Kate McNeil, ex insegnante di teatro di 41 anni, ha lasciato il posto fisso e riscattato il fondo pensione per aprire ad Atlanta All the Tropes, libreria dedicata a romance e romantasy. Come è andata.
Ci sono decisioni che sembrano follia vista da fuori e inevitabilità vista da dentro. Quella di Kate McNeil, 41 anni, per quasi vent’anni insegnante di teatro, appartiene alla seconda categoria. Nel giro di poche settimane ha lasciato un posto fisso, ha riscattato il fondo pensione e ha investito tutto in un progetto che molti avrebbero definito imprudente: aprire una libreria indipendente dedicata solo a romance e romantasy, in un quartiere di Atlanta che non ne aveva mai avuta una.
Oggi All the Tropes è un negozio pieno di clienti, di eventi e di scaffali che cambiano ogni settimana. Ma per arrivarci, racconta Kate, ci sono voluti un’idea nata quasi per gioco, un po’ di paura e la convinzione che la felicità, a volte, abbia una scadenza.
Per capire All the Tropes bisogna partire dalle aule. Kate ha passato la vita adulta tra palcoscenici scolastici, copioni e adolescenti da convincere che sbagliare una battuta non è la fine del mondo. «Insegnavo ai ragazzi a stare davanti agli altri senza vergognarsi di ciò che amano», racconta. «Poi ho capito che io non lo facevo affatto.»
Il suo piacere segreto erano i romanzi d’amore. Li leggeva in macchina prima di entrare a scuola, li nascondeva sotto la pila dei compiti da correggere, li divorava nel weekend. Per anni li ha considerati una passione di cui scusarsi: letteratura “leggera”, da non citare nelle conversazioni serie. Eppure il romance è tra i generi più venduti al mondo, con una community di lettrici e lettori appassionata, fedele e sempre più vasta.
La sua esperienza teatrale, però, è stata più utile di quanto immaginasse. Un insegnante di teatro sa costruire un pubblico, creare un clima in cui le persone si sentono libere, leggere la sala. Competenze che, in una libreria, valgono oro.
Il punto di svolta arriva con la pandemia. Con le scuole chiuse e le lezioni a distanza, Kate si ritrova a casa con più tempo e più libri che mai. Comincia a condividere consigli di lettura con amiche e colleghe, poi in un gruppo online di quartiere. Le richieste si moltiplicano: «Cosa leggo dopo?», «Hai qualcosa di caldo e leggero ma scritto bene?», «Mi serve un slow burn per questa settimana».
Un giorno una vicina le scrive: «Ma dove si comprano tutti questi libri qui intorno? Nelle librerie generaliste il romance è relegato a due scaffali in fondo.» Era vero. Nel suo quartiere non esisteva un luogo fisico in cui un lettore di romance potesse entrare, sentirsi accolto e trovare un consiglio competente.
«In quel momento non ho pensato di aprire una libreria», ammette Kate. «Ho solo pensato che mancasse qualcosa. Poi l’idea ha smesso di andarsene.»
Nei mesi successivi ha iniziato a prendere appunti, a visitare librerie indipendenti, a studiare margini, distributori e canali di approvvigionamento. Ha parlato con librai esperti, che le hanno detto la verità: il mestiere è duro, i margini sono sottili, la concorrenza dei colossi online è feroce. Ma le hanno anche detto che le librerie di nicchia, quelle capaci di creare identità e comunità, sopravvivono meglio di quelle generaliste.
La parte più difficile non è stata il business plan, ma è stata la firma sulla lettera di dimissioni da un posto fisso. Kate aveva stabilità, uno stipendio regolare, una pensione che cresceva anno dopo anno. Lasciare tutto a 41 anni significava rinunciare a una sicurezza costruita con fatica. Ha fatto i conti molte volte, ha parlato con un consulente finanziario e con la famiglia. Alla fine ha preso la decisione più radicale: riscattare il fondo pensione per finanziare l’apertura.
«È la scelta di cui sono più orgogliosa e anche quella che mi ha fatto perdere più notti di sonno», racconta. «Non lo consiglierei a nessuno alla leggera. Ma avevo capito una cosa: se non l’avessi fatto allora, non l’avrei fatto mai più». E non è l'unico caso in cui il licenziamento apre le porte ad un grande successo, come dimostra il recente caso di Enzo Muscia a Saronno.
