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L'Italia è il paese europeo con più leggi: quante ne produciamo ogni anno e perché quasi nessuna viene mai abrogata

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di Marianna Quatraro pubblicato il
L'Italia ha il maggior numero di leggi in Europa

L'Italia si distingue in Europa per la quantità di leggi prodotte e la scarsa abrogazione delle stesse, generando complessità, ambiguità normative e costi elevati. Un confronto europeo e prospettive di riforma

Nel contesto europeo, l’ordinamento italiano è caratterizzato da una pluralità di leggi e regolamenti che non trova paragoni in nessun altro paese dell’Unione. Secondo le principali stime, in Italia sono in vigore oltre 160.000 norme, una cifra nettamente superiore rispetto a Francia, Germania e Regno Unito, che si attestano su numeri di gran lunga più contenuti. Questa moltiplicazione di testi normativi, frutto di una successione decennale di riforme e interventi legislativi, determina un quadro giuridico tanto vasto quanto spesso frammentato e difficile da interpretare, non solo per cittadini e imprese, ma anche per gli stessi operatori del diritto e della pubblica amministrazione.

Il confronto internazionale mostra come nei principali partner europei, la densità normativa sia gestita attraverso una più forte attività di semplificazione e abrogazione delle norme superate, che contribuisce a rendere il diritto più accessibile e a ridurre i margini di incertezza. In Italia, invece, la tendenza al mantenimento di leggi obsolete e la difficoltà di razionalizzare il corpus legislativo rappresentano una critica costante da parte di studiosi, economisti e giuristi.

Quante leggi vengono prodotte ogni anno in Italia? Dati e tipologie della produzione normativa

Un’analisi accurata della produzione legislativa nazionale evidenzia la notevole varietà di atti approvati ogni anno dal Parlamento e dal Governo. Durante la XIX Legislatura, cioè tra il 13 ottobre 2022 e il 13 marzo 2026, sono state varate diverse tipologie di leggi, tra le quali si annoverano:

  • Leggi di iniziativa parlamentare: 71 approvate (70 ordinarie e 1 costituzionale), per un totale di oltre 80.000 parole complessive.
  • Leggi di iniziativa governativa: 116 (tra cui quattro di approvazione del bilancio dello Stato), che insieme costituiscono più di 727.000 parole.
  • Leggi di conversione di decreti-legge: 106, che rappresentano una parte rilevante del flusso normativo e si accompagnano spesso a iter rapidi e numerose integrazioni tramite emendamenti.
  • Leggi di iniziativa mista (governativa-parlamentare, parlamentare-regionale, parlamentare-CNEL): 3, con una produzione complessiva di oltre 6.000 parole.
  • Decreti legislativi: 138 pubblicati in Gazzetta Ufficiale (tra cui 83 di recepimento della normativa UE).
Tipologia

Numero atti XIX Legislatura

N. parole totali

Iniziativa parlamentare

71

80.164

Iniziativa governativa

116

727.971

Conversione decreti-legge

106

1.019.564

Iniziativa mista

3

6.288

Decreti legislativi

138

-

L’abbondanza di produttività normativa non si traduce soltanto nel volume degli atti, ma anche in una tendenza all’aumento della lunghezza e complessità dei testi. In particolare, i provvedimenti subiscono nel corso dell’iter parlamentare una crescita costante di commi e parole: per esempio, le leggi di iniziativa governativa vedono un incremento medio del 53% in termini di parole rispetto al testo base. A ciò si accompagna un ricorso sempre più frequente alla decretazione d’urgenza, con una media mensile di circa 3-4 decreti-legge.

Le tempistiche di approvazione variano considerevolmente: leggi ordinarie richiedono tra i 250 e i 400 giorni, mentre la conversione di decreti-legge si realizza in poco più di un mese. Ne consegue una produzione legislativa continuativa e differenziata, che alimenta un sistema giuridico eterogeneo, difficile da coordinare e spesso ridondante. Tutti questi dati sottolineano un aspetto strutturale: il numero di leggi prodotte ogni anno in Italia si aggira intorno alle 150-200 unità, senza contare la moltitudine di decreti, regolamenti e atti secondari.

