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Ryanair riduce i voli invernali e alza i prezzi: altre compagnie aeree lo hanno fatto o sono pronte a seguire

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di Marianna Quatraro pubblicato il

Ryanair ha annunciato una revisione del proprio programma voli per la stagione invernale 2026/2027, riducendo la capacità offerta tra novembre e marzo e aprendo la strada a possibili rincari delle tariffe. Non è un caso isolato.

Ryanair ha annunciato una revisione del proprio programma voli per la stagione invernale 2026/2027, riducendo la capacità offerta tra novembre e marzo e aprendo la strada a possibili rincari delle tariffe. Non è un caso isolato: negli ultimi mesi diverse compagnie aeree europee, da easyJet a Lufthansa, hanno adottato scelte simili. Alla base di questa tendenza c'è un unico fattore comune, ovvero il caro carburante, che sta mettendo sotto pressione i bilanci di tutto il settore aereo.

Cosa ha deciso Ryanair per l'inverno 2026/2027

Nonostante nuove rotte annunciate a partire dal 2027, la compagnia irlandese ha comunicato una revisione al ribasso dell'obiettivo di traffico passeggeri per l'esercizio 2026/2027, che passa da 216 a 214 milioni di passeggeri. Il taglio riguarda in particolare il programma invernale, il periodo compreso tra novembre 2026 e marzo 2027, tradizionalmente meno redditizio per tutte le compagnie aeree a causa della minore domanda di viaggio.

Secondo le stime più recenti, Ryanair eliminerà circa 10.000 voli rispetto alla capacità inizialmente programmata per questi mesi. Si tratta di una scelta definita dalla stessa compagnia come "una tantum", cioè una misura straordinaria legata alle condizioni attuali del mercato energetico e non una revisione strutturale della propria rete.

È importante sottolineare che questa riduzione non comporta uno smantellamento dei collegamenti europei di Ryanair. La compagnia prevede infatti che il traffico passeggeri tra novembre e marzo rimanga sostanzialmente stabile rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, poiché l'offerta verrà concentrata sulle rotte con maggiore domanda, eliminando invece parte della capacità aggiuntiva che era stata programmata inizialmente.

Il vero motivo: il caro carburante

Dietro questa decisione c'è soprattutto l'impennata del prezzo del jet fuel, il carburante utilizzato dagli aeromobili. Il rincaro è legato alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e, in particolare, alle difficoltà di approvvigionamento causate dalla chiusura dello Stretto di Hormuz, un passaggio strategico per il transito delle petroliere dirette in Europa.

I numeri rendono bene l'entità del fenomeno. A inizio settembre 2026 il jet fuel veniva scambiato intorno ai 140 dollari al barile, un livello molto più alto rispetto agli standard degli ultimi anni. In Europa nord-occidentale, durante il mese di agosto, il prezzo medio del carburante per aviazione ha toccato circa 1.300 dollari per tonnellata, con un aumento di circa l'80% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Ryanair ha una parte della propria esposizione protetta grazie al fuel hedging, la pratica con cui le compagnie aeree acquistano in anticipo il carburante a prezzi fissati. Al momento la compagnia ha coperto circa l'80% del proprio fabbisogno di carburante per l'esercizio 2027 a un prezzo di riferimento di circa 67 dollari al barile. Il problema riguarda però il restante 20%, che resta invece esposto alle oscillazioni del mercato spot, molto più costoso in questa fase. È proprio su questa quota scoperta che la compagnia ha deciso di intervenire, riducendo la capacità nei mesi meno redditizi per limitare i danni economici.

Quanto costerà (e quanto farà risparmiare) il taglio dei voli

Secondo le stime diffuse dalla stessa Ryanair, la revisione del programma invernale dovrebbe permettere di contenere le perdite stagionali per un importo compreso tra 70 e 100 milioni di euro. Un intervento pensato quindi non tanto per tagliare drasticamente l'offerta, quanto per evitare di far volare aerei semivuoti nei periodi in cui il carburante costa di più e la domanda è più debole.

Nonostante questa correzione, Ryanair continua comunque a prevedere un esercizio 2026/2027 in utile, anche grazie alla copertura sul carburante negoziata nei mesi scorsi. Il risultato netto atteso sarà però inferiore al record storico di 2,17 miliardi di euro registrato nell'esercizio precedente, complice proprio l'aumento dei costi energetici che ha caratterizzato buona parte dell'anno.

