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Patate, 7 su 16 marchi hanno pesticidi: quali scegliere ed evitare secondo Il Salvagente

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il
Patate 7 16 marchi hanno pesticidi solo una ha un valore davvero alto

Le Patate contengono pesticidi in 7 marchi su 16 analizzari e un solo valore davvero alto: quali scegliere ed evitare secondo Il Salvagente

Le patate sono tra gli alimenti più presenti sulle tavole italiane: si lessano, si arrostiscono, si trasformano in gnocchi, purè e contorni di ogni genere. Proprio per questo ogni test sui residui di pesticidi ha un impatto concreto sulle scelte di milioni di famiglie. L’ultima inchiesta de Il Salvagente, pubblicata nel numero di novembre 2026 della rivista, ha messo sotto la lente 16 marchi di patate fresche di origine italiana acquistate in supermercati e discount. Il quadro che emerge è in gran parte rassicurante, ma con un’eccezione che pesa come un macigno.

Come è stato condotto il test sulle patate e come sono stati assegnati i voti

Per misurare lo stato dei tuberi, la rivista li ha sottoposti a uno screening multiresiduale, cioè un’analisi capace di cercare in un solo passaggio decine di principi attivi diversi, e all’analisi sul cadmio, un metallo pesante che le piante possono assorbire dal terreno attraverso le radici.

Il risultato generale è che i trattamenti hanno lasciato poche tracce sui tuberi testati. Non sono mancate però alcune presenze sgradite, che rendono il test utile per chi vuole fare la spesa con più consapevolezza. Ed è qui che bisogna distinguere con attenzione: un residuo entro i limiti di legge non è la stessa cosa di una sostanza vietata, e un valore basso non equivale a un valore assente.

Tra i prodotti analizzati figurano insegne della grande distribuzione e marchi specializzati:

  • Carrefour Terre d’Italia, patata del Fucino Igp
  • Conad Percorso Qualità
  • Consilia patate gialle e patate gialle biologiche
  • Coop Origine patate gialle e Coop ViviVerde patate biologiche
  • Esselunga patate gialle
  • Eurospin Foglia Verde, le patate classiche
  • Patata dell’Alto Viterbese Igp
  • Pizzoli Iodì e Pizzoli Viola
  • Ruggiero Naturella patate rosse e Ruggiero residuo zero
  • Selenella
  • Selex Saper di Sapori, patata di Bologna Dop
  • Aureli.
Come si vede, nel campione ci sono patate convenzionali, biologiche, a marchio Igp e Dop, oltre a un prodotto che si presenta come “residuo zero”. Una varietà che permette confronti interessanti.

Il sistema di punteggio è molto chiaro, e conoscerlo aiuta a leggere la classifica. Il giudizio finale attribuisce un peso del 60% alla presenza di cadmio e un peso del 40% al numero e al profilo di rischio dei principi attivi di fitofarmaci individuati.

A questo si aggiungono due criteri di penalizzazione. Il primo riguarda l’uso di regolatori sintetici della crescita. Il secondo riguarda la presenza di principi attivi sopra la soglia di rilevabilità analitica nei prodotti a residuo zero o biologici, che per definizione dovrebbero esserne privi. Infine, la presenza di un pesticida vietato comporta direttamente la bocciatura del prodotto, indipendentemente dagli altri parametri.

La classifica: chi è in fondo e perché

L’ultimo posto della classifica, e l’unica vera bocciatura, va alle patate Conad Percorso Qualità, varietà Colomba, vendute a 1,45 euro al chilo. Il campione ha ottenuto appena 3 punti, il valore più basso dell’intero test.

La ragione è la presenza di tetrametrina, un insetticida piretroide vietato in agricoltura da alcuni anni nell’Unione europea. Secondo quanto riportato, la sostanza è considerata un possibile cancerogeno e un interferente endocrino, ed è oggi autorizzata soltanto in prodotti come i repellenti antizanzare. Il laboratorio ne ha misurato una concentrazione di 1,2 mg/kg, a fronte di un limite di 0,01 mg/kg previsto per le sostanze non autorizzate: un valore circa 120 volte superiore.

