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Soldi regalati alle imprese farmaceutiche e alle farmacie e tolti ai cittadini con almeno 3 esempi concreti

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di Arch. Giuseppe Bergodi pubblicato il

La recente riforma della remunerazione farmaceutica porta vantaggi a industrie e farmacie, mentre i cittadini affrontano costi maggiori e tagli ai servizi. Dati concreti e analisi dei veri vincitori della nuova legge.

La spesa farmaceutica pubblica in Italia continua a crescere oltre i limiti programmati, mentre il finanziamento generale della sanità pubblica soffre di tagli persistenti. In questo scenario, le decisioni governative più recenti – come raccontato inchieste giornalistiche di ampio rilievo su Corriere della Sera e dalla rubrica DataRoom a cura di Milena Gabanelli e Simona Ravizza, sollevano forti dubbi sull’oculata gestione delle risorse pubbliche dedicate ai medicinali, a vantaggio di imprese farmaceutiche e farmacie private rispetto ai cittadini. Nei primi nove mesi del 2025, lo Stato ha destinato oltre 18 miliardi di euro ai farmaci, sforando di quasi 3 miliardi il tetto programmato. Il tema centrale è se la crescita della spesa rifletta davvero solo l’evoluzione dei bisogni sanitari e il maggior costo dei nuovi trattamenti o se invece proceda sulla scia di scelte che favoriscono determinati attori della filiera. La questione è tutt’altro che tecnica: ogni euro utilizzato in eccesso per un canale, viene sottratto a servizi, personale e cure per i cittadini italiani.

Come la riforma ha modificato la remunerazione delle farmacie: numeri e meccanismi

La legge Finanziaria 2024 ha introdotto una trasformazione nella modalità di retribuzione delle farmacie per i farmaci di fascia A, cioè quelli a carico del Servizio sanitario nazionale (SSN) e disponibili dietro ricetta. Secondo i dati diffusi da DataRoom, da gennaio a settembre 2025 la spesa per questi farmaci è cresciuta del 3,2% raggiungendo i 6,425 miliardi di euro, pur a fronte di una domanda pressoché stabile (+0,2%) e di prezzi al pubblico rimasti invariati.

  • Vecchio sistema: Le farmacie ricevevano il 30,35% del prezzo al pubblico sulle confezioni vendute, con sconti progressivi e variabili. La fetta maggiore, circa 66,65%, spettava all’industria produttrice, e un piccolo margine al grossista.
  • Nuovo sistema (dal marzo 2024): Le farmacie percepiscono il 6% più una quota fissa (tra 0,55€ e 2,50€ a confezione) a seconda del prezzo e della tipologia di farmacia. Permane l’8% aggiuntivo sui generici, meno lo sconto stabilito dalla norma.
Questa rivoluzione – fortemente voluta dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, esponente di rilievo di Fratelli d’Italia e farmacista di professione – appare macroscopicamente favorevole alle farmacie, soprattutto per i farmaci a basso costo. Infatti, la remunerazione fissa, pur sembrando di lieve entità, incide pesantemente sulle confezioni dal valore unitario più basso, quelle più diffuse nel consumo corrente. Questo è uno degli aspetti più contestati perché si traduce, per il SSN, in un aggravio non marginale dei costi pubblici senza benefici aggiuntivi per il cittadino. L’operazione, congegnata nel dettaglio, si dimostra inequivocabilmente più vantaggiosa per le farmacie nei segmenti a maggiore domanda, rimescolando le carte a favore di chi distribuisce e a discapito dell’interesse collettivo.

Tre casi concreti di aumento dei costi: acido acetilsalicilico, Anastrozolo e Teriparatide

Una corretta comprensione degli effetti reali della nuova remunerazione emerge dall’analisi di casi concreti che hanno assunto una valenza paradigmatica nel dibattito pubblico:

  • Acido acetilsalicilico (prezzo 1,41€): la farmacia guadagna oggi il 6% più 0,55 euro più l’8% generico meno lo sconto, ossia circa 0,93€ a confezione rispetto ai precedenti 0,50€. L’aumento del margine per questo medicinale essenziale e largamente diffuso è dell’86% per la farmacia, con un incremento del 31% per il SSN.
  • Anastrozolo (35,80€): il margine scende a 7,89€ (contro i precedenti 12,69€), con una riduzione del 38%. In questo caso, lo Stato beneficia di una riduzione di costo del 14%, poiché il meccanismo avvantaggia i farmaci più costosi.
  • Teriparatide (308,51€): anche qui la remunerazione scende (da 26,10€ a 21,26€, -19%), e il costo per il SSN cala solo del 2%.
La sintesi è chiara: per tutti i farmaci di ampio consumo, a basso prezzo, le farmacie guadagnano di più e il SSN spende di più; solo su pochi farmaci costosi si ha il risultato opposto. Ma la massa critica dei consumi italiani si concentra ampiamente sui medicinali con prezzo medio (circa 9,42€), ovvero proprio su quelli che generano l’extra-costo. La nuova struttura di remunerazione, sebbene formalmente innovativa, si caratterizza per la perdita di efficienza economica pubblica e genera profitti ingiustificatamente elevati per la rete distributiva privata.

