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Oro, gioielli, denaro in contanti, ora a Malpensa e Fiumicino si viene fermati alla dogana per ben altri oggetti

di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

A Malpensa i controlli doganali si estendono a pesce, alimenti, piante, farmaci, animali ed elettronica contraffatta, oltre a tabacco, contanti e oro: ecco limiti, regole e dichiarazioni.

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Quattrocento chilogrammi di pesce e crostacei sono stati sequestrati il 16 febbraio 2026 all’aeroporto di Milano Malpensa nei bagagli di 15 passeggeri arrivati da Wenzhou, in Cina. Tra i prodotti c’erano arca asiatica, pesce fresco non eviscerato, gamberi e gamberetti essiccati. La merce non aveva i requisiti sanitari né la documentazione necessari per entrare nell’Unione europea ed è stata distrutta.

All’operazione hanno partecipato l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, autorità italiana incaricata dei controlli su merci, tributi e divieti all’importazione, la Guardia di Finanza e la Capitaneria di Porto. Il caso ricorda che alla dogana di Malpensa non finiscono sotto esame soltanto oro, gioielli o contanti. Anche un alimento apparentemente ordinario può essere fermato quando quantità, provenienza o mancanza di certificati lo rendono illecito.

Carte Pokémon e One Piece dal Giappone

605 carte Pokémon e One Piece nei bagagli di un passeggero arrivato da Tokyo, per un valore superiore a 27 mila euro. È il carico sequestrato ad agosto all’aeroporto di Malpensa dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e dalla Guardia di Finanza. Il viaggiatore era passato dal varco «nulla da dichiarare»; secondo gli accertamenti, i dazi e l’Iva non versati ammontavano a circa 6.900 euro. Quella cifra indica i tributi contestati, non la sanzione.

Il caso mostra perché i controlli non riguardano soltanto oro, gioielli o denaro contante. Anche una carta da gioco può avere un valore elevato, soprattutto se rara o certificata. E lo stesso problema può presentarsi con altri oggetti come i Funko Pop o i set Lego: contano la provenienza, il valore e la destinazione della merce. Questo, però, non significa che ogni collezionista debba dichiarare i propri acquisti o che Funko Pop e Lego facessero parte del sequestro di Malpensa.

Per chi arriva in aereo da un Paese extra Ue, come il Giappone, la franchigia ordinaria è di 430 euro a persona. Vale per acquisti occasionali destinati all’uso personale, alla famiglia o a essere regalati. La normativa europea esclude dalla franchigia le merci che, per natura o quantità, indicano una finalità commerciale: un lotto comprato per essere rivenduto non diventa un acquisto personale solo perché viaggia in valigia.

Nel controllo di Malpensa, le 605 carte sono state sottoposte a sequestro amministrativo dopo l’omessa dichiarazione. Il numero e il valore degli esemplari rendono evidente perché la merce abbia attirato l’attenzione degli operatori. Dagli elementi pubblicati sull’operazione, però, non risulta accertato che quel passeggero intendesse rivenderle: attribuirgli un’attività di vendita sarebbe un passo oltre i fatti resi noti.

E i Lego comprati in Germania?

Qui la distinzione cambia tutto. La Germania è nell’Unione europea: chi vi compra un set Lego per sé o per la propria famiglia può riportarlo in Italia senza dichiararlo alla dogana e senza applicare la franchigia di 430 euro. Lo stesso vale, alle condizioni previste per gli acquisti personali, per un Funko Pop comprato in un altro Paese Ue. Non è il marchio dell’oggetto a determinare il trattamento doganale.

Se invece una persona acquista ripetutamente set Lego in Germania per rivenderli, entra in gioco il trattamento fiscale e commerciale della sua attività. Ma non si può descrivere il semplice rientro dalla Germania come un’importazione dal Giappone né applicargli automaticamente le sanzioni doganali del caso Malpensa. Anche il luogo in cui un prodotto è stato fabbricato va distinto dal suo percorso: un articolo prodotto in Giappone e già regolarmente immesso nel mercato Ue non è, per questo solo motivo, una nuova importazione extra Ue quando passa dalla Germania all’Italia.

Il pesce nei bagagli fermato a Malpensa

I 15 viaggiatori controllati erano arrivati da Wenzhou con circa 400 chilogrammi di prodotti ittici distribuiti nelle valigie. Non si trattava di una sola specie o di un’unica preparazione: nei bagagli sono stati trovati arca asiatica, bumalo in salamoia, carassio dorato fresco non eviscerato, gamberi di acqua dolce e gamberetti essiccati.

La quantità, da sola, non esauriva il problema. I prodotti erano privi dei requisiti igienico-sanitari e dei documenti richiesti per l’introduzione nell’Unione europea. Senza controlli ufficiali, tracciabilità e certificazioni conformi, quella merce non poteva essere immessa nella catena alimentare. Per questo, in casi del genere, il sequestro può essere seguito dalla distruzione.

Una valigia non è una zona franca. Gli addetti possono ispezionare borse e bagagli, chiedere da dove arrivino gli alimenti, verificare ricevute e certificati e stabilire se i prodotti siano destinati alla famiglia oppure alla vendita o alla distribuzione.

Salumi, formaggi e altri alimenti

Chi entra nell’Unione europea da un Paese extra Ue deve prestare particolare attenzione a carne, salumi, latte e derivati, compresi formaggi e burro. Per questi alimenti valgono regole molto restrittive, legate al rischio di introdurre malattie animali o contaminazioni capaci di colpire gli allevamenti e le filiere alimentari.

