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Trasformare il mercurio in oro: Marathon Fusion ha realizzato il sogno degli alchimisti e stupire il mondo

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il
Sogno degli alchimisti

Marathon Fusion sostiene di poter trasformare il mercurio in oro, evocando il sogno degli alchimisti con la fusione nucleare. Ma tra record del CERN, quantità teoriche e trizio, restano da valutare costi, mercato e paragoni con Bitcoin.

Marathon Fusion ha annunciato il 21 ottobre 2026 di aver trasformato mercurio in oro stabile durante una prova svolta a settembre, rivendicando un ritmo dieci volte superiore al record del CERN. Il risultato riporta in laboratorio il sogno degli alchimisti. La sua possibile rilevanza pratica si misura però sulla quantità di metallo vendibile, sui tempi di produzione e sul costo complessivo.

La startup statunitense, fondata nel 2023 e con sede a San Francisco, lavora soprattutto allo sviluppo di reattori a fusione e alla gestione del loro combustibile. L’oro rientra nel progetto come prodotto aggiuntivo, ottenuto sfruttando i neutroni generati dal processo. Il passaggio dall’esperimento a una filiera industriale dipende dalle caratteristiche del materiale prodotto e dalla possibilità di inserirlo nei processi commerciali.

Mercurio e oro: che cosa cambia nel nucleo

Le reazioni chimiche ridistribuiscono gli elettroni, ma non modificano il nucleo atomico. Per trasformare un elemento in un altro occorre cambiare il numero di protoni. Il mercurio ne ha 80, l’oro 79: il processo proposto da Marathon Fusion agisce quindi a livello nucleare, attraverso una sequenza di reazioni indotte da neutroni.

Il materiale di partenza descritto è mercurio-198, un isotopo stabile. I neutroni veloci prodotti dalla fusione deuterio-trizio possono innescare una reazione detta (n, 2n): il nucleo assorbe un neutrone e ne espelle due, trasformandosi in mercurio-197. Instabile, questo isotopo decade per cattura elettronica. Un protone si converte in neutrone, il numero atomico scende da 80 a 79 e si forma oro-197 stabile.

Si tratta di una trasmutazione nucleare. L’oro-197 è l’isotopo stabile dell’oro e, dopo separazione e purificazione, conserva la stessa identità elementare sia che provenga da una miniera sia che derivi da una reazione nucleare. Per l’utilizzo del materiale contano anche la purezza e la presenza di eventuali contaminanti o residui radioattivi.

Il record del CERN e quello rivendicato

Il paragone scelto dall’azienda è con il CERN, l’organizzazione europea che gestisce il grande laboratorio di fisica delle particelle vicino a Ginevra. Nel 2025 l’esperimento ALICE ha descritto la produzione di nuclei d’oro nelle collisioni del Large Hadron Collider. Il ritmo riportato è stato di circa 89.000 nuclei al secondo; nel Run 2, la fase di attività del collider compresa tra il 2015 e il 2018, la quantità complessiva ha raggiunto circa 29 picogrammi.

Il risultato di ALICE deriva da collisioni tra nuclei di piombo, in quantità microscopiche e per tempi brevissimi, in condizioni sperimentali. Marathon Fusion ha dichiarato nel 2026 che la prova di settembre avrebbe superato di dieci volte quel ritmo, presentando la conversione come produzione di oro reale e stabile. Il dato riguarda la prestazione rivendicata dall’azienda.

La produzione di nuclei d’oro in un acceleratore, la conversione del mercurio in un esperimento e la realizzazione di metallo separabile su scala commerciale descrivono fasi differenti. La prima riguarda la creazione di nuclei di un elemento; per arrivare a un prodotto commerciale servono un processo continuativo, materiali trattabili e quantità e qualità adatte agli acquirenti.

Dalla prova alle due tonnellate teoriche

La stima più ambiziosa del progetto arriva dalle simulazioni di Alchemy, sviluppato per integrare la produzione d’oro in un futuro reattore a fusione. In una configurazione ipotizzata, il modello calcola circa due tonnellate annue per ogni gigawatt di potenza termica del reattore.

La potenza termica misura il calore generato. Un impianto ne converte in elettricità soltanto una parte e deve alimentare anche i propri sistemi. La stima dipende dalla configurazione del reattore, dal flusso neutronico e dall’efficienza con cui mercurio e oro vengono gestiti; si riferisce a una previsione di modello.

Il percorso industriale comprende l’approvvigionamento dell’isotopo di mercurio adatto, l’esposizione controllata ai neutroni, il recupero del materiale e la separazione del prodotto. Sui tempi e sui costi incidono anche l’inventario radioattivo della configurazione e i requisiti di sicurezza. Alcune valutazioni di progetto stimano un’attesa di 14-18 anni prima dell’immissione sul mercato, così da consentire il decadimento dei radionuclidi e rispettare i criteri radiologici.

