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Costo Diesel e benzina prossimi mesi: oleodotto nel deserto e Hormuz sono le chiavi cruciali dei prezzi carburanti

di Alberto Pelletti pubblicato il

L'attacco all'oleodotto saudita East-West e la crisi di Hormuz spingono il Brent oltre 108 dollari. L'analisi di Joseph Webster (Atlantic Council) su rischi, rotta alternativa via Oman e il paradosso cinese.

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I mercati energetici mondiali attraversano quello che diversi esperti definiscono uno dei passaggi più delicati dell'intero conflitto in corso in Medio Oriente Joseph Webster, esperto di energia dell'Atlantic Council, lo ha detto senza mezzi termini a Repubblica "Siamo sull'orlo di una nuova e pericolosa fase del conflitto" L'attacco all'oleodotto saudita East West, sommato alle tensioni mai sopite nello Stretto di Hormuz, sta ridisegnando gli equilibri energetici globali, con conseguenze dirette sui prezzi di benzina e diesel in tutto il mondo

L'attacco che ha bloccato l'arteria del deserto, il vertice saltato e la tensione crescente su Hormuz

Tutto è iniziato tra il 10 e l'11 settembre, quando un attacco con droni lanciati dall'Iraq ha colpito le stazioni di pompaggio dell'oleodotto East West, conosciuto anche come Petroline Si tratta di un'infrastruttura strategica lunga circa 1.200 chilometri, gestita da Saudi Aramco, capace di trasportare fino a 7 milioni di barili al giorno attraverso l'intera penisola arabica, collegando i giacimenti di Abqaiq, sul Golfo Persico, al porto di Yanbu, sul Mar Rosso, aggirando completamente lo Stretto di Hormuz

Immagini satellitari diffuse nei giorni successivi hanno confermato danni concreti alle stazioni di pompaggio, con strutture annerite dal fuoco Riad non ha mai fornito una valutazione ufficiale dei danni né una tempistica precisa di riattivazione, alimentando così l'incertezza sui mercati Le stime raccolte tra gli operatori del settore restano molto discordanti c'è chi parla di una parziale ripartenza già nei prossimi giorni, e chi invece indica tempi molto più lunghi, fino a cinque o sei settimane per un ripristino completo

A complicare ulteriormente il quadro è arrivato il rinvio di un incontro diplomatico che avrebbe dovuto svolgersi a Salalah, in Oman, tra Iran e Paesi del Golfo, proprio sul futuro della navigazione nello Stretto di Hormuz Il ministro degli Esteri omanita Badr Albusaidi ha annunciato il rinvio parlando della necessità di "consenso", ma il segnale percepito dai mercati è stato quello di un dialogo diplomatico in evidente difficoltà

Nel frattempo, la situazione nello stretto resta definita precaria dalle autorità marittime britanniche, con un'altra petroliera colpita nel weekend, che ha preso fuoco a bordo Uno scenario che si inserisce in una crisi ormai avviata da mesi da fine febbraio 2026, quando gli attacchi statunitensi e israeliani contro l'Iran hanno innescato quella che viene ormai definita ufficialmente "la crisi dello Stretto di Hormuz del 2026", con circa 20 milioni di barili al giorno normalmente in transito, pari a un quinto del commercio mondiale di petrolio via mare

I numeri della corsa del petrolio e Il tentativo saudita di aggirare l'ostacolo

Le conseguenze sui mercati finanziari sono state immediate e significative Il Brent, riferimento internazionale, ha superato quota 108 dollari al barile, mentre il WTI, riferimento statunitense, ha toccato i 103 dollari, entrambi in rialzo di oltre il 3% in una sola seduta Anche il prezzo del gas ad Amsterdam ha risentito della tensione, salendo del 4,2% fino a 82,84 euro al megawattora, un livello che rappresenta il massimo dalla fine del 2022

Secondo le analisi raccolte da CNBC, la chiusura dell'oleodotto mette a rischio oltre 4 milioni di barili al giorno di capacità di esportazione, pari a circa il 4% dell'offerta petrolifera mondiale complessiva Gli analisti avvertono che i prezzi difficilmente scenderanno sotto i 100 dollari al barile nel breve periodo, considerando che le scorte petrolifere mondiali hanno già perso circa un miliardo di barili nel corso dell'anno, riducendo drasticamente il margine di manovra disponibile per assorbire ulteriori shock

