La storia di Nicolò Govoni, che dall’India ha fondato Still I Rise, scuole di eccellenza per i bambini più vulnerabili del mondo, fino alla candidatura al Nobel per la Pace.
C’è un tipo di storia che piace a tutti, perché ribalta le aspettative: quella di chi sembrava destinato a rimanere ai margini e invece cambia la vita di migliaia di persone. Nicolò Govoni è l’esempio perfetto. Studente poco brillante e con scarsa fiducia in sé, è partito per l’India ancora giovanissimo e ha trovato lì ciò che in Italia non riusciva a vedere: una vocazione. Oggi è il fondatore di Still I Rise, un’organizzazione che porta istruzione di alta qualità ai bambini più vulnerabili del pianeta, e il suo nome è stato proposto per il Premio Nobel per la Pace.
In questo articolo ripercorriamo il suo percorso, dai banchi di scuola ai campi profughi, per capire perché la sua storia è diventata un caso internazionale di imprenditoria sociale.
Nato in Lombardia nel 1993, Nicolò Govoni racconta spesso di essere stato un ragazzo demotivato e tutt’altro che modello. A scuola i risultati erano deludenti, l’autostima era bassa e il futuro appariva incerto. Non c’erano segnali di un destino fuori dall’ordinario: nessun talento precoce, nessuna strada già tracciata.
Proprio questa normalità è uno degli aspetti che rendono la storia di Nicolò Govoni così potente. Non si tratta di un prodigio, ma di una persona che, in un momento di smarrimento, ha scelto di cambiare direzione. Quando racconta quel periodo, Govoni insiste su un punto: un voto basso non definisce il valore di una persona, e il talento può emergere in contesti diversi da quello scolastico tradizionale.
Intorno ai vent’anni, invece di inseguire un percorso convenzionale, Govoni decide di partire come volontario in India. Qui entra in contatto con un orfanotrofio, dove vive e lavora a stretto contatto con bambini privi di famiglia, di risorse e di prospettive.
È in questo ambiente che avviene la trasformazione. Govoni si rende conto di quanto sia prezioso il diritto all’istruzione e di quanto sia ingiusto che milioni di bambini ne siano privati. Non si limita a dare una mano per qualche mese: resta, si assume responsabilità sempre maggiori e comincia a immaginare cosa potrebbe cambiare se quei bambini avessero accesso a un’istruzione davvero di qualità.
L’esperienza indiana lo segna in modo profondo e lo porta a scrivere. I suoi libri raccontano senza filtri il rapporto con i bambini dell’orfanotrofio, le difficoltà, le sconfitte e le piccole vittorie quotidiane. La scrittura diventa anche un modo per sensibilizzare l’opinione pubblica e far conoscere realtà lontane dai riflettori.
Dopo l’India, Govoni sposta il proprio impegno verso un’altra emergenza globale: quella dei rifugiati. Lavora nei contesti più difficili, in particolare nelle zone segnate dalla crisi migratoria e dal conflitto siriano, dove migliaia di minori vivono senza scuola, senza stabilità e senza futuro.
Qui matura la convinzione che l’istruzione sia la forma di aiuto più efficace e duratura. Il cibo e i beni di prima necessità sono fondamentali nell’immediato, ma solo l’educazione permette a un bambino di costruirsi un domani e di spezzare il circolo della povertà. Da questa intuizione nasce un progetto ambizioso, che unisce competenza, visione e capacità organizzativa.
Nel 2018 Govoni fonda Still I Rise, un’organizzazione internazionale con una missione chiara: garantire istruzione di eccellenza ai bambini in situazioni di crisi, rifugiati, orfani e minori che vivono in aree di conflitto o in povertà estrema.
Il nome richiama la poesia di Maya Angelou e racchiude lo spirito del progetto: rialzarsi nonostante tutto. Il modello è radicalmente diverso da quello di molte realtà umanitarie, per tre motivi:
Il lavoro di Govoni ha attirato l’attenzione internazionale e, ancora molto giovane, il suo nome è stato proposto per il Premio Nobel per la Pace, diventando uno dei candidati più giovani di sempre. Una candidatura non equivale a una vittoria, ma è già un riconoscimento enorme, che certifica l’impatto del suo operato e il valore del messaggio che porta avanti.
Negli anni sono arrivati anche altri riconoscimenti e una crescente visibilità mediatica. Nonostante ciò, Govoni continua a presentarsi come una persona normale con un obiettivo preciso, più interessata a far crescere i risultati dell’organizzazione che a coltivare la propria immagine.
Oltre al valore umanitario, la vicenda di Govoni offre spunti preziosi anche a chi si occupa di imprenditoria, leadership e innovazione sociale. Ecco alcune lezioni chiave.
Il fallimento scolastico non è un destino. Govoni dimostra che l’insuccesso in un contesto specifico non preclude il successo altrove. Spesso il problema non è la persona, ma il contesto in cui è chiamata a esprimersi.
La passione nasce dall’esperienza diretta. Non è stato un piano a tavolino a portarlo dove si trova oggi, ma l’incontro con una realtà concreta. Mettersi in gioco e uscire dalla propria zona di comfort resta il modo più efficace per scoprire ciò che conta davvero.
Un’idea chiara può diventare un modello scalabile. Still I Rise è partita da un’intuizione semplice, l’istruzione come strumento di riscatto, e l’ha trasformata in un’organizzazione strutturata, con una governance, una strategia e una crescita misurabile.
La credibilità si costruisce con la coerenza. Govoni ha vissuto in prima persona ciò che racconta e ha scelto di stare dove i problemi sono più gravi. Questa coerenza tra parole e azioni è uno dei fattori che rafforzano la fiducia di sostenitori, donatori e partner.
La storia di Nicolò Govoni parla a diversi pubblici. Ai giovani dice che non bisogna lasciarsi definire dai primi insuccessi. Ai genitori e agli insegnanti ricorda che i ragazzi in difficoltà possono avere potenzialità ancora inespresse. A chi lavora nel mondo del business e dell’innovazione mostra che un’idea con impatto sociale può essere gestita con rigore e visione, senza perdere di vista la missione.
Soprattutto, ci ricorda che l’istruzione è un diritto fondamentale e che garantirla ai bambini più fragili significa investire sul futuro di intere comunità. In un’epoca di crisi globali, conflitti e migrazioni, il lavoro di organizzazioni come Still I Rise indica una strada concreta.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...