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Nuovi accertamenti su evasione iva: i soggetti, settori e operazioni coinvolti, funzionamento e sanzioni

di Marianna Quatraro pubblicato il
nuovi controlli sull'iva e accertamenti

La nuova stretta sui controlli IVA ridefinisce strategie, tecnologie e criteri di selezione, incidendo su soggetti, settori e operazioni a rischio. Normative, sanzioni e prevenzione rivoluzionano la fiscalità italiana.

Il 2026 segna un cambio di passo per la lotta all'evasione: la fiscalità italiana, in risposta a una persistente perdita di gettito IVA e su impulso delle direttive europee, implementa un sistema di accertamento sempre più digitale e incrociato. L'obiettivo dichiarato dalle autorità è duplice: rafforzare la lotta alle frodi e ottimizzare il recupero dell’imposta su un tessuto economico reso complesso dall'alta diffusione di partite IVA e dalla presenza di comparti merceologici da sempre "fragili" sotto il profilo della compliance. In tale scenario, le nuove misure normative e tecnologiche si affiancano alle strategie su prevenzione e controllo già avviate negli anni precedenti, con un impatto potenziale su settori specifici e sulle fasce di contribuenti storicamente più esposti a rischi o inadempienze. L'ambiente regolamentare si adegua così alle esigenze di tempestività, con particolare attenzione alla trasparenza, frutto anche di linee guida elaborate dall’Agenzia delle Entrate e aggiornate più volte nel quinquennio precedente.

Funzionamento dei nuovi accertamenti IVA: tecnologie, analisi dei dati e cruscotto di rischio

Dal gennaio 2026 l’infrastruttura di controllo dell’Agenzia delle Entrate utilizza un complesso ecosistema digitale che integra intelligenza artificiale, machine learning e analisi predittive per individuare in tempo reale condotte e schemi sospetti. I flussi informativi vengono costantemente incrociati tra le principali banche dati pubbliche: le fatture elettroniche, i corrispettivi telematici, dichiarazioni periodiche e liquidazioni IVA, il registro delle imprese, l’anagrafe tributaria e, per le operazioni transfrontaliere, anche i database europei (secondo la direttiva “VAT in the Digital Age”).

Il cuore del modello è la classificazione dei contribuenti in fasce di affidabilità, basata su analisi dei big data e su un'architettura predittiva capace di attribuire livelli di rischio. I contribuenti vengono costantemente valutati e monitorati tramite questa piattaforma: anomalie nelle dichiarazioni, movimentazioni atipiche e rapporti con nuove partite IVA vengono evidenziati in automatico ed esaminati dagli ispettori fiscali. Lo strumento principale per la gestione e prevenzione del rischio è il cosiddetto cruscotto di rischio IVA, accessibile online e continuamente aggiornato, che consente alle aziende di verificare la propria posizione e correggere tempestivamente eventuali anomalie, riducendo la probabilità di essere sottoposti a verifiche di secondo livello.

Questa nuova architettura orchestra un controllo preventivo più che repressivo, spostando l'asse dall’intervento ex post alla prevenzione ex ante delle situazioni critiche e favorendo la gestione self-service della regolarità fiscale per le imprese virtuose.

Indicatori di rischio e criteri di selezione dei contribuenti a rischio evasione

I criteri per la selezione dei contribuenti soggetti a verifica sono definiti in modo sempre più avanzato. I principali indicatori di anomalia includono:

  • Scostamenti tra imponibile dichiarato e fatturazione elettronica;
  • Anomalie nelle compensazioni di crediti IVA rispetto alla posizione fiscale globale;
  • Marcata variabilità dei volumi d’affari in intervalli temporali limitati;
  • Uso reiterato di fatture provenienti da soggetti appena costituiti o inattivi;
  • Presenza di strutturali crediti IVA non giustificati da operatività reale;
  • Incongruenze tra ricavi e struttura organizzativa (ad esempio, margini lordi sotto la media del settore o rapporti dipendenti-ricavi incoerenti);
  • Operazioni con l'estero prive di giustificato motivo economico;
  • Movimentazione anomala di contanti e transazioni POS non coerenti.
L'evoluzione regolamentare degli ultimi anni ha impresso alla selezione dei soggetti una forte componente algoritmica: il punteggio di affidabilità fiscale (ISA) resta uno dei parametri-chiave. Un punteggio inferiore a 6 su 10 rappresenta una soglia d’allerta che fa scattare automaticamente il controllo; mentre valori superiori a 8 abilitano il contribuente a regimi premiali, con minori verifiche e benefici fiscali.

La strategia di segmentazione considera anche dimensione, settore e area geografica, valorizzando la capacità di adattare selettivamente la pressione su target effettivamente sospetti o disomogenei rispetto alla compliance generale.

Soggetti e settori maggiormente coinvolti nei nuovi accertamenti

La nuova strategia concentra risorse e attenzione sui comparti economici dove la propensione all'evasione si è manifestata più di frequente. Secondo dati recenti, i settori a maggiore incidenza nei controlli risultano:

  • Commercio all’ingrosso;
  • Edilizia (comprese costruzioni, finiture e subappalti);
  • E-commerce e vendita online;
  • Ristorazione e pubblici esercizi;
  • Servizi professionali (in particolare, professionisti contabili e consulenti);
I titolari di partita IVA individuale e le microimprese ricevono un’attenzione particolare, data la difficoltà di monitoraggio e la maggiore volatilità di queste categorie. In questi casi viene adottato un approccio "graduale-soft": prima comunicazione tempestiva degli scostamenti rilevati, suggerimenti, canali di assistenza personalizzati e, se necessario, avvio di controlli preventivi.

