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Perchè i prezzi della benzina e diesel salgono anche oggi pur con la tregua in Iran? E previsioni per prossimi giorni e settimane

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di Alberto Pelletti pubblicato il

Nonostante la tregua in Iran, i prezzi di benzina e diesel continuano a salire anche oggi giovedì 9 aprile 2026. Cerchiamo di capire i motivi e cosa potrebbe succedere nei prossimi giorni

Nonostante la tregua annunciata tra Stati Uniti e Iran, i distributori italiani registrano anche oggi giovedì 9 aprile 2026 un nuovo incremento nei prezzi praticati alla pompa. Dopo un breve periodo di apparente stabilità, benzina e gasolio tornano ad aumentare sia sulle strade che sulle autostrade. Questo fenomeno, ormai ricorrente, evidenzia come il meccanismo dei prezzi carburanti sia fortemente sensibile alle tensioni internazionali ma anche a variabili tipicamente interne, tra cui le dinamiche di mercato e le politiche delle compagnie petrolifere.

Le associazioni dei consumatori hanno sottolineato come gli ultimi rincari si siano verificati proprio nel momento in cui il prezzo del greggio era in netta discesa. L’aumento, infatti, non appare direttamente collegato all’andamento internazionale della materia prima, ma sembra invece rispondere a meccanismi più complessi e, secondo alcuni osservatori, in parte speculativi. 

La situazione attuale: prezzi aggiornati e differenze regionali su strade e autostrade

L’ultima rilevazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy indica come, ancora oggi, i listini di benzina e diesel facciano segnare rialzi diffusi su tutto il territorio nazionale. Il prezzo medio del gasolio in modalità self si attesta ora a 2,203 euro al litro sulla rete autostradale, fatto inedito nelle ultime settimane. Il costo della benzina, sempre self, si avvicina ancora una volta a quota 1,830 euro/litro.

Guardando alle regioni, Abruzzo ed Emilia Romagna sono quelle con il maggiore incremento per il pieno di gasolio (in media +80 centesimi per 50 litri rispetto al giorno precedente). Sul fronte della benzina si osservano notevoli variazioni in Sardegna e nelle stesse regioni del Centro-Nord, oltre che sulle principali direttrici autostradali. In Calabria, invece, si rilevano picchi storici, con il diesel che supera quota 2,20 euro/litro, trainando verso l’alto anche le altre regioni del Sud.

I dati riassuntivi più aggiornati alla giornata di oggi:

Tipo di carburante Strade ordinarie (€/l) Autostrade (€/l)
Benzina self 1,829 1,846
Diesel self 2,203 2,191
Benzina servito 1,890 2,109
Diesel servito 1,819 2,053

Il fenomeno riguarda indifferentemente le “pompe bianche” e gli impianti delle grandi compagnie. I rincari non sono distribuiti in modo omogeneo, alimentando ulteriori polemiche su possibili anomalie nella determinazione dei prezzi a livello regionale.

Influenza della crisi in Iran e dello Stretto di Hormuz sui mercati petroliferi globali

La crisi mediorientale legata allo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali fattori di instabilità per tutto il comparto energetico mondiale. Da questo passaggio strategico transita circa il 20-25% del greggio globale: una chiusura anche parziale ha effetti immediati sia sull’offerta sia sulle attese degli operatori finanziari.

L’offensiva e la successiva tregua tra Usa e Iran hanno inizialmente portato le quotazioni del petrolio a livelli record, con un “premio geopolitico” che si è tradotto in rincari a doppia cifra per tutte le quotazioni energetiche. Successivamente, la de-escalation e il rientro dei timori hanno indotto i prezzi internazionali del petrolio ad un vistoso calo (oltre -16% in poche ore secondo i dati delle borse europee e americane).

Tuttavia, il legame diretto tra quotazioni del greggio e prezzi praticati in Italia risulta sempre più debole: i distributori nazionali reagiscono rapidamente agli shock in salita, ma molto più lentamente al rientro delle quotazioni. La sola minaccia di nuovi blocchi o escalation armate, benché al momento remota, continua a influenzare le dinamiche di mercato e le strategie speculative sui futures energetici, contribuendo ad alimentare instabilità e volatilità anche laddove non si registrano interruzioni materiali dell’offerta.

