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Oltre 5.200 allerte, un record per i richiami dei prodotti alimentari: i rischi reali tra corpi estranei e qualità

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

Corpi estranei nei prodotti alimentari rappresentano un rischio ancora sottovalutato: tra statistiche ufficiali, limiti dei controlli e casi non segnalati, le insidie nascoste dietro i richiami alimentari.

L'apparente trasparenza delle segnalazioni di prodotti alimentari non sempre corrisponde a tutta la realtà. Ciò che i cittadini vedono attraverso le pubblicazioni sul sito del Ministero della Salute o sui media rappresenta solo la fetta emersa di un'intera filiera di controlli molto più estesa. Sotto la superficie, un articolato sistema fatto di verifiche ispettive, autocontrolli interni e sistemi di allerta rapida entra in azione ogni giorno nei produttori, nei laboratori e nelle autorità di controllo, generando una quantità di non conformità che non necessariamente arriva nella sfera pubblica.

Mentre le notifiche ufficiali dei richiami vengono percepite dai consumatori come l'indicatore di sicurezza alimentare più accessibile e tangibile, in realtà rappresentano solo la parte più grave o più diffusa dei problemi rilevati. Numerose contaminazioni fisiche, ad esempio l'individuazione di piccoli frammenti o infestanti, restano gestite all'interno delle aziende grazie a procedure preventive e correttive che mai diventeranno pubbliche. Il sistema di sicurezza alimentare, quindi, mostra all'esterno solo la porzione di rischio che supera specifiche soglie di gravità o diffusione, lasciando sottotraccia un'ampia attività di tutela, difficile da comunicare e, spesso, da quantificare.

Cosa si intende per corpo estraneo in un alimento

Nel dibattito pubblico la definizione di corpo estraneo richiama spesso oggetti evidenti come vetro o metallo, ma la panoramica reale è molto più ampia. Si fa riferimento a qualsiasi materiale non previsto naturalmente nell'alimento, sia esso di natura inorganica (per esempio plastica, metalli, vetro, sassi, frammenti di ceramica) o organica (come insetti, capelli, tessuti, ossa, gusci, persino elementi di abbigliamento dei lavoratori).

I corpi estranei si distinguono nettamente da contaminazioni di natura chimica o microbiologica:

  • Contaminazione fisica: presenza di oggetti solidi o particelle estranee all'alimento.
  • Contaminazione chimica: sostanze tossiche o residue (es. pesticidi o detergenti).
  • Contaminazione microbiologica: presenza di microrganismi patogeni.
I rischi associati alla presenza di corpi estranei variano in base a composizione e dimensione; possono originare lesioni ai denti, ferite al tratto digerente, soffocamento (soprattutto nei bambini) o blocchi intestinali. Secondo le raccomandazioni internazionali, corpi di lunghezza compresa tra 7 mm e 25 mm, specialmente se duri o appuntiti, sono considerati particolarmente pericolosi. Anche piccoli elementi invisibili all'occhio nudo possono essere fonte di rischio, se facilitano la proliferazione microbica o derivano da materiali potenzialmente tossici.

I numeri sulle contaminazioni: dati e incidenza dei corpi

I dati resi disponibili da istituzioni e network di allerta sanitaria mettono in luce una presenza costante ma spesso sottovalutata di questa tipologia di contaminazione. Secondo il sistema RAPID Alert System for Food and Feed (RASFF), nel solo 2023 le notifiche relative a corpi estranei costituivano circa il 12,1% del totale degli allarmi alimentari trasmessi dagli Stati membri europei:

Anno

Totale notifiche RASFF

Notifiche per corpi estranei

% su totale

2023

6800

823

12,1%

2022

6500

770

11,8%

L'incidenza globale, secondo un'autorevole analisi della società R-Biopharm, si attesta su percentuali anche superiori, fino al 20% del totale delle segnalazioni di contaminazione. I materiali più frequentemente identificati sono plastica, metalli e vetro. Si rileva inoltre che la maggior parte di queste segnalazioni riguarda prodotti già immessi al consumo finale, con una fetta rilevante segnalata direttamente dal cittadino, spesso dopo che le barriere aziendali hanno fallito nel rilevare l'anomalia.

