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Non è una supercar, Elkann la chiama navicella spaziale: è la nuova Ferrari Hypersail

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di Alberto Pelletti pubblicato il

John Elkann la definisce una navicella spaziale: la Ferrari Hypersail porta soluzioni da record.

Nel cantiere affacciato su Camp Darby, vicino a Pisa, la sagoma di Ferrari Hypersail prende forma tra impalcature e strutture ancora da completare. È uno scafo da 100 piedi, circa 30 metri, progettato per volare sull’acqua e inseguire record oceanici. Il varo è previsto a Livorno nell’ultima settimana di marzo 2027.

Perché Elkann parla di navicella spaziale

John Elkann, presidente di Ferrari, ha definito Hypersail «più una navicella spaziale che una barca». La frase risale alla presentazione del progetto, nel 2025, e richiama sia l’aspetto futuristico sia l’integrazione tecnologica. Nel disegno della barca, ogni scelta di forma e di peso è legata alla prestazione in mare aperto.

Hypersail è un monoscafo a vela. La silhouette insolita nasce dalla ricerca di una minore resistenza all’acqua e all’aria, insieme alla capacità di sostenere lo scafo su appendici idrodinamiche chiamate foil. Quando le condizioni lo consentono, queste appendici generano portanza e sollevano la barca, che procede così «in volo» sopra la superficie. È la configurazione definita full foiling oceanico, studiata per le lunghe traversate e per la navigazione fuori dalle acque controllate.

La vela, il vento e il lavoro dei velisti restano al centro del progetto. La novità sta nel modo in cui scafo, appendici, sistemi elettronici e produzione di energia sono concepiti come parti di un unico insieme. È questa integrazione a dare alla barca l’aspetto e il funzionamento che hanno suggerito a Elkann il paragone con un veicolo spaziale.

Dal progetto di Verdier alla guida tecnica Ferrari

La progettazione navale è firmata dal francese Guillaume Verdier, architetto specializzato in barche da competizione e soluzioni per il foiling. A coordinare il lavoro del team è Marco Guglielmo Ribigini, ingegnere Ferrari. Al progetto partecipano competenze di architettura navale, aerodinamica, materiali, elettronica e controllo dei sistemi.

Il contributo dell’automotive riguarda il metodo con cui affrontare problemi comuni: contenere la massa, gestire i flussi, controllare le reazioni del mezzo e rendere efficienti i sistemi. Le condizioni, però, sono quelle del mare. Sull’auto le forze dipendono dall’asfalto e dalla velocità su strada; su Hypersail cambiano con onde, vento e assetto. Le soluzioni vengono perciò sviluppate e verificate in funzione dei carichi e delle condizioni oceaniche.

La barca è pensata anche come piattaforma sperimentale. Le tecnologie coordinano la navigazione con la gestione energetica e il controllo delle appendici. La prestazione dipende dall’integrazione: una vela più potente, per esempio, deve lavorare insieme a foil, chiglia e sistemi di governo, mantenendo stabilità e sollecitazioni compatibili con una navigazione prolungata. Il comportamento di un elemento incide su quello degli altri, e il progetto deve tenere conto di questo equilibrio.

Scafo, albero e vele: le proporzioni del progetto

Nella configurazione presentata nel 2026, Hypersail è lunga 100 piedi, ha un albero alto 35,5 metri e una superficie velica di 462 metri quadrati. Le proporzioni sono già evidenti nel cantiere: l’albero supera l’altezza di un edificio residenziale e le vele mettono a disposizione un’ampia superficie per raccogliere la spinta del vento.

In una traversata oceanica, la barca deve mantenere velocità e controllo per periodi lunghi, anche quando le condizioni cambiano rapidamente. Per questo la struttura deve unire leggerezza e resistenza ai carichi elevati. La fibra di carbonio e la cura dedicata a ogni elemento strutturale rispondono a questo obiettivo: ridurre la massa migliora l’efficienza, mentre affidabilità e sicurezza restano requisiti della navigazione.

Anche l’aerodinamica entra nel disegno. Quando lo scafo si solleva, la barca incontra l’aria con un profilo diverso rispetto a quello di un’imbarcazione che procede immersa. Sovrastrutture e cockpit concorrono quindi alla prestazione, insieme alle vele e alle appendici. La forma esterna nasce dai vincoli tecnici del progetto e contribuisce a risolverli.

