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Sanzione di 105mila euro per non aver rispettato la distanza di sicurezza tra auto: dove e come è potuto succedere

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di Alberto Pelletti pubblicato il
Sanzione di 105mila euro per non aver rispettato la distanza di sicurezza tra auto: dove e come è potuto succedere

Una sanzione da ben 105mila euro per non aver rispettato le distanze di sicurezza. Come è potuto accadere e come è finita la vicenda. La sanzione è stata davvero pagata?

Più di centomila euro per essere stato troppo vicino all’auto che precedeva. Sembra una cifra impossibile, e invece è la sanzione confermata dal Tribunale federale svizzero a un automobilista di 58 anni, che guidava sull’autostrada A1 nel Canton Argovia. Non risulta nessun incidente: il conto è così alto perché in Svizzera le pene pecuniarie si calcolano in base al reddito. Ecco cosa è successo, come si arriva a quella cifra e perché la notizia, a leggerla bene, è meno drastica del titolo.

Dove e quando: una corsia di sorpasso e 2,4 chilometri

I fatti risalgono a un giovedì di marzo 2023, alle 9:35 del mattino, sull’A1 in direzione Zurigo, vicino a Kölliken, nel Canton Argovia. L’uomo, un cittadino svizzero di 58 anni, viaggiava sulla corsia di sorpasso a una velocità di 110-120 chilometri orari. Il video della polizia mostra che ha seguito l’auto che lo precedeva a una distanza di soli 8-12 metri, circa un paletto di delimitazione della strada, per 2.400 metri.

A quella velocità, un tratto del genere si percorre in poco più di un minuto, ma per i giudici è bastato: la condotta è stata considerata una grave violazione delle norme della circolazione, definita «sconsiderata» e tale da creare un elevato pericolo astratto di incidente per i veicoli davanti e dietro. Alcuni resoconti italiani parlano di un tamponamento, ma le ricostruzioni svizzere non riportano collisioni: la contestazione riguarda solo la distanza tenuta. L’uomo sosteneva che le prove non fossero sufficienti.

Per capire quanto fosse poco, basta un calcolo. A 110-120 km/h un’auto percorre tra 30 e 33 metri al secondo: una distanza di 8-12 metri corrisponde a un intervallo tra i due veicoli compreso tra un quarto e quattro decimi di secondo, molto meno del tempo di reazione tipico di un guidatore. Con la regola indicata dall’Ufficio federale delle strade, pari alla metà del valore della velocità in metri, a 115 km/h la distanza consigliata sarebbe di circa 57 metri, quasi cinque volte quella rilevata. Sono calcoli illustrativi, non i parametri usati in sentenza.

Come si arriva a 98.500 franchi: le aliquote giornaliere

La cifra deriva da un sistema molto diverso da quello italiano. Nel diritto penale svizzero la pena pecuniaria si esprime in aliquote giornaliere: il giudice stabilisce prima quante aliquote infliggere, da 3 a 180, in base alla gravità della colpa, e poi il valore di ciascuna, di norma tra 30 e 3.000 franchi. Il valore dipende dalla situazione personale ed economica del condannato: reddito, patrimonio, spese di vita, obblighi di mantenimento.

Il principio è che una stessa sanzione pesa in modo molto diverso su chi guadagna poco e su chi guadagna molto. La gravità del comportamento decide quante aliquote applicare, mentre le condizioni economiche decidono quanto vale ciascuna: due automobilisti che commettono la stessa infrazione ricevono lo stesso numero di aliquote, ma importi diversi.

Nel nostro caso i giudici hanno fissato 50 aliquote da 1.970 franchi, per un totale di 98.500 franchi, circa 105.000 euro al cambio indicato dalle cronache. Il valore giornaliero è alto perché l’uomo ha un reddito imponibile di circa 1,6-1,7 milioni di franchi l’anno. La corte ha osservato che 50 aliquote sono nella parte bassa della forbice per i reati punibili con la reclusione fino a tre anni.

Quanto paga davvero e come è andato il processo

La pena pecuniaria è condizionale, con due anni di prova: i 98.500 franchi vanno versati solo se, in quel periodo, l’uomo commette un nuovo reato. Quello che deve pagare in ogni caso è una multa di collegamento di 10.000 franchi (ridotta in appello da 15.000) più le spese: in totale, secondo le ricostruzioni, circa 13.000 franchi, oltre al proprio avvocato. I 105.000 euro, quindi, sono la pena sospesa, mentre il conto immediato è molto più basso, anche se resta pesante.

Il caso ha attraversato tre gradi. Il tribunale distrettuale di Zofingen ha condannato l’uomo in primo grado. Il tribunale d’appello del Canton Argovia ha confermato la condanna con sentenza del 21 agosto 2024, riducendo la multa di collegamento. Il Tribunale federale di Losanna ha respinto il ricorso, e la notizia è stata riportata a metà febbraio 2025.

Si è discusso anche di come calcolare la distanza minima: secondo quanto riportato, il tribunale cantonale ha usato un criterio pari a un sesto della velocità in metri, mentre l’Ufficio federale delle strade indica come regola la metà del valore della velocità. Il Tribunale federale ha ritenuto il metodo adottato adeguato e la decisione «non arbitraria».

Perché in Italia non succederebbe, e dove succede altrove

In Italia il mancato rispetto della distanza di sicurezza è un illecito amministrativo, regolato dall’articolo 149 del Codice della strada, con una sanzione di 42-173 euro nel caso base. Se la violazione provoca un incidente con gravi danni ai veicoli la sanzione sale a 87-344 euro, e se ci sono lesioni gravi a 430-1.731 euro, fatte salve le conseguenze penali. La cifra non dipende dal reddito, e nei casi di recidiva può scattare anche la sospensione della patente da uno a tre mesi.

In Italia il Codice non fissa una distanza in metri valida per tutti: richiede una distanza tale da consentire l’arresto in sicurezza, in base a velocità e condizioni. Lo stesso comportamento, in due Paesi vicini, produce quindi sanzioni di ordine di grandezza diverso, perché cambia il principio: in Svizzera la pena è calibrata sul reddito, in Italia la multa è uguale per tutti.

Non è una stranezza solo svizzera. In Finlandia le multe a giornata (päiväsakko) esistono dal 1921: una giornata vale metà del reddito netto giornaliero, con un minimo di 6 euro, e per l’eccesso di velocità si va da 10 a 32 giorni. Dal 1999 la polizia può controllare il reddito in una banca dati centrale, e dichiarare il falso è reato. Tra i casi più noti ci sono i 116.000 euro pagati nel 2002 da un dirigente di Nokia per aver guidato una Harley-Davidson a 75 km/h in una zona da 50, e i 121.000 euro a un imprenditore per aver superato di 30 km/h il limite.




Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...