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Non è l'alcol, non è il cellulare: per 1 italiano su 4 che fa un incidente in auto, la causa è lo stress sul lavoro

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Lo stress lavoro-correlato è una causa sottovalutata di incidenti stradali tra gli italiani. Analisi, dati e strategie per comprenderne gli effetti, tutelare i lavoratori e promuovere sicurezza e benessere.

La sicurezza sulle strade italiane si intreccia sempre più con le condizioni psicologiche dei lavoratori. Nel contesto attuale, un considerevole numero di incidenti avviene non solo a causa di disattenzioni classiche o violazioni del Codice della strada, ma come conseguenza diretta delle pressioni e delle tensioni accumulate nei luoghi di lavoro. Le ricerche mettono in risalto una realtà spesso trascurata: per almeno un quarto degli automobilisti coinvolti in sinistri, la vera causa va ricercata proprio nello stress derivante dall'attività professionale.

Lo stress lavorativo modifica la percezione, riduce la soglia di attenzione e può innescare comportamenti rischiosi durante la guida. Questa correlazione trova particolare riscontro nelle regioni caratterizzate da traffico intenso e da modalità organizzative che espongono i dipendenti a carichi prolungati o a tempo limitato per le consegne. Il rischio di incidenti cresce quindi all'aumentare delle pressioni e delle aspettative legate alla produttività, condizione che richiama la necessità di un'analisi approfondita sulle interazioni tra ambiente lavorativo e sicurezza stradale.

L'impatto dello stress sul lavoro sulla sicurezza stradale

Quanto pesa una giornata di lavoro sulla sicurezza del viaggio di ritorno? Più di quanto molti automobilisti siano disposti ad ammettere. Pressioni, conflitti, scadenze, turni prolungati e incapacità di staccare mentalmente dall'ufficio possono accompagnare il dipendente fino al parcheggio, salire con lui in automobile e trasformarsi in distrazione, stanchezza o aggressività.

Il riferimento a un italiano su quattro nasce dalle rilevazioni che hanno collocato intorno al 27% la quota di lavoratori italiani esposti allo stress lavoro-correlato. N'è una statistica ACI-Istat capace di attribuire direttamente allo stress un sinistro su quattro. Indica una vasta platea di persone per le quali la pressione accumulata durante il lavoro può innalzare il rischio quando si mettono al volante.

Le rilevazioni più recenti descrivono un problema persino più esteso: secondo i dati nazionali pubblicati da Gallup nel 2026, il 51% dei dipendenti italiani dichiara di avere provato molto stress nel giorno precedente, contro una media europea del 39%

La letteratura epidemiologica e le ricerche condotte negli ultimi anni in Italia e in Europa confermano il nesso fra stress sul lavoro e incidenti stradali. Un'indagine paneuropea realizzata da Geotab, evidenzia che il 94% degli autisti italiani di veicoli commerciali ritiene che lo stress lavorativo peggiori sensibilmente la guida, dato superiore alla già allarmante media europea. Al tempo stesso, oltre il 59% del campione collega le cause primarie degli incidenti non solo al cellulare, ma anche a fattori come stanchezza, pressioni sul lavoro e carichi di responsabilità eccessivi:

  • Aumento del rischio percepito: negli ultimi 5 anni, il 95% degli intervistati ha notato una crescita del rischio incidenti, mentre il 61% parla di incremento significativo.
  • Pressione temporale e carichi di lavoro: la metà dei conducenti dichiara di essere costretto a superare i limiti di velocità per rispettare le scadenze lavorative e il 39% in Italia conferma la tendenza ad aggirare i limiti a causa delle consegne da effettuare.
  • Distrazioni: la distrazione da cellulare viene indicata come prima causa di incidente, seguita da velocità eccessiva, comportamenti scorretti e scarsa sicurezza delle infrastrutture.
Le denunce di infortunio nel settore dei trasporti e magazzinaggio sono cresciute del 13,6% dal 2020 al 2024 e le fatalità sono spesso associate a incidenti occorsi durante spostamenti lavorativi. Secondo il report ETSC, solo tra il 2020 e il 2022 oltre 2.900 morti annue sul lavoro in Europa sono correlate a eventi stradali, con un'incidenza elevata (30-40% dei decessi professionali totali) proprio nei comparti più esposti alla mobilità obbligata. La frammentarietà dei dati ufficiali e la carenza di una definizione armonizzata a livello UE fanno intuire che il fenomeno sia probabilmente sottostimato.

