John Elkann la definisce una navicella spaziale: la Ferrari Hypersail porta soluzioni da record.
Nel cantiere affacciato su Camp Darby, vicino a Pisa, la sagoma di Ferrari Hypersail prende forma tra impalcature e strutture ancora da completare. È uno scafo da 100 piedi, circa 30 metri, progettato per volare sull’acqua e inseguire record oceanici. Il varo è previsto a Livorno nell’ultima settimana di marzo 2027.
John Elkann, presidente di Ferrari, ha definito Hypersail «più una navicella spaziale che una barca». La frase risale alla presentazione del progetto, nel 2025, e richiama sia l’aspetto futuristico sia l’integrazione tecnologica. Nel disegno della barca, ogni scelta di forma e di peso è legata alla prestazione in mare aperto.
Hypersail è un monoscafo a vela. La silhouette insolita nasce dalla ricerca di una minore resistenza all’acqua e all’aria, insieme alla capacità di sostenere lo scafo su appendici idrodinamiche chiamate foil. Quando le condizioni lo consentono, queste appendici generano portanza e sollevano la barca, che procede così «in volo» sopra la superficie. È la configurazione definita full foiling oceanico, studiata per le lunghe traversate e per la navigazione fuori dalle acque controllate.
La vela, il vento e il lavoro dei velisti restano al centro del progetto. La novità sta nel modo in cui scafo, appendici, sistemi elettronici e produzione di energia sono concepiti come parti di un unico insieme. È questa integrazione a dare alla barca l’aspetto e il funzionamento che hanno suggerito a Elkann il paragone con un veicolo spaziale.
La progettazione navale è firmata dal francese Guillaume Verdier, architetto specializzato in barche da competizione e soluzioni per il foiling. A coordinare il lavoro del team è Marco Guglielmo Ribigini, ingegnere Ferrari. Al progetto partecipano competenze di architettura navale, aerodinamica, materiali, elettronica e controllo dei sistemi.
Il contributo dell’automotive riguarda il metodo con cui affrontare problemi comuni: contenere la massa, gestire i flussi, controllare le reazioni del mezzo e rendere efficienti i sistemi. Le condizioni, però, sono quelle del mare. Sull’auto le forze dipendono dall’asfalto e dalla velocità su strada; su Hypersail cambiano con onde, vento e assetto. Le soluzioni vengono perciò sviluppate e verificate in funzione dei carichi e delle condizioni oceaniche.
La barca è pensata anche come piattaforma sperimentale. Le tecnologie coordinano la navigazione con la gestione energetica e il controllo delle appendici. La prestazione dipende dall’integrazione: una vela più potente, per esempio, deve lavorare insieme a foil, chiglia e sistemi di governo, mantenendo stabilità e sollecitazioni compatibili con una navigazione prolungata. Il comportamento di un elemento incide su quello degli altri, e il progetto deve tenere conto di questo equilibrio.
Nella configurazione presentata nel 2026, Hypersail è lunga 100 piedi, ha un albero alto 35,5 metri e una superficie velica di 462 metri quadrati. Le proporzioni sono già evidenti nel cantiere: l’albero supera l’altezza di un edificio residenziale e le vele mettono a disposizione un’ampia superficie per raccogliere la spinta del vento.
In una traversata oceanica, la barca deve mantenere velocità e controllo per periodi lunghi, anche quando le condizioni cambiano rapidamente. Per questo la struttura deve unire leggerezza e resistenza ai carichi elevati. La fibra di carbonio e la cura dedicata a ogni elemento strutturale rispondono a questo obiettivo: ridurre la massa migliora l’efficienza, mentre affidabilità e sicurezza restano requisiti della navigazione.
Anche l’aerodinamica entra nel disegno. Quando lo scafo si solleva, la barca incontra l’aria con un profilo diverso rispetto a quello di un’imbarcazione che procede immersa. Sovrastrutture e cockpit concorrono quindi alla prestazione, insieme alle vele e alle appendici. La forma esterna nasce dai vincoli tecnici del progetto e contribuisce a risolverli.
Il sostegno in navigazione si basa su due foil e una chiglia basculante. I foil producono portanza e aiutano a mantenere lo scafo sollevato; la chiglia mobile concorre all’assetto e alla stabilità, spostandosi in funzione delle esigenze della barca. Il comportamento delle diverse parti deve restare coordinato mentre cambiano vento, onda e velocità.
