Il radon causa in Italia circa 3.200 morti l’anno ma pochi lo misurano. Cos’è, dove si accumula, come misurarlo e quali soluzioni funzionano.
Nelle case italiane c’è un nemico invisibile che non dà alcun segnale di presenza. Non ha colore, non ha odore, non ha sapore e non provoca sintomi immediati. Si chiama radon, è un gas radioattivo di origine naturale e, secondo le stime delle autorità sanitarie, è responsabile in Italia di circa 3.200 decessi l’anno per tumore al polmone. Eppure la maggior parte dei cittadini non ha mai misurato la concentrazione di radon nella propria abitazione, e molti non sanno nemmeno che esista.
Il radon è un gas nobile radioattivo che si forma in modo naturale dal decadimento dell’uranio presente in rocce, terreni e materiali da costruzione. L’isotopo che interessa la salute pubblica è il radon-222, prodotto lungo la catena di decadimento dell’uranio-238 e del radio-226.
Poiché si genera continuamente nel sottosuolo, il radon risale verso la superficie attraverso fessure, porosità e fratture del terreno. All’aperto si disperde rapidamente e raggiunge concentrazioni trascurabili. Il problema nasce negli ambienti chiusi, dove il gas può entrare dal suolo e ristagnare, accumulandosi a livelli anche molto più alti di quelli esterni.
Le principali vie di ingresso nelle abitazioni sono:
Per questo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato il radon nel Gruppo 1, cioè tra gli agenti cancerogeni certi per l’uomo. L’Organizzazione mondiale della sanità lo considera la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo di sigaretta, e la prima tra i non fumatori.
Ci sono tre elementi da tenere presenti:
La cifra di circa 3.200 morti l’anno è una stima epidemiologica, non un conteggio basato su certificati di morte che indichino il radon come causa. Gli studi a livello nazionale e internazionale attribuiscono al radon una quota che oscilla all’incirca tra il 5% e il 10% dei tumori polmonari, con variazioni importanti da una regione all’altra e a seconda del metodo di calcolo.
Il fatto che si tratti di una stima non ne riduce il peso. È un numero comparabile a quello di altre grandi cause di morte evitabili, e il punto cruciale è che buona parte di questi decessi sarebbe prevenibile con misurazioni e interventi relativamente semplici.
La concentrazione varia molto da zona a zona, perché dipende dalla geologia del territorio. In generale i livelli più alti si registrano dove il sottosuolo è ricco di rocce di origine vulcanica o granitica, o dove i terreni sono molto permeabili.
Tra le aree storicamente più interessate figurano zone di Lazio, Campania, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Veneto, con valori medi regionali che superano quelli del resto del Paese. All’interno di una stessa regione, però, le differenze sono forti: due case vicine possono avere concentrazioni molto diverse, a seconda del tipo di terreno, della costruzione, della ventilazione e dell’uso degli ambienti.
Per questo non si può dedurre il rischio dalla mappa: l’unico modo per sapere quanto radon c’è in un edificio è misurarlo.
Anche all’interno della casa i livelli cambiano. Sono in genere più elevati:
Ecco come funziona nella pratica:
Una misura di pochi giorni è poco attendibile, perché il radon varia con stagione, meteo, ventilazione e uso della casa. Meglio diffidare dei test rapidi usati come unico criterio.
Se la misura supera il livello di riferimento, la buona notizia è che esistono soluzioni collaudate, spesso efficaci e di costo ragionevole. L’intervento giusto dipende dal tipo di edificio e dalla concentrazione rilevata, e va progettato da un tecnico qualificato dopo un sopralluogo.
Le strategie più comuni sono:
Anche piccole abitudini quotidiane aiutano a contenere il problema, pur senza sostituire gli interventi strutturali: arieggiare con regolarità gli ambienti, soprattutto cantine e piani bassi, evitare di vivere o dormire in locali interrati poco ventilati e non lasciare aperti passaggi diretti tra il piano interrato e le zone abitate.
I motivi della scarsa diffusione delle misure sono culturali prima che economici. Il radon non si percepisce, non provoca effetti immediati e viene spesso confuso con rischi più “visibili”. Pesa anche la scarsa informazione: molti proprietari ignorano che si tratta di un problema diffuso, e altri temono che una misura alta faccia perdere valore all’immobile.
In realtà sapere è sempre meglio che ignorare. Una misura bassa è una rassicurazione, e una misura alta permette di intervenire con soluzioni note ed efficaci. Un immobile risanato e certificato come sicuro è anche un immobile più solido sul mercato.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...