Lo smart working rende più facile consumare il pranzo da soli, spesso senza staccare davvero dal lavoro. Uno studio Camst-Censis indaga il costo relazionale di questa abitudine e il valore delle pause condivise.
Il 60,1% degli smart worker coinvolti nel secondo Rapporto Camst Group-Censis segnala almeno una difficoltà legata alla pausa pranzo. Nel 2026, il 36,2% dichiara di saltarla spesso o di mangiare continuando a lavorare al computer. La flessibilità, emerge dai dati, può rendere il pasto più solitario, ridurre le occasioni di incontro e indebolire il senso di appartenenza al gruppo.
La ricerca, intitolata Lo spazio e il cibo - Nuove geografie della socialità, è stata presentata a Bologna il 7 ottobre 2026. A realizzarla sono stati Camst Group, impresa cooperativa attiva nella ristorazione, e il Censis, Centro Studi Investimenti Sociali. Lo studio prende in esame i lavoratori tra i 18 e i 65 anni e osserva come i luoghi in cui si mangia incidano sulle abitudini e sulle relazioni. Per guardare al lato meno visibile del lavoro agile, parte da un gesto quotidiano: la pausa di mezzogiorno.
Lavorare da casa può ridurre i tempi degli spostamenti e lasciare maggiore libertà nell'organizzazione della giornata. Ma il confine tra lavoro e vita privata, quando si assottiglia, finisce per coinvolgere anche il pranzo. La pausa diventa una parentesi breve, facile da sacrificare: il computer resta acceso, arrivano messaggi, si avvicina una scadenza. Mangiare davanti allo schermo sembra la strada più semplice, anche se il lavoro prosegue.
Nel rapporto 2026, il 36,2% degli smart worker afferma di saltare spesso il pranzo o di consumarlo mentre continua a lavorare. Il tempo del pasto e quello professionale si sovrappongono. La giornata prosegue senza una cesura chiara, e la pausa perde parte della sua funzione.
Allontanarsi dalla postazione, cambiare ambiente e staccare gli occhi dallo schermo sono gesti che segnano un'interruzione concreta. Se il pranzo si riduce a pochi minuti alla scrivania, quella separazione viene meno. Una situazione che può nascere occasionalmente finisce così per accompagnare con regolarità la giornata di lavoro agile.
La compagnia a tavola cambia tra lavoro da remoto e presenza. Nel 2026, il 54,7% di chi lavora da casa dichiara di mangiare prevalentemente da solo. Tra chi lavora di solito in azienda, la quota scende al 39,2%.
La casa può essere abitata da familiari o conviventi, ma il pranzo resta spesso un momento individuale per chi lavora da remoto. Nel contesto professionale, questo significa perdere una delle occasioni informali in cui scambiare impressioni e mantenere un contatto quotidiano con i colleghi. A volte bastano pochi minuti insieme perché la conversazione si sposti dal lavoro ad altro; altre volte, invece, ciascuno riprende subito la propria attività.
C'è anche un aspetto pratico. Nel 2026 il 34,9% di chi lavora da remoto si dichiara stressato dall'idea di dover preparare il pasto ogni giorno. Organizzare il pranzo può voler dire pianificare gli ingredienti, cucinare e poi tornare al lavoro. La preparazione entra così nella routine professionale e può essere percepita come un compito in più, invece che come una pausa capace di ricaricare:
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Indicatore della ricerca 2026 |
Dato rilevato |
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Segnala almeno una criticità nella pausa pranzo |
60,1% degli smart worker |
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Salta spesso il pranzo o mangia lavorando |
36,2% degli smart worker |
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Mangia prevalentemente da solo a casa |
54,7% di chi lavora da remoto |
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Mangia prevalentemente da solo in presenza |
39,2% di chi lavora abitualmente in azienda |
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È stressato dal preparare il pasto ogni giorno |
34,9% di chi lavora da remoto |
Le ricadute della pausa solitaria riguardano anche i rapporti tra colleghi. Nel rapporto 2026, il 29,6% degli intervistati dice di sentire la mancanza dei compagni di lavoro quando opera in smart working. Il 26,6% ritiene che l'assenza del pranzo condiviso abbia effetti negativi sulle relazioni professionali.
