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Superbonus, una analisi su quanto ha sostenuto l'economia ma anche quanto č costato.

di Marianna Quatraro pubblicato il
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Introdotto per rilanciare l'economia italiana, il Superbonus ha generato benefici e sostenuto diversi settori, ma ha anche comportato costi rilevanti per le finanze pubbliche. Un'analisi tra risultati e prospettive future.

Negli anni più delicati della recente storia italiana, una misura fiscale ha inciso profondamente sulle dinamiche economiche e sociali del Paese: il cosiddetto super incentivo per l'edilizia. Attivato nel contesto dell'emergenza sanitaria, ha rappresentato uno stimolo senza precedenti per il comparto delle costruzioni e ha influito sia sul PIL nazionale che sulla fiducia degli operatori economici.
L'obiettivo era chiaro: sostenere la ripresa dopo il blocco globale, offrendo detrazioni fiscali potenziate per incentivare gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica degli immobili. Il sostegno pubblico così erogato ha creato un circolo virtuoso di investimenti e occupazione, impattando direttamente l'andamento dei principali indicatori macroeconomici.
Oggi, analizzare questa iniziativa significa valutarne sia i benefici diffusi sull’economia che i costi sostenuti dallo Stato, in una logica di confronto tra risultati tangibili e oneri per la collettività.

Quanto ha sostenuto l'economia il Superbonus: dati, benefici e distribuzione territoriale

Il contributo generato da questa leva fiscale risulta evidente non solo nei numeri aggregati della crescita economica, ma anche sulle ricadute concrete a livello territoriale e settoriale. Secondo le più recenti rilevazioni ufficiali, il valore complessivo delle detrazioni certificate dall’ENEA ha ormai sfiorato i 124 miliardi di euro: una cifra che rende l’intervento il più imponente mai realizzato nel settore delle agevolazioni edilizie.
La distribuzione di queste risorse ha interessato circa 139.645 condomini, 245.480 edifici unifamiliari e oltre 117.419 altre unità immobiliari, includendo anche immobili di rilevanza storica.
Il flusso finanziato ha prodotto effetti a catena:

  • Sostenuto la domanda di materiali, servizi tecnici e manodopera specializzata;
  • Innalzato il livello complessivo di efficientamento energetico del patrimonio immobiliare italiano;
  • Contribuito a preservare e creare nuove posizioni lavorative nell’indotto edilizio e artigianale;
  • Incrementato il gettito indiretto legato alle attività connesse agli interventi.
La misura è nata in un contesto straordinario, ma ha saputo innescare espansione economica che si è riflessa anche nella valutazione dei principali osservatori economici internazionali (come rating migliorato da Standard & Poor’s).
Un altro aspetto distintivo riguarda la distribuzione territoriale dei benefici. Alcune regioni, in particolare la Lombardia, hanno beneficiato di quasi 24 miliardi di euro per 79.011 pratiche, seguite da Emilia Romagna (11,7 miliardi), Veneto (11,2 miliardi), Lazio (10,3 miliardi) e Campania (9,5 miliardi).
Per meglio comprendere la suddivisione regionale delle risorse erogate si riporta la seguente tabella di riepilogo:
Regione Detrazioni (mld €) Pratiche Accettate
Lombardia 23,9 79.011
Emilia Romagna 11,7  
Veneto 11,2  
Lazio 10,3  
Campania 9,5  

La portata dei lavori ha fornito una spinta unica al sistema produttivo, coinvolgendo in modo trasversale cittadini, imprese e professionisti e portando numerosi benefici dal punto di vista ambientale. Gli incentivi riconosciuti hanno, infatti, incentivato un significativo salto qualitativo nella riqualificazione energetica e nella riduzione delle emissioni.
In termini macroeconomici, l’effetto combinato dell’aiuto per costruzioni e delle altre misure di sostegno ha contribuito a una crescita del Pil nazionale superiore alle previsioni e a una maggiore resilienza durante la fase post-pandemica.

I costi del Superbonus: effetti sulle finanze pubbliche e prospettive future

Se i ritorni sull’economia sono stati significativi, l’impegno finanziario richiesto dallo Stato ha raggiunto livelli senza precedenti. Come certificato ufficialmente, le detrazioni associate all’incentivo pesano per quasi 124 miliardi di euro sulle entrate fiscali degli anni a venire. Questo onere rappresenta oltre sei volte l’importo della legge di bilancio 2025 e costituisce una sfida considerevole per la gestione finanziaria dello Stato nei prossimi esercizi.
Va sottolineato che si tratta di minori entrate fiscali distribuite su più esercizi, non di una spesa sostenuta in un’unica soluzione, ma ciò non riduce l'impatto complessivo sulle disponibilità della finanza pubblica.
Il riflesso di tale esborso è stato oggetto di attenzione anche da parte di osservatori internazionali. Secondo gli analisti Standard & Poor’s, le uscite di cassa correlate a tali agevolazioni continueranno a influenzare il saldo di cassa dello Stato fino al 2026-2028, con un effetto che andrà progressivamente attenuandosi fino a scomparire entro il 2028-2029.
Gli esperti di finanza pubblica sottolineano alcune implicazioni chiave:

  • Necessità di politiche fiscali rigorose nella fase di assorbimento degli oneri residui;
  • Impatto sulla capacità di investimento dello Stato, che potrebbe trovare limitazioni nei margini di manovra per altre misure di rilancio nei prossimi anni;
  • Possibile spostamento di priorità nella definizione delle leggi di bilancio future, con un’attenzione crescente all’equilibrio finanziario.
Il peso che l’incentivo avrà sulle risorse pubbliche costringerà a valutare con attenzione ogni futuro intervento emergenziale, segnando uno spartiacque nella gestione delle politiche economiche extra-ordinarie. La riflessione sulla sostenibilità di misure simili in scenari futuri porterà il legislatore a considerare strumenti più sostenibili e selettivi, anche alla luce dell’esperienza maturata.
A livello normativo, l’evoluzione della disciplina è passata attraverso diverse fasi: dal lancio durante il secondo governo Conte, al potenziamento (ma anche alle prime correzioni degli abusi) durante il governo Draghi, fino alla rimodulazione e limitazione attuata dal governo Meloni. Ciò dimostra come il legislatore abbia dovuto adattare la normativa ai risultati e agli effetti progressivamente monitorati.
In sintesi, il bilancio dell’esperienza appare complesso e multidimensionale: a fronte di evidenti effetti espansivi sull’economia reale, si delineano anche sfide rilevanti per la gestione delle future risorse pubbliche e per la pianificazione degli interventi in situazioni emergenziali. L’Italia ha mostrato capacità di risposta e adattamento, ma dovrà ora affrontare una fase di assestamento finanziario e di ridefinizione delle priorità di spesa.