Va, inoltre, ricordato che l'estate 2026 è stata per Ryanair un periodo di crescita: nel solo mese di agosto la compagnia ha trasportato 22,2 milioni di passeggeri, il 6% in più rispetto allo stesso mese del 2025, con un coefficiente di riempimento degli aeromobili del 96%. Il taglio dei voli invernali arriva quindi in un contesto di risultati operativi comunque solidi, a conferma che si tratta di una misura mirata e temporanea più che di una crisi strutturale del vettore.

Verso un aumento dei prezzi dei biglietti

Se la riduzione dei voli è già una realtà, il tema dei prezzi dei biglietti resta invece più delicato. Ryanair non ha ancora annunciato aumenti generalizzati delle tariffe, ma ha lasciato intendere che, qualora la situazione del carburante non dovesse migliorare, un rialzo dei prezzi in Europa sarebbe pressoché inevitabile. Il carburante, va ricordato, può arrivare a rappresentare fino al 35-40% dei costi operativi di una compagnia aerea, un'incidenza tale da rendere difficile assorbire rincari così marcati senza intervenire, prima o poi, sui listini.

Per quanto riguarda le tratte italiane potenzialmente più esposte, le analisi disponibili individuano come collegamenti a minor redditività alcuni scali come Roma Ciampino, Bergamo, Milano Malpensa e Venezia, oltre ai collegamenti con Londra Stansted, che nella scorsa stagione invernale avevano già registrato perdite nette comprese tra i 2,7 e i 4,7 milioni di euro.

Non solo Ryanair: il settore aereo europeo sotto pressione

Il caso Ryanair è solo l'ultimo, in ordine di tempo, di una serie di interventi simili annunciati da altre compagnie aeree europee nel corso del 2026. La crisi del jet fuel, innescata dalle tensioni in Medio Oriente, ha infatti spinto molti vettori a rivedere i propri programmi di volo e le proprie strategie tariffarie.

Tra i casi più significativi si segnalano:

  • easyJet, che ha registrato un aggravio dei costi carburante di decine di milioni di euro in pochi mesi, con un impatto rilevante sui conti del primo semestre.
  • Lufthansa, che ha annunciato piani per eliminare circa 20.000 voli a corto raggio entro l'autunno, ritirando anche alcuni aeromobili meno efficienti e chiudendo la base di Berlino a fine ottobre.
  • Air France-KLM, che ha introdotto rincari sui voli a lungo raggio e ridotto l'operativo, in particolare sullo scalo di Amsterdam Schiphol.
  • SAS, che ha già cancellato centinaia di voli nel corso dell'anno.
  • Wizz Air, che finora ha invece scelto una strategia diversa, puntando a mantenere la capacità attuale nella convinzione che alcuni concorrenti finiranno per ritirarsi dal mercato.
A livello globale, secondo i dati di settore, migliaia di voli sono già stati cancellati nel corso del 2026 a causa del rincaro del carburante, con effetti che hanno coinvolto anche importanti vettori extraeuropei come Delta, American Airlines, United Airlines e Air Canada, spesso intervenuti anche sui costi accessori, come le tariffe bagagli.

Cosa aspettarsi per chi viaggia

Per chi ha in programma un viaggio nei prossimi mesi, il quadro che emerge è abbastanza chiaro. Da un lato, la disponibilità di voli nei mesi invernali potrebbe risultare leggermente ridotta, soprattutto su alcune rotte a minore domanda o su collegamenti meno strategici. Dall'altro, i prezzi dei biglietti potrebbero iniziare a salire, man mano che le coperture sul carburante negoziate ai prezzi pre-crisi si esauriranno e le compagnie saranno costrette ad acquistare jet fuel ai prezzi più alti del mercato attuale.

Resta comunque da capire quanto a lungo si protrarrà questa fase di tensione sui prezzi energetici. Molto dipenderà dall'evoluzione della situazione geopolitica in Medio Oriente e, in particolare, dalla capacità di ripristinare flussi regolari di approvvigionamento attraverso lo Stretto di Hormuz. Fino a quel momento, il caro carburante continuerà a essere la variabile chiave che determina le scelte delle compagnie aeree, non solo per quanto riguarda i tagli ai voli, ma anche per l'andamento futuro delle tariffe che i passeggeri si troveranno a pagare.




Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...