Un panino con prosciutto o una confezione di formaggio comprata all’estero non viene considerata automaticamente un normale souvenir. Quando non ricorrono le eccezioni previste, i prodotti possono essere ritirati e distrutti.

Le deroghe sono limitate. Possono riguardare alimenti per lattanti, prodotti destinati a finalità mediche e alcuni mangimi speciali, sempre entro le quantità e le condizioni fissate dalla normativa europea.

Il regime applicabile dipende dal Paese di partenza e dalla categoria dell’alimento. Un prodotto acquistato in un altro Stato membro può seguire regole diverse rispetto allo stesso articolo portato da Cina, Stati Uniti, Regno Unito o da un altro Paese esterno all’Unione.

Per i prodotti ittici possono essere richiesti documenti sanitari aggiuntivi. La merce deve, secondo i casi, provenire da stabilimenti autorizzati e rispettare le condizioni previste per conservazione e trasporto. Il sottovuoto non basta; neppure la preparazione domestica sostituisce la documentazione necessaria.

Piante, semi, farmaci e animali

Semi, piante, talee, frutta, fiori e terriccio possono essere sottoposti a controlli fitosanitari. Alcune specie o parti vegetali sono vietate. Altre possono entrare soltanto con un certificato fitosanitario rilasciato dalle autorità competenti del Paese di provenienza. La regola può valere anche per una quantità minima, destinata al giardino di casa.

L’obiettivo è impedire l’ingresso di organismi nocivi, insetti e malattie delle piante. Tuberi, agrumi, semi non identificati e piante trasportate con il terreno rientrano tra gli articoli che possono creare problemi se viaggiano senza certificazione.

I medicinali per la terapia personale possono essere portati con sé. È prudente, soprattutto per i farmaci soggetti a controllo e per le sostanze stupefacenti, conservarli nella confezione originale insieme alla prescrizione o a una certificazione medica. La stessa cautela vale quando la quantità supera quella normalmente necessaria per la durata del viaggio.

Una confezione senza etichetta o un quantitativo incompatibile con l’uso personale può richiedere verifiche supplementari. Non è il prezzo del medicinale a determinare da solo l’esito del controllo.

Anche cani, gatti e furetti provenienti da Paesi extra Ue devono rispettare requisiti sanitari. Nel 2026 sono richiesti, in generale, il microchip, la vaccinazione antirabbica e un certificato sanitario; in base al Paese di partenza possono essere necessari altri adempimenti. Per il movimento non commerciale il limite è di cinque animali per veicolo, salvo le eccezioni collegate a competizioni o manifestazioni.

Contanti, oro e dichiarazione obbligatoria

Il denaro contante può essere trasportato liberamente sotto la soglia prevista. Chi entra o esce dall’Unione europea con 10.000 euro o più nel 2026, oppure con un importo equivalente in un’altra valuta, deve presentare una dichiarazione doganale.

Nel calcolo rientrano banconote, monete e alcuni strumenti negoziabili al portatore. La disciplina considera valori assimilati anche determinate forme di oro, tra cui monete con caratteristiche specifiche e lingotti, quando ricorrono i requisiti stabiliti dalle norme europee.

La soglia non vieta di portare il denaro con sé. Impone però di dichiararlo, indicando proprietario, destinatario, importo, provenienza, destinazione e itinerario.

La mancata dichiarazione può comportare il sequestro amministrativo fino al 40% dell’importo eccedente e una sanzione amministrativa fino al 40% della stessa eccedenza, con un minimo di 300 euro nei casi indicati dalla normativa italiana.

Gioielli, metalli preziosi e oro da investimento possono richiedere ricevute d’acquisto, prove della provenienza e, quando necessario, dichiarazioni fiscali o doganali. Un valore alto non costituisce di per sé un illecito. L’assenza di documenti, però, può rendere necessario un controllo più approfondito.

Quali sanzioni si rischiano

L’omessa dichiarazione di merce proveniente da un Paese extra Ue può comportare il recupero dei dazi e dell’Iva dovuti e una sanzione amministrativa. Per le violazioni doganali cui si applica l’articolo 96 del decreto legislativo 141/2024, la sanzione ordinaria va dal 100% al 200% dei diritti di confine dovuti, con un minimo di 2.000 euro per le fattispecie pertinenti. La qualificazione del fatto e l’importo concreto spettano agli uffici competenti: nel caso delle carte, 6.900 euro è la stima dei diritti non pagati, non una multa già comunicata di pari importo.

La merce può essere sequestrata in vista della confisca, come avvenuto a Malpensa. La disciplina vigente prevede anche, a determinate condizioni, la restituzione dei beni sequestrati dopo il pagamento dei diritti, degli interessi, delle sanzioni e delle spese di gestione. Il sequestro, dunque, non equivale da solo alla perdita definitiva degli oggetti.

La regola pratica è netta: carte Pokémon o One Piece acquistate in Giappone per la rivendita vanno trattate come merce commerciale, anche se stanno nel bagaglio. Un acquisto personale di Lego in Germania segue invece le regole della circolazione all’interno dell’Ue. Confondere i due viaggi porta a sbagliare sia gli obblighi sia il conto delle possibili sanzioni.




Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...