Dietro le confezioni dei prodotti alimentari si nascondono strategie e informazioni poco trasparenti: dal ruolo della blockchain alla sostenibilità, fino ai claim ingannevoli.
Il confezionamento degli alimenti rappresenta, oggi più che mai, uno snodo centrale fra aziende, normative e consumatori. La funzione del packaging va oltre la semplice protezione e conservazione dei prodotti: si configura come vettore di informazioni, influenze e, talvolta, di omissioni rilevanti. Attraverso le scelte grafiche, i materiali impiegati e i messaggi veicolati sulle confezioni, si possono orientare le decisioni d'acquisto e la percezione della genuinità o sostenibilità di un prodotto.
Tuttavia, non sempre le informazioni offerte sono complete: spesso le etichette mettono in risalto alcuni aspetti a discapito di altri o poggiano su termini che lasciano spazio a interpretazioni generose. In questo scenario, risulta indispensabile una maggiore attenzione su ciò che non viene detto, stimolando una riflessione critica su trasparenza, tracciabilità e impatto ambientale dagli imballaggi stessi.
La shrinkflation è una delle verità meno dichiarate, ma più concrete, nascoste dietro al packaging dei prodotti alimentari. Il meccanismo è semplice: il prezzo resta uguale, o aumenta solo di poco, mentre la quantità contenuta nella confezione diminuisce. Una tavoletta, un pacco di biscotti, una vaschetta di gelato o una confezione di pasta possono apparire identici a prima, con lo stesso colore, la stessa grafica e lo stesso posizionamento a scaffale, ma al loro interno offrono meno prodotto. È qui che il packaging non serve soltanto a proteggere o raccontare l’alimento, ma può contribuire a rendere meno percepibile la riduzione del contenuto.
Il consumatore, abituato a riconoscere il prodotto dalla forma e dall’immagine della confezione, spesso non controlla il peso netto, il numero di pezzi o il prezzo al chilo. Così la perdita passa quasi inosservata, trasformandosi in un aumento mascherato del costo reale. La shrinkflation, in questo senso, non è solo una strategia commerciale: è anche un problema di trasparenza, perché sposta l’attenzione dall’informazione essenziale alla percezione visiva, lasciando al cliente il compito di scoprire da solo che sta pagando di più per avere meno.
Il concetto di trasparenza nella filiera alimentare è oggi legato all'innovazione digitale e, in particolare, alle applicazioni della tecnologia blockchain. Questa innovazione consiste in una rete di dati condivisi, criptati e non falsificabili che, una volta applicata alla produzione degli alimenti, garantisce una visibilità straordinaria. Grandi catene della distribuzione, come Carrefour in Europa, sono tra i primi ad aver implementato un sistema blockchain sulla tracciabilità dei prodotti, integrando questa tecnologia in specifici settori merceologici quali pollame, uova, latte e frutta:
La vera sfida resta la tracciabilità globale, completa e coerente. Un sistema efficace è in grado di collegare l'identità di ogni lotto dal fornitore iniziale fino al consumatore, superando la tradizionale frammentazione tra sistemi di produzione, magazzino, qualità e spedizione. In assenza di una genealogia digitale robusta, le informazioni rischiano di essere parziali o non difendibili, generando criticità in caso di richiami o controversie. È quindi fondamentale che filiere multisito e multipaese adottino standard minimi di tracciabilità, preservando la coerenza dell'informazione lungo tutto il percorso del prodotto. Tra i principali benefici vanno considerati:
Uno strumento chiave è stato il credito d'imposta per l'acquisto e l'impiego di prodotti e imballaggi riciclati. Le imprese che optano per materiali recuperati possono beneficiare di una detrazione pari al 36% delle spese sostenute, fino a un massimo di 20.000 euro annui. Questo ha spinto il mercato a:
Resta centrale, tuttavia, il tema della corretta gestione delle informazioni ambientali comunicate sulle confezioni. Non tutti i packaging contrassegnati come green sono realmente a basso impatto: la trasparenza sulla composizione, sulla possibilità di riciclo o compostaggio, e sulla presenza di materiali misti, richiede attenzione per evitare fenomeni di greenwashing:
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Anno |
% riciclo rifiuti da imballaggio |
Obiettivo UE |
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2022 |
70,7 |
2025: 65% |
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2023 |
75,3 |
2030: 70% |
L'impatto del confezionamento sui processi decisionali dei consumatori è molto più profondo di quanto si possa immaginare. La confezione di un alimento non assolve solo a compiti protettivi, ma traduce la strategia di posizionamento del brand in oggetto reale, capace di indirizzare acquisti e percezioni. Diversi studi hanno dimostrato come determinati colori, grafiche, claim e persino il formato della confezione possano agire a livello inconscio, guidando la preferenza su un prodotto piuttosto che su un altro:
Il packaging è inoltre protagonista nell'introdurre innovazioni che alludono a maggiore sostenibilità o praticità: ad esempio, tappi realizzati con materiali riciclabili, confezioni richiudibili o packaging compostabili. Tali scelte sono progettate per creare coinvolgimento emotivo e differenziare il prodotto nell'affollato scenario dello scaffale.
La comunicazione visiva e testuale sugli imballaggi si conferma quindi uno strumento di marketing potente, troppo spesso usato più per orientare l'acquisto che per fornire ogni informazione realmente utile all'utente finale.
I messaggi in etichetta, specie quelli che richiamano assenze o riduzioni di specifici ingredienti, hanno un impatto profondo sulle decisioni di acquisto. Claim come senza zuccheri aggiunti, zero grassi, light e naturalmente privo di… sono pensati per valorizzare qualità percepite come salutari. Tuttavia, la presenza di tali affermazioni porta spesso a trascurare elementi importanti non dichiarati in modo altrettanto esplicito. Bisogna analizzare alcuni aspetti chiave nascosti dietro queste scelte:
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...