Dal 15 ottobre parte la stagione dei riscaldamenti, ma il calendario cambia da città a città: tra deroghe, accensioni più brevi e avvii rinviati al 1° novembre, contano anche temperature, norme e regole condominiali.
Milano apre la stagione termica 2026/2027 il 15 ottobre, ma nella prima fase limita i caloriferi a otto ore al giorno; Varese scende a sette e l’Emilia-Romagna rinvia l’avvio al 1° novembre. Per chi abita in un Comune della zona climatica E, il calendario va verificato insieme alle ordinanze locali: i provvedimenti possono modificare date e orari, secondo quanto stabilito per il territorio in cui si trova l’immobile.
La disciplina nazionale divide i Comuni in sei zone climatiche, dalla A alla F, sulla base dei gradi-giorno. L’indicatore misura la differenza fra la temperatura convenzionale interna di 20 gradi e la temperatura media esterna giornaliera. La ripartizione è stata introdotta dal Dpr 412/1993; date e limiti ordinari di esercizio sono definiti dal Dpr 74/2013.
Per ogni zona il calendario stabilisce il periodo in cui è consentito accendere gli impianti termici e il numero massimo di ore giornaliere. Le fasce di utilizzo sono generalmente comprese tra le 5 e le 23. In presenza di comprovate esigenze, i sindaci possono intervenire con ordinanze e modificare il periodo, la durata quotidiana e, nei casi previsti, la temperatura massima.
Per la stagione 2026/2027, il quadro ordinario è questo:
Durante il funzionamento degli impianti, il Dpr 74/2013 fissa una temperatura media ponderata massima di 20 gradi negli altri edifici, con due gradi di tolleranza. Per le attività industriali, artigianali e assimilabili il valore ordinario è di 18 gradi, sempre con la stessa tolleranza. Milano e Varese hanno introdotto soglie inferiori per gli edifici residenziali.
Il conteggio delle ore riguarda il funzionamento complessivo dell’impianto e deve rispettare la fascia oraria prevista dalla disciplina applicabile. Gli orari possono essere distribuiti nel corso della giornata entro i limiti stabiliti. Negli edifici con riscaldamento centralizzato, il riferimento è quindi alla durata complessiva di esercizio dell’impianto.
Ospedali, strutture di cura e altre categorie individuate dalla normativa possono avere esclusioni o regimi specifici. Per stabilire quale disposizione si applichi occorre considerare la categoria dell’edificio e l’atto locale pertinente. Le deroghe previste per una struttura riguardano le categorie indicate dalle norme e dai provvedimenti.
Il calendario nazionale è il riferimento ordinario. Una disposizione comunale può restringere le finestre di utilizzo, posticipare l’avvio o ridurre le ore consentite ogni giorno. Nel 2026 alcuni territori hanno adottato misure legate alle temperature ancora miti e agli obiettivi di contenimento dei consumi e delle emissioni. Le ordinanze si applicano nei territori e alle condizioni indicati nei singoli provvedimenti.
Gli esempi locali documentati per la stagione 2026/2027 riguardano Milano, Varese e l’Emilia-Romagna. In questi casi cambiano sia la data di avvio sia il limite giornaliero. La decisione regionale emiliano-romagnola interessa i Comuni compresi nella misura; quelle di Milano e Varese sono ordinanze adottate dalle rispettive amministrazioni comunali.
Per un residente in zona E, le date e le ore effettive dipendono quindi dall’indirizzo, dalla zona climatica e dagli atti locali in vigore. Milano ha fissato un limite comunale più basso rispetto a quello nazionale; a Varese la prima fase è ancora più breve. Le disposizioni vanno lette con riferimento al Comune interessato.
A Milano l’accensione è consentita dal 15 al 30 ottobre 2026, per un massimo di otto ore al giorno distribuite tra le 5 e le 23. Dal 31 ottobre e fino al 15 aprile 2027 il limite sale a 13 ore quotidiane, sempre nella fascia fra le 5 e le 23, salvo nuove disposizioni. La zona E prevede ordinariamente un massimo di 14 ore: il limite milanese resta dunque inferiore di un’ora anche nella seconda fase.
L’ordinanza stabilisce inoltre una temperatura massima di 19 gradi negli edifici residenziali, con due gradi di tolleranza. Il valore ordinario nazionale è di 20 gradi, anch’esso con due gradi di tolleranza. Per gli immobili destinati ad attività industriali, artigianali e assimilabili, il limite è di 18 gradi, più due di tolleranza.
Le limitazioni comunali prevedono eccezioni per alcune categorie di edifici con esigenze specifiche. Fra queste figurano ospedali, cliniche e case di riposo, oltre ad asili nido e scuole dell’infanzia. Le disposizioni si applicano alle categorie indicate nei provvedimenti.
A Varese l’ordinanza 2026 consente l’accensione dal 15 al 23 ottobre compresi, per un massimo di sette ore al giorno tra le 5 e le 23. Dal 24 ottobre 2026 al 15 aprile 2027 il limite passa a 13 ore quotidiane, nella medesima fascia. Anche a Varese, in zona E, il tetto giornaliero è inferiore al massimo nazionale.
Per gli edifici varesini la temperatura dell’aria è limitata a 19 gradi, con due gradi di tolleranza, rispetto ai 20 gradi previsti ordinariamente. Per gli edifici industriali, artigianali e assimilabili il limite è di 18 gradi, più due di tolleranza.
Le misure indicate escludono le strutture sanitarie e assistenziali, fra cui ospedali, case di cura, cliniche e residenze per anziani, oltre alle strutture protette per persone fragili. L’ordinanza esclude inoltre nidi e scuole dell’infanzia dalle specifiche riduzioni termiche menzionate nel provvedimento.
Il confronto fra le due città rende evidente l’effetto delle ordinanze locali. Milano e Varese sono entrambe in zona E, ma la prima fase va a Varese fino al 23 ottobre e prevede un’ora in meno al giorno rispetto a Milano. Dal 24 ottobre Varese passa a 13 ore; Milano mantiene il limite iniziale di otto ore fino al 30 ottobre e applica le 13 ore dal giorno successivo.
Per la stagione 2026/2027, l’Emilia-Romagna ha disposto il rinvio dell’accensione dal 15 ottobre al 1° novembre 2026, nell’ambito del Piano aria integrato regionale (Pair). La misura punta a contenere le emissioni ed è parte del pacchetto regionale di interventi per la qualità dell’aria. Nei Comuni interessati, il provvedimento regionale sposta la prima giornata utile rispetto alla data ordinaria prevista per la zona E.
Per conoscere le date successive e le altre condizioni occorre fare riferimento al testo applicabile al singolo Comune e alle eventuali ordinanze comunali integrative. Il provvedimento regionale riguarda i territori compresi nella misura; le ordinanze di Milano e Varese disciplinano invece i rispettivi Comuni, con i limiti orari stabiliti localmente.
Nel 2026 le restrizioni locali assumono forme diverse: alcune riducono le ore nella fase iniziale, altre abbassano il tetto giornaliero per una parte o per tutta la stagione, mentre in Emilia-Romagna l’avvio viene rinviato. L’estensione territoriale dipende dal singolo atto: una misura regionale e un’ordinanza cittadina possono interessare ambiti differenti.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...