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Radon in casa: non si vede e non si sente, ma in Italia causa circa 3.200 morti l'anno: come controllare

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di Chiara Compagnucci pubblicato il
Radon casa non vede non sente Italia causa circa 3.200 morti anno

Il radon causa in Italia circa 3.200 morti l’anno ma pochi lo misurano. Cos’è, dove si accumula, come misurarlo e quali soluzioni funzionano.

Nelle case italiane c’è un nemico invisibile che non dà alcun segnale di presenza. Non ha colore, non ha odore, non ha sapore e non provoca sintomi immediati. Si chiama radon, è un gas radioattivo di origine naturale e, secondo le stime delle autorità sanitarie, è responsabile in Italia di circa 3.200 decessi l’anno per tumore al polmone. Eppure la maggior parte dei cittadini non ha mai misurato la concentrazione di radon nella propria abitazione, e molti non sanno nemmeno che esista.

Che cos’è il radon e da dove arriva

Il radon è un gas nobile radioattivo che si forma in modo naturale dal decadimento dell’uranio presente in rocce, terreni e materiali da costruzione. L’isotopo che interessa la salute pubblica è il radon-222, prodotto lungo la catena di decadimento dell’uranio-238 e del radio-226.

Poiché si genera continuamente nel sottosuolo, il radon risale verso la superficie attraverso fessure, porosità e fratture del terreno. All’aperto si disperde rapidamente e raggiunge concentrazioni trascurabili. Il problema nasce negli ambienti chiusi, dove il gas può entrare dal suolo e ristagnare, accumulandosi a livelli anche molto più alti di quelli esterni.

Le principali vie di ingresso nelle abitazioni sono:

  • crepe e fessure in pavimenti e pareti a contatto con il terreno
  • giunti tra pavimento e muri e passaggi di tubazioni e cavi
  • scantinati, cantine e vespai non isolati o poco ventilati
  • in misura minore, alcuni materiali da costruzione (come certi tufi, pozzolane o graniti) e l’acqua di pozzo

Perché il radon è pericoloso per la salute

Il radon in sé è un gas inerte, ma si trasforma a sua volta in prodotti di decadimento radioattivi solidi, che si attaccano al particolato presente nell’aria. Quando respiriamo, queste particelle si depositano nelle vie respiratorie ed emettono radiazioni che possono danneggiare le cellule del tessuto polmonare.

Per questo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato il radon nel Gruppo 1, cioè tra gli agenti cancerogeni certi per l’uomo. L’Organizzazione mondiale della sanità lo considera la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo di sigaretta, e la prima tra i non fumatori.

Ci sono tre elementi da tenere presenti:

  1. Il rischio dipende dall’esposizione prolungata. Contano la concentrazione e il tempo trascorso negli ambienti contaminati, quindi soprattutto la casa e il luogo di lavoro.
  2. Non esiste una soglia sicura. Il rischio cresce in modo proporzionale alla concentrazione: secondo l’OMS, per ogni aumento di 100 Bq/m³ nella media di lungo periodo, il rischio relativo di tumore al polmone sale di circa il 16%.
  3. Fumo e radon si potenziano a vicenda. Un fumatore esposto a radon ha un rischio molto più alto di chi è esposto solo a uno dei due fattori.
I tumori da radon non hanno caratteristiche che li distinguano da quelli di altra origine. Per questo il fenomeno è così sottovalutato: non c’è un sintomo che avverta, non c’è un odore che metta in allarme, e la malattia compare dopo anni o decenni.

Quanti morti causa davvero in Italia e dove è più presente

La cifra di circa 3.200 morti l’anno è una stima epidemiologica, non un conteggio basato su certificati di morte che indichino il radon come causa. Gli studi a livello nazionale e internazionale attribuiscono al radon una quota che oscilla all’incirca tra il 5% e il 10% dei tumori polmonari, con variazioni importanti da una regione all’altra e a seconda del metodo di calcolo.

Il fatto che si tratti di una stima non ne riduce il peso. È un numero comparabile a quello di altre grandi cause di morte evitabili, e il punto cruciale è che buona parte di questi decessi sarebbe prevenibile con misurazioni e interventi relativamente semplici.

La concentrazione varia molto da zona a zona, perché dipende dalla geologia del territorio. In generale i livelli più alti si registrano dove il sottosuolo è ricco di rocce di origine vulcanica o granitica, o dove i terreni sono molto permeabili.

Tra le aree storicamente più interessate figurano zone di Lazio, Campania, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Veneto, con valori medi regionali che superano quelli del resto del Paese. All’interno di una stessa regione, però, le differenze sono forti: due case vicine possono avere concentrazioni molto diverse, a seconda del tipo di terreno, della costruzione, della ventilazione e dell’uso degli ambienti.

