In Giappone esiste un lavoro insolito: persone pagate per essere presenti senza svolgere compiti. Ecco quanto guadagnano davvero e perché questo ruolo esiste
C'è un lavoro in cui il compito principale è sedersi a una scrivania, sembrare occupati e non fare sostanzialmente nulla di produttivo. Non è la trama di una commedia, né il sogno segreto di qualche impiegato frustrato: è una figura professionale reale, codificata e in certi contesti, persino rispettata. Si chiama shachiku, o più precisamente il suo alter ego istituzionalizzato noto come "madogiwa-zoku", letteralmente "la tribù della finestra". E in Giappone esiste da decenni.
Il termine madogiwa, che significa "seduto vicino alla finestra", descrive quei dipendenti che le aziende giapponesi non possono o non vogliono licenziare, ma che di fatto hanno escluso da qualsiasi incarico significativo. Vengono spostati in angoli remoti dell'ufficio, spesso accanto alle finestre, con una scrivania vuota e nessuna responsabilità reale.
Non si tratta di pigrizia personale. È una conseguenza diretta del sistema lavorativo giapponese, costruito storicamente sull'impiego a vita: le grandi aziende assumevano i neolaureati con la promessa implicita di non lasciarli mai andare. Quando un dipendente diventava improduttivo, per età, per obsolescenza delle competenze o per frizioni interne, l'azienda non poteva semplicemente licenziarlo. Lo spostava. Lo metteva vicino alla finestra.
Ed ecco il paradosso che ha affascinato e scandalizzato il resto del mondo: questi lavoratori continuano a percepire lo stipendio pieno.
In Giappone, il salario di un dipendente con esperienza ventennale in una grande azienda può oscillare tra:
La risposta breve è: perché il sistema legale e culturale giapponese lo rende più conveniente del licenziamento.
Le ragioni strutturali sono molteplici:
Il Giappone degli ultimi anni sta attraversando una trasformazione profonda del mercato del lavoro. La crisi demografica, con un tasso di natalità ai minimi storici e la pressione delle aziende tecnologiche internazionali stanno lentamente erodendo il modello dell'impiego a vita.
Alcune grandi corporation, tra cui Sony, Hitachi e Fujitsu, hanno avviato programmi di ristrutturazione volontaria con buonuscite significative, cercando di svuotare le scrivanie vicino alla finestra in modo consensuale. Il governo di Tokyo ha introdotto incentivi per favorire la mobilità lavorativa e scoraggiare il madogiwa come pratica sistemica.
Ma il cambiamento è lento. Secondo stime del Ministero del Lavoro giapponese, ancora oggi una quota non trascurabile dei dipendenti delle grandi imprese (alcune analisi parlano di oltre il 6% della forza lavoro nei keiretsu tradizionali) svolge mansioni classificabili come marginali o puramente formali.
Sarebbe un errore romanticizzare questa condizione. Chi vive da madogiwa spesso descrive l'esperienza come logorante:
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...