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Licenziato a 51 anni dopo 23 anni in fabbrica, Lindo riparte con una idea e 5 ex colleghi e ottiene la rivincita

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il
Licenziato a 51 anni dopo 23 anni in fabbrica, Lindo riparte con una idea e 5 ex colleghi e ottiene la rivincita

Licenziato a 51 anni dopo 23 anni in fabbrica, Lindo non si arrende: riparte con alcuni ex colleghi e un’idea.

Lindo Aldrovandi ha 51 anni, una famiglia e due figli da mantenere quando nel luglio 2003, mentre è in vacanza a Lampedusa, viene chiamato a una riunione del consiglio di amministrazione e riceve la lettera di licenziamento. Ha lavorato 23 anni per la stessa azienda di vernici, partendo dal laboratorio fino a diventare direttore generale. Un mese dopo, ad agosto, fonda con alcuni ex colleghi una nuova azienda di vernici. Oggi Renner Italia, a Minerbio, in provincia di Bologna, è prima in Italia nel suo settore, fattura oltre 170 milioni di euro, ha 376 dipendenti ed esporta in 67 Paesi. 

Da garzone di laboratorio a direttore generale: i 23 anni prima del licenziamento

Lindo nasce nel 1952, figlio di un carabiniere e di una casalinga. Studia ingegneria a Bologna e manca poco alla laurea quando un amico con cui prepara gli esami muore all’improvviso. Scosso, lascia gli studi e nel 1980 entra alla Sayerlack, azienda bolognese di vernici per legno fondata da Giancarlo Cocchi. Comincia come garzone di laboratorio, pulendo e facendo i lavori più umili. Il fondatore vede in lui un ragazzo tenace e gli chiede in cambio di una promessa: laurearsi, per sé e per i genitori. Lindo mantiene la parola, si laurea in ingegneria elettrica mentre lavora e sale di ruolo fino a diventare direttore generale nel 1987.

Poco dopo la Sayerlack viene venduta a una multinazionale inglese, e con la nuova proprietà cambia il modo di lavorare. Sono anni difficili: in sedici anni, fino al 2003, Lindo cambia quattordici capi. «Ogni volta si doveva ricominciare da zero», racconta. L’azienda va bene, il fatturato è alto, e lui si impegna al massimo. Ma nell’estate 2003 la lettera arriva lo stesso, in tronco, dopo ventitré anni. Il padre, che aveva letto un’altra raccomandata arrivata a casa, muore l’anno successivo, convinto, ricorda Lindo, che il figlio avesse fatto qualcosa di grave.

Come si riparte a 51 anni: la telefonata ai figli di Cocchi e i primi chimici

Lindo non dorme per notti, poi decide di ripartire da ciò che sa fare meglio: lavorare con le proprie mani e produrre vernici. Ad agosto 2003 chiama i figli di Giancarlo Cocchi, il fondatore della sua vecchia azienda, che si uniscono al progetto. Ottiene un contratto di concessione con una società brasiliana legata al fondatore dell’azienda di Pianoro, e alcuni brasiliani lo seguono. Nasce Renner Italia, con Lindo alla guida come amministratore delegato e gli eredi di Cocchi tra i soci.

I primi collaboratori sono pochissimi. A ottobre 2003 in laboratorio ci sono tre chimici, e secondo il racconto di Lindo cinque ex colleghi lo seguono fin dall’inizio, lavorando nei primi mesi a casa sua. Poi la produzione cresce e il garage non basta più. Nei due o tre anni successivi si aggiungono altri 70 lavoratori, e a gennaio 2004 viene inaugurato il primo stabilimento a Minerbio. Nel 2015 i dipendenti sono 250. Le vernici sono per legno, in particolare formulati a base acqua introdotti da Lindo, con linee per parquet e per ambienti frequentati da bambini.