Il cambio di canale di distribuzione: l’esempio delle gliflozine e le sue conseguenze

L’impatto della legge Finanziaria 2024 si riflette anche nella scelta, peraltro contestata da diverse Regioni, di spostare centinaia di farmaci antidiabetici dalla distribuzione ospedaliera o “per conto” esclusivo (DPC) a quella tramite farmacie territoriali. Questo cambiamento ha coinvolto, dal maggio 2024 al luglio 2025, ben 251 specialità, tra cui le gliflozine:

  • Prima: i farmaci venivano acquistati in gara centralizzata dalle Regioni e distribuiti con rimborso fisso al farmacista per il solo servizio (esempio: 4,15€ in Emilia-Romagna, 5,7€ in Sicilia, 10,38€ nel Lazio); l’industria farmaceutica restituiva allo Stato parte dello sconto come payback.
  • Ora: la farmacia compra e vende direttamente (con prezzo negoziato a livello nazionale da Aifa), incassando una quota fissa superiore; viene reintrodotto il margine del grossista (2,40€ a confezione) e l’industria recupera quanto prima restituiva sotto forma di payback.
L’esempio delle gliflozine mostra come il nuovo modello abbia comportato una traslazione degli extra-ricavi dalla mano pubblica a quella privata. Secondo l’Aifa, il margine aggiuntivo per l’industria farmaceutica è stimato superiore a 38 milioni annui, mentre la perdita secca per il SSN (solo sulle gliflozine) supera i 70,6 milioni annui. Le Regioni più efficienti (che prima remuneravano meno la distribuzione) sono le più penalizzate dal nuovo regime; quelle meno efficienti vedono invece un risparmio apparente, che però si annulla nei numeri complessivi. Si tratta di una riforma che, nella sostanza, riduce la possibilità di contenere i costi tramite gare sui grossi volumi di acquisto, e apre un mercato garantito ai distributori.

Chi sono i veri beneficiari e chi paga il conto: cittadini, farmacie, industria farmaceutica e Stato

Il nuovo doppio binario normativo e distributivo impatta in maniera differenziata sulle principali categorie coinvolte nella filiera del farmaco:

  • Le farmacie: ottengono margini più elevati sulle confezioni a basso prezzo, consolidando una posizione commerciale privilegiata senza offrire per contro servizi aggiuntivi ai cittadini.
  • La grande industria farmaceutica: pur a fronte di qualche piccola riduzione sui prezzi negoziati, vede il venir meno del meccanismo di payback sulle quote più significative e, in molti casi, registra un incremento netto dei ricavi grazie ai nuovi volumi e alle maggiori remunerazioni.
  • I grossisti: incassano una quota aggiuntiva che prima non esisteva sempre nella filiera della distribuzione pubblica diretta.
  • Il cittadino: non ottiene alcun beneficio: la possibilità di ritirare i farmaci “sotto casa” era già garantita dal sistema DPC, dunque il cambio di canale di distribuzione non migliora realmente il servizio, ma finisce per aumentare la spesa pubblica.
  • Il SSN/Stato: è il vero soggetto penalizzato, in quanto finanzia aumenti di margine e ricavi in favore di fattori privati senza corrispettivo miglioramento dell’efficienza o della qualità erogata. Secondo le proiezioni, l’impatto a carico dello Stato si aggira su 270 milioni l’anno.
Il sistema disegnato sembra generare soldi regalati alle imprese farmaceutiche e alle farmacie, sottratti alle casse pubbliche e, dunque, ai cittadini e alle attività sanitarie essenziali.

La versione ufficiale del governo e le domande aperte della rubrica dataroom e dei giornalisti

Le dichiarazioni pubbliche del sottosegretario Gemmato e dell’Aifa tentano di rassicurare l’opinione pubblica, sostenendo che i nuovi meccanismi produrranno efficienza e razionalità della spesa. L’Agenzia del farmaco sottolinea di aver negoziato ampi sconti e di attendersi risparmi rispetto agli acquisti precedenti; il Ministero dell’Economia ha certificato la compatibilità finanziaria della legge senza richiedere modifiche.

Tuttavia, inchieste giornalistiche e approfondimenti della rubrica DataRoom pongono interrogativi rimasti senza risposta:

  • Perché il Ministero dell’Economia ha avallato una norma così onerosa per i conti pubblici, senza verificarne con accuratezza l’impatto reale?
  • Per quale motivo la Commissione scientifica ed economica del farmaco – teoricamente garante della razionalità della spesa – non ha formalizzato alcun rilievo?
  • Perché, se realmente la spesa si sarebbe ridotta anche per il cittadino e il SSN, si osservano costantemente sforamenti dei tetti e aumenti non giustificati?
La verità emersa da fonti indipendenti evidenzia un sistema dove le decisioni prese avvantaggiano principalmente chi gestisce e distribuisce i farmaci, a discapito delle risorse sanitarie per i cittadini. La trasparenza e l’attenzione a un utilizzo più attento dei fondi pubblici dovrebbero essere centrali: lo dimostrano le domande ancora aperte dalla stampa e dalla rubrica DataRoom del Corriere della Sera.


Arch. Giuseppe Bergodi

Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...