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Non ha una casa eppure vive in ville da sogno: come ci riesce una donna 55enne e come si può provare ad imitarla

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il
Non ha una casa eppure vive ville sogno come riesce

Amber ha 55 anni, nessuna casa di proprietà e oltre 50 località visitate in tre anni grazie al house sitting. Come funziona e quanto si risparmia.

C’è chi sogna una casa al mare per la vecchiaia e chi, a 55 anni, decide di non comprarne nessuna. Amber Campbell appartiene alla seconda categoria. Dopo aver cresciuto i figli ha scelto di diventare custode di case a tempo pieno, una professione che in inglese si chiama house sitting e che le permette di abitare in residenze bellissime, in giro per il mondo, senza pagare un affitto. In quasi tre anni ha provato più di 50 località, dalle grandi città alle isole più remote, e la domanda da cui era partita, cioè dove andare in pensione, è ancora senza risposta.

Chi è Amber e perché ha scelto una vita senza casa

La storia di Amber parte da un momento che molte donne riconoscono: i figli sono cresciuti, la routine si svuota e arriva la domanda su cosa fare dei prossimi vent’anni. Invece di restare nella casa di sempre o di pianificare il classico trasloco verso un posto tranquillo, Amber ha scelto di sperimentare prima di decidere.

Aveva iniziato con qualche incarico di prova. Dopo pochi mesi le piaceva così tanto da regalare quasi tutto ciò che possedeva, mettere il resto in deposito e passare al house sitting a tempo pieno. Da allora vive con le valigie, passando da una casa all’altra e da un paese all’altro, da Washington fino al Messico. La sua è una scelta consapevole di minimalismo abitativo, ma con un obiettivo preciso: usare il tempo in movimento per capire che cosa vuole davvero dalla pensione.

L'house sitting è un accordo semplice. Una famiglia o un singolo proprietario deve assentarsi per alcuni giorni, settimane o mesi. Non vuole lasciare la casa vuota e spesso ha animali domestici che richiedono cure quotidiane. Un custode si trasferisce nell’abitazione, la tiene in ordine, si occupa degli animali e a volte del giardino. In cambio vive gratis nell’immobile, senza canone né bollette a carico, secondo gli accordi presi.

Non si tratta di una vacanza permanente. Chi fa questo mestiere assume responsabilità vere, e per questo contano alcune qualità:

  • affidabilità, perché si custodisce un bene di valore e a volte animali anziani o malati;
  • comunicazione chiara con i proprietari, prima, durante e dopo l’incarico;
  • flessibilità, perché ogni casa ha regole, abitudini e imprevisti diversi;
  • referenze e recensioni positive, che diventano il vero capitale di un custode.
Gli incarichi si trovano di solito su piattaforme online dedicate, dove proprietari e custodi si scelgono a vicenda, spesso dopo una videochiamata di presentazione.

Soggiorni brevi, case diverse, nessun vincolo

Il ritmo di Amber è questo: resta in ogni abitazione da due settimane a tre mesi, abbastanza per conoscere un luogo senza firmare un contratto d’affitto, comprare casa o legarsi a una comunità. 

È proprio questa formula a rendere il house sitting interessante per chi sta valutando dove andare in pensione. Due settimane bastano per capire se un quartiere è vivibile, ma tre mesi permettono di vedere come cambia la quotidianità: il clima nelle stagioni difficili, il costo reale della spesa, la qualità dei servizi sanitari, la facilità di fare amicizie, i trasporti, il rumore, la solitudine.

Una vacanza di sette giorni non mostra nulla di tutto questo. Vivere in un posto per qualche mese, invece, ne rivela il carattere vero.

I numeri raccontano bene l’esperienza di Amber. In tre anni ha provato più di 50 località e ancora non sa dove vorrà trascorrere la pensione. Il suo percorso ha toccato centri urbani vivaci e piccole isole isolate, ville di lusso e case di campagna, città dove si cammina ovunque e luoghi dove senza auto non si fa nulla. 

