Dopo la tragedia in Nepal, il geologo Mario Tozzi avverte: un rischio simile può interessare anche le Alpi italiane. Le zone più esposte tra ghiacciai e piogge estreme in autunno.
Le immagini drammatiche arrivate dal confine tra Nepal e Tibet il 26 agosto 2026 hanno fatto il giro del mondo. Un muro d'acqua e fango, provocato molto probabilmente dal distacco di un'enorme massa di ghiaccio da un ghiacciaio, ha investito piccoli villaggi e comunità lungo il fiume Trishuli, a Nuwakot. Il bilancio, ancora provvisorio, parla di 475 vittime e oltre 2.381 dispersi, tra cui anche cittadini italiani.
Di fronte a questa tragedia, il geologo Mario Tozzi, volto noto della divulgazione scientifica in televisione, ha lanciato un avvertimento che riguarda direttamente il nostro Paese: un evento simile, seppur di portata ridotta, potrebbe verificarsi anche sulle Alpi italiane. Un'affermazione che, unita ai dati più recenti sul rischio idrogeologico nazionale, restituisce un quadro complesso e articolato, fatto di zone diverse esposte a rischi diversi, ma accomunate da un unico fattore scatenante: il cambiamento climatico in atto.
Il fenomeno che ha colpito Nepal e Tibet viene definito tecnicamente flash flood, un'esondazione improvvisa che si sviluppa in pochissimo tempo, dopo poche ore o addirittura pochi minuti dall'evento scatenante. Nel caso specifico, gli esperti ritengono che a innescare il disastro sia stato il distacco improvviso di una grande massa di ghiaccio da un ghiacciaio d'alta quota, anche se questo tipo di fenomeno può verificarsi per motivi diversi, come il cedimento di una diga oppure piogge improvvise ed estremamente intense.
Secondo Mario Tozzi, il cambiamento climatico e l'innalzamento delle temperature globali stanno creando condizioni di instabilità anche nelle montagne italiane, in particolare lungo l'arco alpino. Il meccanismo descritto dal geologo è tanto semplice quanto preoccupante: il ghiaccio profondo, un tempo elemento di sostegno e coesione per l'intera struttura montuosa, sta progressivamente fondendo, poiché lo zero termico si è ormai alzato oltre le vette più alte delle Alpi.
Questo scioglimento, spiega Tozzi, priva la montagna del proprio collante naturale, rendendola progressivamente più instabile e quindi più esposta a fenomeni franosi improvvisi. "Eventi simili stanno già succedendo", ha dichiarato il geologo, ricordando come precedenti concreti i crolli di roccia registrati sulle Dolomiti e il tragico crollo del ghiacciaio della Marmolada, avvenuto nel 2022 e costato la vita a undici persone. Secondo Tozzi, "questi eventi diventeranno sempre più frequenti" nei prossimi anni, proprio a causa del progressivo scioglimento dei ghiacciai alpini legato al riscaldamento globale.
Anche Legambiente ha espresso preoccupazione in seguito alla tragedia nepalese, attraverso la propria campagna di monitoraggio dei ghiacciai alpini chiamata Carovana dei Ghiacciai, portata avanti da sette anni insieme a CIPRA Italia e alla Fondazione Glaciologica Italiana. L'associazione ambientalista sottolinea come l'attenzione verso lo stato di salute dei ghiacciai italiani sia diventata ormai una priorità, proprio alla luce dei rischi sempre più complessi che interessano le zone di alta montagna in tutto il mondo.
Al di là del rischio specifico legato ai ghiacciai alpini evidenziato da Tozzi, l'Italia presenta anche un altro fronte di vulnerabilità, legato alle piogge intense e concentrate in poche ore, un fenomeno che gli esperti collegano direttamente al surriscaldamento del Mar Mediterraneo. Secondo i dati del Copernicus Marine Service, nel corso dell'estate 2026 il mare ha registrato temperature comprese tra i 28 e i 30 gradi, con punte di anomalia fino a 6 gradi sopra la media stagionale in alcune aree, come il Golfo del Leone tra Spagna e Francia.
