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Nuova sentenza storica Cassazione: 5 informazioni che i produttori di cellulari devono dare e spesso non lo fanno inclusi rischi

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di Chiara Compagnucci pubblicato il

La Corte di Cassazione ha emesso una sentenza destinata a cambiare le regole del gioco per il mercato degli smartphone in Italia: i giudici hanno, infatti, stabilito che i produttori di telefoni cellulari hanno l'obbligo di informare chiaramente i consumatori sui possibili rischi legati alle radiofrequenze e alle onde elettromagnetiche.

La sentenza n. 24015/2026 della Corte di Cassazione rappresenta un punto di svolta nel rapporto tra industria tecnologica e tutela del consumatore. Il principio cardine stabilito dai giudici è tanto semplice quanto rivoluzionario: rispettare le norme tecniche vigenti non cancella il dovere di avvisare i consumatori sui rischi delle onde elettromagnetiche.

In altri termini, non basta che uno smartphone sia "a norma di legge" per quanto riguarda i livelli di SAR (Specific Absorption Rate, ovvero il tasso di assorbimento specifico delle radiofrequenze). I produttori devono andare oltre la mera conformità tecnica e garantire una trasparenza attiva verso chi acquista e utilizza i loro dispositivi.

La Corte ha inoltre chiarito un concetto fondamentale: l'assenza di certezze scientifiche assolute non elimina l'obbligo di trasparenza. Questo richiamo al principio di precauzione è di estrema importanza, perché riconosce che il dibattito scientifico sugli effetti a lungo termine delle radiofrequenze è ancora aperto, e proprio per questo i consumatori hanno il diritto di essere messi in condizione di scegliere in modo consapevole.

Perché questa sentenza è storica

Prima della pronuncia n. 24015/2026, i produttori di smartphone si erano sempre difesi dietro un argomento semplice: i nostri dispositivi rispettano i limiti di legge, dunque siamo in regola. I tribunali, in passato, avevano spesso dato ragione a questa impostazione.

La Cassazione ha ora ribaltato questa logica. Il fatto che un prodotto rispetti gli standard tecnici non esime il produttore dall'obbligo di informazione, soprattutto quando il rischio riguarda la salute delle persone e quando la scienza non ha ancora raggiunto un consenso definitivo.

Si tratta di un approccio in linea con il principio di precauzione riconosciuto dal diritto europeo, secondo cui, in presenza di un'incertezza scientifica su potenziali danni alla salute, si deve agire con cautela e garantire piena informazione agli utenti.

Le 5 cose che i produttori di cellulari devono dire e spesso non dicono

Ecco le cinque aree di informazione che, alla luce della sentenza della Corte di Cassazione, i produttori di smartphone sono tenuti a comunicare in modo chiaro e accessibile ai consumatori.

Il valore SAR del dispositivo e cosa significa davvero

Il SAR (Specific Absorption Rate) misura la quantità di energia elettromagnetica assorbita dal corpo umano durante l'uso del cellulare. I produttori sono già obbligati a dichiarare questo valore, ma spesso lo fanno in modi poco comprensibili o in posizioni difficilmente accessibili del manuale d'uso.

La sentenza n. 24015/2026 impone che questa informazione sia chiara, visibile e accompagnata da una spiegazione comprensibile per il consumatore medio, non solo da un numero tecnico sepolto tra le specifiche del dispositivo.

Il limite europeo è fissato a 2 W/kg, ma molti esperti ritengono che questa soglia, stabilita decenni fa, non rifletta le evidenze scientifiche più recenti. I consumatori hanno il diritto di sapere non solo qual è il valore SAR del loro smartphone, ma anche cosa implica per la loro salute.

Le modalità d'uso che riducono l'esposizione alle radiofrequenze

Esistono comportamenti semplici che riducono in modo significativo l'esposizione alle onde elettromagnetiche: usare gli auricolari o la modalità vivavoce invece di tenere il telefono a contatto con l'orecchio, non dormire con il cellulare sul comodino o sotto il cuscino, evitare l'uso prolungato in aree con scarso segnale (quando il telefono aumenta la potenza di trasmissione per cercare la rete).

Queste raccomandazioni esistono già in molti manuali d'uso, ma sono quasi sempre scritte in caratteri minuscoli e in posizioni poco visibili. La Cassazione ha chiarito che informare il consumatore significa rendergli queste indicazioni effettivamente accessibili, non semplicemente includerle in un documento che nessuno legge.

