Tra crescita rivista al rialzo e il nodo deficit, la settimana che porta al 22 settembre può decidere lo spazio reale della Manovra 2027, l'ultima prima delle elezioni.
Mentre l'Italia si avvia verso l'ultima Legge di Bilancio di questa legislatura, la settimana appena trascorsa ha messo in fila alcuni tasselli importanti, ma è quella che sta per iniziare a poter davvero indirizzare il percorso della Manovra 2027.
Il clima con cui si arriva a questo appuntamento è, sorprendentemente, positivo. Al Forum Teha di Cernobbio, il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha rivisto al rialzo le stime di crescita: la previsione iniziale, fissata prudenzialmente allo 0,6% anche per via della guerra commerciale sui dazi e della crisi in Medio Oriente, è già stata superata. Il governo parla ora di una crescita acquisita dello 0,8%, con il Pil che potrebbe avvicinarsi all'1% entro fine anno se il trend proseguirà. Anche l'Ufficio parlamentare di bilancio ha rivisto al rialzo le proprie stime, portandole al +0,9%.
Giorgetti ha parlato di "sovranismo pragmatico" nella gestione del debito pubblico e ha ribadito la linea della prudenza, pur riconoscendo che la percezione internazionale dell'Italia è oggi più favorevole di quella interna. Il ministro ha anche lanciato un appello ai fondi pensione nazionali, invitandoli a investire di più nell'economia domestica, notando come capitali esteri, inclusi grandi fondi canadesi, scelgano invece di puntare su aziende italiane.
Parallelamente, il cantiere della Manovra ha preso forma nelle settimane precedenti con la risoluzione parlamentare sulla flessibilità europea per energia e difesa, e con un vertice tra la premier Giorgia Meloni, lo stesso Giorgetti e i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini. Da quel confronto emerge un possibile spazio di manovra tra i 30 e i 40 miliardi di euro, a cui potrebbero aggiungersi circa 14 miliardi di flessibilità concessa dall'Ue tra energia e difesa (fino allo 0,6% del Pil per l'energia e allo 0,9% cumulato fino al 2028 per la difesa).
Tra i temi che hanno animato il dibattito politico di questi giorni c'è stata anche la proposta di Forza Italia, con Tajani in prima linea, per l'abolizione del bollo auto, definito dal partito una sorta di "patrimoniale mascherata". Il nodo resta però lo stesso di sempre: servirebbero circa 7,5 miliardi di euro per compensare le Regioni, che oggi utilizzano quel gettito per finanziare sanità, trasporto locale e welfare. Tentativi simili erano già stati fatti da Silvio Berlusconi nel 2008 e da Matteo Renzi nel 2016, senza mai arrivare in porto per lo stesso ostacolo finanziario.
Al centro delle discussioni ci sono diverse misure, con gradi di consenso molto diversi tra loro.
Sul fronte fiscale, l'ipotesi su cui converge l'intera maggioranza è l'estensione dell'aliquota Irpef del 33% ai redditi fino a 60.000 euro, oggi fissata a 50.000, con un costo stimato tra i 3 e i 4 miliardi di euro, da compensare con un riordino delle detrazioni per i redditi più alti. Forza Italia spinge inoltre per una flat tax incrementale strutturata al 5% per tutti i contribuenti, per il cashback sanitario e per la defiscalizzazione delle tredicesime.
Il tema pensioni resta uno dei più delicati e divisivi. Con l'uscita definitiva di Quota 103 e Opzione Donna, dal 2027 scatterebbe l'adeguamento automatico dei requisiti alla speranza di vita, con la pensione di vecchiaia che salirebbe a 67 anni e un mese e quella anticipata a 42 anni e 11 mesi per gli uomini. La Lega punta invece a introdurre un'uscita anticipata fissata a 64 anni e una Quota 41 flessibile, con ricalcolo interamente contributivo dell'assegno: una misura dai costi elevati sul lungo periodo, che rischia di dividere la maggioranza.
Restano poi sul tavolo la rottamazione quinquies, che ha una scadenza per la seconda rata fissata al 30 settembre, e da cui si attendono ulteriori sviluppi in vista della nuova Manovra, oltre a un possibile riordino del bollo auto legato alle emissioni, l'ipotesi di un'aliquota agevolata al 5% sugli affitti per gli under 35 e alcuni bonus per le famiglie, non a caso pensati anche in vista delle elezioni politiche del 2027.
Tutto, però, ruota attorno a due appuntamenti chiave, il primo dei quali cade proprio nei prossimi giorni: il 22 settembre, quando l'Istat pubblicherà la certificazione ufficiale sul rapporto deficit/Pil relativo al 2025.
Non si tratta di un dettaglio tecnico qualsiasi. Se il dato confermerà la stima preliminare del 3,1%, l'Italia non potrà chiudere in anticipo la procedura per disavanzo eccessivo aperta dall'Ue nel 2024. Se invece il rapporto scenderà sotto la soglia del 3%, si apriranno margini di finanza pubblica più ampi per costruire la Manovra. Secondo alcune ricostruzioni circolate nei giorni scorsi, la differenza potrebbe giocarsi su una frazione minima, appena lo 0,01% di Pil, corrispondente a poco più di venti milioni di euro: un margine talmente ridotto da rendere l'esito tutt'altro che scontato.
La posta in gioco è alta. Restare dentro la procedura d'infrazione significherebbe, tra le altre cose, difficoltà di accesso pieno al fondo Safe per la difesa e la rinuncia a uno spazio stimato in circa 6,4 miliardi di euro, tra minori interessi e fine dei vincoli più stringenti legati al deposito cauzionale per il deficit eccessivo. Un margine che potrebbe fare la differenza tra una Manovra ordinaria e una capace di finanziare davvero le misure più ambiziose in discussione, incluso il taglio Irpef per il ceto medio.
Dopo il 22 settembre, il percorso della Legge di Bilancio proseguirà rapidamente: il 2 ottobre è atteso il Consiglio dei Ministri per l'approvazione del Documento Programmatico di Finanza Pubblica, che sostituisce la vecchia Nadef e traccia il perimetro della Manovra, mentre il 15 ottobre scade il termine perentorio per l'invio a Bruxelles del Documento Programmatico di Bilancio.
Il quadro che emerge da questa settimana è quello di un governo che si presenta all'appuntamento con la Manovra 2027 forte di dati macroeconomici migliori del previsto, ma che deve ancora sciogliere nodi politici importanti, dalle pensioni al bollo auto, passando per la copertura delle misure fiscali più costose. La certificazione Istat del 22 settembre non è quindi un semplice passaggio tecnico, ma il vero spartiacque che determinerà quanto spazio avrà davvero il governo Meloni per costruire quella che, va ricordato, sarà l'ultima Manovra prima delle elezioni politiche del 2027.
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...