È questo l’unico dato davvero alto del test, quello che giustifica il titolo. Non si tratta di un lieve sforamento. Secondo la valutazione della rivista, una concentrazione di questo livello non lascerebbe pensare a una contaminazione accidentale. Il Salvagente ha comunicato il risultato a Conad prima della pubblicazione, chiedendo un commento, ma l’azienda non ha inviato una propria posizione. Nello stesso campione, inoltre, è stata misurata anche la concentrazione più elevata di cadmio dell’intero test.

Per la classifica completa degli altri 15 prodotti, con i punteggi marca per marca, bisogna consultare il numero di novembre della rivista, che riporta tutte le tabelle.

Pizzoli Iodì e l’idrazide maleica

Il secondo elemento degno di nota riguarda un solo campione, Pizzoli Iodì. In questo caso i ricercatori hanno trovato la presenza di idrazide maleica, un regolatore sintetico della crescita utilizzato, tra le varie finalità, per prevenire la germogliazione delle patate durante la conservazione.

La concentrazione rilevata è stata non elevata, e non si parla di superamento dei limiti. Il punto, però, è un altro: i regolatori sintetici della crescita appartengono a una famiglia di sostanze sulle quali rimangono ancora molte incertezze riguardo a una possibile interferenza con la salute dei consumatori. Per questo il sistema di valutazione del test li penalizza, anche quando la quantità è contenuta.

È un buon esempio di come funziona la logica del principio di precauzione: non basta rispettare la soglia di legge, conta anche il tipo di sostanza e il livello di conoscenza scientifica che abbiamo sui suoi effetti.

Quali patate scegliere: i consigli pratici

Alla luce dei risultati, ecco alcune indicazioni utili per la spesa quotidiana:

Prediligi prodotti con tracciabilità chiara. Le patate a denominazione, come l’Igp del Fucino, l’Igp dell’Alto Viterbese o la Dop di Bologna, sono soggette a disciplinari e controlli specifici. Non sono garanzia assoluta, ma aggiungono un livello di verifica.

  • Diffida dal prezzo come unico criterio. Il campione bocciato costava 1,45 euro al chilo, una cifra in linea con il mercato. Il costo, in questo test, non racconta la qualità.
  • Leggi l’etichetta e conserva con cura. Le patate vanno tenute al buio e al fresco, e vanno lavate e sbucciate con attenzione: la buccia è la parte che può trattenere più residui.
  • Varia le fonti. Non affidarti sempre allo stesso marchio o alla stessa provenienza. Alternare riduce l’esposizione ripetuta a eventuali contaminanti.
  • Consulta i risultati completi. Per sapere come si sono piazzati tutti i marchi, il riferimento resta la tabella pubblicata sul numero di novembre de Il Salvagente.

Quali patate evitare secondo il test

Sulla base dei risultati diffusi da Il Salvagente, le patate da evitare sono quelle a marchio Conad Percorso Qualità. Il campione analizzato è l’unico bocciato del test, con 3 punti, perché contiene tetrametrina, un insetticida vietato in agricoltura nell’Unione europea, in concentrazione 120 volte superiore al limite previsto per le sostanze non autorizzate. Nello stesso campione è stato misurato anche il valore di cadmio più elevato tra quelli rilevati.

Un secondo prodotto da guardare con attenzione è Pizzoli Iodì, dove è stata trovata idrazide maleica, un regolatore sintetico della crescita. La quantità è contenuta e rientra nei limiti, ma il test penalizza questa categoria di sostanze, sulle quali la ricerca scientifica ha ancora molti dubbi.

Perché il test del Salvagente è importante

Il Salvagente è una rivista indipendente che porta in laboratorio i prodotti che finiscono nel carrello degli italiani e pubblica i risultati senza sconti. Questo test sulle patate è un caso di scuola: la maggior parte dei prodotti se la cava bene, ma l’attenzione dei consumatori viene riportata su due punti sensibili, i regolatori sintetici della crescita e le sostanze vietate.

La mancata risposta di Conad alla richiesta di commento lascia aperti alcuni interrogativi: da dove arrivasse la partita contaminata, se si tratti di un singolo lotto o di un problema più ampio, quali controlli siano stati attivati. Sono domande legittime, a cui l’azienda potrà rispondere quando vorrà.

 




Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...