Per scaldare casa senza termosifoni, la prima mossa è trattenere il calore con guarnizioni economiche. Poi si possono confrontare stufe, caminetti, bioetanolo, infrarossi e soluzioni a pompa di calore, valutando costi e ambienti.
Un rotolo di guarnizione adesiva da 6 metri costa circa 9,90 euro nel 2026. È una spesa contenuta per limitare gli spifferi che entrano da porte e finestre. Prima di comprare una stufa o tenere acceso più a lungo il riscaldamento, conviene controllare proprio quei punti: produrre altro calore serve a poco se una parte continua a disperdersi. Il risparmio cambia da casa a casa, ma sigillare le fessure più evidenti è un intervento semplice da valutare prima di affrontare lavori più impegnativi.
Il risultato dipende dalla tenuta degli infissi, dal clima, dalla superficie riscaldata, dalla temperatura impostata e dalle ore di accensione. Una casa attraversata da correnti d'aria evidenti può ricavare un beneficio maggiore rispetto a un appartamento già ben isolato. La guarnizione è un intervento poco costoso per contenere una dispersione precisa.
Se il freddo si sente ancora dopo aver chiuso le fessure, la dispersione può interessare altri punti: vetri freddi, cassonetti non isolati, pareti o copertura. Sostituire i serramenti o coibentare può portare miglioramenti più rilevanti, ma si tratta di lavori con costi e modalità diversi. Per scegliere dove intervenire, è utile osservare in quali zone si avverte freddo; nei casi complessi si può chiedere una valutazione tecnica. Cambiare tutte le finestre senza aver individuato la causa rischia di non risolvere il problema principale.
Vale la pena controllare anche come si usa l'impianto. Se tende o mobili coprono i termosifoni, il calore si diffonde con minore efficacia. Chiudere le porte delle stanze che non si usano aiuta a concentrare il riscaldamento negli spazi abitati. Conviene occuparsi prima degli spifferi: altrimenti si finisce per compensare le dispersioni aumentando la potenza o le ore di funzionamento.
Quando il calore manca in una zona precisa, la scelta dipende dal numero di stanze da riscaldare e dal tempo di utilizzo. La stufa ad aria scalda soprattutto il locale in cui si trova. Un modello canalizzato porta aria calda anche in altri ambienti; una termostufa, invece, trasferisce calore all'acqua e può alimentare i radiatori. Più locali si vogliono servire, più aumentano il costo iniziale e la complessità dell'impianto.
Nel 2026, per una stufa a pellet si può considerare una spesa indicativa di 1.500-2.000 euro per l'apparecchio. A questa si aggiungono installazione, collegamento e canna fumaria, voci che possono incidere in modo significativo. Per una termostufa collegata ai radiatori, un riferimento di mercato del 2026 colloca la spesa complessiva, installazione compresa, tra 4.000 e 9.000 euro. Il costo varia con la configurazione della casa e con la necessità di realizzare o adeguare lo scarico dei fumi.
Il pellet va comprato e conservato; la stufa richiede pulizia e manutenzione. Molti modelli consumano elettricità per l'alimentazione e la ventilazione. A settembre 2025 un sacco da 15 chilogrammi di pellet certificato ENplus A1 costava in media 5,68 euro. Un'analisi dei costi dei combustibili basata sui prezzi del 2024 stimava il calore prodotto con pellet intorno a 63,61 euro per megawattora termico, contro 96,35 euro per il gas naturale. Nel confronto incidono il rendimento dell'apparecchio, il prezzo locale del combustibile e il fabbisogno della casa.
Le stime indicano un risparmio annuo di circa 100 euro rispetto al metano e superiore a 1.000 euro rispetto al GPL. La spesa effettiva dipende dai consumi, dal prezzo pagato, dal rendimento della stufa e dalla quota di riscaldamento che l'apparecchio sostituisce. Per chi usa GPL contano anche le condizioni della fornitura e dell'impianto. In una casa già ben isolata, consumi ridotti possono allungare i tempi necessari a recuperare l'investimento.
Una stufa a legna concentra il calore nella zona in cui è installata e può funzionare senza dipendere dalla rete elettrica. Servono però un luogo asciutto dove tenere la legna, il carico manuale e la pulizia della cenere. Il prezzo del combustibile cambia in base alla zona, all'essenza, alla stagionatura e alla consegna. Conta anche l'apparecchio: una stufa moderna, dimensionata correttamente, ha caratteristiche diverse da un camino aperto, che disperde una parte consistente del calore nella canna fumaria.
