Dopo l’acqua, i PFAS finiscono sotto osservazione anche nell’aria: le polveri esterne offrono nuovi indizi tra Legnago e Nuvolera. Ma senza regole efficaci e misurazioni diffuse, il quadro resta incompleto e il rischio può estendersi.
Le analisi indipendenti commissionate dalla Rete Zero PFAS Italia hanno rilevato PFAS nelle polveri raccolte all’esterno di abitazioni a Legnago, nel Veronese, e a Nuvolera, nel Bresciano. A Legnago il PFOA è stato misurato in concentrazioni comprese tra 11 e 54,1 microgrammi per chilogrammo di polvere secca. A Nuvolera, tra i composti individuati, figurano 148,8 µg/kg di PFBA e 1.069,6 µg/kg di 8:2FTOH. I campioni sono stati prelevati da balconi e aree esterne.
Le polveri depositate aggiungono un elemento al quadro delle contaminazioni da PFAS, finora emerse soprattutto nelle falde e nell’acqua potabile. I PFAS sono una famiglia di sostanze artificiali usate in applicazioni industriali e in prodotti resistenti all’acqua, ai grassi o al calore. Persistono a lungo nell’ambiente e possono spostarsi tra matrici diverse, dall’acqua al suolo fino al particolato.
Le verifiche commissionate dalla rete civica hanno riguardato polveri raccolte in punti esterni di due comuni tra Lombardia e Veneto. A Legnago l’attenzione si è concentrata anche sull’attività di un impianto Chemviron, che tratta carboni attivi già impiegati per rimuovere PFAS dai processi di depurazione. I carboni trattengono queste sostanze e, una volta utilizzati, devono essere sottoposti a trattamento. La presenza dell’impianto nelle vicinanze ha orientato le domande degli attivisti.
La polvere è un indicatore ambientale. Può raccogliere sostanze arrivate attraverso percorsi differenti e depositatesi nel tempo. Le concentrazioni espresse in microgrammi per chilogrammo descrivono quindi il materiale prelevato.
Nei campioni di Legnago sono stati identificati PFBA, PFHxA, PFHpA, PFOA e 6:2FTS, insieme ad altri composti fluorurati. Per il PFOA, i valori comunicati vanno da 11 a 54,1 µg/kg di sostanza secca. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro classifica il PFOA come cancerogeno per l’uomo.
A Nuvolera le analisi hanno riguardato polveri raccolte sui balconi. I risultati indicano 148,8 µg/kg di PFBA, 28,4 µg/kg di 6:2FTOH e 1.069,6 µg/kg di 8:2FTOH. Le misurazioni restituiscono così un profilo composto da più sostanze fluorurate, con valori differenti tra le molecole analizzate.
La concentrazione di una sostanza nella polvere si esprime in microgrammi per chilogrammo. Per l’acqua e per l’assunzione alimentare si usano invece soglie riferite a matrici e modalità di esposizione differenti. Anche la frequenza e la durata del contatto con la polvere concorrono a descrivere l’esposizione.
L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha fissato una dose settimanale tollerabile di 4,4 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo per la somma di quattro PFAS principali. Il valore riguarda l’assunzione complessiva attraverso cibo e acqua e viene utilizzato nella valutazione dell’esposizione alimentare.
Un microgrammo equivale a mille nanogrammi. La conversione tra le due unità, da sola, non permette di mettere sullo stesso piano misure riferite a matrici e percorsi di esposizione differenti. Nel caso delle polveri, la quantità effettivamente inalata o ingerita, la composizione del campione e la durata dell’esposizione sono elementi che entrano nella valutazione.
Per alcuni PFAS, gli studi scientifici hanno descritto associazioni con effetti sulla salute, tra cui alterazioni immunitarie e problemi dello sviluppo. La solidità delle evidenze cambia a seconda della sostanza considerata e del tipo di esposizione.
A Legnago opera un impianto Chemviron che tratta carboni attivi usati per rimuovere PFAS. Durante i processi di depurazione questi materiali trattengono i contaminanti; quando sono saturi, richiedono una gestione specifica. La Rete Zero PFAS Italia chiede perciò di approfondire le possibili emissioni e la ricaduta di sostanze nell’area circostante.
Per ricostruire l’origine dei composti servono analisi che distinguano le singole sostanze e mettano a confronto i campioni ambientali con i dati sulle emissioni, le condizioni operative e l’andamento dei depositi. Le verifiche indipendenti hanno portato il tema all’attenzione della rete e delle autorità pubbliche.
