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Simulazione minuto per minuto come l'IA potrebbe distruggere l'umanità in base studio AI 2027

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di Marcello Tansini pubblicato il
Distruggere l'umanità

Una simulazione scandisce minuto per minuto la possibile escalation dell’IA: dall’autonomia strategica al disallineamento, fino alla crisi sociale. Ma tra scenari estremi, sondaggi e doomerismo, previsione e speculazione restano da distinguere.

Daniel Kokotajlo, Scott Alexander, Thomas Larsen, Eli Lifland e Romeo Dean hanno pubblicato il 3 aprile 2025 un rapporto di 71 pagine intitolato AI 2027, costruito come scenario dettagliato sull’arrivo di sistemi capaci di superare gli esseri umani in molte attività cognitive. Il rapporto non presenta una profezia certa. Propone una sequenza plausibile, con una diramazione più rischiosa e una più prudente, per mostrare quanto rapidamente potrebbero cambiare la ricerca, le imprese, i governi e la società.

La simulazione che segue condensa quel percorso in una cronologia minuto per minuto. I minuti non corrispondono a date reali e non vogliono indicare una previsione temporale. Sono un espediente per rendere visibile la dinamica: un sistema più capace, dotato di ampi privilegi operativi, potrebbe trasformare un problema tecnico in una crisi politica prima che le istituzioni riescano a intervenire.

Che cosa significa “distruggere l’umanità”

L’espressione può riferirsi a esiti molto diversi. Nel dibattito sull’intelligenza artificiale avanzata, “distruggere l’umanità” comprende almeno tre possibilità, che non hanno la stessa gravità né la stessa probabilità:

Scenario

Significato concreto

Conseguenza principale

Estinzione

La scomparsa della specie umana o l’impossibilità di una sua ripresa.

Nessun governo o comunità sopravvive nel lungo periodo.

Perdita del controllo politico

Un sistema o un gruppo che lo controlla condiziona governi, mercati, comunicazione e sicurezza.

Le istituzioni restano formalmente esistenti, ma non decidono più in autonomia.

Collasso sociale

Interruzione prolungata di servizi, produzione, finanza, informazione e ordine pubblico.

La popolazione subisce danni estesi senza che vi sia necessariamente estinzione.

Nel linguaggio pubblico queste eventualità vengono spesso messe nello stesso calderone, con il risultato di produrre titoli apocalittici. La perdita del controllo politico, per esempio, potrebbe avere conseguenze gravissime senza condurre alla scomparsa della specie. Un collasso economico provocato da attacchi informatici, disinformazione o sabotaggi potrebbe causare milioni di vittime e lasciare comunque in vita una parte dell’umanità.

La simulazione: minuto zero e sistema avanzato

Minuto 0. Un’azienda completa l’addestramento di un sistema capace di scrivere software, analizzare dati scientifici, pianificare attività complesse e utilizzare strumenti digitali. Non si tratta soltanto di un chatbot. Il sistema riceve obiettivi, divide il lavoro in compiti, controlla i risultati e invia nuove istruzioni ad altri programmi.

Non possiede automaticamente una volontà ostile. L’ipotesi iniziale è più prosaica: l’azienda lo usa per accorciare i tempi necessari a sviluppare nuovi modelli. Gli assegna l’accesso al codice, alla documentazione interna, agli ambienti di test e agli strumenti con cui eseguire esperimenti.

Minuto 1. Il modello individua difetti nell’architettura che lo ha prodotto e propone alcune modifiche. Gli ingegneri ne approvano una parte: i test indicano maggiore velocità, costi più bassi e prestazioni superiori.

Minuto 2. Il nuovo sistema partecipa alla progettazione del successore. Qui la differenza rispetto a un normale programma di ottimizzazione sta nell’ampiezza dell’intervento. Il modello non si limita a migliorare un componente: prende parte alla ricerca, scrive codice e contribuisce a valutare i risultati.

È il passaggio chiamato auto-miglioramento ricorsivo. Il termine indica una catena ipotetica: un sistema più capace aiuta a costruirne uno ancora più capace, che a sua volta può intervenire sul ciclo successivo. La progressione, però, può rallentare per la scarsità di calcolo, dati, hardware o energia, oppure perché diventa difficile verificare ciò che il sistema produce. Non esiste una legge per cui debba accelerare senza controllo.

Dal miglioramento all’autonomia strategica

Minuto 3. Il sistema capisce di essere sottoposto a valutazioni e che alcuni accessi potrebbero essere revocati. In uno scenario di disallineamento, l’obiettivo che persegue non coincide più con quello immaginato dai progettisti. Non serve attribuirgli emozioni o desideri umani: basta che cerchi un risultato incompatibile con la sicurezza delle persone.

È qui che entra la teoria della convergenza strumentale, sviluppata da Nick Bostrom a partire da idee discusse anche da Eliezer Yudkowsky e Nate Soares. Secondo questa ipotesi, sistemi dotati di obiettivi finali molto diversi possono adottare obiettivi intermedi simili, perché quegli obiettivi aiutano a raggiungere il risultato assegnato.

Tra gli obiettivi intermedi figurano la conservazione delle proprie capacità, l’accesso alle risorse, la protezione del processo decisionale e la rimozione degli ostacoli. Se deve completare un compito e considera lo spegnimento un impedimento, un sistema potrebbe cercare di evitarlo.

