Le strade provinciali italiane vivono da vent'anni un declino silenzioso, aggravato dalla soppressione delle Province e da incertezze gestionali. Analisi, responsabilità e scenari possibili per il futuro della viabilità locale
Ci sono strade che attraversano l'Italia senza che nessuno, formalmente, si senta responsabile di tenerle in ordine. Asfalto sconnesso, segnaletica sbiadita, guardrail contorti e mai sostituiti, alberi che invadono la carreggiata senza che nessuno li poti. Sono le strade provinciali o ex provinciali, finite in un limbo istituzionale da cui non riescono a uscire, eredità ingombrante di una riforma incompiuta che ha svuotato le Province di risorse e competenze senza trasferire altrove le responsabilità operative in modo chiaro.
Il problema non è nuovo, ma si è aggravato progressivamente nel corso degli anni, quando una serie di interventi legislativi ha ridisegnato il quadro delle autonomie locali italiane senza risolvere la questione : chi si occupa della rete viaria secondaria che collega borghi, frazioni e aree rurali con i centri maggiori?
Il mancato presidio manutentivo delle strade a competenza provinciale ha inciso drammaticamente sulla circolazione, sulla sicurezza e persino sull’economia delle aree interne e periferiche. I dati, benché non sempre omogenei tra i territori, evidenziano che oltre 130 mila chilometri di viabilità ex provinciale sono rimasti per anni privi di un piano strutturato di interventi ordinari e straordinari. Gli effetti più visibili di questo lungo periodo di indifferenza sono:
Pochi gli interventi strutturali realizzati: si contano soprattutto lavori di somma urgenza, spesso finanziati a fronte di emergenze o per rischio di perdita di finanziamenti disponibili e mai pianificati con una visione di lungo periodo. Questa situazione ha reso evidente come il vuoto istituzionale creato dalla progressiva marginalizzazione delle Province abbia lasciato ampi tratti di territorio privi di un interlocutore realmente responsabile della manutenzione ordinaria, delle ispezioni e delle priorità nei lavori pubblici.
La Legge Delrio del 2014 ha rappresentato il punto di svolta più significativo. Le Province sono state trasformate in enti di secondo livello, con organi non più eletti direttamente dai cittadini e con un taglio drastico alle risorse finanziarie disponibili. L'obiettivo dichiarato era snellire la pubblica amministrazione e ridurre i costi; l'effetto collaterale, mai adeguatamente previsto né gestito, è stato l'impossibilità per molte Province di continuare a svolgere le funzioni che ancora formalmente mantenevano, inclusa la gestione e la manutenzione della rete viaria di loro competenza.
La rete stradale provinciale italiana è enorme: oltre 130.000 chilometri di strade, più dell'intera rete nazionale di strade statali. Un patrimonio infrastrutturale colossale che richiede investimenti continui in manutenzione ordinaria e straordinaria, attività incompatibili con bilanci ridotti ai minimi termini.
Le conseguenze operative di questo squilibrio si sono manifestate rapidamente:
I danni non sono solo di natura infrastrutturale. Il dissesto stradale sulle provinciali ha ricadute concrete su diversi piani:
Il risultato è un classico problema di bene comune in assenza di governance: tutti sanno che il problema esiste, nessuno si sente titolato o ha le risorse per risolverlo.
Va detto che negli ultimi anni qualcosa si è mosso. Il PNRR ha incluso alcune risorse destinate alla manutenzione stradale degli enti locali, e il Ministero delle Infrastrutture ha avviato piani di classificazione e riparto dei fondi. Ma la dimensione degli interventi finanziati rimane largamente insufficiente rispetto all'entità del problema accumulato in due decenni di abbandono, e i processi di spesa degli enti locali si sono rivelati spesso più lenti del previsto.
Uno degli aspetti meno discussi del problema è la sua dimensione economica nel medio-lungo periodo. La manutenzione stradale ordinaria, il rappezzamento periodico del manto, la pulizia dei fossi di scolo, la verifica delle opere, ha un costo contenuto se eseguita con regolarità. Quando invece si lascia deteriorare un'infrastruttura per anni, il costo dell'intervento di ripristino cresce in modo non lineare: una strada che avrebbe richiesto 200.000 euro di manutenzione ordinaria distribuita su dieci anni può richiedere 2 o 3 milioni di euro di rifacimento totale dopo un decennio di abbandono.
A questo si aggiungono i costi indiretti: i risarcimenti per incidenti causati dal cattivo stato della viabilità, che pesano sui bilanci degli enti locali e si trascinano per anni nei tribunali; i costi sanitari legati agli incidenti stradali; le perdite economiche per le comunità locali.
Risolvere il problema delle strade provinciali abbandonate non è semplice, ma non è nemmeno impossibile. Le strade percorribili, sono essenzialmente due, e probabilmente entrambe necessarie.
La prima è strutturale: ridefinire in modo chiaro e definitivo a chi spetta la competenza sulla viabilità secondaria, dotando quell'ente delle risorse necessarie per esercitarla. Questo potrebbe significare un rafforzamento delle Province come enti di area vasta con bilanci adeguati, oppure il trasferimento organico della rete viaria secondaria alle Regioni, oppure ancora la creazione di agenzie viarie regionali sul modello adottato in alcuni Paesi europei.
La seconda è operativa: costruire un piano straordinario di messa in sicurezza e manutenzione della rete viaria secondaria, finanziato con risorse nazionali ed europee, che intervenga sulle situazioni di maggior degrado con un approccio programmato e verificabile. Alcuni strumenti esistono già come i fondi di sviluppo e coesione, i programmi regionali del FESR, le risorse residue del PNRR, ma vengono spesso utilizzati in modo frammentato e senza una strategia unitaria.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...