Per questo non si può dedurre il rischio dalla mappa: l’unico modo per sapere quanto radon c’è in un edificio è misurarlo.

Anche all’interno della casa i livelli cambiano. Sono in genere più elevati:

  • ai piani bassi, nei seminterrati e al piano terra
  • in inverno, quando si tengono le finestre chiuse e il riscaldamento crea una depressione che richiama aria dal suolo
  • negli edifici molto ermetici, con scarso ricambio d’aria.

Come si misura il radon in casa

Misurare il radon è semplice, economico e non invasivo. Il metodo più diffuso e affidabile è quello dei dosimetri passivi a tracce nucleari: piccoli contenitori di plastica, in genere con un rilevatore di tipo CR-39, che si posizionano nella stanza da testare senza alimentazione né manutenzione.

Ecco come funziona nella pratica:

  1. Si richiede il dosimetro a un laboratorio accreditato o a un servizio di dosimetria riconosciuto, oppure all’ARPA della propria regione, che in alcuni casi offre campagne di misura.
  2. Lo si colloca in una stanza dove si trascorre molto tempo, per esempio la camera da letto o il soggiorno, preferibilmente al piano più basso abitato, lontano da finestre, porte e fonti di calore.
  3. Lo si lascia in posizione per il periodo indicato, di norma uno o due periodi consecutivi da sei mesi per ottenere una media annuale rappresentativa.
  4. Lo si restituisce al laboratorio, che analizza le tracce lasciate dalle particelle e fornisce il risultato in Bq/m³.
Il costo di una misura è generalmente contenuto, nell’ordine di qualche decina di euro per dosimetro, a seconda del laboratorio. Esistono anche rilevatori elettronici attivi che mostrano il dato quasi in tempo reale, utili per capire come cambia la concentrazione nell’arco della giornata, ma per una valutazione ufficiale della media annua restano di riferimento le misure passive di lungo periodo.

Una misura di pochi giorni è poco attendibile, perché il radon varia con stagione, meteo, ventilazione e uso della casa. Meglio diffidare dei test rapidi usati come unico criterio.

Come difendersi: soluzioni ed interventi che funzionano

Se la misura supera il livello di riferimento, la buona notizia è che esistono soluzioni collaudate, spesso efficaci e di costo ragionevole. L’intervento giusto dipende dal tipo di edificio e dalla concentrazione rilevata, e va progettato da un tecnico qualificato dopo un sopralluogo.

Le strategie più comuni sono:

  • Sigillatura di crepe, fessure e passaggi di tubazioni. È utile ma da sola raramente basta, e funziona meglio come complemento ad altre misure.
  • Ventilazione del vespaio o dell’intercapedine sotto l’edificio, per far disperdere il gas prima che entri nei locali abitati.
  • Depressurizzazione del suolo (sistema di aspirazione sotto la platea): un piccolo pozzetto con una tubazione e un ventilatore estrae il gas dal terreno e lo espelle all’esterno. È una delle tecniche più efficaci, capace di abbattere in modo significativo le concentrazioni.
  • Ventilazione meccanica controllata (VMC), che garantisce un ricambio d’aria continuo e riduce l’accumulo, con il vantaggio di migliorare anche la qualità dell’aria interna.
  • Membrane e barriere antiradon nei nuovi edifici o nelle ristrutturazioni profonde, posate sotto il pavimento.
Dopo ogni intervento è fondamentale rimisurare: solo una nuova misura conferma che la concentrazione sia effettivamente scesa sotto il livello desiderato.

Anche piccole abitudini quotidiane aiutano a contenere il problema, pur senza sostituire gli interventi strutturali: arieggiare con regolarità gli ambienti, soprattutto cantine e piani bassi, evitare di vivere o dormire in locali interrati poco ventilati e non lasciare aperti passaggi diretti tra il piano interrato e le zone abitate.

Perché così pochi lo misurano e perché conviene farlo

I motivi della scarsa diffusione delle misure sono culturali prima che economici. Il radon non si percepisce, non provoca effetti immediati e viene spesso confuso con rischi più “visibili”. Pesa anche la scarsa informazione: molti proprietari ignorano che si tratta di un problema diffuso, e altri temono che una misura alta faccia perdere valore all’immobile.

In realtà sapere è sempre meglio che ignorare. Una misura bassa è una rassicurazione, e una misura alta permette di intervenire con soluzioni note ed efficaci. Un immobile risanato e certificato come sicuro è anche un immobile più solido sul mercato.

 






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Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...