Perché un richiamo formale è solo la punta del problema

Il percorso che porta un prodotto al richiamo pubblico prevede numerosi passaggi e non ogni non conformità viene comunicata esternamente. Il Regolamento Europeo n. 178/2002 e le norme nazionali obbligano gli Operatori del Settore Alimentare (OSA) a intervenire con un ritiro/recall solo se sussistono ipotesi di rischio sanitario concreto e il prodotto non è più sotto il loro controllo diretto. Molte delle contaminazioni intercettate nei controlli di routine restano invece gestite internamente:

  • Durante il processo produttivo, i sistemi di ispezione (metal detector, ispezione visiva, raggi X) bloccano diverse partite contaminate, eliminandole prima che raggiungano il mercato; tali azioni sono normalmente documentate ma non rese pubbliche.
  • Eventuali ispezioni delle autorità sanitarie possono portare alla distruzione di lotti non conformi o a sanzioni, ma rimangono nel perimetro degli atti amministrativi non comunicati al consumatore se non in casi di grave rischio.
Solo quando:
  • Esiste un elevato rischio sanitario attestato (es. presenza di corpi metallici o vetrosi associabili a possibili lesioni gravi);
  • Il prodotto ha già raggiunto la rete distributiva o addirittura il consumatore;
  • L'ente preposto (ASL o Ministero della Salute) ritiene necessario l'allarme pubblico,
scatta il richiamo formale, con obbligo di comunicazione. Nel caso di difformità meno gravi o con prodotti fermi nelle aziende, il sistema si limita a ritiri interni o richiami non pubblicati. Di conseguenza, le notifiche ufficiali accessibili ai cittadini (attraverso portali ministeriali o cartellonistica nei punti vendita) corrispondono solo a una parte, spesso residuale, di un vasto sottobosco di criticità gestite a livello aziendale o amministrativo.

La ricerca scientifica e la segnalazione delle contaminazioni

Nel panorama internazionale, la sottosegnalazione delle contaminazioni fisiche è un fenomeno riconosciuto sia dagli organismi di controllo sia dalla comunità scientifica. In particolare, lo studio di Manning e Soon (2013) ha evidenziato come esista un notevole gap di trasparenza tra le reali non conformità fisiche rilevate nei processi produttivi e quelle effettivamente comunicate tramite avvisi ufficiali ai consumatori. Questa discrepanza deriva spesso da:

  • sistemi di gestione interni che risolvono autonomamente anomalie minori;
  • assenza di obbligo normativo di comunicazione pubblica in presenza di rischio ridotto;
  • difficoltà nel quantificare l'incidenza delle segnalazioni «limitate» o relative a corpi estranei non pericolosi;
  • ponderazione del danno reputazionale per le aziende e valutazione del rischio effettivo per la salute pubblica.
I dati disponibili sottolineano quindi che la reale incidenza della presenza di corpi estranei negli alimenti rimane, in parte, sommersa, con un margine di incertezza legato anche alle differenze nei sistemi di notifica tra i vari Paesi e alle diverse soglie di attenzione e pubblicazione degli allarmi.

Categorie alimentari più a rischio di contaminazione da corpi

Le segnalazioni ufficiali e i dati aggregati offrono una panoramica precisa delle categorie alimentari più esposte a contaminazione fisica:

  • Prodotti trasformati (es. insalate in busta, conserve, prodotti panificati), spesso soggetti a passaggi industriali multipli che aumentano il rischio di introduzione di materiale estraneo;
  • Prodotti dolciari e da forno: la presenza di impasti, farciture e decorazioni può agevolare l'intrusione di plastica, vetro o residui metallici;
  • Gastronomia industriale: minestre, piatti pronti e surgelati, dove la meccanizzazione spinta favorisce la dispersione accidentale di corpi estranei nella linea;
  • Frutta a guscio e secca: frequenti notifiche per piccoli sassi o parti dure non eliminate nelle fasi di pulizia;
  • Prodotti ittici e carne lavorata: rischio di frammenti ossei, lische o componenti metallici da attrezzatura.
Secondo le statistiche del RASFF e di Food & Feed Analysis, il rischio maggiore riguarda processi con numerosi passaggi tecnologici e uso massivo di macchinari, che aumentano la probabilità di introduzione di corpi estranei difficili da individuare prima del confezionamento.