Due foil, chiglia basculante e doppia randa

Il sostegno in navigazione si basa su due foil e una chiglia basculante. I foil producono portanza e aiutano a mantenere lo scafo sollevato; la chiglia mobile concorre all’assetto e alla stabilità, spostandosi in funzione delle esigenze della barca. Il comportamento delle diverse parti deve restare coordinato mentre cambiano vento, onda e velocità.

La velatura comprende una doppia randa, con due superfici sovrapposte o accoppiate. Questa soluzione permette di intervenire sulla forma del profilo e sulla spinta generata dal vento. Conta dunque la quantità di vela esposta, ma anche il modo in cui viene modellata: regolazioni precise aiutano a sfruttare le condizioni favorevoli e a mantenere il controllo quando il vento aumenta.

L’elettronica supporta il controllo della barca e la gestione delle regolazioni. Ai velisti resta il compito di interpretare il mare e scegliere come condurre Hypersail: la navigazione richiede decisioni, strategia e capacità di reagire alle condizioni effettive.

Energia di bordo: sole, vento e leggerezza

Nel progetto presentato nel 2026, circa 100 metri quadrati di pannelli solari sono integrati nella coperta e nelle murate. La capacità indicata è di circa 20 kW. Alla produzione fotovoltaica si aggiungono pale eoliche installate a poppa e sistemi che recuperano energia dal movimento della barca. L’obiettivo è alimentare i dispositivi di bordo senza ricorrere a un motore a combustione per la propulsione.

L’elettricità alimenta elettronica, strumenti, controlli e attuatori che intervengono su vele e appendici. La gestione energetica incide direttamente sul peso: batterie più grandi aumentano le riserve, ma aggiungono massa; un sistema più leggero deve comunque fornire potenza sufficiente quando serve. Produzione, accumulo e consumi vanno quindi dimensionati considerando le condizioni variabili della navigazione.

Nel bilancio complessivo rientrano materiali e apparati. Pannelli, batterie, cablaggi e dispositivi contribuiscono tutti alla massa della barca. Ogni chilogrammo ha un costo, e ogni riduzione va messa in relazione con durata, affidabilità e sicurezza. È uno dei punti in cui il metodo dell’ingegneria automobilistica si confronta con le esigenze specifiche della vela oceanica.

Il cockpit è una cellula di sopravvivenza

La ricerca di efficienza raggiunge anche gli spazi abitabili. Il cockpit è un ambiente protetto e raccolto, più simile a una cellula di sopravvivenza che a una cabina da crociera. In una regata oceanica i velisti affrontano rumore, vibrazioni, umidità e sollecitazioni continue, mentre la barca procede a velocità elevate. Il progetto punta a proteggere l’equipaggio mantenendo contenute le dimensioni e la resistenza aerodinamica.

Il riposo è organizzato per turni. Le amache consentono di dormire in spazi minimi, alternando il recupero alla conduzione e alle attività di bordo. Nella configurazione descritta nel 2026, i turni indicati durano circa quattro ore. La sistemazione è funzionale a una competizione di lunga durata, durante la quale il riposo deve conciliarsi con la necessità di essere pronti a intervenire.

Per giorni, l’equipaggio vive in un ambiente ristretto, con poco spazio per muoversi e riposare. La velocità comporta fatica e scomodità; in cambio, la struttura offre protezione e sostiene il rendimento della barca. La leggerezza si paga a bordo: meno volume e minore massa aiutano Hypersail, ma restringono gli spazi e le comodità a disposizione delle persone.

L’obiettivo dichiarato è competere per record oceanici, portando il concetto di monoscafo volante sulle lunghe distanze. Per Hypersail sono state indicate velocità fino a 100 km/h. Il mare, la direzione del vento, l’affidabilità dei sistemi e le capacità dell’equipaggio entreranno tutti in gioco durante le traversate, dove contano il ritmo mantenuto e il tempo necessario a coprire l’intero percorso.

Il varo, previsto a Livorno nell’ultima settimana di marzo 2027, aprirà la fase delle prove in acqua. I test riguarderanno il comportamento dei foil, il controllo della barca, la gestione dell’energia e l’affidabilità dell’insieme. Per Ferrari, sarà il passaggio dal cantiere alla navigazione oceanica: il momento in cui l’equipaggio potrà mettere alla prova il progetto nelle condizioni reali del mare.

Hypersail concentra tecnologia, leggerezza e controllo in una barca dalle forme insolite. Il progetto entrerà nella sua fase successiva a Livorno, con il varo fissato per la fine di marzo 2027.




Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...