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Quattro università nella top 200 di Time: dove si posizionano le altre decine sparsi nelle diverse regioni in Italia

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di Chiara Compagnucci pubblicato il

Sono quattro gli atenei italiani nella top 200 della classifica Times Higher Education 2026, ma come si distribuiscono gli altri nelle fasce successive? La graduatoria racconta risultati e divari tra le regioni, nel confronto con i vertici mondiali.

Nell’edizione 2026 della World University Rankings di Times Higher Education (THE), quattro atenei italiani rientrano nelle prime 200 posizioni: l’Università di Bologna, la Scuola Normale Superiore di Pisa, la Sapienza di Roma e l’Università di Pisa. Il dato restituisce un sistema con alcune istituzioni in fascia alta e una presenza nazionale ampia nelle successive. Per leggere correttamente il posizionamento università italiane nella classifica Time occorre distinguere i posti numerici dalle fasce aggregate e considerare i criteri adottati. Dopo la top 200, infatti, la graduatoria raggruppa gli atenei in intervalli, non in singole posizioni.

Come leggere la classifica Times Higher Education e le fasce di posizione

La graduatoria THE valuta l’università nel suo complesso, non la qualità di un singolo corso di laurea. L’edizione 2026 analizza oltre 2.190 istituzioni in 115 Paesi e territori, combinando dati forniti dagli atenei, informazioni bibliometriche e indicatori reputazionali. Il modello considera cinque aree: insegnamento, ambiente di ricerca, qualità della ricerca, apertura internazionale e industria. Quest’ultima comprende, tra gli aspetti valutati, il rapporto con le imprese e la capacità di trasferire conoscenze.

Gli indicatori hanno pesi diversi: una parte rilevante del risultato dipende dalla qualità e dall’ambiente della ricerca e dalla didattica, mentre internazionalizzazione e collegamenti industriali concorrono con quote inferiori. Ne consegue che il ranking non misura direttamente ogni caratteristica importante per chi sceglie un ateneo, come l’offerta di uno specifico corso, i servizi agli studenti o gli esiti occupazionali di una singola laurea.

Fino al 200° posto il THE indica posizioni individuali; successivamente pubblica fasce, per esempio 201–250, 251–300 o 301–350. All’interno di ciascun intervallo non è possibile ricavare un ordine esatto tra gli atenei: la collocazione non autorizza a dire che il primo nome elencato sia davanti agli altri. Anche i punteggi sono presentati per intervalli nelle fasce aggregate, perciò non consentono confronti puntuali tra istituzioni dello stesso gruppo.

Le quattro università italiane tra le prime 200: Bologna, Pisa, Roma e Milano

Al vertice nazionale si trova l’Università di Bologna, al 130° posto mondiale, con un punteggio complessivo di 63,3. L’Alma Mater è anche la prima italiana nell’edizione 2026. A seguire compare la Scuola Normale Superiore di Pisa, 137ª con 62,8 punti, mentre la Sapienza Università di Roma è 170ª. La quarta istituzione italiana entro le prime 200 è l’Università di Pisa, classificata al 183° posto.

La presenza pisana comprende dunque due realtà distinte: la Normale, istituzione selettiva con una forte vocazione alla formazione avanzata e alla ricerca, e l’Università di Pisa, ateneo generalista. Il loro risultato non va letto come una graduatoria interna alla città, ma come il riflesso di profili, dimensioni e missioni differenti. Anche la Sapienza, grande università pubblica con un’offerta disciplinare molto ampia, compete con caratteristiche diverse rispetto a un istituto di dimensioni più contenute.

La soglia delle prime 200 permette di individuare i risultati più alti del Paese nel ranking complessivo, ma non esaurisce le eccellenze italiane. Un ateneo può distinguersi in una disciplina o per un indicatore specifico senza raggiungere lo stesso livello nella graduatoria generale, che combina più dimensioni. È per questo che una posizione globale non sostituisce il confronto tra corsi e aree scientifiche.

Le università italiane nelle fasce successive: dal 201–250 oltre il 1.200° posto

Dopo le quattro posizioni individuali, il gruppo italiano più vicino alla top 200 è nella fascia 201–250: vi rientrano Politecnico di Milano, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e Università di Padova. Tra 251 e 300 figurano Humanitas University, Università Cattolica del Sacro Cuore e Vita-Salute San Raffaele. La fascia 301–350 comprende Università degli Studi di Milano, Federico II di Napoli e Tor Vergata.

Il numero degli atenei presenti si allarga procedendo verso il basso. Tra 351 e 400 compaiono Brescia, Firenze, Pavia, Pisa, Siena, Trento e Verona. Nel gruppo 401–500 si trovano la Libera Università di Bolzano, l’Università Politecnica delle Marche, il Politecnico di Torino, Genova, Milano-Bicocca e Torino. Sono risultati distribuiti fra università generaliste, istituzioni tecniche e atenei con specializzazioni riconoscibili.