Alla base di molti incidenti vi sono dunque stress, scadenze stringenti, mancanza di supporto organizzativo e carichi psico-fisici eccessivi, che compromettono la lucidità necessaria ad affrontare viaggi lunghi o spostamenti abituali. L'indice di mortalità sugli incidenti avvenuti durante o in itinere rispetto a quelli non stradali è infatti nettamente superiore, anche per la gravità delle lesioni.

Fattori che aumentano il rischio di incidente

L'esposizione quotidiana a molteplici pressioni in ambito lavorativo non solo indebolisce il benessere individuale, ma accresce in modo significativo la probabilità di errori alla guida. Le analisi condotte dall'European Transport Safety Council (ETSC) e da fonti Inail identificano quattro macrocategorie di rischi:

  • Fatica e carico di lavoro: i conducenti affaticati mostrano tempi di reazione ridotti, possono soffrire di episodi di sonnolenza o blackout parziali e sono responsabili fino al 30% degli incidenti mortali.
  • Distrazioni tecnologiche e cognitive: l'uso di dispositivi digitali, la consultazione di navigatori e la gestione multitasking compromette la percezione visiva e cognitiva degli stimoli essenziali.
  • Pressione del tempo: urgenze imposte dagli obiettivi aziendali o dal ritmo delle consegne portano spesso ad assumere comportamenti imprudenti, come il superamento dei limiti di velocità.
  • Condizioni organizzative: turnazioni gravose, scarsa formazione e mancanza di pause programmate contribuiscono al calo di attenzione e aumentano il rischio di comportamenti pericolosi.
Non va sottovalutato il contributo dell'ambiente esterno: lo stato delle infrastrutture, la presenza di traffico intenso o il maltempo peggiorano ulteriormente la capacità di concentrazione. Le politiche aziendali inadeguate o focalizzate solo su produttività e risultati senza curare benessere e sicurezza psicologica risultano aggravanti determinanti nelle dinamiche degli incidenti.

Lo stress non causa l'incidente, ma modifica la guida

Lo stress non agisce come l'alcol, per il quale esistono concentrazioni misurabili e limiti fissati dal Codice della Strada. Non c'è un etilometro capace di stabilire quanta pressione lavorativa abbia condizionato un conducente. Il legame passa attraverso i comportamenti.

Una persona che continua a ripensare a una discussione con il responsabile, a una scadenza mancata o a una comunicazione ricevuta pochi minuti prima può guardare la strada senza elaborare pienamente ciò che vede. Il semaforo viene notato in ritardo, la distanza di sicurezza si accorcia, la precedenza sfugge e la velocità cresce quasi senza rendersene conto.

La ricerca sul pendolarismo mostra che un forte carico mentale alla fine della giornata si associa a maggiore stress durante il tragitto e a condotte meno sicure. L'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro segnala anche un legame tra esperienze negative vissute in azienda e guida aggressiva nel percorso verso casa. Il rischio non deriva dunque da una sola reazione. Si forma attraverso una combinazione di distrazione cognitiva, irritabilità, fretta, ridotta capacità di giudizio e affaticamento.

Conseguenze psichiche degli incidenti legati allo stress

Dopo un evento traumatico stradale legato a stress lavorativo, le ripercussioni non si limitano ai danni fisici. In molti casi emergono disturbi psichici come ansia intensa, attacchi di panico, disturbo post-traumatico da stress (PTSD) e veri e propri processi dissociativi. Reazioni acute di stress possono manifestarsi da subito con sintomi come confusione, stati ansiosi, insonnia e incubi. A medio e lungo termine, diventa più frequente la cronicizzazione sotto forma di depressione, evitamento, difficoltà relazionali e limitazione delle capacità lavorative e sociali.

Secondo quanto riportato da fonti cliniche e dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5), circa il 30% delle persone coinvolte in incidenti sviluppa sintomi dissociativi (depersonalizzazione e derealizzazione) che possono perdurare settimane o mesi, intensificandosi in assenza di trattamento specialistico. Tipico il senso di estraneità dal proprio corpo o dalla realtà, vissuto come non ricordo niente o percependo la vita attraverso un vetro.

  • Difficoltà nel recupero lavorativo e nella gestione delle attività quotidiane
  • Aumento del rischio di isolamento sociale e abuso di sostanze
  • Compromissione della qualità della vita in ambito personale e professionale
Queste conseguenze sottolineano l'urgenza di considerare la dimensione psicologica nella prevenzione e nel supporto post-incidentale, rafforzando la necessità di protocolli integrati per la salute mentale dei lavoratori.




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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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