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Trovare un anello da 30mila euro è difficile ma non impossibile: cosa è successo in Parlamento e di chi era

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di Chiara Compagnucci pubblicato il
Anello 3 diamanti 30mila euro perso bagno Montecitorio trovato dalla deputata Matone

Un anello con tre brillanti stimato 30mila euro, dimenticato in un bagno della Camera, è stato trovato dalla deputata Simonetta Matone e restituito alla proprietaria. Cosa è successo.

Un piccolo giallo si è consumato tra i corridoi del Parlamento italiano e si è chiuso nel giro di poche ore con un lieto fine. Un anello con tre brillanti, il cui valore sarebbe di circa 30mila euro, è stato dimenticato in un bagno di Montecitorio, ritrovato da una deputata e infine restituito alla sua legittima proprietaria. La protagonista involontaria della vicenda è Simonetta Matone, parlamentare della Lega ed ex magistrata, che ha scelto di consegnare subito il gioiello al personale della Camera dei deputati.

Il ritrovamento dell’anello a Montecitorio e la consegna dalla Matone agli assistenti

Tutto è cominciato nei bagni della Camera, in una zona vicina alla galleria dei Presidenti, uno degli spazi più rappresentativi del palazzo. Secondo quanto raccontato dalla stessa Matone, il gioiello era appoggiato su una mensola. Sulle prime la deputata non lo aveva nemmeno notato. Poi qualcosa ha catturato il suo sguardo, un luccichio che l’ha spinta ad avvicinarsi per capire di cosa si trattasse.

Quello che aveva davanti era un anello in oro bianco con un brillante di forma quadrata al centro e due pietre laterali di forma rettangolare. Un pezzo di gioielleria di evidente pregio, che a un primo sguardo lasciava pensare a un valore molto alto. La stima fatta sul momento è stata di circa 30mila euro, anche se si tratta di una valutazione a occhio, non di una perizia ufficiale. Per stabilire il valore reale di un gioiello di questo tipo servono infatti elementi come la caratura delle pietre, la purezza, il colore e la qualità della lavorazione.

Di fronte a un oggetto così prezioso, Simonetta Matone non ha avuto esitazioni. Ha consegnato il gioiello agli assistenti parlamentari, il personale che a Montecitorio si occupa dell’accoglienza e della gestione quotidiana degli spazi. Gli assistenti, a loro volta, hanno custodito l’anello per sicurezza in una cassaforte, in attesa che qualcuno si facesse avanti per reclamarlo.

È la procedura che ci si aspetta in un luogo istituzionale: un oggetto smarrito viene preso in carico, messo al sicuro e conservato fino all’arrivo di chi può dimostrare di esserne il proprietario. Nessun clamore, nessuna ricerca pubblica, solo un passaggio di consegne ordinato.

«Ho fatto il magistrato tutta la vita». E...chi era la proprietaria dell’anello

La vicenda ha attirato l’attenzione soprattutto per il commento della deputata, che ha minimizzato il proprio gesto. «Il mio gesto è una cosa normale, ho fatto il magistrato tutta la vita forse questo fa la differenza», ha dichiarato Matone, collegando il proprio comportamento alla lunga carriera in magistratura e al senso delle regole maturato in quegli anni.

Parole semplici, che però hanno fatto discutere. Da una parte c’è chi ritiene che restituire un oggetto smarrito sia un dovere elementare e non meriti particolari lodi. Dall’altra, la notizia ha avuto grande eco proprio perché riguarda un luogo, il Parlamento, che spesso finisce sotto i riflettori per ben altri motivi. Un episodio di correttezza quotidiana, in questo caso, è diventato notizia.

Veniamo alla domanda che molti lettori si sono posti, come suggerisce lo stesso titolo della vicenda: chi era la proprietaria dell’anello? Nelle ore successive al ritrovamento, una donna si è presentata negli uffici di Montecitorio. Ha dimostrato di essere la titolare del gioiello e ha potuto così ritirarlo.

Le informazioni disponibili sono poche e vanno trattate con cautela. Secondo quanto si apprende, la proprietaria non sarebbe una deputata. Il suo nome non è stato reso pubblico e non c’è motivo di cercarlo: si tratta di una persona privata che ha semplicemente smarrito un oggetto di valore e lo ha riavuto indietro. Questo dettaglio spiega anche perché l’identificazione non sia stata immediata. Se l’anello fosse appartenuto a una parlamentare, sarebbe stato più semplice risalire alla sua identità tra le persone che frequentano abitualmente il palazzo.

Lo stesso bagno, infatti, può essere utilizzato anche da chi accede alla Camera come ospite, passandE.o dalla galleria dei Presidenti. Una visitatrice, una persona invitata a un evento o a un incontro istituzionale: le ipotesi sono diverse, ma nessuna è stata confermata ufficialmente e non è corretto attribuire alla donna un ruolo o un’identità che non sono stati comunicati.

Il valore dell’anello: 30mila euro è una cifra credibile?

La cifra di 30mila euro è quella citata nei racconti della vicenda, ma va ricordato che nasce da una stima informale. Un anello trilogy, cioè con tre pietre disposte in fila, può avere prezzi molto diversi. Sul mercato esistono modelli da poche migliaia di euro e altri che raggiungono cifre ben più elevate, a seconda di diversi fattori:

Il peso delle pietre. Si misura in carati e incide in modo decisivo sul prezzo. Un brillante centrale di grandi dimensioni, affiancato da due pietre laterali importanti, può far salire parecchio la valutazione complessiva.

La qualità del diamante. Colore e purezza fanno la differenza. Pietre molto bianche e con poche inclusioni valgono sensibilmente di più.

Il metallo e la lavorazione. L’oro bianco è molto usato per esaltare la luminosità dei brillanti, e un’eventuale firma di una maison di alta gioielleria può aumentare il valore.

Senza una perizia non si può dire con certezza quanto valesse l’anello. Resta il fatto che si trattava, a prima vista, di un gioiello di grande valore economico e, con ogni probabilità, anche affettivo, come spesso accade con anelli di questo tipo.

La storia dell’anello di Montecitorio è anche l’occasione per ricordare come ci si comporta, in Italia, quando si ritrova un oggetto che non ci appartiene. Il Codice civile prevede che chi trova una cosa smarrita debba restituirla al proprietario. Se non lo conosce, deve consegnarla al sindaco del luogo in cui è stata trovata, indicando le circostanze del ritrovamento. L’oggetto viene poi reso noto al pubblico, in modo che il proprietario possa farsi avanti.

Nei luoghi con una gestione interna, come uffici, centri commerciali, stazioni, hotel e anche le sedi istituzionali, esiste di solito un servizio di custodia degli oggetti smarriti. Consegnare quanto trovato al personale preposto è il modo più rapido e sicuro per riunire l’oggetto al proprietario, ed è esattamente ciò che ha fatto Matone.

Una storia a lieto fine, senza polemiche

Dal punto di vista dei fatti, la vicenda si chiude in modo lineare. L’anello è stato trovato, consegnato, custodito e restituito. Nessun danno, nessuna controversia sulla proprietà, nessun mistero irrisolto. La donna ha dimostrato di essere la titolare del gioiello e lo ha riavuto nel giro di poche ore.

Resta, forse, un invito alla riflessione sulle piccole azioni quotidiane. Come ha detto la stessa Matone, restituire ciò che non è nostro dovrebbe essere la normalità. Il fatto che la notizia abbia fatto il giro dei giornali dice molto su quanto, a volte, la normalità faccia notizia.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...