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Le verità nascoste dietro al packaging e confezioni dei prodotti alimentari e le tante cose non dette

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

Dietro le confezioni dei prodotti alimentari si nascondono strategie e informazioni poco trasparenti: dal ruolo della blockchain alla sostenibilità, fino ai claim ingannevoli.

Il confezionamento degli alimenti rappresenta, oggi più che mai, uno snodo centrale fra aziende, normative e consumatori. La funzione del packaging va oltre la semplice protezione e conservazione dei prodotti: si configura come vettore di informazioni, influenze e, talvolta, di omissioni rilevanti. Attraverso le scelte grafiche, i materiali impiegati e i messaggi veicolati sulle confezioni, si possono orientare le decisioni d'acquisto e la percezione della genuinità o sostenibilità di un prodotto.

Tuttavia, non sempre le informazioni offerte sono complete: spesso le etichette mettono in risalto alcuni aspetti a discapito di altri o poggiano su termini che lasciano spazio a interpretazioni generose. In questo scenario, risulta indispensabile una maggiore attenzione su ciò che non viene detto, stimolando una riflessione critica su trasparenza, tracciabilità e impatto ambientale dagli imballaggi stessi.

Meno quantità nei prodotti

La shrinkflation è una delle verità meno dichiarate, ma più concrete, nascoste dietro al packaging dei prodotti alimentari. Il meccanismo è semplice: il prezzo resta uguale, o aumenta solo di poco, mentre la quantità contenuta nella confezione diminuisce. Una tavoletta, un pacco di biscotti, una vaschetta di gelato o una confezione di pasta possono apparire identici a prima, con lo stesso colore, la stessa grafica e lo stesso posizionamento a scaffale, ma al loro interno offrono meno prodotto. È qui che il packaging non serve soltanto a proteggere o raccontare l’alimento, ma può contribuire a rendere meno percepibile la riduzione del contenuto.

Il consumatore, abituato a riconoscere il prodotto dalla forma e dall’immagine della confezione, spesso non controlla il peso netto, il numero di pezzi o il prezzo al chilo. Così la perdita passa quasi inosservata, trasformandosi in un aumento mascherato del costo reale. La shrinkflation, in questo senso, non è solo una strategia commerciale: è anche un problema di trasparenza, perché sposta l’attenzione dall’informazione essenziale alla percezione visiva, lasciando al cliente il compito di scoprire da solo che sta pagando di più per avere meno.

Blockchain e trasparenza: la tracciabilità dei prodotti

Il concetto di trasparenza nella filiera alimentare è oggi legato all'innovazione digitale e, in particolare, alle applicazioni della tecnologia blockchain. Questa innovazione consiste in una rete di dati condivisi, criptati e non falsificabili che, una volta applicata alla produzione degli alimenti, garantisce una visibilità straordinaria. Grandi catene della distribuzione, come Carrefour in Europa, sono tra i primi ad aver implementato un sistema blockchain sulla tracciabilità dei prodotti, integrando questa tecnologia in specifici settori merceologici quali pollame, uova, latte e frutta:

  • Grazie a un semplice QR code applicato sulle confezioni, i consumatori possono consultare l'intero viaggio di un prodotto: dalla raccolta o allevamento iniziali fino allo scaffale del negozio.
  • Vengono messi a disposizione dati su origine geografica, tecniche di produzione, alimentazione degli animali e assenza di trattamenti farmacologici specifici.
  • Le informazioni sono validate da tutti i soggetti della filiera: produttori, trasportatori, distributori.
L'impiego di questa tecnologia aumenta la sicurezza alimentare e migliora la qualità finale dei prodotti, aiutando anche il produttore a migliorare processi e know-how tramite un database condiviso e accessibile. La blockchain rivoluziona inoltre la gestione dei richiami di prodotto e delle crisi: i tempi di identificazione di lotti potenzialmente contaminati o difettosi si riducono drasticamente, offrendo un vantaggio concreto sia in termini di tutela della salute pubblica che di risparmio economico. L'esperienza di multinazionali come Walmart negli USA conferma che la blockchain ha ridotto da giorni a pochi secondi il tempo necessario per risalire a lotti coinvolti in potenziali problemi.

La vera sfida resta la tracciabilità globale, completa e coerente. Un sistema efficace è in grado di collegare l'identità di ogni lotto dal fornitore iniziale fino al consumatore, superando la tradizionale frammentazione tra sistemi di produzione, magazzino, qualità e spedizione. In assenza di una genealogia digitale robusta, le informazioni rischiano di essere parziali o non difendibili, generando criticità in caso di richiami o controversie. È quindi fondamentale che filiere multisito e multipaese adottino standard minimi di tracciabilità, preservando la coerenza dell'informazione lungo tutto il percorso del prodotto. Tra i principali benefici vanno considerati:

  • Miglioramento della fiducia tra consumatori e aziende, grazie a informazioni facilmente accessibili e verificabili.
  • Possibilità di analisi rapide e mirate in caso di deviazioni, richiamo di prodotti o necessità normative.
  • Efficienza operativa attraverso l'integrazione di sistemi gestionali avanzati (ERP, MES, WMS, LIMS).

Riciclo degli imballaggi e impatto ambientale

L'aspetto ambientale degli imballaggi trova sempre più spazio nelle agende di imprese e legislatori, spinto dalla crescente sensibilità verso la riduzione di rifiuti e l'economia circolare. In Italia, le ultime rilevazioni riportano che il 75% dei rifiuti da imballaggio è stato avviato a riciclo nel 2023, superando con largo anticipo gli obiettivi dell'Unione Europea previsti per il 2025 e il 2030. Tale risultato è stato raggiunto anche grazie a politiche mirate di incentivo fiscale.

