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Succhi di frutta, tè, latte e altre bevande conservate in cartone: benefici e rischi secondo studi scientifici

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di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

Succhi, tè, latte e altre bevande nel cartone sono alla base di una scelta quotidiana: studi scientifici analizzano benefici e rischi legati ai materiali, dalla protezione da contaminanti fino alla conservazione delle vitamine.

Dal tè ai succhi di frutta, fino al latte, le bevande confezionate in cartone rappresentano una scelta sempre più comune sulle tavole italiane. Questo tipo di packaging, adottato in diversi formati e spesso associato a una maggiore sostenibilità rispetto alla plastica monouso, suscita domande legittime su quali siano davvero i vantaggi per la salute e l'ambiente, ma anche sui possibili rischi.

Al centro del dibattito, vi sono alcune sostanze rilasciate dagli imballaggi, come ftalati, bisfenolo A (BPA), micro e nanoplastiche, e la capacità dei materiali barriera di preservare le proprietà nutrizionali delle bevande. Sei studi scientifici rappresentano oggi i riferimenti più citati in questo ambito:

  • Uno studio nigeriano del 2022 ha confrontato la migrazione di ftalati tra plastica e cartoni per succhi e acqua, rilevando livelli più bassi nei cartoni.
  • Una ricerca in Pakistan del 2025 ha identificato BPA anche nei cartoni del latte, ma a livelli più bassi del policarbonato.
  • Un'indagine cross-country (2023) ha riscontrato BPA prevalentemente in lattine e latta, mentre nei cartoni l'incidenza è risultata sensibilmente inferiore.
  • Una pubblicazione dal Kazakistan sul latte vaccino (2026) mette però in evidenza che le confezioni in cartone asettico possono presentare elevate tracce di ftalati, soprattutto nei bambini.
  • Un'approfondita revisione su micro e nano-plastiche (PMC, 2023) ribadisce che anche i materiali multistrato, cartone incluso, costituiscono fonte non trascurabile di particelle plastiche ancora oggetto di ricerca.
  • Infine, uno studio sulla vitamina C nei succhi (Journal of Food Quality, 2008) dimostra il beneficio dei materiali barriera nella tutela delle qualità nutrizionali.

Il cartone protegge meglio della plastica dagli ftalati

Lo studio condotto in Nigeria (Bulletin of the National Research Centre, 2022) ha valutato la presenza di ftalati in acqua e succhi confezionati in materiali diversi: plastica PET, bottiglie di polietilene ad alta densità e confezioni tipo Tetra Pak a base di cartone. Gli ftalati, sostanze utilizzate come plastificanti, sono riconosciuti per il loro potere di interferenza endocrina e per possibili effetti sulla salute riproduttiva. Il dato rilevante emerso da questa ricerca:
  • Le concentrazioni rilevate in cartoni erano comprese tra 385 e 450 µg/L
  • Per la plastica, i valori variavano tra 1.340 e 2.370 µg/L
Questa differenza conferma una superiore efficacia della barriera offerta dal cartone rispetto ai materiali plastici per limitare la migrazione di questi contaminanti negli alimenti liquidi. Secondo i ricercatori, questa protezione dipende dallo strato barriera interno e dall'assenza di componenti plastici a diretto contatto con la bevanda, almeno nei sistemi di confezionamento più evoluti.
Resta tuttavia essenziale considerare: il cartone multistrato può contenere una frazione di materiale plastico (ad es. lamine di polietilene), ma la loro disposizione riduce la possibilità di cessione di ftalati. Questa evidenza contribuisce a spiegare perché alcune catene della GDO e marchi del beverage promuovano il cartone come scelta preferita nell'ottica della sicurezza alimentare, specie per i prodotti destinati all'infanzia.

Il bisfenolo A si trova anche nel cartone, ma in quantità ridotte

La questione della presenza di bisfenolo A (BPA) nelle confezioni asettiche in cartone è stata approfondita da uno studio pakistano pubblicato su ScienceDirect nel 2025. Gli autori hanno analizzato diversi formati di latte UHT confezionato, inclusi cartoni Tetra Pak e bottiglie in policarbonato. I risultati:

  • BPA rilevato nel latte confezionato in cartone, ma a concentrazioni sensibilmente inferiori rispetto a quelle riscontrate nelle bottiglie di plastica.
  • Le differenze si spiegano con lo strato protettivo e la minore diffusione di resine contenenti bisfenolo nei packaging a prevalenza di cellulosa.
Nonostante questo dato positivo, la ricerca evidenzia come il rischio di contaminazione non possa essere ignorato totalmente anche per i contenitori in cartone. Le revisioni di EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) hanno ribadito il principio di ‘tolleranza zero' per il BPA negli imballaggi a contatto con alimenti, includendo anche forme di packaging non convenzionali. Tuttavia, il livello di esposizione correlato all'uso di bevande in cartone si colloca decisamente al di sotto di quello mediato dalla plastica, rafforzando il posizionamento del cartone come opzione più sicura.