Perché in Italia si accumulano così tante leggi e quasi nessuna viene abrogata?

Alla base dell’incessante accrescimento del quadro normativo italiano si inseriscono dinamiche storiche, politiche e istituzionali che favoriscono la sovrapposizione normativa piuttosto che la razionalizzazione. Tra gli elementi determinanti si individuano:

  • Assenza di sistemi di abrogazione automatici e razionalizzazione periodica: a differenza di quanto avviene in altri ordinamenti, in Italia la cancellazione delle leggi obsolete o superate è affidata a interventi puntuali e spesso insufficienti.
  • Ricorso elevato alla decretazione d’urgenza e ai provvedimenti omnibus: dispositivi che, intervenendo su temi diversi in tempi rapidi, moltiplicano i riferimenti normativi e la stratificazione dei contenuti.
  • Spinta politica a produrre nuova normativa come risposta immediata a crisi e pressioni sociali: l’approvazione di nuove leggi risponde frequentemente a obiettivi mediatici o di consenso, più che a esigenze di razionalità ed efficienza sistemica.
  • Complessità delle procedure di abrogazione: la revisione e semplificazione del diritto richiedono tempo, consenso e competenze spesso non disponibili o trascurate a favore di soluzioni legislative “tampone”.
Uno degli ostacoli principali resta la mancanza di un meccanismo efficace di depurazione dell’ordinamento. Le poche iniziative di “taglia-leggi” attuate negli ultimi decenni non hanno inciso nel ridurre in modo significativo il volume complessivo. In parallelo, la presenza di un elevato numero di norme con identico oggetto ma diverse applicazioni territoriali o temporali contribuisce a una selva normativa in cui diventa difficile individuare quali atti sono realmente vigenti. Tutto ciò alimenta una progressiva perdita di trasparenza e accessibilità del diritto, acuendo le difficoltà interpretative tanto dei cittadini quanto degli operatori del settore.

Le conseguenze dell’eccesso normativo: ambiguità, inefficienze e costi economici

L’eccesso di norme e la loro difficile interpretazione hanno effetti rilevanti sull’efficacia reale dell’azione pubblica e privata. Tra le principali conseguenze dell’iperproduzione legislativa si segnalano:

  • Ambiguità e incertezza giuridica: la presenza di norme scritte in modo poco chiaro, piene di rimandi ad altri testi e soggette a multiple interpretazioni, rende arduo per cittadini e imprese conoscere con esattezza i propri diritti e doveri.
  • Sovrapposizione e contraddittorietà delle disposizioni: norme simili o divergenti sulle stesse materie producono confusione e rischi di interpretazioni difformi tra i tribunali, aggravando i tempi della giustizia e rallentando le procedure.
  • Costi economici occulti: secondo le più recenti stime, una normativa più chiara e lineare permetterebbe all’Italia di aumentare il prodotto interno lordo del 5%, pari a 110 miliardi di euro all’anno. Le difficoltà di comprensione e di applicazione delle leggi influiscono negativamente sugli investimenti, sulle dimensioni delle aziende e sulle decisioni strategiche delle imprese.
  • Inefficienze burocratiche e amministrative: la complessità normativa tende a rallentare l’attività degli uffici pubblici e ad aumentare il rischio di errori, favorendo comportamenti difensivi e la proliferazione di contenziosi.
  • Riduzione della fiducia nelle istituzioni e nella giustizia: quando il quadro legale appare arbitrario o soggetto a interpretazioni mutevoli, si mina la credibilità dell’amministrazione e si favorisce lo sviluppo di fenomeni di corruzione e clientelismo.
L’84% delle frasi presenti nei testi legislativi italiani supera il limite di leggibilità di 25 parole, mentre in media ogni 100 parole vi sono quattro rimandi ad altre norme. Questo livello di oscurità testuale e stratificazione normativa comporta tempi più lunghi per l’applicazione delle leggi e un’incidenza diretta sulla crescita economica, il funzionamento delle istituzioni e la qualità dei servizi a cittadini e imprese. Una perdita assai pesante, spesso invisibile, che si riflette in una minore competitività nazionale rispetto ad altri paesi europei.