Un avvertimento che Kate ripete spesso a chi le chiede consigli: il riscatto anticipato di un fondo pensione comporta costi, tasse e penalizzazioni che vanno valutati con un professionista prima di decidere. Nel suo caso, è stato un investimento calcolato, con un piano di spesa rigoroso e una riserva di liquidità per i primi mesi. Non un salto nel buio, ma un salto con il paracadute fatto in casa.
Una volta presa la decisione, il tempo ha iniziato a correre. Dalle dimissioni all’inaugurazione sono passate appena sei settimane. Un ritmo folle, che Kate descrive come un misto di adrenalina e checklist.
La prima tappa è stata trovare il locale giusto: una vetrina su strada, abbastanza luminosa e con un affitto sostenibile, in una zona dove i residenti potessero arrivare a piedi. Poi sono arrivate le pratiche per la licenza commerciale, l’assicurazione, il sistema di cassa, i conti con i distributori, la scelta del primo catalogo.
Il catalogo è stata la parte che più la divertiva. Doveva coprire l’intero universo del genere: contemporary romance, storici, romanzi sportivi, commedie romantiche, ma anche romantasy, il filone in più rapida crescita, che fonde storie d’amore e mondi fantastici, draghi, corti magiche e rivalità da risolvere. Kate ha deciso fin dall’inizio di dare spazio a autrici emergenti e indipendenti, a storie con protagonisti di ogni origine e identità, a titoli che nelle grandi catene raramente trovano visibilità.
Anche il nome è stato una scelta strategica. All the Tropes richiama i “tropes”, i topoi narrativi amatissimi dai lettori del genere: enemies to lovers, fake dating, only one bed, second chance. Chi ama il romance capisce subito di cosa si parla, e il nome diventa un biglietto da visita.
L’arredamento, con pareti dai toni caldi, poltrone dove fermarsi a leggere e scaffali organizzati per trope anziché per autore, è stato curato nei dettagli. Qui la formazione teatrale è tornata utile: Kate ha pensato la libreria come una scenografia, un luogo che dice al visitatore «puoi restare».
All the Tropes non vende solo libri: vende appartenenza. Nel negozio, gli scaffali sono organizzati in modo insolito: invece delle classiche sezioni per genere o per ordine alfabetico, i volumi sono raggruppati per trope e per livello di intensità. Chi cerca una storia dolce e rassicurante trova subito la zona giusta; chi vuole qualcosa di più passionale sa dove andare.
I librai, Kate compresa, sono formati per fare consulenza di lettura personalizzata. Nessuno ti guarda con sufficienza se chiedi un romance. Anzi, si parte da ciò che hai amato per consigliarti il titolo successivo. È un approccio che molte persone dicono di non aver mai trovato altrove.
Tra le iniziative che hanno fatto crescere la libreria:
Il passaparola, amplificato da social e BookTok, ha fatto il resto. Molte lettrici hanno scoperto il negozio grazie a video girati tra gli scaffali, e il quartiere, che prima non aveva una libreria, ha scoperto di averne una molto speciale. Le collaborazioni con caffè, fioristi e altri negozi della zona hanno reso la libreria parte del tessuto locale.
«La cosa più bella», dice Kate, «è vedere persone che entrano timide, quasi a scusarsi, e dopo mezz’ora escono con tre libri e l’aria di chi ha trovato casa. Il romance è spesso deriso, ma fa stare bene le persone. E fare stare bene le persone è esattamente ciò che volevo fare quando insegnavo.»
La vicenda di Kate non è una favola priva di rischi, e lei è la prima a dirlo. Ma da questo percorso si possono ricavare alcune lezioni concrete per chi pensa di aprire una libreria o un’attività di nicchia:
1. Parti da un bisogno reale. All the Tropes è nata perché nel quartiere mancava un luogo per i lettori di romance. Prima di investire, verifica che qualcuno cerchi davvero ciò che vuoi offrire.
2. Una nicchia può essere una forza. Specializzarsi permette di distinguersi dalle grandi catene e dai marketplace online, costruendo fiducia e riconoscibilità.
3. Valorizza le tue competenze. Le abilità di un’ex insegnante di teatro, comunicare, intrattenere, creare atmosfera, si sono rivelate un vantaggio competitivo inatteso.
4. Fai i conti, poi fai un respiro. Utilizzare i propri risparmi o riscattare un fondo pensione richiede analisi, consulenza e una riserva di sicurezza. Il coraggio da solo non basta.
5. Costruisci comunità, non solo clientela. Eventi, club di lettura e collaborazioni locali trasformano un negozio in un punto di riferimento.
6. Sii rapida, ma non improvvisata. Le sei settimane di Kate sono state possibili perché mesi di studio e preparazione avevano preceduto l’azione.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...