La velatura comprende una doppia randa, con due superfici sovrapposte o accoppiate. Questa soluzione permette di intervenire sulla forma del profilo e sulla spinta generata dal vento. Conta dunque la quantità di vela esposta, ma anche il modo in cui viene modellata: regolazioni precise aiutano a sfruttare le condizioni favorevoli e a mantenere il controllo quando il vento aumenta.
L’elettronica supporta il controllo della barca e la gestione delle regolazioni. Ai velisti resta il compito di interpretare il mare e scegliere come condurre Hypersail: la navigazione richiede decisioni, strategia e capacità di reagire alle condizioni effettive.
Nel progetto presentato nel 2026, circa 100 metri quadrati di pannelli solari sono integrati nella coperta e nelle murate. La capacità indicata è di circa 20 kW. Alla produzione fotovoltaica si aggiungono pale eoliche installate a poppa e sistemi che recuperano energia dal movimento della barca. L’obiettivo è alimentare i dispositivi di bordo senza ricorrere a un motore a combustione per la propulsione.
L’elettricità alimenta elettronica, strumenti, controlli e attuatori che intervengono su vele e appendici. La gestione energetica incide direttamente sul peso: batterie più grandi aumentano le riserve, ma aggiungono massa; un sistema più leggero deve comunque fornire potenza sufficiente quando serve. Produzione, accumulo e consumi vanno quindi dimensionati considerando le condizioni variabili della navigazione.
Nel bilancio complessivo rientrano materiali e apparati. Pannelli, batterie, cablaggi e dispositivi contribuiscono tutti alla massa della barca. Ogni chilogrammo ha un costo, e ogni riduzione va messa in relazione con durata, affidabilità e sicurezza. È uno dei punti in cui il metodo dell’ingegneria automobilistica si confronta con le esigenze specifiche della vela oceanica.
La ricerca di efficienza raggiunge anche gli spazi abitabili. Il cockpit è un ambiente protetto e raccolto, più simile a una cellula di sopravvivenza che a una cabina da crociera. In una regata oceanica i velisti affrontano rumore, vibrazioni, umidità e sollecitazioni continue, mentre la barca procede a velocità elevate. Il progetto punta a proteggere l’equipaggio mantenendo contenute le dimensioni e la resistenza aerodinamica.
Il riposo è organizzato per turni. Le amache consentono di dormire in spazi minimi, alternando il recupero alla conduzione e alle attività di bordo. Nella configurazione descritta nel 2026, i turni indicati durano circa quattro ore. La sistemazione è funzionale a una competizione di lunga durata, durante la quale il riposo deve conciliarsi con la necessità di essere pronti a intervenire.
Per giorni, l’equipaggio vive in un ambiente ristretto, con poco spazio per muoversi e riposare. La velocità comporta fatica e scomodità; in cambio, la struttura offre protezione e sostiene il rendimento della barca. La leggerezza si paga a bordo: meno volume e minore massa aiutano Hypersail, ma restringono gli spazi e le comodità a disposizione delle persone.
L’obiettivo dichiarato è competere per record oceanici, portando il concetto di monoscafo volante sulle lunghe distanze. Per Hypersail sono state indicate velocità fino a 100 km/h. Il mare, la direzione del vento, l’affidabilità dei sistemi e le capacità dell’equipaggio entreranno tutti in gioco durante le traversate, dove contano il ritmo mantenuto e il tempo necessario a coprire l’intero percorso.
Il varo, previsto a Livorno nell’ultima settimana di marzo 2027, aprirà la fase delle prove in acqua. I test riguarderanno il comportamento dei foil, il controllo della barca, la gestione dell’energia e l’affidabilità dell’insieme. Per Ferrari, sarà il passaggio dal cantiere alla navigazione oceanica: il momento in cui l’equipaggio potrà mettere alla prova il progetto nelle condizioni reali del mare.
Hypersail concentra tecnologia, leggerezza e controllo in una barca dalle forme insolite. Il progetto entrerà nella sua fase successiva a Livorno, con il varo fissato per la fine di marzo 2027.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...