Le tecnologie di controllo: possibilità e limiti nella rilevazione

L'industria alimentare moderna ha potenziato le proprie capacità di identificazione di materiali estranei grazie a tecnologie di ispezione che mettono in dubbio la sicurezza alimentare. Gli strumenti più diffusi includono:

  • Metal detector: sensibili a corpi metallici anche di piccole dimensioni;
  • Sistemi a raggi X: riconoscono variazioni di densità (vetro, ossa, plastica dura);
  • Imaging ottico e iperspettrale: capaci di distinguere colpi cromatici e strutture anomale in tempo reale.
Queste tecnologie, pur rappresentando la spina dorsale della prevenzione industriale, presentano alcuni limiti:
  • I materiali a bassa densità come plastiche leggere, filamenti di guanti o tessuti risultano raramente identificati dai metal detector o dagli scanner a raggi X;
  • L'ispezione visiva resta insostituibile per intercettare residui visibili o non metallici ma richiede personale formato e può essere influenzata dalla fatica o dalla variabilità dei turni;
  • I sistemi automatizzati necessitano di tarature frequenti e manutenzioni accurate per mantenere alta l'efficacia nel tempo.
Questo scenario implica che, pur con un'elevata dotazione tecnologica e standard rigorosi (BRCGS, IFS, FSSC 22000), una quota residua di rischi resta strutturalmente non evitabile, soprattutto per l'imprevedibilità degli incidenti o dei materiali non rilevabili dalle tecnologie correnti.

Quali sono i rischi reali

I rischi reali legati alla presenza di corpi estranei negli alimenti dipendono prima di tutto dalla natura del materiale finito accidentalmente nel prodotto. Non tutti i casi hanno la stessa gravità: un piccolo frammento morbido di plastica, per esempio, non comporta lo stesso livello di pericolo di una scheggia di vetro, di un pezzo di metallo, di una pietra, di una vite, di un frammento di legno o di plastica rigida. I pericoli più immediati riguardano le lesioni alla bocca, alle gengive, alla lingua, al palato e ai denti, con il rischio di tagli, abrasioni o rotture dentali. Nei casi peggiori, se il corpo estraneo viene ingerito, può provocare irritazioni o ferite lungo il tratto digestivo, fino a conseguenze più serie quando si tratta di elementi appuntiti, taglienti o particolarmente duri. Non va sottovalutato neppure il rischio di soffocamento, soprattutto per bambini, anziani e persone con difficoltà di masticazione o deglutizione. A questi pericoli fisici si può aggiungere una contaminazione indiretta: un frammento proveniente da un macchinario, da un imballaggio danneggiato o da un ambiente di lavorazione non controllato può portare con sé sporco, residui di lavorazione, lubrificanti o altri contaminanti.

Per questo i richiami alimentari non devono essere letti solo come episodi isolati, ma come segnali di un possibile cedimento nella filiera di prevenzione, manutenzione, selezione e controllo qualità. Il punto centrale è che i sistemi industriali riducono il rischio ma non lo eliminano del tutto. Alcuni materiali sono più difficili da individuare, soprattutto quando hanno densità, colore o dimensioni simili all'alimento. La vera zona d'ombra è quindi il sommerso: si conoscono i casi intercettati dalle aziende, dalle autorità o dai consumatori, ma non esiste un numero certo dei corpi estranei che sfuggono ai controlli e vengono consumati senza essere segnalati.

Proprio per questo il rischio non va né drammatizzato né minimizzato: nella maggior parte dei casi non si traduce in un danno grave, ma quando entrano in gioco vetro, metallo, plastica dura o frammenti taglienti, il richiamo diventa una misura necessaria per proteggere la salute dei consumatori e preservare la fiducia nella sicurezza alimentare.




Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...