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Quanto guadagna davvero chi viene pagato per non fare niente in ufficio: il mestiere ufficiale che esiste in Giappone

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

In Giappone esiste un lavoro insolito: persone pagate per essere presenti senza svolgere compiti. Ecco quanto guadagnano davvero e perché questo ruolo esiste

C'è un lavoro in cui il compito principale è sedersi a una scrivania, sembrare occupati e non fare sostanzialmente nulla di produttivo. Non è la trama di una commedia, né il sogno segreto di qualche impiegato frustrato: è una figura professionale reale, codificata e in certi contesti, persino rispettata. Si chiama shachiku, o più precisamente il suo alter ego istituzionalizzato noto come "madogiwa-zoku", letteralmente "la tribù della finestra". E in Giappone esiste da decenni.

Chi sono i "madogiwa-zoku"

Il termine madogiwa, che significa "seduto vicino alla finestra", descrive quei dipendenti che le aziende giapponesi non possono o non vogliono licenziare, ma che di fatto hanno escluso da qualsiasi incarico significativo. Vengono spostati in angoli remoti dell'ufficio, spesso accanto alle finestre, con una scrivania vuota e nessuna responsabilità reale.

Non si tratta di pigrizia personale. È una conseguenza diretta del sistema lavorativo giapponese, costruito storicamente sull'impiego a vita: le grandi aziende assumevano i neolaureati con la promessa implicita di non lasciarli mai andare. Quando un dipendente diventava improduttivo, per età, per obsolescenza delle competenze o per frizioni interne, l'azienda non poteva semplicemente licenziarlo. Lo spostava. Lo metteva vicino alla finestra.

Quanto guadagnano davvero

Ed ecco il paradosso che ha affascinato e scandalizzato il resto del mondo: questi lavoratori continuano a percepire lo stipendio pieno.

In Giappone, il salario di un dipendente con esperienza ventennale in una grande azienda può oscillare tra:

  • 4.000 e 7.000 euro mensili per un quadro intermedio con anzianità
  • Fino a 10.000 euro al mese per dirigenti di medio livello che svolgono funzioni puramente nominali
  • Benefit intatti: assicurazione sanitaria, ferie retribuite, bonus semestrali (il nenkin e il sho-yo), persino contributi pensionistici
In alcuni casi documentati, aziende manifatturiere e banche giapponesi hanno mantenuto in organico per anni interi reparti di dipendenti "di finestra" con costi aggregati nell'ordine di milioni di euro annui, senza che questi producessero un solo documento rilevante.

Perché le aziende lo permettono

La risposta breve è: perché il sistema legale e culturale giapponese lo rende più conveniente del licenziamento.

Le ragioni strutturali sono molteplici:

  • Protezione legale del lavoratore: il diritto del lavoro giapponese rende il licenziamento unilaterale estremamente difficile e costoso. Le cause legali per futo kaiko (licenziamento ingiusto) si concludono spesso con maxi-risarcimenti.
  • Cultura della vergogna aziendale: licenziare un dipendente è percepito come un fallimento dell'azienda, non del lavoratore. Intacca la reputazione pubblica dell'impresa.
  • Seniority come valore assoluto: il sistema di avanzamento per anzianità rende quasi impossibile retrocedere qualcuno senza violare una gerarchia sociale profondamente radicata.
  • Sindacati settoriali forti: in molti comparti, i sindacati aziendali hanno storicamente negoziato garanzie di impiego quasi assolute.
Il risultato è che "parcheggiare" un dipendente vicino alla finestra diventa la soluzione di minor attrito: costa, ma meno di un conflitto legale o di uno scandalo reputazionale.

Il fenomeno oggi: sta cambiando qualcosa?

Il Giappone degli ultimi anni sta attraversando una trasformazione profonda del mercato del lavoro. La crisi demografica, con un tasso di natalità ai minimi storici e la pressione delle aziende tecnologiche internazionali stanno lentamente erodendo il modello dell'impiego a vita.

Alcune grandi corporation, tra cui Sony, Hitachi e Fujitsu, hanno avviato programmi di ristrutturazione volontaria con buonuscite significative, cercando di svuotare le scrivanie vicino alla finestra in modo consensuale. Il governo di Tokyo ha introdotto incentivi per favorire la mobilità lavorativa e scoraggiare il madogiwa come pratica sistemica.

Ma il cambiamento è lento. Secondo stime del Ministero del Lavoro giapponese, ancora oggi una quota non trascurabile dei dipendenti delle grandi imprese (alcune analisi parlano di oltre il 6% della forza lavoro nei keiretsu tradizionali) svolge mansioni classificabili come marginali o puramente formali.

Il lato umano: non è un paradiso

Sarebbe un errore romanticizzare questa condizione. Chi vive da madogiwa spesso descrive l'esperienza come logorante:

  • Isolamento sociale: essere ignorati dai colleghi, esclusi dalle riunioni, non ricevere email di lavoro per settimane
  • Perdita di identità professionale: in una cultura dove il lavoro definisce profondamente la persona (shigoto ga jinsei, "il lavoro è la vita"), non avere un ruolo è devastante
  • Stigma silenzioso: tutti sanno, nessuno lo dice, ma la posizione vicino alla finestra comunica chiaramente lo status di "scaricato"
  • Noia cronica e depressione: diversi studi psicologici giapponesi hanno collegato la condizione di madogiwa a tassi elevati stress passivo e disturbi depressivi
Non si tratta del sogno dell'impiegato pigro. È più simile a una forma sofisticata e culturalmente accettata di mobbing passivo.




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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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