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Quanti soldi hanno sui conti correnti gli italiani in media secondo la nuova indagine The GAP 2026

di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Quanto denaro detenuto dagli italiani sui conti correnti rivela non solo tendenze economiche nazionali ma ampie differenze tra generazioni, territori e abitudini di risparmio.

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La fotografia aggiornata della situazione finanziaria delle famiglie evidenzia un'Italia fortemente ancorata alla liquidità, con una predilezione marcata per il deposito sui conti correnti. Secondo le più recenti indagini di Bankitalia, FABI, Unimpresa e Intesa Sanpaolo, rielaborate da The Gap, il 2025 si è chiuso con una liquidità complessiva sui conti correnti di circa 2.046 miliardi di euro, in leggera crescita rispetto all'anno precedente.

Questo risultato mostra come, nonostante il contesto economico ancora incerto, la propensione al risparmio rimanga uno dei tratti distintivi della popolazione. Tuttavia, emergono importanti differenze legate all'età, all'area geografica e al grado di autonomia finanziaria, in particolare tra uomini e donne. Un quadro stratificato che rappresenta sia una risorsa strategica per la resilienza delle famiglie sia un riflesso delle disuguaglianze e delle scelte tipiche della società italiana.

Quanta liquidità hanno gli italiani sui conti correnti

L'analisi dei dati raccolti dagli istituti di ricerca economica e dalle principali banche italiane conferma che la somma media detenuta sui conti correnti varia in base a molteplici fattori. Nel periodo compreso tra ottobre 2024 e ottobre 2025, la liquidità totale sui conti correnti è salita a 1.379,7 miliardi di euro, rappresentando il 67,4% di tutte le risorse liquide disponibili e segnando un aumento del 4,5% in dodici mesi. I depositi vincolati e gli strumenti più remunerativi, seppur in crescita, continuano ad attrarre una quota minoritaria del risparmio familiare. La distribuzione della liquidità è la seguente:

  • Il 77% degli italiani possiede meno di 12.500 euro
  • Un 15% si colloca tra 12.000 e 50.000 euro
  • Solo il 6-7% detiene tra 50.000 e 200.000/250.000 euro
  • Soltanto lo 0,4% supera i 250.000 euro
La liquidità media a livello nazionale si conferma poco superiore ai 35.000 euro pro capite, secondo la somma tra risparmi detenuti in banca e le altre forme di investimento. Tuttavia, questa media è fortemente influenzata dalla presenza di grandissime disparità tra cluster di popolazione e territori. Se si considera la sola liquidità immediatamente disponibile, la cifra reale per la maggior parte delle famiglie è quindi più bassa.

Il 2025 ha segnato un'inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti: dopo una fase di erosione dei risparmi legata all'inflazione e ai rincari dell'energia, si registra una lieve ripresa del saldo medio sui conti correnti. Questo andamento riflette una rinnovata percezione di stabilità sul piano macroeconomico, favorita da una politica fiscale prudente e da una lenta ma continua diminuzione del tasso di inflazione. Resta in ogni caso evidente la preferenza diffusa degli italiani per la liquidità pronta, scelta che rappresenta sia un retaggio storico sia una risposta a una situazione lavorativa spesso instabile e a un clima di fiducia ancora non pienamente recuperato.

Le forti differenze generazionali: giovani, adulti e over 65

Il confronto tra le diverse fasce d'età restituisce uno spaccato significativo delle dinamiche sociali ed economiche sottostanti alla distribuzione dei risparmi. I dati rielaborati da The Gap documentano la progressione della liquidità media sui conti correnti a seconda dell'età:

  • Per i giovani (18-29 anni): circa 3.500 euro
  • Per chi si trova nella fascia 30-49 anni: media di 10.500 euro
  • Tra i 50 e i 64 anni: picco di 17.500 euro
  • Over 65: poco sotto i 15.000 euro
Questa escalation crescente raggiunge il massimo nei decenni centrali della carriera lavorativa, dove si concentra la stabilità occupazionale e il maggior potere d'acquisto. I giovani, invece, partono svantaggiati non soltanto per questioni reddituali, ma anche per il ritardo nell'ingresso nel mercato del lavoro e per contratti atipici o temporanei che frenano la possibilità di accumulare risorse.

La capacità di risparmio degli adulti oltre i cinquanta anni riflette il raggiungimento di una posizione lavorativa consolidata e spesso la necessità di prepararsi alla pensione o di sostenere fini familiari. In età avanzata, pur restando la liquidità relativamente alta, la cifra tende a calare per effetto di spese sanitarie o per il supporto di figli e nipoti. L'aumento del costo della vita e la stagnazione salariale degli ultimi anni hanno inciso su tutte le fasce d'età, ma in modo più pesante per giovani e over 65, accentuando la vulnerabilità di questi segmenti davanti a situazioni di crisi improvvise.