Confronto con lattine e latta conferma il vantaggio del cartone

Uno studio internazionale del 2023 (ScienceDirect) ha comparato la presenza di interferenti endocrini, con particolare attenzione al bisfenolo A, in un ampio campione di bevande commerciali confezionate in lattine di alluminio, latta, bottiglie di plastica e cartoni. Ecco quanto evidenziato:

  • BPA presente nel 72-100% delle lattine e della latta
  • Il composto è stato rintracciato soltanto nell'13% delle confezioni in plastica e nell'8% dei campioni conservati in cartone
La marcata differenza nelle frequenze di rilevamento segnala che l'alluminio e la latta, per effetto del rivestimento in resine epossidiche ricche di bisfenolo, risultano veicoli di migrazione molto più efficaci rispetto ai materiali barriera a base cellulosica. Questo dato viene confermato anche dai livelli quantitativi: il cartone asettico, pur non risultando del tutto immune, mostra rischi nettamente ridotti. Alla luce delle restrizioni sempre più severe introdotte dalla normativa europea sui materiali a contatto con alimenti (Reg. UE 10/2011, Reg. UE 2023/2006), il cartone si configura come alternativa preferibile per chi mira a ridurre l'introduzione di contaminanti nella dieta quotidiana.

Non tutti concordano: il caso del latte vaccino in Kazakistan

Nonostante i vantaggi emersi nei casi sopra descritti, è importante segnalare che alcune ricerche hanno evidenziato potenziali rischi anche nei cartoni asettici. In particolare, una ricerca condotta in Kazakistan nel 2026 ha calcolato l'indice di rischio cumulativo per ftalati nei bambini che consumano latte vaccino confezionato. Gli esiti più critici sono stati rilevati proprio nei cartoni asettici e nelle confezioni in LDPE (polietilene a bassa densità):

  • Indice di rischio cumulativo pari a 0,8-0,9 in fascia pediatrica, valore ritenuto vicino alla soglia di preoccupazione
  • Risultati attribuiti sia alla composizione multistrato dei cartoni, sia a pratiche produttive e condizioni di stoccaggio locali
Questo richiamo alla prudenza invita a ribadire che le procedure produttive, la qualità dei materiali impiegati e l'effettivo rispetto delle normative nazionali e internazionali (come il Regolamento REACH e la Direttiva Quadro sugli alimenti, 1935/2004/CE) rimangono essenziali per tutelare la salute del consumatore, specie nelle popolazioni più vulnerabili. Nei casi in cui permangano incertezze sulla provenienza delle confezioni o sulla loro idoneità, la cautela resta doverosa.

Micro e nanoplastiche: un rischio ancora da definire

La presenza di micro e nanoplastiche nei prodotti caseari e nelle bevande confezionate sta emergendo come possibile nuova area di rischio, ma con un grado di incertezza ancora elevato. Una revisione scientifica pubblicata su PMC nel 2023 ha valutato numerosi studi che documentano la presenza di particelle plastiche nei prodotti lattiero-caseari, identificando tra le fonti principali i packaging multistrato, compresi i cartoni asettici. Fra i principali elementi discussi:

  • Difficoltà tecniche nell'identificazione e quantificazione delle particelle più fini
  • Possibile rilascio durante la produzione, il riempimento e lo stoccaggio
Non sono ancora disponibili dati dirimenti sugli effetti a lungo termine della ingerimento di micro e nanoplastica tramite le bevande. Tuttavia, la ricerca sottolinea la necessità di proseguire gli studi per valutare impatti biologici specifici e, parallelamente, di promuovere la transizione verso soluzioni di confezionamento realmente prive di plastiche fossili.

Il lato positivo: come il cartone preserva le vitamine

Un importante vantaggio nutrizionale dell'imballaggio in cartone emerge dallo studio pubblicato sul Journal of Food Quality (2008) focalizzato sulla ritenzione di vitamina C nel succo di mandarino. Gli autori hanno confrontato diversi materiali di confezionamento e hanno riscontrato come le barriere polimeriche, in combinazione con fogli di alluminio (tipici dei cartoni asettici), svolgano un'azione protettiva contro l'ossidazione e la perdita di nutrienti sensibili alla luce e all'aria. Tabella riassuntiva:

Materiale

Ritenzione Vitamina C (%) dopo 30 giorni

Cartone asettico con alluminio

87%

Bottiglia in plastica trasparente

54%

Lattina di alluminio

59%

I risultati segnalano che il cartone asettico garantisce la maggiore tutela della componente vitaminica e del colore, elementi che concorrono all'elevata qualità nutrizionale delle bevande sottoposte a lungo stoccaggio. Ciò si trasforma in un valore aggiunto sia per il consumatore che per l'industria, che può così garantire un prodotto più stabile e con meno spreco di nutrienti.




Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...