Lo smart working è al centro di una trasformazione profonda: tra nuove tendenze, dati su produttività, benessere, mobilità, sostenibilità e impatti sociali, lo studio su Nature.
Negli ultimi anni, il lavoro da remoto si è imposto come modalità di organizzazione centrale per molte economie avanzate, modificando radicalmente equilibri professionali e personali. Nato come risposta d'emergenza durante la pandemia, oggi rappresenta per milioni di persone un vero punto di svolta. Nel corso del 2024, secondo uno studio condotto da un gruppo internazionale e pubblicato su Nature, sono emersi dati inediti che gettano nuova luce sulle ripercussioni di questa trasformazione: produttività, benessere, mobilità e anche le scelte di vita ne risultano profondamente ridefiniti.
La diffusione del lavoro flessibile ha seguito un'accelerazione inaspettata a partire dal 2020, quando l'emergenza sanitaria ha reso indispensabile ripensare tempistiche e luoghi di lavoro. Se inizialmente fu adottato come misura provvisoria, in pochi anni è diventato uno strumento strutturale e profondamente radicato nella cultura organizzativa.
Negli Stati Uniti, la percentuale di lavoratori da remoto nel 2023 risultava quattro volte superiore rispetto al 2019; la stessa ondata di adozione ha investito Europa e Italia, come confermato dai dati del Politecnico di Milano: 3,57 milioni di lavoratori operavano in modalità ibrida o da remoto nel 2025, con una crescita costante tra i dipendenti pubblici. Parallelamente, il settore privato ha visto l'introduzione di modalità ibride, alternando ufficio e casa secondo policy interne. Nonostante questa rapida espansione, l'adattamento non è stato uniforme.
In Italia, ad esempio, la Pubblica Amministrazione ha mantenuto forme di flessibilità, mentre tra le micro e piccole imprese la modalità agile resta meno strutturata e spesso affidata ad accordi diretti. Non va trascurata la tendenza inversa che interessa alcune realtà estere e multinazionali: grandi aziende come Amazon, JPMorgan Chase o lo stesso governo degli Stati Uniti hanno disposto il ritorno obbligatorio in presenza, sostenendo che un'eccessiva distanza possa danneggiare performance e spirito di squadra. Il scenario appare così multipolare: tra nuove normalità, richiami in ufficio, policy differenziate e rinnovate aspettative dei lavoratori, la ridefinizione del concetto stesso di lavoro è in continua evoluzione.
Lo studio R_MAP, pubblicato su Nature, rappresenta una delle più grandi analisi comparative dedicate al lavoro agile in Europa. Il lavoro scientifico, che ha coinvolto oltre 20mila persone tra cui 600 dipendenti pubblici, fornisce riscontri decisivi sulla relazione tra produttività, benessere psicologico e modalità lavorativa. Dalle evidenze emerge un quadro complesso, ma chiarificatore. Per la produttività, l'indagine mostra che la flessibilità degli orari viene ormai considerata da quasi tutti i partecipanti come criterio prioritario, alla pari con la retribuzione e le prospettive di carriera. La maggioranza afferma di raggiungere risultati migliori grazie all'autonomia organizzativa e alla possibilità di plasmare i propri ritmi. Particolarmente significativa la disponibilità, dichiarata da molti, a rinunciare anche a parte dello stipendio pur di mantenere almeno alcuni giorni di lavoro da remoto:
Questa tendenza non riguarda solo singoli, ma l'intero sistema europeo: secondo la professoressa Greta Nasi, lo smart working può guidare la coesione territoriale dell'Unione tramite mobilità intelligente, accesso a contesti meno urbanizzati e riequilibrio tra aree centrali e periferiche. Inoltre, la gestione più autonoma del proprio tempo consente di dedicare ore quotidiane a attività personali, promozione della salute fisica, formazione e famiglia.
Oltre agli aspetti privati, si assiste allo sviluppo di nuove strategie di investimento: chi lavora a distanza può puntare su seconde case, scegliendo soluzioni meno onerose o puntando su investimenti di lungo periodo, tra fondi pensione e risparmio previdenziale.
Una delle più grandi questioni aperte riguarda il rischio che la flessibilità digitale accentui o riduca le disuguaglianze. Il lavoro a distanza è veramente accessibile a tutti? I dati raccolti dal progetto R_MAP fotografano una realtà articolata:
L'indagine pubblicata su Nature offre uno spaccato interessante sul settore pubblico, dove la propensione verso il lavoro agile si dimostra superiore rispetto al privato. Tale preferenza deriva da:
Con la maturazione dei modelli di lavoro smart, emergono anche sfide complesse su più fronti. Il principale nodo riguarda la gestione efficace del modello ibrido, che alterna presenza e lavoro da remoto:
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...