Milano domina la classifica delle città dal costo della vita più elevato, con Aosta (586 euro) e Bolzano (574 euro) immediatamente a ridosso, all’estremo opposto emergono Napoli, Palermo e Catanzaro, le realtà migliori in termini di risparmio. Nel dettaglio, Palermo propone un paniere medio da 408 euro e Catanzaro si distingue per la maggiore convenienza negli alimenti, con soli 165 euro in media per 28 categorie di prodotti di prima necessità.
Una tabella aiuta a visualizzare la fotografia generale dei prezzi nelle principali città italiane:
| Città | Spesa mensile media (euro) |
| Milano | 600 |
| Aosta | 586 |
| Bolzano | 574 |
| Napoli | 369 |
| Palermo | 408 |
| Catanzaro | 424 |
Le differenze risultano amplificate quando si analizzano alcune voci specifiche: il prezzo di un panino al bar varia da 2,7 euro ad Ancona fino a quasi 5,7 euro a Milano; la messa in piega dal parrucchiere, ad esempio, costa oltre 23 euro a Milano contro i 13 euro napoletani. La questione non riguarda solo il “carrello della spesa”, ma si estende anche ai servizi professionali, al benessere personale, agli svaghi, rendendo il gap ancora più significativo. Tali elementi concorrono a disegnare una vera e propria "geografia economica" che riflette diseguaglianze e peculiarità territoriali oggi particolarmente accentuate.
Analizzando il paniere previsto dal Codacons, alcune tipologie di spesa sono particolarmente rappresentative delle disparità. Il valore medio per riempire il frigorifero con beni alimentari di uso comune varia fortemente: a Bolzano si sfiorano i 220 euro, mentre Catanzaro si ferma sui 165 euro. A Napoli e Bari le famiglie spendono rispettivamente circa 168 e 172 euro, cifre che sottolineano una distanza netta dai vertici della classifica.
Non solo alimentari: il valore dei servizi quotidiani evidenzia altri eclatanti squilibri. Alcuni esempi significativi:
Il carrello alimentare costituisce una delle voci più monitorate dalle famiglie e dagli istituti di ricerca. A Catanzaro, il primato di città più economica per la spesa alimentare rivela come precise strategie di distribuzione locale, una competitività dei mercati rionali e un’attenzione ai prodotti a chilometro zero abbiano fatto la differenza. Qui 28 articoli rappresentativi tra ortofrutta, carne, pesce, pane, olio e pasta costano in media 165 euro. Napoli segue con 168 euro e Bari con 172 euro, mostrando una chiara prevalenza delle città del Sud in questa particolare graduatoria.
Tra le città più care per prodotti alimentari si trova invece Bolzano, dove la spesa arriva a 220 euro, un differenziale che supera il 33% rispetto alla città calabrese. Curiosa, inoltre, la prevalenza di prodotti tipici e tradizionali nelle scelte locali, come:
Oltre gli alimentari, il paniere prende in esame una vasta gamma di servizi di uso quotidiano. Ecco alcune voci rivelatrici:
L’estate 2025 segna il picco per i prezzi delle vacanze di lusso in Italia. Un’indagine condotta dal Codacons sulle tariffe di affitti turistici per la settimana centrale di agosto rivela cifre che sembrano quasi irraggiungibili per la maggior parte delle famiglie: a Verona, un attico con terrazza sfiora i 297.573 euro per sette notti per due persone. In Sardegna, Baja Sardinia propone una villa a 125.870 euro, mentre Porto Cervo arriva a 43.575 euro. Positano, in Campania, si attesta su 123.099 euro.
Anche le città d’arte entrano in questa classifica per sognatori: Firenze vede appartamenti a 84.117 euro e Venezia una suite hotel a 49.424 euro. Le mete alpine, come Cortina d’Ampezzo (52.375 euro), Selva di Val Gardena (38.520 euro) e Ortisei (35.725 euro) confermano che il lusso non ha confini geografici.
L’analisi delle differenze tra Nord e Sud su prezzi di beni e servizi mette in risalto anche conseguenze sociali importanti. La polarizzazione geografica del carovita contribuisce a determinare pesi molto diversi tra chi vive nelle grandi città del Nord e chi risiede al Sud o nei centri più piccoli. Le cause sono complesse: dal livello degli stipendi alla disponibilità di servizi pubblici, dalle politiche abitative alla perdita di potere d’acquisto.
Le ricadute si manifestano sul benessere delle famiglie, sulla possibilità di accedere a cure sanitarie o servizi ricreativi e persino sul grado di mobilità sociale. Le stime indicano che le città dal costo più elevato sono spesso anche quelle con migliori opportunità occupazionali, ma la pressione sui bilanci familiari resta molto severa.
Non vanno trascurate le conseguenze sulle scelte di consumo: molte famiglie optano per formule più economiche, modificando abitudini consolidate. Secondo l’ultimo Osservatorio sul turismo en plein air, più della metà degli italiani privilegia vacanze attente al risparmio – molti tra coloro che hanno rinunciato alla vacanza annuale lo hanno fatto proprio per ragioni di budget.