Le regole prima di accenderle e durante l'uso sul riscaldamento di casa in tutte le sue versioni possibili
Il riscaldamento di casa è regolato da una rete di norme che ogni inverno si applica a milioni di famiglie: un decreto del Presidente della Repubblica fissa periodi, ore e temperature, le Regioni decidono quali stufe a legna e pellet si possono usare, il decreto legislativo 102 del 2014 impone contatori e termoregolazione ai condomini e il Codice civile disciplina il distacco dall’impianto centralizzato. Le sanzioni vanno da 500 a 3.000 euro per chi non fa la manutenzione, a 500-5.000 euro per le stufe a biomassa non conformi in Lombardia, a 500-2.500 euro per unità immobiliare per i condomini senza contabilizzazione. Ecco le regole, gli obblighi e le sanzioni, per tipo di impianto.
Il decreto del Presidente della Repubblica 74/2013 stabilisce quando e quanto si può accendere il riscaldamento. Il Paese è diviso in sei zone climatiche e per ciascuna la legge fissa un periodo e un massimo di ore giornaliere:
La temperatura media nei locali riscaldati non può superare 20 gradi, con due gradi di tolleranza, cioè 22 al massimo, e 18 gradi più due per gli edifici industriali e artigianali. L’ENEA indica 19 gradi come valore sufficiente per il comfort, e ricorda che ogni grado in meno può far risparmiare fino al 10% di combustibile. Le valvole termostatiche, obbligatorie nei condomini, possono ridurre i consumi fino al 20%.
Chi ha una caldaia o un generatore di calore è responsabile dell’impianto: proprietario, inquilino o, in condominio, l’amministratore. La legge impone manutenzione e controlli periodici. Per gli impianti invernali tra 10 e 100 kW alimentati a gas, metano o Gpl, il rapporto di controllo di efficienza energetica inviato dal manutentore sostituisce l’ispezione pubblica. Le ispezioni riguardano gli impianti di climatizzazione invernale da 10 kW in su.
Le sanzioni sono nette. Il proprietario, l’inquilino, l’amministratore di condominio o il terzo responsabile che non rispetta gli obblighi di manutenzione rischia da 500 a 3.000 euro. Il manutentore che non fa i controlli come previsto rischia da 1.000 a 6.000 euro. In Emilia-Romagna, per esempio, l’assenza del libretto di impianto dopo i termini comporta una sanzione da 500 a 3.000 euro, e può colpire il responsabile, il terzo responsabile o l’installatore.
Le stufette e le stufe sono trattate in modo diverso. Stufe, caminetti e apparecchi di riscaldamento localizzato non sono, in generale, impianti termici. Se però sono fissi, sono assimilati agli impianti termici quando la potenza complessiva al servizio dell’unità immobiliare è uguale o superiore a 5 kW. Una stufa a pellet fissa da 5 kW o più va quindi registrata nel catasto regionale con libretto e targa, mentre per le stufe sotto soglia restano obbligatorie la manutenzione ordinaria e la pulizia indicate dal costruttore.
Nessuna legge nazionale vieta le stufe a pellet e a legna, ma le Regioni del bacino padano limitano quelle più inquinanti, in base alle stelle del decreto ministeriale 186/2017, che classifica i generatori da una a cinque in base a emissioni ed efficienza. Più stelle significano meno emissioni.
In Lombardia, dal 1° gennaio 2020 le nuove installazioni devono avere almeno quattro stelle e gli apparecchi da zero, una o due stelle non si possono usare. Le stufe a pellet sotto i 35 kW devono bruciare pellet certificato di classe A1 e chi le usa deve conservare la documentazione. Dal 15 ottobre 2026 scattano requisiti di emissione per gli impianti a biomassa sopra i 35 kW, e dal 15 ottobre 2027 per le caldaie a biomassa fino a 35 kW. La pulizia della canna fumaria è prevista almeno una volta all’anno o ogni quattro tonnellate di biomassa bruciata, e va registrata nel catasto regionale CURIT. Controlli e sanzioni spettano a Province e Comuni maggiori, con multe da 500 a 5.000 euro in base alla legge regionale 24/2006.
In Emilia-Romagna, nelle aree di Pianura Ovest, Pianura Est e nell’agglomerato di Bologna, dal 1° ottobre al 31 marzo non si possono usare generatori a biomassa fino a tre stelle incluse, se esiste un impianto alternativo. Con le misure emergenziali il divieto sale fino alle quattro stelle. Le nuove caldaie a biomassa devono avere cinque stelle per polveri e carbonio organico totale e almeno quattro per gli altri parametri, e il pellet deve essere certificato A1.