Il confronto con gli altri paesi europei: la densità legislativa in Europa

Una valutazione comparativa con altri ordinamenti europei mostra che il caso italiano rappresenta un unicum nella proliferazione normativa. Francia, Germania e Regno Unito, ad esempio, gestiscono i rispettivi corpi legislativi attraverso meccanismi periodici di revisione e semplificazione, contenendo il numero totale degli atti normativi a poche migliaia.

Le principali differenze rispetto all’Italia sono:

  • Numero ridotto di disposizioni dedicate a ciascun tema: gli altri sistemi pongono maggiore attenzione alla concentrazione della normativa su specifici argomenti.
  • Maggiore semplicità nella redazione dei testi: le leggi sono pensate per essere immediatamente comprensibili a chiunque debba applicarle, anche grazie alla presenza di organi revisori e comitati per la chiarezza della scrittura.
  • Utilizzo sistematico della tecnica della “codificazione”: il diritto si struttura attorno a codici organici (come il Code Civil in Francia o il Bürgerliches Gesetzbuch in Germania), aggiornati periodicamente piuttosto che affastellati da norme speciali sovrapposte.
  • Procedure di abrogazione e consolidamento regolarmente applicate: leggi e regolamenti superati vengono rimossi o integrati senza esitazioni.
La sproporzione tra il panorama normativo italiano e quello delle nazioni comparabili si riflette anche nelle statistiche internazionali, che vedono l’Italia come uno dei paesi con il più alto numero di testi e un livello elevato di incertezza percepita sia dagli investitori che dai cittadini. La mancata riduzione del numero di leggi prodotte ogni anno in Italia e la difficoltà di abrogazione ne fanno un caso emblematico nel contesto europeo.

Le proposte e le strategie per semplificare il sistema normativo italiano

Per affrontare il problema dell’ipertrofia legislativa, sono state avanzate numerose proposte e strategie di intervento, molte delle quali riprese ciclicamente nel dibattito pubblico e politico. Tra le azioni ritenute più efficaci compaiono:

  • Istituzione di commissioni di semplificazione: organismi permanenti incaricati di verificare, “tradurre” in modo semplice le norme e promuovere la chiarezza espositiva. Nel 2022 sono stati attivati Comitati per la legislazione sia alla Camera che al Senato, pur con risultati marginali fino ad ora.
  • Revisione della tecnica legislativa: incentivare la scrittura chiara delle leggi, con strutture grammaticali brevi e autonome, esplicitando obiettivi e ambiti applicativi di ciascun provvedimento. Si richiama spesso la necessità di seguire i dettami dei principali manuali di scrittura giuridica (come indicato dall’Istituto di teoria e tecniche dell’informazione giuridica e dall’Accademia della Crusca).
  • Schematizzazione e consolidamento tramite tecnologie avanzate: l’impiego di strumenti di intelligenza artificiale e data-governance per identificare norme obsolete, ridurre duplicazioni e consolidare il corpus legislativo in un numero più contenuto di disposizioni principali.
  • Codificazioni settoriali e decadenza automatica di norme inutilizzate: adottare un sistema per cui ogni nuovo provvedimento, trascorso un certo tempo senza utilizzo o giurisprudenza, venga abrogato automaticamente o consolidato nei codici di riferimento.
  • Sperimentazione di linguaggio semplice nei testi giuridici: esempi virtuosi sono emersi anche in Spagna, dove alcune sentenze sono state riscritte in modo comprensibile anche da bambini, dimostrando che semplificazione e chiarezza sono possibili.
In prospettiva, l’unica strada realmente efficace sembra essere quella di una riforma di sistema che punti alla razionalizzazione della produzione normativa, alla semplificazione dei testi e all’introduzione di strumenti tecnologici per il consolidamento e la gestione dinamica dell’ordinamento. Solo attraverso un intervento coordinato, sostenuto da volontà politica, competenze giuridiche avanzate e una cultura della legalità condivisa, sarà possibile restituire centralità al diritto come strumento di sviluppo, inclusione e certezza per tutti gli attori della società italiana.


Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...