La rete ha chiesto campionamenti ufficiali e verifiche in contraddittorio, secondo metodi condivisi. La richiesta comprende la conferma dei risultati sulle polveri e l’approfondimento delle possibili vie di dispersione. Dati raccolti con procedure ripetibili consentirebbero confronti tra le analisi degli enti di controllo e quelle di laboratori diversi.
Il dato di Nuvolera si inserisce in un territorio interessato da controlli ambientali anche su altre matrici. Nel 2024 ARPA Lombardia ha svolto monitoraggi dei PFAS in provincia di Brescia, con 13 stazioni distribuite lungo corsi d’acqua e torrenti e 87 campagne complessive. In circa il 30% dei punti fluviali analizzati è stato superato il valore medio annuo previsto per il PFOS. Una situazione analoga è stata rilevata nel lago d’Idro.
I monitoraggi delle acque contribuiscono a delineare la presenza dei PFAS nei diversi comparti ambientali. Le sostanze possono trovarsi in acqua, nel suolo e nel particolato, e i controlli condotti su una singola matrice descrivono solo una parte del quadro. La contaminazione può attraversare confini amministrativi e raggiungere aree diverse seguendo percorsi ambientali distinti.
Anche in Veneto i controlli sui fiumi hanno segnalato criticità. Nel 2025 la campagna di Legambiente ha esaminato 13 corsi d’acqua e ha rilevato uno o più dei 26 PFAS ricercati in otto dei dieci punti campionati per queste sostanze. Nel Fratta Gorzone, compreso il tratto veronese di Cologna Veneta, la sommatoria rilevata ha superato i limiti previsti per la potabilità.
Una ricognizione nazionale sulle emissioni atmosferiche di sostanze fluorurate ha utilizzato il registro europeo delle emissioni industriali. Per il periodo 2007-2023 il registro riporta 3.766 tonnellate di gas fluorurati dichiarate in Italia, in larga parte composti PFAS. Il 76% è attribuito al Piemonte, con il Comune di Alessandria al centro dei valori registrati.
Per i gas fluorurati, la normativa europea prevede una riduzione progressiva dell’impiego di molte sostanze. Il regolamento F-gas è stato aggiornato nel 2024; agli Stati membri spetta organizzare i controlli e definire le sanzioni. Il registro raccoglie le comunicazioni degli stabilimenti soggetti all’obbligo di dichiarazione. Le emissioni al di sotto delle soglie previste possono non comparire nel database.
Il sistema delle emissioni non è accompagnato da un insieme completo di limiti per ogni PFAS nell’aria ambiente. A livello europeo non sono stati elaborati valori specifici per interpretare una concentrazione atmosferica come sicura o pericolosa per la popolazione. Per questo assumono rilievo protocolli di campionamento omogenei e dati pubblici confrontabili, insieme alle informazioni sulle emissioni industriali e al monitoraggio dell’aria nei quartieri.
La Rete Zero PFAS Italia ha chiesto alle autorità campionamenti pubblici e replicabili. Le proposte delle associazioni comprendono l’analisi delle polveri di cortili e balconi con procedure dichiarate, la raccolta di campioni d’aria con strumenti adeguati e i controlli sulle emissioni degli impianti pertinenti. Le misurazioni, ripetute in più punti e in periodi diversi, permetterebbero di seguire nel tempo la presenza delle sostanze.
La rete chiede anche che siano resi pubblici l’elenco delle molecole ricercate, i limiti di quantificazione, i metodi di laboratorio e le condizioni dei prelievi. Per le polveri, tra i parametri da documentare rientrano la superficie, la durata della raccolta e le modalità di conservazione. Per l’aria sono indicati il volume campionato e la durata del monitoraggio. La trasparenza metodologica rende possibile confrontare i risultati tra comuni, laboratori e campagne successive.
Un quadro integrato affiancherebbe le misure atmosferiche a quelle su acqua e suolo, insieme alle informazioni sulle attività industriali e sui sistemi di trattamento dei rifiuti e dei carboni attivi. Per chi abita nelle aree interessate, le analisi pubblicate finora segnalano PFAS nelle polveri esterne; la valutazione dell’esposizione personale e delle conseguenze sanitarie richiede dati raccolti a questo scopo.
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