La storia di Enzo di Milano che ha trovato una moneta da 2 euro 'rara' e che l'ha messa in vendita su Ebay. Ecco come è andata a finire
Riceviamo e pubblichiamo la storia che questo nostro lettore ci ha inviato dopo aver letto un nostro articolo sulle monete da 2 euro di alto valore. E' un racconto che è emblematico e simbolico di quello che noi scriviamo sempre alla fine di ogni nostro articolo dedicato al tema. Buona lettura!
Mi chiamo Enzo Rizzi, ho 27 anni, lavoro in uno studio di grafica vicino a Porta Romana, a Milano, e 2 settimane fa, di giovedì sera passo dal supermercato sotto casa per comprare pasta, una confezione di pollo e una bottiglia d’acqua. Alla cassa pago con una banconota da venti euro e la cassiera mi restituisce il resto in una manciata di monete. Le infilo in tasca senza guardarle, come fanno quasi tutti.
Solo a casa, mentre svuoto la giacca sul tavolo della cucina, una delle monete mi cattura lo sguardo. È un 2 euro. A prima vista è identico a tanti altri, ma osservandolo meglio mi sembra diverso: sul bordo c’è un segno sottile, e alcune lettere vicino al bordo sembrano sdoppiate, come se fossero state stampate due volte. Mi fermo. Mi torna in mente un articolo letto qualche settimana prima, uno di quelli che si trovano a ogni ora sui social: «Controlla il portafoglio: questi 2 euro valgono migliaia di euro».
Prendo lo smartphone e inizio a cercare. In pochi minuti mi ritrovo in un labirinto di pagine che parlano di errori di conio, doppie battiture, monete decentrate e tondelli sbagliati. Molti titoli promettono cifre importanti. Su una piattaforma di annunci trovo monete dall’aspetto simile alla mia con prezzi di 3.000 euro, 4.000 euro e perfino 5.000 euro. Una scritta in grassetto ripete la stessa idea: «Raro, imperdibile, errore di conio».
Non sono uno sprovveduto, ma sono un ragazzo che a fine mese fa i conti, e quei numeri fanno effetto. Penso all’affitto, al viaggio rimandato, al motorino che si rompe sempre. Mentre la pasta bolle sul fuoco, scatto tre fotografie con lo smartphone, sotto la luce della cucina: il dritto, il rovescio e un primo piano del bordo. Poi apro eBay.
Scrivo il titolo con cura: «2 euro RARO errore di conio doppia battitura». Nella descrizione aggiungo che la moneta mi è arrivata in resto, che non è mai stata pulita e che «si vede chiaramente il difetto». Imposto la base d’asta a 2.500 euro, una cifra che mi sembra prudente rispetto agli annunci che ho visto. Prima di andare a dormire pubblico l’inserzione e mi addormento con un sorriso un po’ ingenuo.
Il mattino dopo, controllando il telefono, trovo il primo messaggio. Lo scrive un utente che si firma «numismatico_75»: «Buongiorno, bella moneta, ma sicuro che sia un errore? Può mandare una foto migliore del bordo, con luce radente?». Rispondo, entusiasta, e allego altre immagini. Passano un paio d’ore, poi arrivano altre domande, e quello che inizia come un’attesa speranzosa si trasforma, messaggio dopo messaggio, in una lezione.
Il primo a spiegarmi la situazione è proprio il numismatico, con garbo. «La doppia battitura vera, quella che interessa ai collezionisti, è un’altra cosa», scrive. «Si riconosce da un’immagine fantasma ben definita, con contorni netti, spostata in modo uniforme. Quello che vedo nella sua moneta è un’usura da circolazione. Una moneta da 2 euro passa per migliaia di mani, finisce nei registratori di cassa, nelle tasche, nei salvadanai. I rilievi si consumano e creano effetti ottici che a prima vista sembrano sdoppiamenti.»
Poco dopo interviene una seconda persona, una ragazza che gestisce un piccolo negozio di monete e che scrive nei commenti: «Per capire se una moneta ha valore bisogna guardare cinque cose: la tiratura, cioè quanti pezzi sono stati coniati, l’anno, il paese e la zecca, la presenza di un errore documentato e lo stato di conservazione. Le monete davvero ricercate hanno tirature bassissime, spesso sotto i centomila pezzi, oppure errori che compaiono nei cataloghi. La sua è un esemplare comune, con una conservazione da moneta di circolazione.»
Un terzo utente aggiunge un dettaglio che mi colpisce più di tutti: «Quei 3.000 o 5.000 euro che hai visto sono prezzi richiesti dai venditori, non prezzi incassati. Per sapere quanto vale davvero una moneta devi guardare le aste concluse, quelle in cui qualcuno ha davvero pagato».
Resto per un po’ con il telefono in mano. Non provo rabbia, solo un misto di imbarazzo e curiosità. Seguo il consiglio e cerco le inserzioni terminate con una vendita effettiva. Scopro che, per monete simili alla mia, i prezzi pagati vanno da due a cinque euro, e solo per esemplari in condizioni perfette. Quelli con errori autentici, come la doppia battitura vera, il decentramento oltre il dieci per cento o la rotazione dei coni, esistono e a volte valgono da qualche decina a qualche centinaio di euro, ma sono casi rari e vanno certificati. Chi vuole vendere un pezzo sopra i cento euro, imparo, dovrebbe portarlo a un perito.
Prima di ritirare l’asta, scrivo un ultimo messaggio nella discussione: «Grazie a tutti. Mi avete risparmiato una figuraccia e mi avete insegnato più cose in una mattina che in una settimana di ricerche». Poi chiudo l’inserzione. La moneta torna sul tavolo della cucina, accanto alle chiavi. Vale due euro, esattamente quelli del resto.
Il sabato mattina, per togliermi ogni dubbio, porto comunque la moneta in un negozio di numismatica del centro. Il titolare la osserva con una lente, la inclina sotto la lampada e la pesa su una bilancia di precisione. Poi me la restituisce sorridendo: peso e diametro sono regolari, il bordo è consumato in modo uniforme e i presunti sdoppiamenti sono piccoli graffi. «Una moneta così la vedo venti volte al giorno», dice. «Se la tenga come ricordo, ma non la venda. E la prossima volta venga da me prima di fare un annuncio: la prima visita non costa nulla.»
Il lunedì racconto tutto ai colleghi, tra le risate, e c’è chi mi dice di aver fatto lo stesso errore con una vecchia lira ereditata dal nonno. «Ci avevo creduto», ammetto. «Mi sembrava impossibile che tante persone dicessero la stessa cosa e fosse falso. Ma quasi nessuno raccontava una vendita vera, solo cifre.»
Da quella storia ricavo tre regole semplici, che non dimenticherò. La prima: non fidarsi dei prezzi degli annunci, ma delle vendite concluse. La seconda: non pulire mai una moneta, perché si rovina la superficie e il valore può azzerarsi. La terza: prima di mettere all’asta qualcosa, farlo vedere a chi se ne intende, perché una perizia costa meno di un’illusione e può evitare di restare delusi.
Il caso di Enzo, che ringraziamo per averci scritto, non è assolutamente raro, e ci ricorda che le monete davvero rare esistono, ma sono una frazione minima di quelle in circolazione, e le cifre a quattro zeri che compaiono online sono spesso richieste da venditori, non somme pagate. Il valore dipende da tiratura, anno, errore documentato e stato di conservazione, non dall’impressione di un difetto a occhio nudo. Controllare il portafoglio resta un gioco divertente, ma trasformare un resto in un tesoro è un’eventualità molto lontana.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...