In Piemonte è vietata l’installazione di generatori sotto le quattro stelle e l’uso di quelli sotto le tre stelle, con l’eccezione dei Comuni della zona montana. Quando i bollettini dell’Arpa segnalano allerta arancione o rossa è vietato usare generatori a biomassa sotto le cinque stelle e ogni combustione all’aperto. Dal 15 settembre al 15 aprile è vietato bruciare all’aperto materiale vegetale. Per le stufe a pellet serve pellet A1, e gli impianti vanno registrati nel catasto degli impianti termici.
Nei condomini con impianto centralizzato il decreto legislativo 102/2014 impone, dove tecnicamente possibile e conveniente, contatori individuali per ogni appartamento. Quando non sono possibili, si installano sistemi di termoregolazione e contabilizzazione del calore individuali. La ripartizione delle spese segue la norma UNI 10200, in base ai prelievi effettivi di energia termica, e per la prima stagione dopo l’installazione è consentito dividere le spese solo in base ai millesimi di proprietà. Se la norma UNI non è applicabile, almeno il 70% della spesa può essere attribuito ai consumi volontari effettivi, e il resto ripartito, ad esempio, in millesimi, metri quadrati o metri cubi.
La legge prevede una sanzione da 500 a 2.500 euro per ciascuna unità immobiliare per chi non installa i sistemi di termoregolazione e contabilizzazione, e la stessa fascia vale per il condominio che non ripartisce le spese come previsto. Il termine originario del 31 dicembre 2016 è stato spostato dal decreto Milleproroghe al 30 giugno 2017.
Resta il distacco dall’impianto centralizzato. Il Codice civile, all’articolo 1118, consente al condomino di rinunciare al riscaldamento centralizzato se dal distacco non derivano notevoli squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini. Chi si stacca continua a pagare le spese di manutenzione straordinaria dell’impianto e quelle per la conservazione e la messa a norma.
Per le stufe a gas portatili e per le stufette elettriche le indicazioni arrivano dagli enti sanitari, non da un calendario di divieti, e riguardano l’uso quotidiano. Il pericolo principale delle stufe a gas è il monossido di carbonio, che secondo l’Inail è letale anche in piccole concentrazioni. L’Istituto superiore di sanità indica tra le fonti stufe, caldaie, fornelli, camini, scaldabagni a gas e bracieri, e avverte che una persona addormentata può morire prima che compaiano mal di testa, vertigini e nausea.
Le regole sono precise. Fornelli, forni e bracieri non si usano per scaldare le stanze. Gli apparecchi a gas e i generatori non si accendono in ambienti chiusi. I locali devono essere ben ventilati e le aperture di aerazione non vanno mai ostruite. La fiamma deve essere regolare e azzurra, le valvole del gas si chiudono quando si esce, anche per poco, e apparecchi e canne fumarie si fanno controllare e pulire ogni anno prima dell’autunno. In caso di sospetta intossicazione si va al pronto soccorso.
Se la stufa a gas è alimentata da una bombola di Gpl, valgono regole di collocazione. Le bombole non vanno tenute in cantine, garage o box, perché il Gpl è più pesante dell’aria e ristagna a livello del suolo, e restano sempre in posizione verticale. Le bombole vuote non si conservano in casa ma si restituiscono quando se ne acquista una nuova, e il numero e la capacità consentiti dipendono dal volume del locale e dal regolamento del condominio. Ogni bombola va controllata per ammaccature, perdite e ruggine e sostituita se danneggiata.
Le stufette elettriche, o termoventilatori, seguono la guida dell’Inail sugli apparecchi domestici: si usano lontano dall’acqua, non si appoggiano oggetti sopra, si tengono lontane dalle tende che ostruiscono le prese d’aria e si scollega la spina prima di spostarle. In bagno sono preferibili i modelli fissi a parete, a distanza di sicurezza. I cavi vanno controllati periodicamente e non avvolti stretti quando sono caldi. Sugli apparecchi elettrici e a gas la marcatura CE è obbligatoria.
Il costo è un’altra cosa da guardare. Le stufette elettriche assorbono in genere tra 300 e 2.500 watt, e un apparecchio da 1.000 watt consuma 1 kWh ogni ora di uso. A 0,30 euro al chilowattora (prezzo indicativo, calcolo nostro) costa 30 centesimi all’ora, e uno da 2.500 watt arriva a 75 centesimi. Con un contratto da 3 kW, una stufetta a piena potenza insieme ad altri elettrodomestici può far scattare il contatore, ed è un altro motivo per non collegare più apparecchi alla stessa presa.
Il quadro per chi sceglie la stufa è chiaro: per gas e stufette conta la ventilazione, e per tutti la prima cosa da controllare è la classe a stelle e la regola della propria Regione, la seconda la manutenzione e il catasto degli impianti, la terza il periodo e le ore consentite nella propria zona climatica. Per i condomini, le regole di contabilizzazione e di ripartizione fanno la differenza tra una bolletta equa e una sanzione.
Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...