Un pranzo insieme offre uno spazio di conversazione meno formale di una riunione. Si parla di lavoro, ma anche di esperienze e interessi comuni; ci si conosce meglio e può capitare di entrare in contatto con persone che svolgono ruoli diversi. Sono scambi che fanno parte della vita quotidiana in azienda e che, lavorando da casa, si presentano con minore frequenza.
Il 60,1% degli smart worker segnala almeno una criticità legata alla pausa. Tra le esperienze riferite compaiono il pranzo saltato, la preparazione quotidiana del pasto e la mancanza dei colleghi. Per le aziende, l'organizzazione della pausa diventa un tema concreto quando la flessibilità lascia poco spazio alle interruzioni e ai contatti informali.
Per chi ha partecipato alla ricerca, la pausa può avere un valore che supera il momento del pasto. Nel 2026, l'85,2% ritiene che un pranzo piacevole favorisca buoni rapporti personali con i colleghi. L'82,2% collega il pasto condiviso a un maggiore senso di appartenenza al team e all'azienda. E il 54,2% afferma di aver ricevuto a tavola informazioni o suggerimenti utili per il proprio lavoro.
Quest'ultimo dato richiama la circolazione informale delle informazioni. Una conversazione a tavola può servire a condividere un consiglio, chiarire un passaggio o conoscere un'esperienza utile. Lo scambio avviene fuori dagli appuntamenti strutturati, senza l'agenda di una riunione. Per questo, quando i colleghi lavorano a distanza, può essere più difficile riprodurlo.
Anche il senso di appartenenza si forma nel tempo, attraverso le relazioni e le condizioni di lavoro. Il pasto comune offre alle persone la possibilità di incontrarsi senza un'agenda strettamente professionale. È una pausa, ma anche un'occasione per sentirsi parte di un gruppo e conoscere meglio chi lavora accanto a noi.
La ricerca porta l'attenzione anche sugli ambienti dedicati al cibo. Nel 2026, il 90% del campione considera la presenza di uno spazio adeguato in cui mangiare un segnale di attenzione dell'azienda verso il benessere dei dipendenti. Non occorre pensare per forza a una mensa tradizionale: il ristoro può essere progettato come parte della normale esperienza in ufficio, con luoghi che accolgano esigenze e pause diverse.
Uno spazio adatto non si esaurisce in un tavolo o in un servizio di ristorazione. Deve essere piacevole, permettere di sedersi e conversare, restare accessibile durante la giornata. L'obiettivo è dare ai dipendenti la possibilità di mangiare lontano dalla postazione e di incontrarsi, senza trasformare la pausa in un momento di socialità obbligatoria. Per chi preferisce stare per conto proprio, deve restare una scelta personale.
Tra chi lavora in modalità mista, il 58,5% tornerebbe volentieri in ufficio se fossero disponibili spazi e servizi migliori per condividere il cibo. Le aree comuni possono rendere più attrattiva la giornata in azienda, soprattutto quando rispondono a esigenze quotidiane e vengono considerate parte dell'ambiente di lavoro, non una dotazione marginale.
Ripensare il luogo del pranzo richiede attenzione ai tempi delle pause e all'accessibilità, oltre che alla qualità dell'offerta. Serve un ambiente in cui sia possibile mangiare senza restare davanti al computer e dove i colleghi possano ritrovarsi. La mensa tradizionale può lasciare spazio a soluzioni più flessibili; la funzione, però, resta quella di offrire un luogo adatto al pasto e alla pausa.
Il secondo Rapporto Camst Group-Censis mette in relazione modalità di lavoro diverse. Da casa si può organizzare la giornata con maggiore autonomia; in presenza, il contatto con i colleghi è più immediato. Per il benessere quotidiano conta anche il modo in cui si protegge il tempo della pausa, evitando che il pranzo venga sempre rimandato o consumato ai margini della giornata.
I dati del 2026 intrecciano la gestione concreta del pasto, le occasioni di incontro tra colleghi e il valore attribuito agli spazi aziendali. Il 60,1% degli smart worker segnala almeno una criticità, mentre una larga maggioranza riconosce al pranzo condiviso un ruolo nei rapporti personali, nel senso di squadra e nello scambio di informazioni. Per le imprese, una risposta concreta consiste nel rendere gli spazi di ristoro accoglienti e accessibili, lasciando a ciascuno la libertà di scegliere come trascorrere la pausa.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...