Licenziata dopo una grave malattia, un’assistente di una scuola di Lucca doveva restituire 97.692 euro di stipendi. Ecco cosa è successo, i motivi e la decisione del Giudice
Prima il licenziamento per le troppe assenze, legate a una grave malattia. Poi la richiesta di restituire quasi 100mila euro di stipendi già incassati. È la vicenda di un’assistente amministrativa di un istituto scolastico di Lucca, che ha ottenuto in primo grado l’annullamento del licenziamento e il diritto a tornare al lavoro. A raccontarla è Il Tirreno.
La giudice del lavoro Antonella De Luca ha disposto il reintegro della dipendente e il pagamento delle retribuzioni dall’aprile 2025 fino al rientro in servizio. Il Tribunale ha inoltre bloccato il recupero di 97.692 euro che il ministero dell’Istruzione e del merito pretendeva dalla lavoratrice.
Si tratta, va ricordato, di una decisione di primo grado: le parti possono ancora impugnarla e il quadro potrebbe cambiare nei gradi successivi.
Secondo la ricostruzione del quotidiano toscano, tra il 2014 e il 2019 la donna ha affrontato due interventi oncologici, seguiti da cure invalidanti. Dal 2019 all’aprile 2025 è rimasta assente in modo continuativo, inviando certificazioni mediche che collegavano le sue condizioni di salute all’invalidità riconosciuta.
Tra aprile e maggio 2025 è arrivata la comunicazione del licenziamento. Per l’amministrazione il periodo di comporto, cioè l’intervallo durante il quale il dipendente assente per malattia conserva il posto, risultava esaurito già nel 2020.
A settembre è seguita la richiesta economica. Il ministero aveva avviato le procedure per recuperare gli stipendi corrisposti dopo la data in cui riteneva superato quel limite: complessivamente quasi 98mila euro, per la precisione 97.692.
Il punto centrale riguarda come sono stati contati i giorni. Nel conteggio, riferisce Il Tirreno, la scuola non aveva considerato l’esclusione dei giorni legati alla grave patologia e alla disabilità certificata della dipendente. In altre parole, assenze che avrebbero dovuto essere trattate in modo diverso sono state sommate come una malattia qualsiasi, portando alla conclusione che il posto fosse perso da anni.
Nella decisione pesa anche il comportamento dell’amministrazione. Secondo la giudice, la dipendente avrebbe dovuto essere avvertita dell’avvicinarsi della scadenza. Solo così avrebbe potuto valutare due strade: chiedere un’aspettativa non retribuita oppure rientrare al lavoro, dopo una verifica della commissione medica e con gli accomodamenti ragionevoli richiesti dalla sua disabilità.
Lasciare trascorrere anni senza intervenire, invece, ha alimentato nella donna un «legittimo affidamento sulla stabilità del proprio rapporto», si legge nel passaggio della sentenza riportato dal quotidiano. Per il Tribunale l’amministrazione non poteva correggere a distanza di tanto tempo un proprio errore attraverso il licenziamento e la richiesta di restituzione delle retribuzioni.
Da qui il riconoscimento del diritto al reintegro, agli stipendi arretrati e allo stop al recupero delle somme già percepite.
Per capire la portata del caso serve chiarire che cosa sia il comporto. Il Codice civile (articolo 2110) rinvia ai contratti collettivi, i CCNL, sia per la durata del periodo in cui il posto è conservato sia per le eccezioni al conteggio. Non esiste quindi una durata uguale per tutti: dipende dal contratto applicato.
Un aspetto spesso sottovalutato è che non esiste una norma generale che escluda le cure oncologiche dal comporto. Alcuni contratti, soprattutto nel pubblico impiego, escludono dal conteggio i giorni di ricovero, day hospital e terapie salvavita, e talvolta anche gli effetti collaterali. Altri, invece, allungano semplicemente il periodo.
In assenza di una previsione contrattuale, qualche giudice è intervenuto. Il Tribunale di Roma, con la sentenza n. 9384 del 2 gennaio 2023, ha escluso dal calcolo ricoveri e cicli di chemioterapia e radioterapia, reintegrando una lavoratrice licenziata. È una decisione di primo grado, quindi non crea un diritto automatico, ma è un precedente utile.
C’è poi il tema della disabilità. Secondo l’orientamento della Cassazione, applicare lo stesso comporto a un lavoratore con disabilità può costituire discriminazione indiretta se le assenze sono collegate alla patologia. Il datore di lavoro deve quindi verificare il nesso prima di licenziare.
Attenzione, però: malattia e disabilità non coincidono. Il giudice valuta la durata della patologia, l’ostacolo alla partecipazione lavorativa e il collegamento con le assenze. La percentuale di invalidità è un elemento di prova, non una qualifica automatica.
Chi affronta una malattia lunga può contare su alcuni strumenti, da conoscere prima che il comporto si esaurisca:
La vicenda riguarda una scuola, ma il principio può interessare chiunque abbia una malattia lunga, nel pubblico come nel privato. Il giudice ha dato peso a due elementi: il tempo trascorso senza alcun avviso e l’affidamento che quel silenzio ha creato. Ogni caso resta diverso, perché contano il contratto applicato, la documentazione medica e le singole date, e una sentenza di primo grado non vale come regola per tutti. Tuttavia mostra che il semplice superamento di un numero di giorni non basta automaticamente a giustificare un licenziamento, né a pretendere indietro gli stipendi, quando la malattia è grave e legata a una disabilità.
Il caso di Lucca non ha ancora una parola definitiva. La sentenza è di primo grado e resta da vedere se il ministero deciderà di fare appello. Intanto la lavoratrice ottiene sulla carta ciò che aveva perso: il posto, gli stipendi arretrati dall’aprile 2025 e la certezza di non dover restituire quasi 100mila euro.
Il messaggio che arriva dal Tribunale è chiaro: un errore dell’amministrazione, scoperto dopo anni, non può ricadere per intero su chi è malato. Soprattutto quando per anni nessuno ha avvisato la lavoratrice che il tempo a sua disposizione stava per finire.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...