Un gas assolutamente conosciuto, sia come diffusione che come pericoli in Italia, ma di cui si parla poco e si fa finta di niente. Stiamo parlando del Radon.
Non si vede, non si sente, non si annusa. Eppure è presente in milioni di abitazioni italiane e ogni anno provoca circa 3.300 morti per tumore al polmone, pari al 10% di tutti i decessi oncologici polmonari del paese. Un numero paragonabile alle vittime degli incidenti stradali. Si chiama radon ed è il rischio che nessuno conosce, nascosto sotto i pavimenti, nelle cantine, nei seminterrati e persino nei muri di casa. La buona notizia è che si può misurare e ridurre. La cattiva è che quasi nessuno lo fa.
Il radon è un gas nobile radioattivo di origine naturale. Si forma nel sottosuolo a partire dal decadimento dell'uranio presente nelle rocce e nel terreno, risale attraverso le fessure del suolo e si infiltra negli edifici attraverso crepe nelle fondamenta, pavimentazioni non isolate, tubature e canalizzazioni mal sigillate. All'aperto si disperde nell'atmosfera senza raggiungere mai concentrazioni pericolose. Al chiuso è un'altra storia.
Negli ambienti confinati, specialmente in cantine, seminterrati e piani terra poco ventilati, il radon può accumularsi e raggiungere livelli molto elevati. Una volta inalato, non è il gas in sé il problema principale: sono i suoi prodotti di decadimento radioattivo, tra cui polonio-218 e polonio-214, che si attaccano alle particelle di polvere presenti nell'aria, penetrano nelle vie respiratorie e si depositano sulle superfici dei tessuti polmonari. Qui continuano a decadere emettendo particelle alfa che danneggiano direttamente il DNA delle cellule. Il risultato, nel tempo, può essere il tumore al polmone.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità lo classifica come la seconda causa di cancro ai polmoni dopo il fumo di sigaretta. Per i fumatori il rischio è ancora più alto: le due esposizioni si moltiplicano, non si sommano.
L'Italia è un paese strutturalmente esposto al radon, per ragioni geologiche precise. Le aree vulcaniche, i terreni ricchi di granito, tufo, pozzolane e basalto producono quantità maggiori di gas. Lazio, Campania, Friuli Venezia Giulia, Sardegna e alcune province alpine sono tra le zone storicamente più a rischio, ma il fenomeno riguarda tutto il territorio nazionale con distribuzione irregolare: anche all'interno di uno stesso comune la concentrazione può variare significativamente da un edificio all'altro.
Secondo i dati del Piano Nazionale d'Azione per il Radon, la concentrazione media nazionale negli edifici si attesta intorno ai 70 Bq/m3 (Becquerel per metro cubo). Ma le medie nascondono situazioni molto diverse. Si stima che circa 800.000 abitazioni, il 4% del totale, presentino concentrazioni superiori ai 200 Bq/m3, soglia considerata significativa per la salute. Circa 200.000 edifici superano i 400 Bq/m3. Il rischio di tumore al polmone aumenta di circa il 16% per ogni 100 Bq/m3 di incremento nella concentrazione media annua, rispetto al rischio statistico di base.
I luoghi più a rischio sono quelli direttamente a contatto con il terreno: cantine, scantinati, locali seminterrati. Ma anche i piani terra di edifici costruiti senza barriere anti-radon possono presentare concentrazioni elevate, specialmente se poco ventilati o dotati di infissi a tenuta stagna. Paradossalmente, le case ben coibentate costruite negli ultimi decenni con materiali sigillanti e cappotti termici, pensate per l'efficienza energetica, possono favorire il ristagno del gas riducendo il ricambio d'aria naturale.
Per molti anni l'Italia è rimasta indietro rispetto ad altri paesi europei nella regolamentazione del radon. Il quadro normativo di riferimento è oggi il Decreto Legislativo 101 del 2020, che recepisce la direttiva europea 2013/59/Euratom e stabilisce i livelli massimi di concentrazione accettabili: 300 Bq/m3 per le abitazioni esistenti e 200 Bq/m3 per i luoghi di lavoro e per le nuove costruzioni realizzate a partire dal 1 gennaio 2025.