I numeri di oggi: fatturato, export e fotovoltaico

Dai primi chimici del 2003 Renner Italia è arrivata a numeri di primo piano. Il fatturato è stato di 165 milioni nel 2021, di 182 milioni nel 2022 e di 178 milioni nel 2023, con la prima posizione in Italia nel settore. I dipendenti sono 376. L’azienda esporta in 67 Paesi e nel 2023 solo l’India ha assorbito 40 milioni di euro di prodotto. Lo stabilimento ha 8.000 metri quadrati di pannelli fotovoltaici sul tetto, che coprono il 40% del fabbisogno energetico, e dal 2014 anche l’energia acquistata è da fonti rinnovabili. Nel 2023 l’azienda entra in nicchie nuove, come la verniciatura di profumi e di tappi per bottiglie, con un investimento di 4,5 milioni di euro in un anno, e in vent’anni ha investito in totale oltre 80 milioni di euro. Il mercato non è però privo di ostacoli: le spedizioni verso l’India passano per il Mar Rosso, e con gli attacchi nello stretto di Bab al-Mandab devono fare il giro dell’Africa. Per un carico di 40 container, la perdita registrata in un mese è stata di 103.000 euro.

Anche il rapporto con i lavoratori è un tratto distintivo. Dal 2009 è previsto un premio di partecipazione: 32.000 euro per dipendente in quattordici anni, circa 2.300 euro l’anno in busta paga. Dal 2012 l’azienda distribuisce il 15% degli utili. Renner paga sopra la media del settore. Lo stipendio base netto di un operaio di produzione è di circa 1.450 euro per 14 mensilità, mentre il contratto del settore ne prevede 13. Il bonus di produzione è passato da 1.700 a 1.900 euro nel contratto integrativo 2024-2026, e il welfare da 500 a 700 euro. «Più della latta e della vernice contano le persone che ci sono dietro», dice Lindo: le persone devono essere soddisfatte sia per l’ambiente di lavoro sia per la retribuzione.

La settimana corta e le assunzioni di giovani: il lavoro manuale non è di serie B

La scelta più discussa è la settimana corta. Dalla metà del 2024, un venerdì al mese si esce alle 13, e ogni sei mesi se ne aggiunge un altro. Nel giro di due anni tutti lavorano quattro giorni e mezzo, a parità di stipendio, circa 23 giorni di riposo in più all’anno. Lindo la considera una scelta «più che consapevole»: se i dipendenti stanno bene lavorano più volentieri e i risultati migliorano. Per compensare il calo di produttività l’azienda assume. La campagna per la ricerca di personale dura undici giorni e porta oltre mille curriculum: 28 persone sono già inserite e altre 6 in arrivo.

L’azienda ha anche un obiettivo preciso nel confronto con i giovani, perché le assunzioni riguardano soprattutto la produzione, e il messaggio che Lindo manda è chiaro: il lavoro manuale non è di serie B. Racconta di aver avuto «tanta fortuna» e ringrazia, ogni giorno, il licenziamento, che gli ha permesso di riscoprirsi e di vivere, dice, gli anni più belli della sua vita. Lindo non nasconde che non tutte le imprese possono permettersi lo stesso modello: dipende da come sono organizzate. Una cosa però non cambia, e la storia di Renner Italia mostra che tenacia, competenza e attenzione alle persone possono trasformare un licenziamento in una seconda vita professionale.

La storia di Lindo insegna tre cose concrete. La prima è che la competenza non si licenzia: chi conosce a fondo un prodotto, i fornitori e i clienti porta con sé un patrimonio che nessuna lettera cancella. La seconda è che le relazioni contano più dei capitali: Renner Italia nasce nel giro di un mese grazie ai figli del fondatore, agli ex colleghi e al contratto di concessione con la società brasiliana. La terza è che premi, quota degli utili, welfare e settimana corta riflettono l’idea di un’azienda che funziona meglio quando le persone stanno bene. Una seconda vita a 51 anni, per Lindo, ha significato costruire in vent’anni la prima azienda italiana di vernici per legno.






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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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