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Non necessariamente italiana, secondo Bergami anche un gruppo cinese o indiano potrebbe far crescere Ducati

di Alberto Pelletti pubblicato il

Mentre Confindustria lavora a una cordata italiana per Ducati, Massimo Bergami apre a un possibile acquirente cinese o indiano. Il retroscena su Ferdinand Piëch e le sfide industriali che attendono il marchio.

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Mentre Confindustria lavora a un dossier per riportare Ducati sotto controllo italiano, in caso di una futura cessione da parte di Volkswagen, una voce autorevole introduce nel dibattito una prospettiva completamente diversa Massimo Bergami, presidente della Bologna Business School ed ex componente del consiglio di amministrazione della casa motociclistica di Borgo Panigale, ha dichiarato che anche un gruppo cinese o indiano potrebbe rappresentare una scelta capace di far crescere ulteriormente il marchio bolognese, in netto contrasto con la narrazione patriottica che sta dominando queste settimane

Il contesto, tra revisione del portafoglio Volkswagen e assemblee industriali

Il dibattito sul futuro di Ducati si è acceso negli ultimi giorni dopo che il Gruppo Volkswagen ha confermato di aver avviato una revisione complessiva del proprio portafoglio di marchi e attività Anche l'amministratore delegato di Audi, Gernot Döllner, ha ammesso pubblicamente che Ducati rientra tra le valutazioni in corso, un'ammissione che secondo gli osservatori del settore segna il passaggio da semplice indiscrezione a scenario concretamente sul tavolo, pur senza che sia stata presa alcuna decisione definitiva

Proprio in questo clima di incertezza, il presidente nazionale di Confindustria Emanuele Orsini è intervenuto durante l'assemblea pubblica di Confindustria Emilia Area Centro a Bologna, confermando che l'associazione degli industriali sta lavorando a un dossier per favorire, qualora Volkswagen decidesse effettivamente di separarsi dal marchio, la nascita di una cordata di imprenditori italiani interessati a rilevare l'azienda "Ci stiamo lavorando", ha dichiarato Orsini, definendo Ducati "un vanto di Bologna, dell'Emilia Romagna, dell'Italia", al pari di altri simboli della cosiddetta Motor Valley come Ferrari, Lamborghini e Dallara Lo stesso Orsini ha inoltre garantito pieno sostegno all'amministratore delegato Claudio Domenicali, definito "una persona estremamente capace", indipendentemente da come si evolverà l'eventuale cambio di proprietà

Va comunque precisato, come sottolineato anche dai sindacati dell'azienda lo scorso 11 settembre, che al momento "la vendita di Ducati non c'è", e che il confronto in corso riguarda ancora esclusivamente gli scenari legati alla più ampia riorganizzazione del gruppo tedesco, senza che sia stata formalizzata alcuna operazione concreta di cessione

La posizione di Bergami, normalità industriale e apertura a capitali esteri

In questo scenario ancora fluido si inserisce la voce di Massimo Bergami, che offre una lettura più distaccata e meno emotiva rispetto al tema Interpellato dal Resto del Carlino, Bergami ha spiegato come non lo sorprenda affatto l'ipotesi di una cessione da parte di Volkswagen, definendola una conseguenza normale in una fase di profonda ristrutturazione dell'intera industria automobilistica europea, in cui i grandi gruppi tendono a rivalutare le proprie partecipazioni, prendendo in considerazione la vendita delle attività ritenute meno strategiche rispetto al core business principale

L'aspetto più interessante delle dichiarazioni di Bergami riguarda però la sua apertura esplicita a soggetti non italiani come possibili nuovi proprietari L'ex membro del consiglio di amministrazione di Ducati ha infatti sottolineato come anche un gruppo cinese o indiano potrebbe rappresentare un'opzione capace di far crescere ulteriormente il marchio bolognese, una posizione che si discosta sensibilmente dalla linea più identitaria portata avanti da Confindustria e da larga parte del mondo politico e sindacale locale

Questa apertura assume un peso particolare se si considera il profilo di chi la esprime Bergami non parla infatti da semplice osservatore esterno, ma da persona che ha avuto accesso diretto, tramite il proprio ruolo nel consiglio di amministrazione, alle dinamiche interne dell'azienda, e la cui posizione professionale alla guida di una business school lo colloca in una prospettiva più orientata alla sostenibilità industriale e finanziaria di lungo periodo, piuttosto che a considerazioni di natura puramente identitaria o localistica

Il precedente storico e la sfida che attende il marchio, qualunque sia il nuovo proprietario

Un elemento che rende ancora più interessante questa discussione riguarda un retroscena storico legato proprio ai vertici del gruppo tedesco Ferdinand Piëch, storica figura di riferimento della famiglia che controlla Volkswagen e grande appassionato di motociclismo, aveva a lungo desiderato Ducati, arrivando persino a rimpiangere per anni di aver lasciato sfumare l'occasione di acquistarla direttamente dallo Stato italiano nel lontano 1984 Quell'occasione mancata trovò poi una sorta di compimento solo decenni più tardi, quando nel 2012 fu Audi, attraverso la controllata Lamborghini, ad acquisire il 100% delle quote di Ducati per circa 747 milioni di euro, portando così il marchio bolognese definitivamente sotto l'ombrello del gruppo di Wolfsburg

Al di là di chi sarà il futuro proprietario, italiano o straniero che sia, resta comunque il tema delle sfide industriali che attendono Ducati nei prossimi anni Come sottolineato anche da altri esponenti del mondo economico bolognese, il marchio dovrà confrontarsi con un mercato delle due ruote in evoluzione, mantenendo alta la propria capacità di innovazione tecnologica e il proprio posizionamento premium, elementi che hanno reso Ducati uno dei nomi più riconoscibili al mondo nel settore motociclistico Proprio su questo punto, la posizione di Bergami appare significativa, un gruppo cinese o indiano, se dotato delle risorse finanziarie e della visione industriale adeguata, potrebbe in teoria garantire a Ducati proprio quegli investimenti necessari per affrontare al meglio queste sfide, indipendentemente dalla nazionalità del capitale coinvolto, un'ipotesi che apre un dibattito destinato probabilmente a proseguire nelle prossime settimane, mano a mano che si chiariranno le reali intenzioni di Volkswagen sul futuro dell'intero portafoglio di marchi del gruppo




Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...