Questa varietà ha un valore concreto. Ogni nuova sistemazione funziona come un test di vita reale: ti accorgi di che cosa ti manca e di che cosa invece non ti serve. Per molte persone, immaginare la pensione in un paese esotico è affascinante finché non si scopre che la sanità è lontana, che la lingua pesa più del previsto o che la lontananza dai familiari fa più male di quanto si pensasse. Amber, in sostanza, prova prima di scegliere, e lo fa a costo molto più basso rispetto a un trasloco definitivo andato male.

Il dettaglio più interessante della storia è che la domanda iniziale non ha ancora una risposta. Dopo tre anni e decine di incarichi, Amber non sa dove vorrà andare in pensione, ma ha un’idea molto più chiara di come vuole viverla. 

È un risultato più prezioso di quanto sembri. Spesso la scelta del luogo ideale si basa su stereotipi: il sole, il mare, il costo basso della vita. Dopo decine di esperienze, invece, emergono criteri più personali, per esempio:

  • la vicinanza a una comunità, anche piccola, in cui sentirsi parte di qualcosa;
  • la possibilità di muoversi a piedi senza dipendere dall’auto;
  • il rapporto con la natura e con gli animali, che nel house sitting sono quasi sempre presenti;
  • il livello di assistenza sanitaria raggiungibile;
  • il bisogno di cambiamento o, al contrario, di stabilità.
Forse la pensione di Amber non sarà in un solo posto. Potrebbe essere una vita a rotazione tra due o tre basi, oppure la continuazione di questo stile nomade più a lungo di quanto previsto.

I lati meno luminosi di questa scelta

Raccontare solo gli aspetti da sogno sarebbe poco onesto. Vivere senza una casa propria comporta rinunce e rischi che chi legge dovrebbe valutare con calma.

Instabilità. Senza un luogo fisso, ogni imprevisto pesa di più: un incarico che salta, un proprietario che cambia piano, un’emergenza di salute lontano da casa.

Fatica emotiva. Cambiare casa, città e abitudini ogni poche settimane stanca. C’è chi dopo qualche mese sente la mancanza di un angolo davvero proprio.

Responsabilità. Un animale che si ammala o un guasto alla casa durante il soggiorno richiedono sangue freddo e prontezza.

Relazioni a distanza. Amici e famiglia diventano, per forza di cose, contatti da videochiamata più che presenze quotidiane.

Aspetti legali e fiscali. Chi è sempre in movimento deve capire dove risulta residente, quali visti servono e come funzionano tasse e previdenza. Prima di partire conviene un confronto con un consulente.

Come iniziare se vuoi provare il house sitting

La storia di Amber non è un’offerta di lavoro, ma può diventare una traccia per chi è curioso. Un percorso prudente potrebbe essere questo:

  1. Parti con un incarico breve e vicino a casa, per capire se il ruolo fa per te.
  2. Costruisci un profilo credibile, con foto, presentazione sincera e, appena possibile, referenze di chi ti ha ospitato.
  3. Leggi con attenzione ogni annuncio, chiarendo compiti, tipo di animali, durata e regole della casa.
  4. Parla sempre con i proprietari prima di accettare, preferibilmente in videochiamata.
  5. Prepara un piano B, con un po’ di risparmi e una soluzione di alloggio se qualcosa va storto.
  6. Aumenta gradualmente la durata e la distanza degli incarichi, senza vendere tutto al primo entusiasmo.
La vicenda di Amber suggerisce che la pensione non debba per forza coincidere con un trasloco definitivo in un luogo scelto a tavolino. Per una generazione di cinquantenni e sessantenni attivi, in salute e curiosi, l’idea di sperimentare prima di stabilirsi è sempre più attraente.

Non esiste una formula valida per tutti. C’è chi ha bisogno di radici, di una casa piena di ricordi e di vicini conosciuti da decenni. Ma per chi si domanda “e adesso?” dopo aver cresciuto i figli, la scelta di Amber mostra che esiste un’alternativa concreta: viaggiare, abitare luoghi diversi, mettere alla prova i propri desideri e solo alla fine decidere.

Il suo percorso è ancora aperto, e forse è proprio questo il punto. A 55 anni, senza una casa di proprietà e con oltre 50 luoghi alle spalle, Amber non ha trovato la destinazione, ma ha scoperto come vuole vivere. Per molti, è già una risposta molto preziosa.




Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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