In una zona giorno, il caminetto può essere una fonte integrativa. Per riscaldare più stanze, però, la sua resa è limitata. Servono uno scarico dei fumi conforme e controlli adeguati; gli apparecchi a biomassa possono inoltre essere soggetti a restrizioni locali per ragioni legate alla qualità dell'aria. Per capire se la legna conviene, vanno considerati anche l'impianto, la manutenzione, il comfort e le regole in vigore nella propria zona.
I camini a bioetanolo non hanno bisogno di una canna fumaria tradizionale e possono essere collocati in ambienti piccoli. Il combustibile ha un costo e il calore resta in genere concentrato nelle vicinanze dell'apparecchio. La fiamma consuma ossigeno e produce emissioni nell'ambiente: bisogna seguire le istruzioni del produttore e garantire il ricambio d'aria. Si prestano soprattutto a un uso occasionale o d'atmosfera.
Pannelli e stufe a infrarossi scaldano direttamente le persone e le superfici che si trovano nel loro raggio d'azione, senza distribuire aria calda in modo uniforme in tutta la casa. Possono servire in una postazione di lavoro o in una stanza usata per poco tempo, quando non è necessario accendere il riscaldamento centrale. Il costo d'acquisto può essere contenuto. I consumi elettrici, invece, dipendono dalla potenza e dalle ore di utilizzo: tenerli accesi a lungo in un locale poco isolato può annullare il vantaggio di riscaldare soltanto una zona.
La pompa di calore può riscaldare più ambienti con un impianto stabile, ma la sua convenienza dipende dall'edificio e dal sistema di distribuzione. Una pompa aria-aria, come uno split reversibile, può servire uno o più locali. Una pompa aria-acqua alimenta radiatori o circuiti radianti e richiede di valutare l'impianto e le temperature di esercizio. Il rendimento effettivo risente del clima, della regolazione e della qualità dell'isolamento.
Con il pavimento radiante, il calore si distribuisce su una superficie ampia e l'acqua circola a temperature inferiori rispetto a quelle usate da molti radiatori tradizionali. È una soluzione presa in considerazione soprattutto nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni importanti, perché la posa comporta lavori sul pavimento e sull'impianto. Per riscaldare una sola stanza, o in una casa dove non sono previsti interventi, la spesa può essere sproporzionata rispetto al risultato.
La termostufa a pellet è una via intermedia per chi ha già i radiatori e vuole affiancare o sostituire una parte del riscaldamento. Può distribuire il calore attraverso l'impianto idraulico, ma ha bisogno di collegamenti, spazio e di un dimensionamento corretto. Scegliere un modello più potente non risolve necessariamente il problema: una macchina sovradimensionata può lavorare male e consumare più del necessario.
Per orientarsi, conviene partire da tre elementi: la superficie da scaldare, le ore d'uso quotidiane e il livello di isolamento della casa. Una stanza occupata per poco tempo può richiedere un apparecchio puntuale; un'abitazione vissuta a lungo e in più locali può giustificare un sistema centralizzato. Prima di aumentare la potenza del generatore, è meglio ridurre le dispersioni: se il calore esce dagli infissi, l'impianto deve continuare a compensare lo spreco:
|
Soluzione e ambito |
Investimento e gestione |
Quando ha senso |
|
Guarnizioni e paraspifferi, singoli infissi |
Circa 9,90 euro per un rotolo da 6 metri nel 2026; posa semplice se il serramento è in buone condizioni |
Per fessure localizzate e correnti d'aria |
|
Stufa a pellet ad aria, ambiente principale |
Apparecchio da circa 1.500-2.000 euro nel 2026, oltre a installazione e combustibile |
Per calore concentrato e uso frequente nella stanza di posa |
|
Termostufa a pellet, più ambienti |
Circa 4.000-9.000 euro installata nel 2026; richiede collegamento idraulico e scarico fumi |
Per abitazioni con radiatori e fabbisogno distribuito |
|
Legna, bioetanolo o infrarossi |
Costi e consumi dipendono da apparecchio e combustibile; gestione manuale o elettrica |
Per calore localizzato, occasionale o indipendente dall'impianto centrale |
|
Pompa di calore e pavimento radiante |
Investimento e lavori dipendono da edificio e impianto; necessaria una valutazione tecnica |
Per più ambienti, uso regolare o ristrutturazioni compatibili |
La scelta pratica parte dai punti in cui il calore si disperde e prosegue con la metratura, l'isolamento, il budget e le ore di utilizzo. Non tutte le stanze devono essere riscaldate nello stesso modo: una guarnizione economica può migliorare il comfort vicino a un infisso, mentre una pompa di calore o una termostufa si giustifica quando il fabbisogno riguarda più ambienti e l'uso è frequente. Conviene scegliere un impianto proporzionato alle abitudini della casa, non soltanto alla potenza o al prezzo di listino.
Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...