La fascia 501–600 include Ca’ Foscari Venezia, Campus Bio-Medico di Roma, Politecnico di Bari, Catania, Ferrara, Messina, Modena e Reggio Emilia, Palermo, Salerno e Trieste. Tra 601 e 800 rientrano Piemonte Orientale, Parthenope di Napoli, Bari Aldo Moro, Cagliari, Calabria, Insubria, L’Aquila, Parma, Tuscia e Udine.

Più in basso, la fascia 801–1000 comprende Gabriele d’Annunzio, Foggia, Roma Tre e Salento; quella 1001–1200 include Kore di Enna, Camerino, Università della Campania Luigi Vanvitelli e Sannio. L’Università di Urbino Carlo Bo è collocata tra 1201 e 1500. La presenza in una fascia non equivale a una posizione esatta: questa distinzione è essenziale per non attribuire ai dati una precisione che la pubblicazione THE non fornisce.

Gli atenei italiani nelle diverse regioni: distribuzione geografica dei risultati

La distribuzione territoriale mostra che la presenza italiana nel THE non è concentrata esclusivamente nei grandi poli metropolitani. Nel Nord, Bologna guida la classifica nazionale; Milano è rappresentata dal Politecnico nella fascia 201–250 e dall’Università degli Studi nella 301–350, mentre Pavia e Brescia si collocano tra 351 e 400. Il quadro settentrionale comprende inoltre Padova, Trento, Verona, Torino, Genova e Trieste, oltre a istituzioni in Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria e Friuli-Venezia Giulia.

La Toscana presenta risultati di rilievo: la Normale e l’Università di Pisa sono entrambe nella top 200, la Sant’Anna nella fascia 201–250 e Firenze e Siena tra 351 e 400. Completano la mappa regionale atenei come la Scuola Superiore Sant’Anna, che ha un profilo distinto rispetto alle università generaliste, e realtà presenti nelle fasce più ampie. In Emilia-Romagna, il primato dell’Alma Mater si affianca all’Università di Ferrara e a Modena e Reggio Emilia, entrambe nella fascia 501–600.

Nel Centro, oltre alla Sapienza, Roma è rappresentata da Tor Vergata, Campus Bio-Medico e Roma Tre, collocati in gruppi diversi. Nelle Marche figurano l’Università Politecnica delle Marche e Urbino; nel Lazio è presente anche la Tuscia. Queste differenze confermano che il ranking registra risultati di istituzioni con dimensioni e vocazioni non omogenee.

Nel Mezzogiorno compaiono atenei di Puglia, Campania, Calabria, Basilicata? La lista THE riportata per il 2026 comprende il Politecnico di Bari e Bari Aldo Moro, Federico II e Parthenope a Napoli, Salerno, Campania Luigi Vanvitelli, Sannio, Calabria, Catania, Messina, Palermo, Foggia e Salento. In Sardegna sono classificate Cagliari e Sassari? L’elenco pubblicato qui include Cagliari, ma non Sassari: è importante non estendere la presenza oltre i dati disponibili. Anche la Sicilia è rappresentata da Catania, Messina, Palermo e Kore di Enna.

Il confronto con i vertici mondiali e le prospettive del sistema universitario italiano

Al vertice del THE 2026 si trova l’Università di Oxford, seguita dal Massachusetts Institute of Technology. Princeton e Cambridge condividono il terzo posto; Harvard e Stanford sono quinte a pari merito. La top ten è dominata da istituzioni britanniche e statunitensi, sostenute da reti scientifiche estese, reputazione internazionale e investimenti consistenti. Tra i primi venti compaiono anche atenei asiatici come Tsinghua e Peking, segnale della competizione crescente per attrarre ricercatori e consolidare la produzione scientifica.

Il confronto con questi poli va interpretato tenendo conto delle differenze di finanziamento, dimensioni, governance e contesto nazionale. L’Italia porta quattro università nelle prime 200 e una presenza ampia nelle fasce successive; allo stesso tempo, nessun ateneo nazionale raggiunge la top 100 in questa edizione. La distanza dal vertice non cancella i risultati, ma mette in evidenza la difficoltà di trasformare le eccellenze di singole istituzioni in una competitività più diffusa e stabile.

Tra i fattori da monitorare ci sono la continuità dei finanziamenti alla ricerca, la capacità di attrarre e trattenere studiosi, le collaborazioni internazionali e il trasferimento tecnologico. Questi elementi dialogano direttamente con le aree valutate dal THE. La partecipazione a programmi europei e alle reti di ricerca può accrescere visibilità e collaborazione, ma la crescita dipende anche da risorse strutturali e condizioni di lavoro sostenibili.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...