Questa enorme quantità di energia accumulata nelle acque del Mediterraneo, una volta rilasciata in atmosfera nelle giuste condizioni, può tradursi in fenomeni meteorologici estremi come tempeste improvvise e alluvioni lampo. Le proiezioni stagionali per l'autunno 2026 indicano tre finestre temporali e tre aree geografiche particolarmente esposte a questo tipo di rischio.
Tra il 25 settembre e il 15 ottobre, le zone più vulnerabili sarebbero Liguria e alta Toscana, a causa del Mar Ligure particolarmente caldo, le cui correnti umide meridionali si scontrano con l'Appennino ligure e le Alpi Apuane, una regione storicamente esposta a esondazioni improvvise. Tra il 10 ottobre e il 15 novembre, il rischio si sposterebbe verso la Sardegna orientale, per la combinazione tra una depressione atmosferica che richiama aria calda da est e sud est e i fattori orografici locali che favoriscono il sollevamento dell'aria umida. Infine, tra il 20 ottobre e il 30 novembre, l'attenzione si concentrerebbe sulle coste esposte al Mar Ionio, altrettanto surriscaldato nel corso dell'estate.
Oltre alle previsioni stagionali, esistono dati strutturali più ampi che fotografano la vulnerabilità del territorio italiano nel suo complesso. Secondo l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, l'Emilia Romagna risulta la regione italiana più esposta al rischio di alluvioni, mentre la Valle d'Aosta detiene il primato negativo per il rischio di frane.
A livello territoriale, l'8,3% del Nord Est italiano si trova in un'area classificata a rischio elevato di alluvione, contro il 5,9% del Nord Ovest, il 5,7% del Sud, il 3,6% del Centro e il 2,5% delle Isole. In termini assoluti, si stima che circa 2,4 milioni di persone vivano oggi in Italia in zone classificate a elevato rischio alluvionale, un numero che dà la misura concreta di quanto il tema del dissesto idrogeologico riguardi direttamente una parte significativa della popolazione nazionale.
Di fronte a un quadro climatico sempre più instabile, gli esperti sottolineano l'importanza di investire in strumenti di monitoraggio e prevenzione sempre più avanzati. Satelliti e droni permettono oggi di sorvegliare grandi porzioni di territorio, individuando tempestivamente movimenti anomali del terreno o innalzamenti improvvisi del livello dei corsi d'acqua. Questi dati, incrociati con modelli climatici e geologici costantemente aggiornati, possono aiutare concretamente le autorità locali a organizzare evacuazioni rapide ed efficaci quando necessario.
La sola tecnologia, tuttavia, non basta secondo gli specialisti del settore. Una gestione realmente sostenibile del territorio richiede anche scelte politiche precise: limitare l'espansione edilizia nelle aree più fragili, proteggere il patrimonio forestale esistente e realizzare sistemi naturali di drenaggio delle acque piovane. Parallelamente, risultano fondamentali anche gli investimenti diretti nelle infrastrutture idrauliche tradizionali, dagli argini più robusti ai bacini di laminazione, fino ai canali correttamente progettati per gestire portate d'acqua sempre più imprevedibili.
Il caso della tragedia avvenuta tra Nepal e Tibet rappresenta quindi, secondo gli esperti italiani interpellati, un monito concreto anche per il nostro Paese. Se il meccanismo specifico legato ai ghiacciai riguarda per ora principalmente le quote più alte delle Alpi, il tema più generale della fragilità del territorio nazionale davanti a piogge sempre più intense e concentrate resta una questione strutturale, che coinvolge milioni di cittadini italiani su tutto il territorio nazionale, dalle zone montane fino alle coste esposte al Mediterraneo.
Resta ora da capire quanto rapidamente le istituzioni sapranno tradurre questi avvertimenti in azioni concrete di prevenzione e adattamento. Gli esperti concordano su un punto: il tempo a disposizione per intervenire con efficacia si sta progressivamente riducendo, mentre gli effetti del cambiamento climatico, tanto sulle vette alpine quanto lungo le coste italiane, continuano a manifestarsi con una frequenza e un'intensità sempre maggiori, rendendo ogni ulteriore ritardo un rischio concreto per le comunità che vivono nelle aree più esposte del Paese.
Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...