Milano è davvero la città dei milionari italiani? Cerchiamo di capire ed analizzare i numeri, le fonti e le metodologie dei recenti report.
Nelle ultime settimane, ha preso corpo un acceso confronto pubblico sui patrimoni milionari presenti nel capoluogo lombardo. La diffusione di studi che attribuiscono a questa città una densità di persone facoltose tra le più alte al mondo ha stimolato sia interesse sia dubbi. Numerosi quotidiani e testate digitali hanno rilanciato in modo massivo le cifre diffuse da alcune società di consulenza, generando interrogativi sulla reale affidabilità di tali dati e sulle modalità con cui sono stati prodotti. Non si tratta solo di numeri: la percezione dell’opulenza cittadina alimenta il dibattito sulle disuguaglianze, l’accesso alla casa e la trasformazione della città in uno spazio sempre più esclusivo.
Quanto sono attendibili le cifre riportate? Secondo il "World’s Wealthiest Cities Report 2025" stilato dall’agenzia Henley & Partners, sarebbero oltre 115.000 i milionari residenti nella principale città lombarda, pari a un individuo ogni dodici residenti, inclusi bambini e anziani. Questo dato supera nettamente altre metropoli di riferimento, come New York, Londra o Parigi. Di seguito una tabella comparativa:
| Città | Rapporto Milionario/Abitanti |
| Milano | 1 ogni 12 |
| Parigi (intra muros) | 1 ogni 14 |
| New York | 1 ogni 22 |
| Londra | 1 ogni 41 |
| Roma | 1 ogni 54 |
Lo studio indica inoltre la presenza di 182 centimilionari (individui con oltre 100 milioni di dollari di patrimonio liquido), un dato che colloca la metropoli tra le punte più avanzate a livello mondiale. Tuttavia, molti esperti e urbanisti hanno evidenziato anomalie: la proporzione stimata sembrerebbe implausibile, considerando la popolazione locale, la struttura reddituale e la comparazione con aree dal PIL e dalla storicità finanziaria decisamente superiori.
L’aspetto sorprendente risiede proprio in questi numeri: il ritmo di crescita delle ricchezze personali a Milano viene descritto come superiore anche rispetto a centri tradizionalmente privilegiati dagli investitori globali. Gli organi di stampa hanno rilanciato tale "record" senza approfondire criticità o metodologie, limitandosi spesso alla diffusione della "classifica" e del confronto con altre metropoli.
Uno dei temi centrali del dubbio sull’attendibilità riguarda la metodologia. Le informazioni pubblicate da Henley & Partners derivano dai database di New World Wealth, società sudafricana che sostiene di mappare circa 150.000 individui facoltosi nel pianeta. I dati vengono raccolti incrociando fonti pubbliche, registri aziendali, segnalazioni professionali tramite piattaforme social come LinkedIn e compravendite societarie.
Secondo esperti come Alessandro Coppola del Politecnico di Milano e associazioni di fiscalisti, nessuna fonte istituzionale autorevole (ad esempio Banca d’Italia, Fondo Monetario Internazionale) fornisce dati territoriali così dettagliati e aggiorna di frequente il patrimonio disponibile esclusivamente liquido. Inoltre, la stessa società sudafricana ha nel tempo modificato la definizione di "patrimonio privato", variando tra inclusion e esclusione degli asset immobiliari, compromettendo la confrontabilità storica.
Malgrado i limiti delle statistiche, la città lombarda conferma un forte appeal per individui ad alto patrimonio, come emerge dal continuo aumento di investimenti immobiliari, imprenditoriali e dal trend migratorio di professionisti e imprenditori. Diverse motivazioni spiegano questa tendenza:
Se la concentrazione di ricchezze rappresenta un risultato di attrattività internazionale, è altrettanto vero che la distanza fra dati ufficiali e stime soggettive rimane un aspetto critico, specialmente per il dibattito pubblico e politico locale.
L’enfasi sulla presenza di molti individui con elevati patrimoni ha riaperto la discussione su come questa dinamica stia trasformando il tessuto urbano e sociale. Il caro vita e soprattutto il mercato immobiliare sempre meno accessibile costituiscono i principali segnali: negli ultimi anni, l'incremento dei valori al metro quadro e il rapporto tra salari e affitti ha determinato una situazione di crescente esclusione della popolazione meno abbiente.
Studi recenti evidenziano che per vivere in alcune zone serve un reddito molto superiore alla media nazionale, mentre la "gentrificazione" di quartieri storicamente popolari tende ad ampliare la forbice sociale. Secondo la Deutsche Bank, il rapporto tra stipendio medio e affitto supera ampiamente la soglia di sostenibilità. Gli esempi riportati dalla cronaca cittadina raccontano storie di precarietà, come nel caso di giovani lavoratori costretti a spendere la maggior parte dello stipendio per soluzioni abitative modeste. Il 75% dei residenti risulta proprietario di casa, ma il trend di nuove costruzioni di lusso e club privati esclusivi (Casa Cipriani, The Wilde) rafforza la percezione di una città riservata a pochi.
Tali trasformazioni rischiano di incidere su coesione sociale e inclusività, alimentando il senso di distanza tra diverse fasce di cittadini e la percezione di una vita cittadina riservata prevalentemente ai grandi patrimoni. La dimensione mediatica amplifica il fenomeno: narrazioni “da vetrina” contribuiscono a consolidare un’immagine di lusso che finisce per nascondere le difficoltà reali della popolazione non privilegiata.