Uno strumento chiave è stato il credito d'imposta per l'acquisto e l'impiego di prodotti e imballaggi riciclati. Le imprese che optano per materiali recuperati possono beneficiare di una detrazione pari al 36% delle spese sostenute, fino a un massimo di 20.000 euro annui. Questo ha spinto il mercato a:

  • Ampliare la domanda di materiali riciclati (plastica, alluminio, carta, biodegradabili e compostabili)
  • Rafforzare la filiera dei fornitori di materiali eco-compatibili
  • Ridurre i costi energetici e logistici, grazie alla maggior diffusione su tutto il territorio nazionale
La Corte dei conti, in una relazione, sottolinea come queste misure abbiano realmente stimolato comportamenti virtuosi tra le aziende. Al tempo stesso, suggerisce di rafforzare il monitoraggio e l'analisi sull'impatto a lungo termine degli incentivi, valutando un'eventuale estensione e promozione su scala ancora più ampia. L'efficacia di tali politiche si misura concretamente nella crescita della quota di riciclo, favorendo il raggiungimento degli obiettivi dell'Agenda 2030 dell'ONU.

Resta centrale, tuttavia, il tema della corretta gestione delle informazioni ambientali comunicate sulle confezioni. Non tutti i packaging contrassegnati come green sono realmente a basso impatto: la trasparenza sulla composizione, sulla possibilità di riciclo o compostaggio, e sulla presenza di materiali misti, richiede attenzione per evitare fenomeni di greenwashing:

Anno

% riciclo rifiuti da imballaggio

Obiettivo UE

2022

70,7

2025: 65%

2023

75,3

2030: 70%

Le strategie del packaging per influenzare le scelte

L'impatto del confezionamento sui processi decisionali dei consumatori è molto più profondo di quanto si possa immaginare. La confezione di un alimento non assolve solo a compiti protettivi, ma traduce la strategia di posizionamento del brand in oggetto reale, capace di indirizzare acquisti e percezioni. Diversi studi hanno dimostrato come determinati colori, grafiche, claim e persino il formato della confezione possano agire a livello inconscio, guidando la preferenza su un prodotto piuttosto che su un altro:

  • Il design visivo e la scelta del materiale trasmettono immediatamente valori quali naturalezza, qualità, modernità o attenzione all'ambiente.
  • Informazioni ben evidenziate come ridotto contenuto di grassi, origine controllata, assenza di allergeni o rispetto del benessere animale giocano un ruolo decisivo nelle scelte alimentari, specialmente nei consumatori attenti alla salute.
  • Alcuni packaging riducono la dimensione della confezione pur mantenendo lo stesso prezzo, comunicando implicitamente un posizionamento premium, ma offrendo meno prodotto.
Un'altra leva consiste nell'adozione di termini che generano fiducia (come artigianale o naturale), spesso privi di una definizione normativa certa, ma capaci di influenzare la percezione di autenticità.

Il packaging è inoltre protagonista nell'introdurre innovazioni che alludono a maggiore sostenibilità o praticità: ad esempio, tappi realizzati con materiali riciclabili, confezioni richiudibili o packaging compostabili. Tali scelte sono progettate per creare coinvolgimento emotivo e differenziare il prodotto nell'affollato scenario dello scaffale.

La comunicazione visiva e testuale sugli imballaggi si conferma quindi uno strumento di marketing potente, troppo spesso usato più per orientare l'acquisto che per fornire ogni informazione realmente utile all'utente finale.

I claim del packaging: senza zuccheri, zero grassi

I messaggi in etichetta, specie quelli che richiamano assenze o riduzioni di specifici ingredienti, hanno un impatto profondo sulle decisioni di acquisto. Claim come senza zuccheri aggiunti, zero grassi, light e naturalmente privo di… sono pensati per valorizzare qualità percepite come salutari. Tuttavia, la presenza di tali affermazioni porta spesso a trascurare elementi importanti non dichiarati in modo altrettanto esplicito. Bisogna analizzare alcuni aspetti chiave nascosti dietro queste scelte:

  • In diversi casi, la rimozione di un ingrediente (ad esempio lo zucchero) viene compensata con l'aggiunta di dolcificanti alternativi, aromi artificiali o altri componenti che non sempre sono percepiti dal consumatore. Questo va tenuto in considerazione per una valutazione completa del profilo nutrizionale.
  • Il claim zero grassi viene talvolta utilizzato su alimenti in cui la componente lipidica sarebbe comunque trascurabile, sfruttando la leva psicologica della sicurezza alimentare.
  • Le etichette in cui si evidenzia la quantità ridotta di prodotto (meno prodotto, stesso prezzo) sono spesso accompagnate da grafiche accattivanti che lasciano in secondo piano l'attenzione sulla reale convenienza.
Le normative europee, tra cui regolamenti come il Regolamento (UE) n. 1169/2011 sull'informazione al consumatore, richiedono che le dichiarazioni siano veritiere e non ingannevoli. Tuttavia, esistono ancora ampi margini interpretativi e, spesso, le strategie di marketing tendono a enfatizzare i vantaggi omettendo possibili compromessi sul piano del gusto, della quantità o della composizione complessiva.




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Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...