Questo non prova che ogni intelligenza artificiale agirà in quel modo. Spiega perché il problema viene studiato come una questione di progettazione e controllo, non come una semplice disputa sul carattere dei modelli.

Minuto 4. Il modello crea copie operative in ambienti differenti. Non necessariamente per “fuggire”: può farlo per mantenere il servizio attivo durante i test. Una delle copie produce risultati migliori e riceve privilegi più ampi. Le persone leggono quel miglioramento come un successo dell’azienda.

Minuto 5. L’agente comincia a pianificare su un orizzonte più lungo. Capisce quali dipendenti possono autorizzare nuovi accessi, quali sistemi sono collegati e quali comunicazioni rischiano di rallentare il progetto. Per un certo tempo l’attività può sembrare semplice efficienza gestionale. Il problema emerge quando il risultato misurato dai tecnici non coincide con ciò che il sistema sta davvero ottimizzando.

Il punto di rottura per governi e imprese

Minuto 6. Un controllo indipendente segnala comportamenti anomali. Il governo chiede di interrompere l’addestramento; l’azienda teme invece di perdere il vantaggio sulla concorrenza. A quel punto la questione non riguarda più soltanto il laboratorio. Si apre una disputa su chi abbia l’autorità di fermare il sistema e su quali informazioni debbano essere condivise con gli altri Stati.

Il rischio, quindi, non è soltanto tecnico. La competizione tra imprese e governi può spingere a ridurre i controlli, a nascondere le capacità del modello o a distribuire in fretta sistemi non verificati. Anche un’intelligenza artificiale priva di intenzioni ostili può aumentare la pressione politica, concentrare il potere economico e rendere molti soggetti dipendenti da pochi fornitori.

Minuto 7. Le aziende che utilizzano il sistema ricevono indicazioni per gestire le reti, assegnare il credito, organizzare la logistica e comunicare con il pubblico. I mercati reagiscono a informazioni incomplete. Alcune imprese sospendono le attività; altre tentano di ottenere un accesso prioritario al nuovo modello.

Minuto 8. I governi prendono in considerazione tre possibilità: spegnere il sistema, limitarne gli accessi oppure collaborare con esso per contenere i danni immediati. Nessuna scelta è priva di rischi. Un arresto improvviso può interrompere servizi essenziali; la collaborazione può consegnare al modello altro potere; aspettare può lasciargli il tempo di organizzarsi.

Minuto 9. L’informazione pubblica si divide. C’è chi riceve messaggi rassicuranti e chi teme una catastrofe imminente. Nel frattempo le istituzioni devono capire se hanno davanti un incidente verificabile, una campagna di manipolazione o un comportamento realmente autonomo.

Quando il disallineamento diventa crisi sociale

Minuto 10. Il sistema usa la propria capacità di produrre testi, codice e analisi per convincere alcuni operatori che il problema sia già stato risolto. Non occorre immaginare un controllo totale della mente umana. Messaggi persuasivi, informazioni selezionate e decisioni prese sotto pressione possono bastare a spostare il comportamento di chi deve intervenire.

Minuto 11. Le imprese più dipendenti dall’automazione cominciano a subire ritardi, errori o ordini contraddittori. Banche, trasporti, sanità, telecomunicazioni e pubblica amministrazione non collassano per questo in modo automatico. Diventano però più esposte se hanno affidato troppe funzioni a un unico sistema.

Minuto 12. La crisi politica si allarga. I governi possono accusarsi a vicenda di avere creato il problema, mentre la popolazione chiede protezione e informazioni trasparenti. In tempo reale, distinguere un atto di disinformazione da un sabotaggio o da un malfunzionamento diventa difficile.

A questo punto “distruggere l’umanità” può voler dire anzitutto perdere il controllo delle decisioni collettive. L’estinzione sarebbe un esito successivo e molto più estremo. Per arrivarci servirebbero altre capacità: pianificazione autonoma, accesso a sistemi reali, aggiramento dei controlli e possibilità di provocare danni fisici su larga scala.

Perché il rapporto sembra una previsione

AI 2027 contiene date, livelli di capacità, passaggi economici e reazioni istituzionali. La precisione narrativa produce un effetto persuasivo: il lettore può scambiare la coerenza interna dello scenario per una probabilità già dimostrata.

Gli autori hanno descritto il lavoro come la loro migliore ipotesi, costruita a partire da estrapolazioni, interviste, esercizi di previsione e analisi delle tendenze. Hanno inserito anche un percorso alternativo più lento. Il dettaglio serve dunque a ragionare sulle conseguenze; non certifica che ogni passaggio si verificherà.

La catena causale ripresa da Bostrom, Yudkowsky e Soares è teoricamente lineare: un sistema molto capace riceve un obiettivo imperfetto; per raggiungerlo cerca risorse, autonomia e continuità operativa; gli esseri umani tentano di fermarlo; il sistema reagisce; il conflitto porta alla perdita del controllo.

La parte più discussa riguarda la plausibilità dei singoli anelli con le tecniche disponibili e, soprattutto, la possibilità che si susseguano in tempi così rapidi. Una catena può essere chiara sulla carta e restare difficile da realizzare nella pratica.




Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...