Dopo un braccio di ferro al Tar e tariffe ferme dal 1996, dal 21 settembre aumentano i ticket sanitari: ecco quanto costano in più e chi resta esente.
Dal 21 settembre 2026 cambiano le tariffe di rimborso per centinaia di prestazioni sanitarie erogate dal Servizio Sanitario Nazionale. Non si tratta di un semplice ritocco dei prezzi, ma della fine di una vicenda che si trascinava da mesi tra ricorsi al Tar, sentenze amministrative e un tariffario rimasto fermo per quasi tre decenni.
Per capire la portata di questo aggiornamento bisogna fare un passo indietro. Le tariffe massime per la specialistica ambulatoriale, ovvero visite ed esami diagnostici, erano ferme al 1996. Quelle per l'assistenza protesica, cioè ausili e protesi per le persone con disabilità, non venivano toccate dal 1999. Un quarto di secolo durante il quale i costi reali sostenuti dalle strutture sanitarie, sia pubbliche che private accreditate, sono naturalmente saliti, senza che il sistema di rimborsi ne tenesse conto.
Un primo tentativo di aggiornamento era arrivato con un decreto approvato a novembre 2024, che avrebbe dovuto entrare in vigore il 30 dicembre dello stesso anno. Le cose però non sono andate lisce: numerosi laboratori e ambulatori privati convenzionati, insieme alle principali associazioni di categoria del settore, hanno presentato ricorso al Tar del Lazio, sostenendo che le nuove tariffe fossero ancora inadeguate rispetto ai costi reali sostenuti dalle strutture.
Il Tar ha dato ragione ai ricorrenti. Con la sentenza numero 16399 del 2025, i giudici amministrativi hanno annullato il decreto del novembre 2024, contestando al Ministero della Salute l'utilizzo di analisi di costo non aggiornate e un campione di rilevazione giudicato troppo ristretto per fotografare correttamente la spesa reale delle strutture.
Per evitare un vuoto normativo che avrebbe lasciato cittadini e operatori senza un riferimento chiaro sulle tariffe da applicare, il giudice amministrativo ha differito gli effetti dell'annullamento di 365 giorni, concedendo così al Governo il tempo necessario per elaborare un nuovo provvedimento. Nel frattempo il Ministero ha avviato una rilevazione nazionale più approfondita, per costruire una mappatura dei costi realmente sostenuti dalle strutture sanitarie sul territorio.
Il risultato di questo lavoro è arrivato solo il 23 luglio 2026, quando la Conferenza Stato Regioni ha sancito l'intesa sul nuovo decreto tariffe, individuando nel 21 settembre la data per l'entrata in vigore delle nuove tariffe, proprio per gestire in modo ordinato la transizione dal vecchio al nuovo regime, prima della scadenza fissata dalle sentenze del Tar.
Venendo ai numeri, l'aggiornamento riguarda 448 prestazioni di tipo specialistico e 222 codici su un totale di 1.063 che compongono il nomenclatore dell'assistenza protesica. Nel complesso, gli aumenti delle tariffe massime di rimborso si attestano intorno al 5,8%, anche se le percentuali variano da prestazione a prestazione.
Tra le voci interessate dagli aumenti figurano l'ecocolordoppler, la diagnostica vascolare, la medicina nucleare, l'endoscopia e l'elettromiografia. La prima visita specialistica avrà un rimborso medio di 26 euro, con importi differenziati in base alla disciplina medica.
Per quanto riguarda gli ausili e le protesi, gli aggiornamenti tengono conto di un aumento dei costi di materiali e componentistica stimato intorno al 25% dal 2019, oltre ai maggiori oneri legati all'adeguamento della manodopera qualificata e a normative più recenti, come il Regolamento europeo sui Dispositivi Medici, la sicurezza sul lavoro, il GDPR e le certificazioni ISO 13485. Le categorie coinvolte comprendono ortesi spinali, come corsetti rigidi e Cheneau, protesi per arti inferiori e superiori e ausili ottici.