Distribuzione della liquidità: chi sono gli italiani con più soldi

Il panorama della distribuzione dei depositi bancari mette in evidenza una fortissima concentrazione delle ricchezze su una piccola percentuale di individui. Sopra i 250.000 euro di liquidità disponibile si trova soltanto una ristretta élite dello 0,4% della popolazione. Poco più ampia è la quota di italiani con importi tra 50.000 e 250.000 euro (circa il 6-7%), mentre la stragrande maggioranza si mantiene ben al di sotto dei 13.000 euro.

I dati raccolti dagli istituti statistici e dalle ricerche di settore confermano che, a detenere i patrimoni più ricchi in liquidità, sono tipicamente individui che hanno accumulato risorse nel tempo grazie a carriere imprenditoriali o professionali di successo, spesso appartenenti alla fascia d'età tra 50 e 64 anni o residenti nelle province economicamente più dinamiche:

Distribuzione delle fasce di liquidità

Quota sulla popolazione

Meno di 12.500 euro

77%

12.000, 50.000 euro

15%

50.000, 200.000/250.000 euro

6-7%

Oltre 250.000 euro

0,4%

Il livello di istruzione e la situazione patrimoniale familiare rappresentano veri spartiacque nell'accumulo di liquidità. Altro fattore determinante è la maggiore resilienza degli investitori più esperti, che tendono a lasciare somme consistenti anche in attesa di investimenti futuri. Tuttavia, la crescente attenzione a sicurezza, flessibilità e rapidità di utilizzo delle risorse mantiene alta la preferenza per il conto corrente rispetto agli strumenti vincolati o più speculativi. L'Italia resta così uno tra i Paesi europei con la più alta concentrazione della liquidità in mano a una percentuale molto ristretta della popolazione.

Differenze regionali e provinciali: il confronto tra le aree

La mappa geografica della liquidità racconta una realtà fortemente diseguale, con differenze marcate tra Nord e Sud e tra le diverse province. Secondo la ricerca FABI-Withub, la provincia di Milano si distingue con una cifra media sul conto pari a 71.671 euro, seguita da Biella (61.711), Modena (57.238) e Piacenza (56.362). Le prestazioni migliori in termini di liquidità investita spettano invece a Bolzano (29.692 euro pro capite), a conferma della storica solidità economica delle regioni settentrionali.

Nella parte bassa della classifica troviamo invece province siciliane e calabresi come Crotone, Ragusa, Siracusa e Trapani, dove il saldo medio si attesta tra 9.322 e 16.895 euro. Le cause delle profonde disparità sono riconducibili a molteplici fattori:

  • diverse opportunità di lavoro
  • accesso al credito e ai servizi finanziari
  • livello di istruzione
  • peso dell'economia informale
Ogni area geografica riflette così abitudini di risparmio tipiche, condizioni economiche specifiche e, non da ultimo, una diversa propensione all'investimento dei depositi bancari. La solidità finanziaria resta comunque più elevata laddove il tessuto economico è fiorente e il mercato del lavoro offre maggiori garanzie di occupazione stabile.

Alla base della scelta di conservare somme consistenti sui depositi, emerge una mentalità improntata alla cautela, frutto della storia recente e di un insieme di fattori economici e sociali:

  • La crisi economica e l'aumento dei prezzi hanno spinto molte famiglie a privilegiare la flessibilità dei conti correnti, pronti a reagire ad imprevisti o emergenze senza penalizzazioni.
  • La scarsa fiducia nei mercati finanziari, aggravata dalle fluttuazioni degli ultimi anni e dall'assenza di una cultura diffusa dell'investimento, induce a scegliere la liquidità immediata rispetto a forme di risparmio potenzialmente più remunerative ma percepite come rischiose.
  • Gli strumenti finanziari alternativi (come azioni e fondi), pur in crescita, rimangono minoritari: secondo il Centro Studi del Circolo Esperia, la quota investita in Italia raggiunge il 41% dei risparmi, ancora inferiore rispetto ai principali competitor europei.
  • Il ruolo delle banche e delle politiche creditizie incide nell'indirizzare le scelte dei clienti: spesso, l'educazione finanziaria non riesce ancora a compensare il gap generazionale e territoriale, pur grazie ai recenti sforzi di ABI, BCE e fondazioni private.



Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...