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Partite Iva verso la flat tax incrementale, una nuova tassa per chi un'attivitą autonoma al di lą del forfettario

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di Dott. Ugo Terenzi pubblicato il

Si torna a parlare di flat tax incementale per i titolari di Partita Iva, misura che potrebbe rientrare nella prossima Manovra Finanziaria 2026-2027. Ecco come sarebbe e per chi.

Il tema della flat tax incrementale è tornato al centro del dibattito politico e fiscale in vista della Legge di Bilancio 2027. Dopo la sperimentazione del 2023, l'ipotesi di reintrodurre un'imposta agevolata sugli aumenti di reddito dei lavoratori autonomi sta guadagnando terreno, spinta soprattutto da Forza Italia e dal Vicepremier Antonio Tajani. Ma cosa significherebbe davvero per chi ha una partita IVA e un'attività in proprio? 

Cos'è la flat tax incrementale e perché se ne torna a parlare

La flat tax incrementale è un'agevolazione fiscale che prevede l'applicazione di un'aliquota ridotta, sostitutiva dell'IRPEF, non su tutto il reddito prodotto da un professionista o da un imprenditore individuale, ma soltanto sulla quota di reddito aggiuntiva rispetto agli anni precedenti. In pratica, più un titolare di partita IVA fa crescere il proprio fatturato o i propri compensi, minore sarà il carico fiscale sull'incremento generato.

Il meccanismo era stato introdotto per la prima volta con la Legge di Bilancio 2023, ma è rimasto in vigore per una sola annualità. Da allora se ne è discusso più volte, senza però trovare una collocazione stabile nelle manovre successive, anche a causa dell'introduzione del concordato preventivo biennale, ritenuto dal Governo lo strumento principale per premiare la fedeltà fiscale delle partite IVA.

Nel corso del 2026 la proposta è tornata sul tavolo attraverso un ordine del giorno accolto dall'Esecutivo, che si impegnava a valutare il ripristino della flat tax incrementale come alternativa proprio al concordato, giudicato da molte associazioni di categoria troppo complesso e poco conveniente. Le dichiarazioni più recenti di Tajani hanno rilanciato il dibattito in vista della Manovra 2027, indicando la misura come una delle priorità del partito per sostenere lavoratori autonomi e professionisti.

Come funzionava la versione del 2023 e cosa potrebbe cambiare davvero per la flat tax incrementale 2027

Per capire cosa potrebbe cambiare dal 2027 con la flat tax incrementale è utile ripercorrere brevemente come era stata costruita, perché è molto probabile che l'eventuale nuova versione ne ricalchi l'impianto generale.

Nel 2023 la misura prevedeva:

  • Un'aliquota sostitutiva del 15%, applicata in luogo dell'IRPEF ordinaria e delle relative addizionali regionali e comunali, sulla sola parte di reddito eccedente.
  • Un tetto massimo di 40.000 euro di base imponibile agevolabile, oltre il quale si tornava alla tassazione ordinaria.
  • Un calcolo basato sul confronto tra il reddito dell'anno di riferimento e il più alto tra i redditi dichiarati nei tre anni precedenti, con l'applicazione di una franchigia del 5% calcolata sul reddito più elevato del triennio.
  • L'esclusione dei contribuenti in regime forfettario, delle società di persone e dei redditi da attività professionali svolte in forma associata.
  • L'esclusione di chi aveva aperto la partita IVA proprio in quell'anno, non disponendo di uno storico reddituale su cui calcolare l'incremento.
Chi aveva un andamento reddituale in crescita poteva quindi ottenere un risparmio fiscale significativo, tanto più consistente quanto più il proprio reddito si avvicinava alle aliquote IRPEF più alte, cioè quelle del 35% e del 43%.

A oggi la proposta per il 2027 è ancora in fase di elaborazione politica e non esiste un testo normativo definitivo. Le dichiarazioni di Tajani, riprese anche da altri esponenti della maggioranza, non contengono ancora dettagli tecnici precisi, ma dal dibattito in corso emergono alcune linee di indirizzo che vale la pena tenere d'occhio.

La possibile trasformazione in misura strutturale. A differenza della versione del 2023, limitata a una sola annualità, l'obiettivo dichiarato da alcune forze di maggioranza è quello di rendere la flat tax incrementale stabile nel tempo, così da premiare in modo continuativo la crescita del reddito delle partite IVA e non solo in un'unica occasione.

Un'aliquota potenzialmente diversa. Se nel 2023 l'aliquota era fissata al 15%, alcune ipotesi circolate in vista della Manovra 2027 parlano di un possibile abbassamento al 5% per la parte di reddito incrementale, anche se si tratta ancora di indicazioni non confermate e non coperte da una copertura finanziaria definita.