Al di là delle categorie ad alto rischio, anche per le imprese di media e grande dimensione viene previsto un controllo capillare, sempre più spesso mirato per circoscritti indici di rischio (ad esempio, rotazioni sospette nello stock magazzino, o importazioni/operazioni con Paesi extra UE). Il tutto nel rispetto del principio di proporzionalità e progressività sancito dalle recenti linee guida amministrative.

Le nuove procedure di compliance collaborativa e il preavviso telematico

Il modello introdotto mette al centro la "compliance collaborativa": il contribuente viene avvisato in modo tempestivo e digitale ogni qualvolta il sistema rilevi situazioni anomale. Il canale privilegiato resta il Cassetto Fiscale Digitale, strumento attraverso cui ogni impresa può consultare preavvisi di irregolarità, segnalazioni di anomalie e il proprio cruscotto dei rischi.

La procedura prevede step ben precisi:

  • Notifica telematica dell’anomalia (preavviso con dettagli su criticità riscontrate);
  • Finestra di 30 giorni per rettifica spontanea o fornitura di chiarimenti agli uffici;
  • Assistenza telematica e canali di colloquio diretti per eventuali dubbi o contestazioni, soprattutto per le piccole imprese;
L’adesione tempestiva comporta la riduzione delle sanzioni amministrative e la chiusura del procedimento per il periodo d’imposta interessato, evitando l’avvio di controlli formali successivi. In caso di mancata risposta, invece, viene avviato il percorso di accertamento e approfondimento presso l’ufficio territoriale competente (anche tramite la Guardia di Finanza).

Questa filosofia di trasparenza preventiva mira a favorire una collaborazione virtuosa tra fisco e contribuenti, valorizzando la capacità di autodiagnosi e indirizzando l’attività amministrativa sulle posizioni realmente problematiche.

Il regime sanzionatorio: riduzioni, prevenzione e garanzie per i contribuenti

L’impianto sanzionatorio prevede misure commisurate alla gravità e alla tempestività della regolarizzazione. In particolare, l’intervento spontaneo del contribuente comporta:

  • Riduzione significativa delle sanzioni pecuniarie rispetto alle aliquote ordinarie;
  • Esclusione da ulteriori verifiche per lo stesso periodo d’imposta oggetto di regolarizzazione;
  • Chiusura semplificata dei procedimenti e minori impatti in termini di ricorsi o contenzioso;
In caso di accertamento d’ufficio successivo al mancato ravvedimento, le sanzioni possono invece crescere significativamente e includere anche sanzioni accessorie, tra cui:
  • Preclusione da benefici premiali ISA per gli anni successivi;
  • Nei casi più gravi, comunicazione automatica per avvii di procedimenti penali (oltre soglia) o segnalazioni per operazioni sospette;
  • Obbligo di fideiussione o garanzia per nuove aperture di partita IVA dopo chiusura d’ufficio causa frode;
Vengono inoltre garantiti diritti e garanzie procedurali per il contribuente: possibilità di contraddittorio, assistenza digitale, mantenimento delle tutele previste dalla legge per chi dimostri collaborazione e buona fede. La trasparenza e la chiarezza dei motivi delle contestazioni rappresentano elementi centrali nella nuova impostazione operativa.

Focus sulle operazioni fraudolente e partite IVA “apri e chiudi”

Negli ultimi anni, l’attenzione delle autorità si è concentrata su operazioni fraudolente tramite partite IVA “apri e chiudi”. Questo fenomeno consiste nell’apertura di nuove posizioni per compiere operazioni indebite, eludere il fisco e chiudere repentinamente l’attività per far perdere le tracce dei responsabili. I settori a rischio sono principalmente edilizia, trasporti e commercio all’ingrosso, nonché microimprese gestite da soggetti difficilmente rintracciabili o nullatenenti.

La risposta istituzionale si basa su sistemi di analisi del rischio alimentati da IA, incrocio di dati tra registri e valutazione della coerenza tra dichiarazioni, sede e attività. Quando vengono rilevate anomalie tipiche – durata brevissima dell’attività, mancanza di struttura reale, collegamenti con soggetti già segnalati – scattano verifiche, richiesta documentale e, nei casi più gravi, chiusura d’ufficio o interventi della Guardia di Finanza.

Una novità importante è l’introduzione dell’obbligo di fideiussione bancaria/assicurativa (min. 50.000 euro per 3 anni) per nuove aperture dopo la cessazione d’ufficio, pensato come deterrente contro la reiterazione dei comportamenti fraudolenti, specie da parte di soggetti extra UE.

  • Sanzione amministrativa di 3.000 euro per le partite IVA chiuse d’ufficio;
  • Esclusiva responsabilità in capo al contribuente (non più agli intermediari che hanno curato l’apertura);
Le posizioni oggetto di controllo riguardano imprenditori individuali, lavoratori autonomi e rappresentanti legali di società o enti, con monitoraggio esteso ai movimenti finanziari correlati.