Negli ultimi 2 anni la Lombardia sta vivendo una fase di drammatica trasformazione, con ripercussioni evidenti sull'intero tessuto produttivo. Le recenti statistiche confermano un quadro preoccupante: la regione, storicamente considerata locomotiva economica d’Italia, registra una crescente ondata di chiusure, liquidazioni e dissesti aziendali. Non ne risentono solo il commercio e l’edilizia, tradizionali pilastri del territorio, ma anche la macchina giudiziaria, sempre più sotto pressione a causa dell’aumento delle procedure concorsuali e delle cause civili legate alle crisi aziendali. L’equilibrio industriale e sociale, di conseguenza, appare compromesso, mettendo a dura prova la resilienza di imprenditori, lavoratori e istituzioni.
Numeri e tendenze dei fallimenti in Lombardia: dati aggiornati e confronto nazionale
I dati più recenti illustrano con chiarezza le dimensioni della crisi che ha investito la regione. Nel solo primo semestre del 2025 sono state registrate 1.023 liquidazioni giudiziali in Lombardia, con un trend in crescita del 9% rispetto all’anno precedente. I dati del secondo trimestre evidenziano come 543 liquidazioni giudiziali siano avvenute tra aprile e giugno, rappresentando circa il 20% delle procedure a livello nazionale. Milano si conferma il principale epicentro con 460 casi nei primi sei mesi dell’anno, seguita da Brescia (139), Bergamo (91), Monza e Brianza (85) e Varese (61). Nelle aree dell’Alta Lombardia, sebbene i numeri assoluti siano minori, la crescita delle procedure evidenzia una tendenza diffusa.
- Dal confronto con il 2024 emerge un incremento del 17,2% delle procedure fallimentari in Italia, con la Lombardia che incide per oltre il 30% del totale nazionale.
- Le liquidazioni volontarie, altro indicatore della sofferenza imprenditoriale, sono aumentate del 12,7%, mentre gli strumenti di gestione della crisi (concordati preventivi e misure cautelari) hanno segnato un incremento del 170% dal 2022 al 2023 tra le società di capitali.
- Il terzo trimestre 2025, nonostante la consueta flessione estiva, conta 400 liquidazioni giudiziali in Lombardia su 1.899 totali in Italia, pari al 21%: la regione si conferma la più esposta a livello nazionale.
La fotografia complessiva mostra una progressiva difficoltà soprattutto tra le PMI legate all’export e ai mercati internazionali, dove le turbolenze economiche e le nuove tensioni geopolitiche impattano in modo particolarmente severo sulle strategie di sopravvivenza aziendale.
Settori e territori più colpiti: commercio, edilizia e manifattura sotto pressione
La crisi delle imprese in Lombardia non si distribuisce in modo omogeneo ma colpisce settori e territori in modo selettivo. Commercio, costruzioni e manifattura risultano i comparti maggiormente sotto pressione:
- Il commercio riportava a metà 2025 un incremento del 16% delle liquidazioni tra primo e secondo trimestre, risultando il comparto più esposto sia a livello regionale che nazionale.
- L’edilizia ha registrato un aumento del 22% nel periodo, in particolare per effetto della fine degli incentivi post-pandemici e del rallentamento degli investimenti immobiliari.
- Per il settore manifatturiero, seppur con numeri lievemente inferiori, emerge una pressione costante, soprattutto nei segmenti orientati all’export e nelle filiere locali.
L’analisi territoriale mostra che:
- Milano rimane il principale baricentro della crisi, sia in termini assoluti sia in relazione alla varietà delle attività coinvolte (negozi storici, ristoranti, imprese immobiliari e attività di servizio).
- Brescia, Bergamo, Monza e Brianza e Varese rappresentano i territori più fragili dopo il capoluogo, seguiti da Cremona, Pavia, Como, Lecco e Sondrio.
Le cause della crisi sono molteplici e riflettono le differenti vulnerabilità dei territori: se il commercio risente della concorrenza dell’online e delle fluttuazioni dei consumi, l’edilizia soffre per l’assenza di incentivi e per la volatilità di un settore storicamente ciclico. La manifattura, infine, paga la dipendenza dall’internazionalizzazione e dai prezzi delle materie prime.
Cause dei fallimenti: rischi, costi crescenti e difficoltà strutturali
Dietro l’aumento delle procedure fallimentari in Lombardia si celano motivazioni complesse, legate sia a dinamiche congiunturali sia a criticità storiche del sistema produttivo:
- Crescita dei costi energetici e dei tassi d’interesse, che grava sulla marginalità delle aziende, soprattutto micro e piccole imprese.