Un aspetto importante, spesso trascurato, riguarda chi paga davvero questi aumenti. Le nuove tariffe più alte non ricadono infatti automaticamente e interamente sui cittadini. Il ticket sanitario ha un tetto massimo per ricetta, che varia da regione a regione, e quando la somma delle prestazioni prescritte supera questo tetto, la parte eccedente resta a carico del Servizio Sanitario Nazionale, non del paziente. Secondo le stime ministeriali, per la maggior parte delle visite ed esami più comuni l'aumento del ticket si tradurrà in circa un euro in più. Nel complesso, si stima che i cittadini non esenti pagheranno circa 27 milioni di euro in più l'anno, a fronte di un impatto economico totale stimato in 210,7 milioni di euro l'anno a regime, di cui 183,1 milioni per la specialistica ambulatoriale e 27,6 milioni per la protesica. Per il solo 2026, considerando l'entrata in vigore a fine settembre, l'impegno finanziario per lo Stato si aggira intorno ai 70 milioni di euro, già coperti dagli stanziamenti previsti dalla Legge di Bilancio.
Le regole sulle esenzioni non cambiano con questo decreto e restano quindi invariate. Non pagano il ticket, tra gli altri:
Per condizione economica, i minori di 6 anni e gli over 65 con un reddito familiare annuo non superiore a 36.151,98 euro, i disoccupati e i loro familiari a carico con un reddito familiare fino a 8.263,31 euro (soglia che sale a 11.362,05 euro con coniuge a carico, più 516,46 euro per ogni figlio), i titolari di assegno sociale e i pensionati al minimo over 60 con familiari a carico.
Per condizione sanitaria o sociale, sono esenti le persone con determinate patologie croniche o rare, chi ha ottenuto il riconoscimento dello stato di invalidità, le donne in gravidanza per le prestazioni previste dai protocolli di tutela della maternità, chi si sottopone a diagnosi precoce di alcuni tumori e chi effettua l'accertamento per l'HIV.
Al di là degli aumenti, il nuovo tariffario porta con sé anche un elemento positivo poco raccontato: sblocca definitivamente prestazioni previste dai nuovi Livelli Essenziali di Assistenza, approvati fin dal 2017 ma rimaste finora inapplicabili proprio per la mancanza di un tariffario aggiornato.
Tra le new entry rimborsate dal Servizio Sanitario Nazionale figurano la consulenza genetica, tecniche avanzate di radioterapia come quella stereotassica, l'adroterapia e la radioterapia con braccio robotico, l'enteroscopia con microcamera ingeribile e importanti novità per la Procreazione Medicalmente Assistita, le cui tariffe sono state modellate su quelle già applicate dalla Regione Emilia Romagna, comprendendo la remunerazione dell'intero percorso della coppia, incluso il reperimento dei gameti. Sono previste inoltre novità per la diagnosi e il monitoraggio della celiachia e l'estensione degli screening neonatali ad altre patologie, tra cui la SMA. Per quanto riguarda gli ausili, arrivano apparecchi acustici a tecnologia digitale più moderna, attrezzature domotiche, arti artificiali a tecnologia avanzata e sistemi di riconoscimento vocale e di puntamento con lo sguardo.
Non tutti gli attori coinvolti considerano soddisfacente il nuovo decreto. Le principali associazioni delle strutture sanitarie private accreditate, tra cui l'Uap (Unione nazionale ambulatori poliambulatori, enti e ospedalità privata), sostengono che le tariffe restino comunque insufficienti a coprire i costi reali sostenuti dalle strutture. Secondo questa lettura, il rischio è che alcune strutture private riducano le prestazioni erogate al Servizio Sanitario Nazionale, spingendo un numero crescente di pazienti verso il sistema pubblico e contribuendo ad allungare ulteriormente le liste d'attesa, già uno dei nodi più critici della sanità italiana. Non a caso, l'8 settembre si sono svolte proteste pubbliche contro il nuovo Decreto Tariffe, a testimonianza di una partita che, nonostante l'entrata in vigore del 21 settembre, non sembra del tutto chiusa.
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...