Mentre l'oleodotto resta fermo, l'Arabia Saudita ha già messo in moto un piano alternativo per limitare i danni Secondo quanto riportato da CNBC, quattro superpetroliere, capaci di trasportare complessivamente 8 milioni di barili, sono state osservate caricare presso i porti sauditi di Ras Tanura e Juaymah, sul Golfo Persico, con l'obiettivo di dirigersi verso lo Stretto di Hormuz seguendo la cosiddetta rotta omanita, con il supporto militare statunitense

Il Segretario all'Energia americano Chris Wright ha confermato che l'Arabia Saudita ha intrapreso "azioni rapide" per aumentare le esportazioni attraverso Hormuz proprio mentre l'oleodotto resta inattivo, dichiarando che i lavori di ripristino dovrebbero concludersi "molto presto" Nonostante queste rassicurazioni, i prezzi del petrolio sono scesi solo parzialmente nella giornata successiva a questo annuncio, segno che i mercati restano comunque cauti sull'effettiva capacità di compensare integralmente la perdita di flussi

L'analisi di Webster, siamo in una fase nuova e più pericolosa e la Cina ora è particolarmente interessata

Interpellato da Repubblica, Joseph Webster ha spiegato con chiarezza perché questa fase del conflitto sia particolarmente delicata "Gli Houthi hanno conquistato un territorio considerevole alle forze saudite e oggi sono in una posizione molto migliore per interrompere la navigazione lungo Bab el Mandeb", ha dichiarato l'esperto "E l'attacco all'oleodotto saudita East West restringe il mercato petrolifero e mette sotto pressione sia l'Arabia Saudita sia gli Stati Uniti"

Secondo Webster, il vero nodo della questione riguarda la capacità saudita di mantenere il proprio storico ruolo di stabilizzatore del mercato petrolifero mondiale "La domanda fondamentale è se questi attacchi continueranno, perché se fosse così si aprirebbero interrogativi molto seri sulla capacità complessiva dei sauditi di esportare petrolio", ha aggiunto l'analista, sottolineando come anche la stessa rotta alternativa via Oman non sia esente da rischi, dato che secondo lui è "probabile" che l'Iran possa colpire in futuro anche le infrastrutture di esportazione saudite direttamente sul Golfo Persico

Un aspetto particolarmente interessante emerso dall'intervista riguarda la posizione della Cina, principale importatore mondiale di petrolio Secondo Webster, Pechino "si preparava da tempo a uno shock in Medio Oriente, accumulando riserve", ma più il conflitto si protrae, più il Paese è costretto ad attingere alle proprie scorte strategiche, con costi crescenti

Emerge però un paradosso geopolitico significativo, riassunto dallo stesso Webster in una frase diretta "se la Cina non vuole prezzi dell'energia più alti, non è detto che sia dispiaciuta se, come conseguenza di questo conflitto, gli Usa vengono indeboliti o anche solo messi in imbarazzo" Un vero e proprio scambio tra perdita economica e vantaggio politico, come confermato esplicitamente dall'esperto quando gli è stato chiesto di sintetizzare la posizione cinese

L'impatto già visibile alle pompe di benzina e cosa aspettarsi nei prossimi giorni

Le conseguenze concrete di questa crisi si vedono già oggi nei prezzi pagati dagli automobilisti Negli Stati Uniti, secondo quanto riportato da Euronews, il prezzo medio nazionale del diesel ha superato per la prima volta nella storia i 6 dollari al gallone, contro i 5,85 dollari di appena una settimana prima, e ben il 60% in più rispetto ai 3,71 dollari pagati un anno fa La benzina viaggia mediamente a 4,22 dollari al gallone, dopo aver toccato livelli record nel weekend del Labor Day

La situazione resta quindi in rapida evoluzione, sospesa tra i tentativi sauditi di riattivare l'oleodotto e dirottare flussi verso la rotta omanita, e il rischio concreto, sottolineato con forza da Webster, che il conflitto possa allargarsi ulteriormente colpendo anche le infrastrutture del Golfo Persico Con le scorte del porto di Yanbu che rischiano di esaurirsi nel giro di pochi giorni secondo le stime di mercato, e con il vertice diplomatico di Salalah rinviato a data da destinarsi, il mese di settembre 2026 rischia di rappresentare davvero, come indicato dagli analisti internazionali, il momento più cruciale e imprevedibile dell'intera crisi energetica avviata a fine febbraio, con conseguenze dirette destinate a riflettersi ancora a lungo sui prezzi di diesel e benzina in tutto il mondo




Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...