I rischi potenziali per le fasce di popolazione più vulnerabili

Bambini e adolescenti sono considerati da molti ricercatori più vulnerabili agli effetti delle radiofrequenze, per via di una struttura cranica più sottile e di un sistema nervoso ancora in sviluppo. Alcune linee guida internazionali raccomandano un uso limitato degli smartphone da parte dei minori, ma queste avvertenze raramente compaiono nella comunicazione commerciale dei produttori.

La sentenza della Cassazione apre la strada all'obbligo di comunicare in modo esplicito che alcune categorie di utenti, in particolare i bambini, potrebbero necessitare di precauzioni aggiuntive. Non si tratta di affermare che gli smartphone facciano male ai bambini, ma di rispettare il principio di precauzione e consentire alle famiglie di prendere decisioni informate.

L'impatto dell'uso prolungato e ravvicinato del dispositivo

L'esposizione alle radiofrequenze aumenta in modo significativo quando il telefono è tenuto a diretto contatto con il corpo, ad esempio nella tasca dei pantaloni. In queste condizioni, i livelli di esposizione possono avvicinarsi o superare i valori dichiarati nei test ufficiali, che vengono effettuati mantenendo il dispositivo a una certa distanza dal corpo.

Molti produttori includono già avvertenze a riguardo nei manuali tecnici, ma in forma talmente criptica da risultare sostanzialmente invisibili. La Cassazione ha stabilito che non è sufficiente che l'informazione esista: deve essere comunicata in modo che il consumatore la recepisca davvero.

L'esistenza di un dibattito scientifico ancora aperto

Forse l'aspetto più innovativo della sentenza n. 24015/2026 riguarda l'obbligo di trasparenza sul livello di conoscenza scientifica attuale. I produttori non possono limitarsi ad affermare che i loro dispositivi sono sicuri perché conformi alle normative: devono anche riconoscere che il dibattito scientifico sugli effetti a lungo termine delle radiofrequenze non è chiuso.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato le radiofrequenze come "possibilmente cancerogene per l'uomo" (classe 2B), una categoria che indica l'esistenza di evidenze limitate ma non la certezza del rischio. I consumatori hanno il diritto di sapere che questa classificazione esiste e di valutare autonomamente le proprie scelte di utilizzo.

Le conseguenze pratiche per i produttori di smartphone

La sentenza della Cassazione non ha un impatto solo teorico. Impone ai produttori di smartphone venduti in Italia una serie di adempimenti concreti, che potranno tradursi in modifiche alle confezioni dei prodotti, ai manuali d'uso, ai siti web aziendali e alle campagne di comunicazione.

I produttori che non si adegueranno potranno incorrere in responsabilità civile nei confronti dei consumatori che dimostrino di non essere stati adeguatamente informati. Questo apre scenari inediti per il contenzioso legale in materia di prodotti tecnologici e salute.

È prevedibile che la pronuncia della Cassazione stimoli anche un aggiornamento normativo a livello europeo, dove il dibattito sulla revisione dei limiti SAR e degli obblighi informativi è già in corso da anni.

Cosa possono fare i consumatori

Alla luce di questa sentenza storica, i consumatori italiani hanno ora strumenti più solidi per tutelare i propri diritti. Chi ritiene di non aver ricevuto informazioni adeguate al momento dell'acquisto del proprio smartphone può rivolgersi alle associazioni dei consumatori o valutare un'azione legale.

Nel frattempo, è possibile adottare fin da subito alcune precauzioni pratiche: preferire gli auricolari alle chiamate in vivavoce diretto, non portare il cellulare a contatto con il corpo per ore, limitare l'uso degli smartphone da parte dei bambini più piccoli e consultare il valore SAR del proprio dispositivo sul sito del produttore o sui database pubblici disponibili online.

Conclusione

La sentenza n. 24015/2026 della Corte di Cassazione segna un momento storico per i diritti dei consumatori italiani nel settore tecnologico. Il principio che ne emerge è chiaro: la conformità tecnica non basta, la trasparenza verso il consumatore è un obbligo autonomo e irrinunciabile.

In un'epoca in cui gli smartphone sono diventati estensioni del nostro corpo, usati per ore ogni giorno da persone di tutte le età, il diritto a un'informazione completa e comprensibile sui possibili rischi per la salute non è un lusso, ma una necessità. La Cassazione lo ha riconosciuto. Ora tocca ai produttori adeguarsi.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...