- Inflazione ancora elevata, accompagnata da una pressione fiscale e contributiva che riduce la liquidità disponibile per investimenti e gestione ordinaria.
- Riduzione della domanda interna e difficoltà di accesso ai mercati esteri per effetto di dazi, crisi delle catene di fornitura e scenario macroeconomico incerto.
- Cambiamenti normativi conseguenti al nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (in vigore dal 2022), che ha accelerato l’attivazione delle procedure di liquidazione e reso necessaria una maggiore attenzione agli indicatori di allerta.
- Trasformazioni strutturali legate alla digitalizzazione, alla transizione energetica e all’evoluzione delle abitudini di consumo, che richiedono investimenti in innovazione difficilmente sostenibili da molte realtà.
Non va sottovalutato l’effetto domino prodotto dai fallimenti:
la chiusura di un’azienda impatta sull’intera filiera, coinvolgendo fornitori, dipendenti e territori. Nei distretti tradizionali, come quello manifatturiero o edilizio, una crisi anche limitata può mettere in discussione la sopravvivenza stessa di interi ecosistemi produttivi.
Le misure di salvataggio e le nuove procedure per la gestione delle crisi d’impresa
Il contesto descritto ha imposto una rapida evoluzione delle strategie di tutela e regolazione delle crisi aziendali, a partire dall’applicazione del più recente quadro normativo. Il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza ha introdotto rilevanti novità sia in ottica preventiva sia per quanto riguarda la gestione delle procedure in corso. Tra le principali misure adottate dalle aziende per affrontare i dissesti finanziari, si evidenziano:
- Ricorso crescente a concordati preventivi e ristrutturazioni del debito, strumenti che favoriscono la continuità aziendale e l’accordo con i creditori prima della liquidazione totale.
- Utilizzo delle misure di regolazione unitaria introdotte dal Codice, che comprendono la liquidazione giudiziale, le misure cautelari e i piani di risanamento, con un incremento delle procedure del 37% nel secondo trimestre 2025 rispetto all’anno precedente.
- Attenzione crescente alla prevenzione delle crisi mediante sistemi di allerta precoce e pianificazione finanziaria, oggi obbligatori soprattutto per le società di capitali.
Nell’ultimo anno si è assistito a una diffusione maggiore di strumenti di composizione assistita della crisi, spesso supportata da professionisti come organismi di composizione delle crisi (OCC) e advisor specializzati, sempre più richiesti dalle società per evitare la liquidazione giudiziale.
Sebbene i risultati non siano uniformi, emerge una tendenza a privilegiare percorsi di salvataggio e ristrutturazione rispetto all’uscita repentina dal mercato. Tuttavia, il numero di aziende che riescono a superare la crisi resta ancora limitato rispetto all’entità delle richieste di aiuto presentate ai tribunali lombardi.
Impatto sui tribunali: carichi di lavoro e difficoltà del sistema giudiziario lombardo
L’incremento esponenziale delle procedure concorsuali e delle pratiche di insolvenza ha messo sotto stress la macchina giudiziaria regionale. Nei tribunali di Milano e delle principali città lombarde il numero di cause e di procedimenti legati alle crisi aziendali ha raggiunto livelli senza precedenti. Alcuni dati emblematici:
- Solo a Milano sono state avviate oltre 700 procedure di liquidazione giudiziale nel 2024, a cui si aggiungono centinaia di richieste di concordato e ristrutturazione del debito.
- Le corti delle province più colpite si trovano ad affrontare carichi di lavoro che superano del 30-40% la media degli anni precedenti, con inevitabili rallentamenti e aggravio sui tempi della giustizia civile.
- I magistrati e i funzionari denunciano la difficoltà di gestione dei fascicoli, spesso aggravata dalla mancanza di risorse strutturali, personale e strumenti digitali adeguati.
L’allungamento dei tempi processuali,
oltre a generare incertezza tra le imprese coinvolte, può tradursi in ulteriori perdite di valore per i patrimoni aziendali, impedendo spesso soluzioni tempestive di salvataggio. La necessità di un adeguamento del sistema giudiziario mediante investimenti in risorse umane, tecnologia e semplificazione delle procedure è oggi più attuale che mai.
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Il Dott. Marco Castagna è un esperto consulente senior nel settore delle imprese con oltre 15 anni di esperienza. Laureato in Economia Aziendale, la sua competenza si estende alla consulenza strategica, gestione delle risorse e ottimizzazione dei processi aziendali, rendendolo una figura di riferimento per molte aziende in crescita. Residente a Venezia, Marco ha collaborato con diverse start-up...