Il possibile ruolo alternativo al concordato preventivo biennale. Una delle motivazioni principali alla base del ritorno della flat tax incrementale è la volontà di offrire uno strumento più semplice rispetto al concordato, che ha raccolto adesioni inferiori alle attese e che molti professionisti e imprenditori individuali considerano poco flessibile.

La necessità di definire soglie di reddito e limiti. Come per la versione precedente, sarà necessario stabilire un tetto massimo di reddito agevolabile, per evitare che la misura si trasformi in un vantaggio sproporzionato per i redditi più elevati.

Le esclusioni da chiarire. Resta da capire se saranno confermate le esclusioni già previste nel 2023, in particolare per chi aderisce al regime forfettario, per le società di persone e per chi ha avviato l'attività da meno di tre anni.

È importante sottolineare che, come evidenziato anche dalla Corte dei conti in una precedente valutazione, restringere progressivamente la base imponibile soggetta a tassazione ordinaria pone un tema di sostenibilità del gettito. Prima che la misura possa entrare nella legge di bilancio, il Governo dovrà quindi individuare una copertura finanziaria credibile, oltre a definire percentuale, soglie e regole tecniche di applicazione.

A chi potrebbe essere rivolta la nuova flat tax incrementale

Se l'impianto ricalcasse quello del 2023, i destinatari naturali della misura sarebbero i titolari di partita IVA in regime ordinario, cioè lavoratori autonomi, professionisti e piccoli imprenditori individuali il cui reddito non rientra nei limiti del regime forfettario. Si tratta in particolare di chi, negli ultimi anni, ha visto crescere in modo significativo il proprio fatturato o i propri compensi, uscendo magari proprio dai parametri del forfettario.

Per chi ha avviato l'attività autonoma da poco, invece, la situazione resta più incerta. Nella versione del 2023 chi apriva la partita IVA nello stesso anno oggetto della dichiarazione non poteva accedere all'agevolazione, non disponendo di uno storico reddituale utile per calcolare l'incremento. È plausibile che una regola simile venga mantenuta anche nella nuova versione, penalizzando così le attività appena avviate rispetto a quelle già consolidate.

Un esempio pratico di come potrebbe funzionare

Per comprendere meglio la logica del meccanismo, si può ipotizzare un esempio basato sull'impianto già sperimentato nel 2023, fermo restando che aliquota e soglie per il 2027 sono ancora da definire.

Un libero professionista che negli ultimi tre anni ha dichiarato un reddito massimo di 50.000 euro e che nell'anno di riferimento arriva a 65.000 euro, avrebbe un incremento di 15.000 euro. Applicando una franchigia del 5% sul reddito più alto del triennio (2.500 euro) e ipotizzando un'aliquota agevolata, ad esempio del 15%, sulla parte restante di incremento, il risparmio rispetto alla tassazione IRPEF ordinaria potrebbe risultare sensibile, soprattutto per chi si trova a cavallo tra lo scaglione del 33% e quello del 43%.

Va ribadito che questo resta un esempio puramente illustrativo, costruito sul modello 2023, e che i numeri reali della misura per il 2027 dipenderanno dal testo definitivo del disegno di legge di bilancio.

Cosa devono fare ora i titolari di partita IVA

Nell'attesa di conoscere i dettagli definitivi della Manovra 2027, che dovrebbe essere presentata entro il 15 ottobre 2026 e approvata dal Parlamento entro la fine dell'anno, ai titolari di partita IVA conviene:

  • Monitorare l'evoluzione normativa, seguendo con attenzione le indicazioni ufficiali del Ministero dell'Economia e delle Finanze, senza basare scelte fiscali definitive su semplici indiscrezioni politiche.
  • Tenere traccia dello storico reddituale, dato che qualunque versione della flat tax incrementale, anche futura, si baserà con ogni probabilità sul confronto con i redditi degli anni precedenti.
  • Valutare con il proprio commercialista l'impatto di un'eventuale nuova agevolazione rispetto al regime attualmente adottato, in particolare per chi si trova al confine tra regime forfettario e regime ordinario.

 




Dott. Ugo Terenzi

Il Dott. Ugo Terenzi č un esperto consulente senior con oltre 15 anni di esperienza nel campo della gestione delle Partite IVA. Attualmente opera a Roma, dove supporta professionisti e imprenditori nell’organizzazione delle loro attivitą fiscali e nella pianificazione finanziaria. Nel corso della sua carriera ha affiancato numerosi clienti, offrendo indicazioni pratiche per affrontare le normat...