Scaldare una stanza in pochi minuti sembra la soluzione più comoda, ma il conto arriva con la bolletta. Ecco cosa consigliano gli enti, quanto si spende davvero e quali alternative conviene valutare.
Con i primi freddi, la tentazione è sempre la stessa: accendere una stufetta elettrica in salotto o in camera per scaldare subito, senza aspettare il calorifero. Sul momento sembra una scelta economica: l’apparecchio costa poco e scalda in fretta. Il conto si vede però in bolletta: l’elettricità è tra le forme di energia più care per produrre calore, e un uso quotidiano può pesare molto più di un impianto ben regolato. Ecco cosa dicono Enea, Arera e il GSE, quanto costa davvero una stufetta e quali sono le alternative più convenienti.
Il meccanismo è semplice. Una stufetta elettrica trasforma in calore tutta l’energia che assorbe: più sono i watt, più sono i kilowattora consumati. Una stufa elettrica ha in genere una potenza compresa tra 300 e 2.500 watt, e il consumo si calcola moltiplicando la potenza in kilowatt per le ore di utilizzo.
Facciamo un esempio con un modello da 2.000 watt acceso per 4 ore al giorno. Il consumo è di 8 kilowattora al giorno, circa 240 al mese. Per il prezzo ci si può basare sul valore di riferimento di Arera per il cliente vulnerabile tipo nel mercato tutelato, che da ottobre è di 43,43 centesimi al kilowattora: la spesa sarebbe di circa 3,50 euro al giorno, cioè oltre 100 euro al mese soltanto per scaldare una stanza (calcolo nostro, a titolo di esempio). Chi è sul mercato libero avrà un prezzo diverso, ma l’ordine di grandezza resta lo stesso: le stufette consumano molto e, se usate a lungo, gonfiano la bolletta.
Il confronto con il gas aiuta a capire la differenza. Il prezzo di riferimento fissato da Arera per il gas dei clienti vulnerabili è stato di 0,84 euro per metro cubo standard a settembre. Un metro cubo di gas fornisce circa 10 kilowattora di energia termica (valore indicativo): il costo per kilowattora di calore da gas è quindi di circa 8-9 centesimi, contro i 43 dell’elettricità. Non è un confronto esatto, perché il prezzo del gas non comprende tutte le voci della bolletta e va considerato il rendimento della caldaia, ma mostra che a parità di calore l’elettricità costa diverse volte di più.
L’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha indicato tra i problemi più diffusi la gestione disordinata del riscaldamento: quasi metà delle famiglie italiane usa più sistemi in modo non coordinato, per esempio un impianto centrale insieme a stufe o camini. Secondo l’agenzia questo riduce l’efficienza e aumenta i costi di manutenzione. Nel decalogo dedicato al risparmio sul riscaldamento, le stufe elettriche compaiono come soluzione da evitare.
La strada indicata è un intervento pianificato, a partire da una diagnosi energetica che consideri sia l’involucro dell’edificio sia il sistema di produzione del calore. I numeri citati nelle indicazioni sono questi:
Alcune abitudini fanno una differenza concreta e non costano nulla:
Tra i metodi alternativi, il più citato dall’Enea è la pompa di calore elettrica. A differenza di una stufetta, non trasforma l’elettricità direttamente in calore, ma la usa per spostare il calore dall’ambiente esterno a quello interno: per questo, come precisa l’agenzia, può fornire alla casa più energia di quanta ne consuma. È il motivo per cui un’elettricità che costa molto può comunque risultare conveniente.
Per chi ha una vecchia caldaia a metano, l’agenzia indica un risparmio annuo compreso tra 150 e oltre 400 euro, a seconda della zona climatica e del sistema di partenza. L’Enea mette inoltre a disposizione un’app che, in pochi minuti, stima se per la propria abitazione la sostituzione ha senso dal punto di vista economico e tecnico.
Esistono anche incentivi. Il Conto Termico 3.0, gestito dal GSE, prevede per i privati un contributo fino al 65% delle spese ammissibili per la sostituzione di impianti termici con pompe di calore, che devono rispettare requisiti minimi di efficienza in base alla zona climatica. Per importi fino a 15.000 euro il contributo viene erogato in un’unica soluzione; la domanda va presentata entro 90 giorni dalla fine dei lavori. Le regole vanno verificate sul sito del gestore prima di avviare qualsiasi intervento.
Le stufette non sono vietate né sempre sbagliate. Per scaldare per poco tempo un ambiente piccolo, per esempio un bagno prima di fare la doccia o una stanza usata per mezz’ora, il costo resta contenuto, perché si paga solo il tempo di accensione. Il problema nasce quando diventano il sistema di riscaldamento principale, acceso per molte ore al giorno: in quel caso le cifre viste sopra cambiano la bolletta in modo evidente.
La regola pratica è usarle come integrazione occasionale e non come sostituto dell’impianto, evitando di accenderne più di una insieme e di lasciarle in funzione quando non si è presenti. Per chi vuole abbandonarle del tutto, il passo successivo è la diagnosi energetica.
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...