Le nuove costruzioni devono obbligatoriamente essere progettate con barriere anti-radon nelle fondamenta, sistemi di ventilazione meccanica controllata e materiali a bassa permeabilità. Per gli edifici esistenti l'obbligo di misura riguarda principalmente i luoghi di lavoro, in particolare quelli con locali sotterranei, stabilimenti termali, spazi seminterrati e al piano terra nelle cosiddette "aree prioritarie radon" identificate dalle regioni.
Per le abitazioni private non esiste ancora un obbligo generale di misurazione, anche se alcune regioni stanno sviluppando propri strumenti di mappatura e alcune proposte puntano a includere i dati di concentrazione radon nelle certificazioni energetiche obbligatorie per le compravendite immobiliari. Uno strumento che potrebbe cambiare significativamente la consapevolezza del mercato.
La caratteristica più insidiosa del radon è che non può essere percepito dai sensi. L'unico modo per sapere se la propria casa è esposta a livelli di rischio è misurarla con strumenti appositi. Esistono due metodi principali.
Il primo è il dosimetro passivo a tracce, un piccolo dispositivo che viene posizionato in casa per un periodo di almeno tre mesi, preferibilmente sei, per ottenere una media annuale affidabile. Al termine del periodo il dosimetro viene inviato a un laboratorio certificato che restituisce il valore medio di concentrazione. È il metodo più preciso e quello riconosciuto legalmente dalla normativa italiana. Il costo è contenuto, generalmente tra i 50 e i 150 euro.
Il secondo metodo utilizza dispositivi elettronici attivi che misurano la concentrazione in tempo reale, utili per monitoraggi continui ma non sufficienti per una valutazione legalmente valida del rischio medio annuo, dato che la concentrazione di radon varia significativamente con le stagioni, le condizioni atmosferiche e i comportamenti degli occupanti.
Se i livelli rilevati superano le soglie di riferimento, esistono diverse soluzioni tecniche efficaci. La più semplice e spesso la più efficace è il miglioramento della ventilazione: aprire regolarmente le finestre, anche in inverno, riduce sensibilmente la concentrazione. Per gli edifici con livelli elevati si interviene con sistemi di depressurizzazione del suolo, che creano una differenza di pressione tra il terreno e l'interno dell'edificio impedendo al gas di infiltrarsi, oppure con membrane anti-radon nelle fondamenta in caso di ristrutturazioni che coinvolgano l'attacco a terra.
Il problema principale del radon in Italia non è tecnico. Le soluzioni esistono, sono efficaci e spesso accessibili. Il problema è culturale: la quasi totalità della popolazione non sa cosa sia il radon, non sa se la propria abitazione sia a rischio e non ha mai sentito il bisogno di misurarlo.
A differenza del monossido di carbonio, per cui esiste un obbligo di installare rilevatori nelle abitazioni con impianti a combustione, il radon rimane un rischio invisibile anche nella percezione collettiva. Eppure i numeri parlano chiaro: 3.300 morti all'anno è un dato che non ha equivalenti tra i rischi domestici comunemente conosciuti. Non lo amianto, non il monossido, non i fumi da cucina.
La consapevolezza sta crescendo lentamente, spinta dalle nuove normative sulle costruzioni e da campagne informative delle agenzie regionali per la protezione dell'ambiente. Ma il passo decisivo sarebbe rendere la misurazione del radon parte integrante delle transazioni immobiliari, come già avviene in alcuni paesi nordeuropei, dove il valore di concentrazione è dichiarato obbligatoriamente all'atto della compravendita.
In attesa di norme più stringenti, la scelta più utile che un proprietario di casa può fare oggi, soprattutto se abita in una zona con terreni vulcanici o granitici, in un edificio con cantine o seminterrati, o in un piano terra poco ventilato, è semplice: acquistare un dosimetro, misurare, e sapere. Costa poco. Vale molto.
Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...