I motivi dietro l’aumento dei prezzi in Italia: dal prezzo del greggio a tasse e speculazione

L’incremento dei prezzi dei carburanti in Italia non può essere ricondotto alla sola evoluzione internazionale dei prezzi del petrolio. La struttura della formazione del prezzo alla pompa è infatti composta da più elementi:

  • Quotazioni del greggio: rappresentano la base, ma con un’incidenza diretta meno pronunciata rispetto al passato, a causa della presenza di contratti di acquisto a medio-lungo termine.
  • Costi di raffinazione e distribuzione: oscillano in funzione degli eventi sui mercati internazionali e delle politiche commerciali delle compagnie.
  • Accise e IVA: imposte fisse (oggi oltre il 60% del prezzo finale) che rimangono invariate indipendentemente dall’andamento del mercato, determinando una significativa rigidità al ribasso.
  • Speculazione e meccanismi di aggiustamento asimmetrici: osservatori indipendenti e associazioni dei consumatori denunciano il fenomeno per cui i prezzi salgono rapidamente quando il petrolio aumenta, ma scendono solo parzialmente (e molto più lentamente) quando le quotazioni calano.
L’impatto delle recenti oscillazioni è fortemente amplificato proprio dalla struttura fiscale e dalla gestione commerciale delle reti di distribuzione. Secondo l’UNC, ad esempio, anche nelle fasi di ribasso rapido del petrolio i prezzi al distributore tendono a rimanere invariati o a flettere con molto ritardo, vanificando gli effetti positivi per i consumatori.

Un ulteriore elemento è rappresentato dalla possibilità di speculazione finanziaria: la volatilità del contesto geopolitico induce molti operatori a scommettere su ulteriori aumenti, trasferendo aspettative future sul prezzo praticato oggi.

Sotto il profilo normativo, va ricordato che la liberalizzazione completa dei prezzi dei carburanti in Italia consente a ciascun impianto di determinare i propri listini in base a logiche di concorrenza o strategia di distribuzione, senza vincoli massimi.

Gli interventi del governo e il ruolo delle compagnie petrolifere

L’esecutivo italiano è intervenuto a più riprese per tentare di limitare l’escalation dei prezzi, in particolare con decreti-legge per il taglio temporaneo delle accise, misure di controllo affidate alla Guardia di Finanza e appelli formali alle compagnie petrolifere affinché adeguino tempestivamente i listini al ribasso delle quotazioni internazionali.

Nell’ultima riunione convocata con Eni, Q8, Ip, Tamoil e Api, il Ministero delle Imprese ha segnalato la necessità di allineare rapidamente i prezzi alle variazioni del mercato. Tuttavia, le indagini della Guardia di Finanza hanno svelato come una parte significativa degli impianti non abbia adeguato i prezzi agli sconti sulle accise, suggerendo possibili strategie difensive nella formazione dei listini.

L’azione normativa, seppur tempestiva, trova il limite della mancanza di strumenti stabili per intervenire sul prezzo finale in regime di liberalizzazione. L’ipotesi di interventi UE è discussa da più parti come unica soluzione per politiche fiscali condivise che non compromettano gli equilibri di bilancio degli stati membri.

Le previsioni per i prossimi giorni e per l’estate: i possibili scenari

Gli analisti prevedono che la situazione resterà incerta anche nelle settimane e nei mesi a venire. Pur in assenza di un blocco effettivo dello Stretto di Hormuz, l’attenzione delle borse internazionali resta alta e ogni segnale di tensione politica rischia di trasformarsi in nuove spinte al rialzo.

Secondo le proiezioni attuali, se la stabilità internazionale verrà mantenuta, si potranno osservare progressivi adeguamenti al ribasso. Tuttavia, i rincari presenti oggi sono in parte legati a dinamiche speculative e a meccanismi interni, come segnalato dai consumatori e dalle autorità di controllo. Il rischio per i prossimi mesi, specie con l’avvicinarsi della stagione estiva caratterizzata da un maggiore afflusso sulle strade italiane, è di vedere i prezzi tornare su livelli record (oltre i 2 euro/litro in modalità self secondo alcune simulazioni di settore).

  • Eventuali nuove crisi tra Iran e Occidente, anche solo a livello di minaccia, potrebbero nuovamente far impennare le quotazioni.
  • Un raffreddamento delle tensioni, unitamente a decisioni politiche condivise a livello UE, favorisirebbero invece un lento rientro verso la media annuale.
Resta l’incertezza sulla reale trasmissione al consumatore degli eventuali benefici futuri legati alle fluttuazioni del mercato internazionale, dato che gli automatismi di aggiustamento sono spesso lenti e non trasparenti.


Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...