La nuova stretta sui controlli IVA ridefinisce strategie, tecnologie e criteri di selezione, incidendo su soggetti, settori e operazioni a rischio. Normative, sanzioni e prevenzione rivoluzionano la fiscalità italiana.
Il 2026 segna un cambio di passo per la lotta all'evasione: la fiscalità italiana, in risposta a una persistente perdita di gettito IVA e su impulso delle direttive europee, implementa un sistema di accertamento sempre più digitale e incrociato. L'obiettivo dichiarato dalle autorità è duplice: rafforzare la lotta alle frodi e ottimizzare il recupero dell’imposta su un tessuto economico reso complesso dall'alta diffusione di partite IVA e dalla presenza di comparti merceologici da sempre "fragili" sotto il profilo della compliance. In tale scenario, le nuove misure normative e tecnologiche si affiancano alle strategie su prevenzione e controllo già avviate negli anni precedenti, con un impatto potenziale su settori specifici e sulle fasce di contribuenti storicamente più esposti a rischi o inadempienze. L'ambiente regolamentare si adegua così alle esigenze di tempestività, con particolare attenzione alla trasparenza, frutto anche di linee guida elaborate dall’Agenzia delle Entrate e aggiornate più volte nel quinquennio precedente.
Dal gennaio 2026 l’infrastruttura di controllo dell’Agenzia delle Entrate utilizza un complesso ecosistema digitale che integra intelligenza artificiale, machine learning e analisi predittive per individuare in tempo reale condotte e schemi sospetti. I flussi informativi vengono costantemente incrociati tra le principali banche dati pubbliche: le fatture elettroniche, i corrispettivi telematici, dichiarazioni periodiche e liquidazioni IVA, il registro delle imprese, l’anagrafe tributaria e, per le operazioni transfrontaliere, anche i database europei (secondo la direttiva “VAT in the Digital Age”).
Il cuore del modello è la classificazione dei contribuenti in fasce di affidabilità, basata su analisi dei big data e su un'architettura predittiva capace di attribuire livelli di rischio. I contribuenti vengono costantemente valutati e monitorati tramite questa piattaforma: anomalie nelle dichiarazioni, movimentazioni atipiche e rapporti con nuove partite IVA vengono evidenziati in automatico ed esaminati dagli ispettori fiscali. Lo strumento principale per la gestione e prevenzione del rischio è il cosiddetto cruscotto di rischio IVA, accessibile online e continuamente aggiornato, che consente alle aziende di verificare la propria posizione e correggere tempestivamente eventuali anomalie, riducendo la probabilità di essere sottoposti a verifiche di secondo livello.
Questa nuova architettura orchestra un controllo preventivo più che repressivo, spostando l'asse dall’intervento ex post alla prevenzione ex ante delle situazioni critiche e favorendo la gestione self-service della regolarità fiscale per le imprese virtuose.
I criteri per la selezione dei contribuenti soggetti a verifica sono definiti in modo sempre più avanzato. I principali indicatori di anomalia includono:
La strategia di segmentazione considera anche dimensione, settore e area geografica, valorizzando la capacità di adattare selettivamente la pressione su target effettivamente sospetti o disomogenei rispetto alla compliance generale.
La nuova strategia concentra risorse e attenzione sui comparti economici dove la propensione all'evasione si è manifestata più di frequente. Secondo dati recenti, i settori a maggiore incidenza nei controlli risultano:
Al di là delle categorie ad alto rischio, anche per le imprese di media e grande dimensione viene previsto un controllo capillare, sempre più spesso mirato per circoscritti indici di rischio (ad esempio, rotazioni sospette nello stock magazzino, o importazioni/operazioni con Paesi extra UE). Il tutto nel rispetto del principio di proporzionalità e progressività sancito dalle recenti linee guida amministrative.
Il modello introdotto mette al centro la "compliance collaborativa": il contribuente viene avvisato in modo tempestivo e digitale ogni qualvolta il sistema rilevi situazioni anomale. Il canale privilegiato resta il Cassetto Fiscale Digitale, strumento attraverso cui ogni impresa può consultare preavvisi di irregolarità, segnalazioni di anomalie e il proprio cruscotto dei rischi.
La procedura prevede step ben precisi:
Questa filosofia di trasparenza preventiva mira a favorire una collaborazione virtuosa tra fisco e contribuenti, valorizzando la capacità di autodiagnosi e indirizzando l’attività amministrativa sulle posizioni realmente problematiche.
L’impianto sanzionatorio prevede misure commisurate alla gravità e alla tempestività della regolarizzazione. In particolare, l’intervento spontaneo del contribuente comporta:
Negli ultimi anni, l’attenzione delle autorità si è concentrata su operazioni fraudolente tramite partite IVA “apri e chiudi”. Questo fenomeno consiste nell’apertura di nuove posizioni per compiere operazioni indebite, eludere il fisco e chiudere repentinamente l’attività per far perdere le tracce dei responsabili. I settori a rischio sono principalmente edilizia, trasporti e commercio all’ingrosso, nonché microimprese gestite da soggetti difficilmente rintracciabili o nullatenenti.
La risposta istituzionale si basa su sistemi di analisi del rischio alimentati da IA, incrocio di dati tra registri e valutazione della coerenza tra dichiarazioni, sede e attività. Quando vengono rilevate anomalie tipiche – durata brevissima dell’attività, mancanza di struttura reale, collegamenti con soggetti già segnalati – scattano verifiche, richiesta documentale e, nei casi più gravi, chiusura d’ufficio o interventi della Guardia di Finanza.
Una novità importante è l’introduzione dell’obbligo di fideiussione bancaria/assicurativa (min. 50.000 euro per 3 anni) per nuove aperture dopo la cessazione d’ufficio, pensato come deterrente contro la reiterazione dei comportamenti fraudolenti, specie da parte di soggetti extra UE.