Oro, trizio ed energia da fusione

Per Marathon Fusion, il valore del processo si collega anche alla gestione del combustibile. Un reattore deuterio-trizio consuma trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno relativamente raro, e richiede un sistema per rigenerarlo. I neutroni ad alta energia prodotti dalla fusione possono interagire con materiali contenenti litio e contribuire alla produzione di nuovo trizio. La progettazione di componenti capaci di moltiplicare o utilizzare i neutroni è legata alla sostenibilità del ciclo del combustibile.

Il progetto affianca a questa esigenza la trasmutazione del mercurio: la produzione di oro è pensata come ricavo collaterale mentre il reattore genera calore e sostiene il ciclo del trizio. Il bilancio energetico netto dipende dal funzionamento dell’intero reattore, dai sistemi ausiliari e dalla conversione del calore in elettricità.

Marathon Fusion ha presentato anche attività sullo sviluppo di isotopi con possibili applicazioni mediche. Tra gli esempi figurano il rame-64, impiegato nell’imaging e studiato anche per usi terapeutici, e il rame-67, utilizzato nella ricerca e nello sviluppo di trattamenti radioterapici mirati. La produzione di isotopi con neutroni da fusione amplia le opzioni di approvvigionamento per la medicina nucleare. Per i radiofarmaci sono rilevanti purezza, attività, tempi di decadimento, lavorazione e autorizzazioni.

Il mercato dell’oro non cambia con un annuncio

Il paragone con i diamanti sintetici può far pensare a una possibile caduta dei prezzi, ma i due mercati hanno strutture diverse. L’oro è acquistato per gioielleria, impieghi industriali e investimento, ed è detenuto anche dalle banche centrali. L’offerta arriva soprattutto dall’estrazione e dal riciclo; la domanda risente di fattori monetari e finanziari oltre che degli usi materiali. Una nuova tecnologia aggiungerebbe un’altra origine del metallo. L’effetto sui prezzi dipenderebbe dai quantitativi effettivamente venduti e dalla velocità con cui arriverebbero sul mercato.

Le due tonnellate per gigawatt termico stimate da Alchemy appartengono a una configurazione simulata. Sul prezzo inciderebbe il flusso reale di prodotto conforme, in rapporto alle dimensioni complessive dell’offerta e alla domanda. Per entrare nelle filiere commerciali, il metallo dovrebbe poter essere certificato e tracciato, oltre che accettato dagli operatori.

La novità tecnologica consiste nella dimostrazione di una via nucleare per formare oro e nella possibilità di inserirla in un futuro impianto di fusione. Per cittadini e risparmiatori, la produzione futura e l’offerta già presente sul mercato sono due elementi distinti.

Bitcoin e oro: un confronto da maneggiare con cautela

Oro e Bitcoin vengono spesso discussi come strumenti di conservazione del valore, ma hanno caratteristiche diverse. L’oro è un bene fisico, usato in gioielleria e nell’industria oltre che come investimento. Bitcoin è un asset digitale: la sua offerta segue le regole del protocollo e la quotazione risente della domanda di mercato e della volatilità finanziaria.

Una maggiore disponibilità di oro prodotto dalla fusione inciderebbe nel tempo sull’offerta del metallo. Per raggiungere una scala commerciale e immettere sul mercato quantità rilevanti, il processo dovrebbe essere adottato in impianti operativi. Il confronto con Bitcoin riguarda quindi due asset con forme di offerta differenti.

Per chi segue entrambi i mercati, lo sviluppo della filiera comprende impianti operativi, volumi consegnati e costi. Sono aspetti direttamente legati alla disponibilità dell’oro e alle scelte degli investitori.

Marathon Fusion è nata nel 2023 con l’obiettivo di sviluppare sistemi per la fusione. La società ha indicato la costruzione di un reattore a San Francisco come passaggio del proprio programma e ha dichiarato di lavorare per aumentare la densità di potenza, cioè la potenza generata rispetto al volume o all’area del sistema.

Per produrre oro, la filiera deve recuperare e rendere vendibile il metallo generato nel reattore. Il conto economico comprende il costo del mercurio-198, l’impianto e la sua operatività, la separazione degli isotopi, la gestione dei materiali irradiati, l’attesa prevista dai criteri radiologici e la raffinazione. L’oro si aggiungerebbe ai ricavi della centrale insieme all’elettricità prodotta e al funzionamento del ciclo del trizio.

La trasmutazione del mercurio in oro segue un percorso nucleare descritto dal progetto; la sua applicazione industriale coinvolge quantità vendibili, tempi e costo totale. Il record rivendicato, le simulazioni di Alchemy e un futuro impianto sono livelli diversi di sviluppo. Sarà il passaggio dalla reazione al prodotto commerciale a definire il ruolo dell’oro da fusione nel mercato dei metalli.




Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossoni è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl...